XXV
<<Sono stufo di questa situazione. Non puoi tenertela tutta per te nella tua stanza>> furono le parole che mi svegliarono quella notte. O meglio, le urla.
La sveglia segnava le 3:05, ma mi rizzai a sedere immediatamente in ogni caso, tendendo le orecchie in ascolto.
Il suono proveniva dal corridoio, ma riuscii comunque a distinguere la voce di Ayato.
<<Non mi interessa, voglio riscuotere anche io ciò che mi spetta>> sentii urlare di nuovo.
Non avevo sentito la risposta di Shu, considerando il suo tono di voce basso, per questo decisi di sgattaiolare in punta di piedi verso la porta per origliare.
L'interesse per la discussione aveva spazzato via l'intontimento post-risveglio e improvvisamente mi sentii sveglia più che mai.
<<Fatti da parte e fammi passare, ho una sete dannata e sono giorni che sto al tuo giochetto.>>
Ayato sembrava fuori di sé e accostai il tutto alla tremenda sete del mio sangue.
Mi avevano parlato bene della dipendenza che dava, ma vederne gli effetti reali mi sorprese comunque. Il ragazzo sembrava un tossicodipendente in astinenza da giorni dalla droga che lo tormentava e lo rendeva assuefatto.
<<Non credo che lo farò>> fu la risposta lenta e pacata di Shu, adesso chiaramente udibile considerando il mio orecchio attaccato alla porta di legno.
Si sentì il rumore come di un tonfo e poi una terza voce si unì alla discussione.
<<Si può sapere cosa sta succedendo qui? Questo baccano non è tollerato, soprattutto a quest'ora della notte.>>
Reiji, ovviamente.
<<Succede che questo qui avanza troppe pretese, non può portarsela nella sua stanza e->>
<<Ricordati il patto. Hai forse dimenticato quel punto?>> chiese Reiji, interrompendo quello che sembrava un lungo sproloquio di Ayato.
<<Non l'ho dimenticato, ma non è ancora successo e ne sono sicuro, perché il suo odore non è cambiato>> rispose il rosso, scatenando in me un'estrema curiosità.
Come al solito non riuscivo ad afferrare il senso del loro discorso, anche se riguardava me direttamente.
<<Per ora>> fu la risposta di Shu.
<<Tornate nelle vostre stanze e restateci>> fu l'ultimatum di Reiji <<questo non è il posto e il momento adatto per discuterne, non con lei che origlia alla porta pensando di imbrogliare i nostri sensi sviluppati.>>
A quelle parole mi gelai sul posto e uscii in corridoio, vergognandomi come una ladra per essere stata beccata in flagrante ad origliare la conversazione.
Gli sguardi dei ragazzi si soffermarono brevemente su di me, ma l'attenzione tornò nuovamente alla discussione.
<<Per il momento me ne vado, ma non esiterò a tornare. Non hai ancora alcun diritto di esclusiva, ricordatelo>> disse Ayato, fissando prima di nuovo me e poi il fratello maggiore.
A quel punto sia lui che Reiji sparirono dalla mia vista in un battito di ciglia, lasciandomi da sola con Shu nel bel mezzo del corridoio completamente buio.
Lo sguardo blu cobalto del ragazzo adesso era fisso su di me e mi sentii bruciare dentro per tutte le emozioni che scaturirono nel mio petto.
<<Che storia è questa? Cosa significano le parole di Ayato?>> chiesi, non trattenendo nemmeno per un secondo la mia irrefrenabile curiosità.
Shu scelse di ignorarmi e mi superò senza degnarmi di una risposta, ma io incalzai fermandolo per una manica per mostrargli il mio sguardo deciso. I miei occhi urlavano di voler sapere a tutti i costi.
Lui sospirò affranto e mi trascinò dentro la stanza, chiudendo distrattamente la porta.
<<Il patto che vincola una donna della tua famiglia alla nostra prevede delle agevolazioni per la ragazza, punti aggiunti nel corso dei secoli per rendere più fruibile il nostro rapporto>> iniziò lui, parlando col suo solito tono monocorde e catturando immediatamente tutta la mia attenzione.
<<Che genere di agevolazioni?>> chiesi.
<<La ragazza può decidere di legarsi a un membro in particolare della famiglia e permettere solo a lui di nutrirsi del suo sangue fino alla guarigione completa, allo scopo di rendere più leggero il carico dei morsi, ma c'è una condizione>> spiegò lui.
Col tempo ero venuta a conoscenza di molte altre cose rispetto al patto e al mio sangue, comprese le capacità benefiche che avevano sul vampiro che se ne nutriva: rinvigorimento, aumento delle capacità e incremento della forza: tuttavia non sapevo nulla di quel sottopunto.
<<Quale condizione?>> chiesi dubbiosa.
<<La donna deve concedersi liberamente e completamente, solo a quel punto il suo odore cambia leggermente per far capire agli altri che c'è un marchio. Il sangue resta sempre quello, ma gli altri sono costretti per dovere morale a stare alla larga>> spiegò lui, fissandomi intensamente.
<<In che senso concedersi completamente?>> chiesi.
<<Davvero non ci arrivi? Non ti facevo così ingenua. Significa che deve avvenire un rapporto carnale, significa che se davvero vuoi essere toccata solo dalle mie mani allora devi fare l'amore con me.>>
Le ultime parole me le sussurrò all'orecchio, facendomi arrossire dalla testa ai piedi in un batter d'occhio e facendo accelerare il mio cuore all'inverosimile.
Nelle sue parole c'era sicuramente una provocazione finalizzata solo a mettermi appositamente in imbarazzo, ma caddi comunque nella trappola.
<<Beh, ecco... io...>> boccheggiai a corto di parole, richiudendo immediatamente la bocca.
<<Come immaginavo, sei ancora una ragazzina>> disse lui, tornando sul letto con disinvoltura, come se nulla fosse successo.
<<Non sono una ragazzina>> commentai offesa, raggiungendolo sul letto e incrociando le braccia per palesare il mio fastidio.
Shu mi afferrò per un braccio e si pose sopra di me, facendo aderire perfettamente i nostri corpi e causando ulteriore rossore sul mio viso.
<<Dimostralo>> mi provocò lui.
Una parte di me urlò di fare qualcosa e di agire, perché lo amavo e volevo cogliere l'occasione per diventare sua in tutta i sensi, ma quella più grande mi fece restare inchiodata sul letto.
Il ragazzo si avvicinò al mio collo per lasciare baci lascivi, ma a quel semplice approccio mi irrigidii terribilmente.
Quando poi lui infilò una mano sotto la mia maglietta dalla mia bocca uscì un deciso: <<Fermati, non mi sento ancora pronta per questo>>, che fece immediatamente staccare il ragazzo da me.
La sua faccia manifestava divertimento e solo allora capii il suo giochetto.
<<Tu l'hai fatto di proposito. Sapevi benissimo che avrei reagito così>> protestai, cercando di colpirlo con un cuscino.
Lui intercettò senza sforzo il mio tentativo e mi sfilò il cuscino dalle mani.
<<Torna a dormire, verginella>> rispose lui, calcando la voce sull'ultima parola e mostrando un certo divertimento.
<<Sei odioso>> bonfonchiai, mettendomi sotto alle coperte alla velocità della luce.
Poco prima di cadere nel mondo dei sogni sentii la sua voce rispondere: <<Eppure poche ore fa hai detto di amarmi>>, ma ignorai la frecciatina e decisi di dormire, adesso di nuovo succube della stanchezza.
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