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Le prime settimane nella villa si susseguirono una dietro l'altra, mai monotone.
I giorni dal mio arrivo erano aumentati senza darmi nemmeno il tempo di realizzare davvero, insieme ai segni dei morsi che ricoprivano diverse parti del mio corpo.
Il trietto Ayato-Laito-Kanato veniva spesso da me per consumare un pasto, mandandomi il più delle volte quasi al tappeto per colpa della voracità messa. Quando si presentavano singolarmente non avevo poi così tanti problemi, ma quando venivano in coppia o raramente tutti insieme la situazione era un po' più complicata. Ricordavo bene la mattinata di tre giorni prima, quando una visita da parte del trietto mi aveva messa k.o. per diverse ore.
Subaru e Reiji non si erano ancora avvicinati in quel senso a me e non potevo che esserne felice. Per il momento erano due in meno di cui preoccuparmi.
Aprii piano gli occhi, scoprendo il viso di Shu ancora addormentato.
Le sue visite serali erano diventate un'abitudine e si concludevano il più delle volte con lui disteso sul mio letto che mi infilava nell'orecchio una delle sue cuffiette.
Quando stavamo insieme parlavamo poco o niente, perché il più delle volte ci limitavamo ad ascoltare musica insieme con gli occhi fissi in quelli dell'altro.
A volte nel bel mezzo delle composizioni più belle le sue labbra si avvicinavano al mio collo per bere il mio sangue ed io lo lasciavo fare.
Non sapevo esattamente quando era successo, ma avevo smesso di ribellarmi in qualsiasi modo a lui e a lui soltanto. Era come se avessimo tacitamente stretto un accordo.
Io lo lasciavo fare e lui si comportava a modo con me, staccandosi sempre prima di causarmi una qualsiasi sorta di problema.
Col passare dei giorni avevo iniziato ad apprezzare sempre di più i lineamenti delicati del ragazzo e mi ritrovavo spesso a guardarlo dormire. Lo trovavo estremamente bello.
Shu aprì pigramente una delle sue iridi blu come il mare più profondo e sobbalzai leggermente. Mi sorprendeva spesso a fissarlo e ogni volta sentivo le mie guance scaldarsi dall'imbarazzo.
Il ragazzo non disse niente, ma si limitò ad accostarsi verso di me. Aveva sete e me lo stava dimostrando annusando lentamente la mia pelle.
Vagò per un po' con le labbra alla ricerca di un punto non ancora martoriato da lui o da uno dei suoi fratelli, trovando una porzione di pelle che lo interessava poco sopra la clavicola.
Mi preparai alla piccola fitta di fastidio che non si fece attendere, mentre le sue mani mi circondavano con decisione.
Quando Shu beveva il mio sangue era sempre molto possessivo e quando c'era lui con me nessuno osava presentarsi per mordermi. C'era quasi come una regola: il giorno era di tutti gli altri e la notte di Shu.
O almeno questo era il risultato dopo molte volte in cui qualche suo fratello si era presentato durante le ore notturne, trovando Shu già a rivendicare dei diritti sul mio sangue.
Alla fine per evitare problemi avevano smesso di intrufolarsi nella mia stanza dopo il rientro dalle lezioni, limitandosi a importunarmi durante il giorno e durante le ore scolastiche.
Il mio rapporto con i fratelli un po' si era evoluto. Laito e Ayato erano diventati meno bruschi rispetto all'inizio, mentre Kanato non mi sembrava più così inquietante. Qualche volta passavamo anche del tempo insieme, anche se mi risultava ancora molto difficile capirlo per davvero.
Con Subaru invece mi limitavo a convivere e a Reiji apparentemente sembrava stare bene tutto, a patto che rispettassi le sue regole e i suoi rigidi orari.
Fui strappata via dai miei pensieri dalle labbra di Shu che vagavano sulla mia pelle, sfiorandola leggermente, alla ricerca di un altro punto da mordere.
Ogni tanto in sua presenza degli strani brividi si facevano sentire e si palesarono anche in quel momento.
Nelle mie orecchie Liebestraum di Franz Liszt iniziava in tutta la sua bellezza, mente i canini di Shu scivolavano piano nella mia pelle.
Non faceva male, lui non mi causava mai dolore e gli ero grata per questo.
Come mossa da una forza inspiegabile la mia mano strisciò lentamente sulla schiena del ragazzo, affondando piano nei suoi capelli biondi.
Lui per tutta risposta mi strinse di più al suo corpo in un gesto possessivo, mentre io afferrai più forte i suoi capelli, attenta a non fargli male.
Nel mio gesto c'era un messaggio nascosto, ossia che mi stava bene farmi mordere da lui. Era l'unico che tolleravo attaccato alla mia pelle e avevo colto pienamente il significato del legame tra una sposa e il vampiro che le lasciava il primo morso. Ormai i fili erano intrecciati strettamente e lo potevo percepire chiaramente ad ogni suo morso. Erano diversi da quelli di chiunque altro.
Quando si staccò il suo sguardo indugiò ancora sulla mia pelle, sembrava desideroso di prenderne ancora, ma sapeva da sé di non poter continuare.
<<I miei fratelli si danno da fare>> mormorò, parlando col suo solito tono di voce basso e calmo. Shu era talmente pigro da risparmiare anche sulla voce, ma era rilassante sentirlo parlare. Ogni volta che apriva bocca per me era piacevole come le dita abili di una pianista sui tasti immacolati di un pianoforte.
<<Se per questo anche tu>> mormorai a mia volta, rannicchiandomi involontariamente vicina al petto del ragazzo. Forse complice ancora il sonno che calava sulle mie palpebre o il momento intimo che seguiva un morso.
Quando realizzai feci per allontanarmi discretamente, ma una sua pressione sulla schiena me lo impedì.
<<Il tuo sangue è mio prima di tutti gli altri>> rispose lui, attirando la mia attenzione.
<<Perché sei stato il primo a mordermi?>> chiesi.
<<Anche, ma soprattutto perché tu me lo concedi>> specificò, ripensando sicuramente al momento in cui avevo infilato le mie dita tra i suoi capelli, spingendo inconsciamente la sua testa verso di me.
<<Beh, perché tu non mi fai paura>> gli confessai, vergognandomi come una ladra per la mia confessione.
Shu non rispose immediatamente, ma mi scrutò per qualche secondo, come per valutare la sincerità delle mie parole.
<<Dovresti averne invece>> disse.
Questa volta mi presi io il mio tempo per scrutare il suo viso, sempre più bello.
<<Invece no>> mormorai, lasciandomi cullare dalla note di clair de lune di Debussy, in assoluto una delle composizioni che più preferivo. La bellezza delle note mi spinse a rannicchiarmi nuovamente sul petto grande e accogliente di Shu e chiudere nuovamente gli occhi, godendomi il momento.
Una delle mani del ragazzo scivolò sul mio fianco, mentre il suo mento si posò sulla mia testa per annusarmi i capelli.
Lui mi annusava di continuo e ormai avevo smesso di trovarlo fastidioso, la sua presenza stava diventando normale per me. Anzi, iniziavano a sembrarmi strani i momenti in cui non c'era.
Non riuscii a trattenermi e anche un mio braccio corse ad avvolgere il suo corpo, esattamente come stava facendo lui col mio.
Lentamente mi stavo concedendo a lui sempre di più ogni giorno che passava.

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