Capitolo XXI
Rumore di gravosi passi.
«Fate silenzio» disse Jonah.
«Sono zitto come un...» provò a dire Nathair, ma Goujelt gli tappò la bocca tempestivamente.
Il fruscio dei cespugli smossi riempiva l'aria mentre i primi raggi di Uhusyan si insinuavano all'interno della baracca che avevano trovato sulla loro strada. Nathair guardò a destra, e vide Jonah rannicchiato sotto il tavolo nell'angolo opposto che cercava di mettersi nel punto più oscuro della casa. Intanto, il respiro di Goujelt gli si frangeva sul collo e il leggero tremolio delle mani dell'uomo gli infondeva la paura che stava tentando di scacciare.
«Devono essere lì dentro» ringhiò un Tyrwol. Sembrava avere la voce un po' più chiara degli altri. Non era molto distante. «Andate a controllare.»
Dei mostri mugghiarono, e Nathair riconobbe il verso dei Dulsca. Ma queste creature quante tipologie di suoni potevano produrre?
Goujelt si alzò adagio, senza far rumore, e fece segno di tacere a Nathair. Dispiegò una mano in avanti e chiuse gli occhi, in concentrazione. Dal suo palmo fuoriuscirono delle linee ondulate di un colore molto simile al rosa che, dopo essersi raggruppate attorno al suo braccio come una sorta di bracciale, vennero gettate in avanti a velocità inaudita, tanto che Nathair le vide partire ma non continuare il loro corso. Dopo aver compiuto l'incantesimo, Goujelt sembrò abbastanza stanco. Anzi, era esausto. Le ginocchia gli vacillarono e rischiò di cadere, però resistette e, attento a mantenere quel silenzio, tornò da Nathair e si sedette lentamente.
«Guardate, laggiù c'è qualcuno!» urlò il Tyrwol di fuori. «Erano là dentro ma hanno pensato bene di scappare! Su, inseguiteli!»
Una selva di passi si allontanò da loro, e così fecero anche le possenti ali dei Dulsca, che sbatterono facendo un gran baccano. Cosa aveva fatto Goujelt? Si disse che non gli importava. Qualunque cosa fosse stato, ora avevano guadagnato del tempo.
Jonah scattò in piedi. «Su, dobbiamo fuggire» sussurrò. Poi si rivolse a Nathair: «Aiuta Goujelt ad alzarsi, dobbiamo approfittarcene.»
«E dove andiamo?» gli chiese Nathair.
«Di là» fece Jonah, indicando con un cenno della testa la direzione opposta a quella in cui si erano avviati i mostri. «Dobbiamo percorrere più strada possibile prima che si accorgano dello scherzetto che gli ha tirato.»
Nathair assentì. Prese un braccio di Goujelt e se lo mise sulle spalle, poi lo aiutò a tirarsi su.
«Aspettate» disse Goujelt. «Voglio lasciare un regalino a quelli che entreranno qui una volta scoperto il trucco.»
Chiese a Nathair di sostenerlo mentre si inginocchiava, e Nathair acconsentì. Accompagnò i suoi movimenti mentre Goujelt recitava delle parole a voce così bassa che per sentirlo ci sarebbe voluto un apparecchio che catturasse gli ultrasuoni. Quando si fu inginocchiato, Goujelt si piegò in avanti e pose entrambe le mani aperte sul pavimento in legno. A un certo punto una fodera evanescente arancione rivestì l'intero tugurio, quasi l'avesse coperto con un telo trasparente. Allora Goujelt volle ritornare in piedi.
«Ora possiamo andare» disse lui quando Nathair ebbe finito di aiutarlo.
Jonah usò la spada per creare un varco nelle pareti malridotte. Spinse un po' per riuscire a ritagliare uno spazio sufficiente perché ci passassero. Quando ci fu riuscito, tutti e tre varcarono il passaggio formato, nonostante fu complicato farlo attraversare anche a Goujelt. Dunque si misero a correre: Nathair e Goujelt andarono più rapidamente poterono, mentre Jonah dovette rallentare e procedere alla loro andatura. Superarono due, tre, quattro, cinque alberi. Oltrepassarono una piccola radura che a Nathair ricordò Cardmis. Lo aveva tratto in salvo, aveva fatto di tutto per lui, e ora era persino morto per lui. Percepiva una catena premuta contro la gola e quasi desiderava che quella catena si restringesse, causando un'inevitabile morte. Non voleva quel peso immane addosso. Non lo desiderava e probabilmente non lo avrebbe mai fatto.
Improvvisamente Goujelt disse agli altri di fermarsi e i due lo fecero. Nathair appoggiò l'uomo contro la corteccia di un grosso albero.
«Perché è così stanco?» domandò a Jonah.
«La magia comporta un incredibile sforzo fisico. Cardmis aveva alle spalle anni di addestramento che gli avevano insegnato come ridurre al minimo questo sforzo, ma Goujelt ha dovuto impararla in un anno per compensare la...», sembrò stesse per piangere, però si trattenne; chiuse gli occhi, respirò, li riaprì e finì dicendo: «morte di Akkra.»
«Akkra?»
«Una nostra amica» intervenne Goujelt ansimando.
«Per me era più di un'amica, Goujelt» lo corresse Jonah.
«Lo so, Jonah, e mi dispiace molto. Ma non è morta solo lei quel giorno. Se n'è andato l'intero Ordine.»
Jonah scosse il capo e confisse la spada in un tronco vicino. «No, non dire questo. Ci siamo ancora io, te e Lynn.»
«Tre su sette. Rassicurante. Poi non sappiamo se Lynn sia ancora viva» precisò Goujelt. «Non mi ha mandato più alcun segnale da quando è partita assieme al suo "allievo" e a quel tipo che afferma di contenere l'essenza di Jake.»
«Goujelt!» esclamò Jonah. Forse notò di aver alzato troppo il tono, perché trasse un lungo respiro e socchiuse nuovamente le palpebre. «Stiamo parlando di Lynn, ne sei consapevole? Quella ragazza è più dura di te e di me messi assieme. Saprebbe affrontare tre Dulsca da sola.»
«Lo so, lo so» mormorò Goujelt, e sembrò quasi che stesse parlando senza rivolgersi a qualcuno in particolare. «Però la morte di Jake l'ha indebolita molto. Quando se n'è andata, entrambi ci siamo accorti dello sconforto che aveva sul viso. Non puoi negarlo.»
«Ma di cosa state parlando, belli?» si intromise Nathair.
«Tu stanne fuori» gli intimò Jonah, puntandogli un dito contro. «Non sono argomenti che ti riguardano.»
Goujelt annuì faticosamente. «Ha ragione, ragazzo. Lasciaci sbrogliare la faccenda fra noi.»
Nathair si ritirò per un attimo, accettando remissivo i comandi dei due. Poi, però, si ricordò che stavano scappando da uno stuolo di esseri non proprio benevoli e allora decise di prendere in mano la situazione.
«No, non mi tiro indietro» asserì Nathair.
Gli altri lo guardarono con un'evidente sorpresa dipinta in volto. Jonah stette per ribattere, ma Nathair protese un braccio verso di lui e gli disse di tacere.
«Mi dispiace per i vostri problemi, ma ci penseremo un'altra volta. Ora, se non vi dispiace, vorrei evitare di morire squartato da una specie di demone obbrobrioso. E credo che anche voi, in fondo, abbiate il mio stesso pensiero.»
Jonah assentì.
«Il ragazzo è nel giusto, Jonah» disse Goujelt. «Dai, tirami su.»
Nathair fece cenno di sì e aiutò Goujelt. In poco si erano rimessi in cammino. Dopo un minuto Goujelt domandò a Nathair di lasciarlo andare da solo e il giovane lo accontentò. L'uomo sembrava aver recuperato la maggior parte delle energie e ora riusciva quasi a tenere un passo accettabile.
Ma il suo scatto durò poco. Non fu una ricaduta a farlo arrestare, quanto più un boato. Il posto che avevano abbandonato da poco era esploso. Le fiamme si innalzavano ancora nel cielo, mescolandosi ai bagliori albeggianti che lanciava Uhusyan. Da esse uscirono tre Tyrwol e un Dulsca che si librò in volo sondando il terreno. Nathair, incapace di muoversi, lo osservò. Lo vide girare il capo a destra e a sinistra, scrutare con gli occhi più luminosi di un fascio di luce il territorio circostante. E fu così che Nathair si accorse che li aveva individuati.
«Su, veloce! Più in là ci dovrebbe essere un affluente e un porto!» esclamò Jonah, rafforzando la presa sulla spada e dando una spintarella a Nathair con la mano libera. «Non dobbiamo fermarci. Ho un'idea.»
Goujelt indirizzò la testa verso destra con un movimento così repentino che impaurì Nathair. «Io ne ho una migliore» disse.
Levò le mani al cielo e intonò qualche parola, quasi ci fosse una divinità in ascolto. Nathair lo guardò perplesso, e intanto i suoi piedi non riuscivano a muoversi. Jonah imprecò qualche volta, ma quando capì che Goujelt non si sarebbe spostato, si mise in posizione di combattimento e si preparò ad affrontare coloro che li stavano raggiungendo. Nathair pensò di fare l'unica cosa che gli avevano insegnato: posò i polpastrelli di entrambe le mani sulla schiena di Goujelt e bisbigliò la frase che serviva per trasferire vigore da una persona a un'altra. L'incantesimo funzionò e in poco percepì le forze scemare. Eppure protrasse la magia e, anzi, la intensificò, e per una volta si sentì fiero di se stesso. Goujelt avrebbe potuto continuare a fare quello che stava facendo.
Nello stesso tempo, però, alle sue orecchie giungevano i suoni concitati dei Tyrwol che correvano verso di loro. Il Dulsca, volando, sopraggiunse prima degli altri. Nathair aveva le palpebre serrate, però udì con chiarezza Jonah che lo respingeva colpo dopo colpo in un duello mortale.
Fu allora che Goujelt concluse. Si accasciò al suolo, annaspante, mentre Nathair si sorreggeva mettendo le mani sulle ginocchia; il sudore che gli colava dalla fronte, la vista annebbiata. Tirò su le pupille sperando di assistere ai frutti delle azioni di Goujelt. Ma non c'era nulla. Non era cambiato nulla. Si guardò intorno disperato, cercando di scorgere qualcosa che gli dicesse che si stava sbagliando.
E in effetti si stava sbagliando. Qualcosa era cambiato. Ora erano accerchiati dai tre Tyrwol. Il Dulsca aleggiava sopra le loro teste, quasi stesse presidiando il campo come un avvoltoio che attende delle carcasse su cui infierire. Le tre creature demoniache rigiravano nelle manone piene di vene le gigantesche asce.
«Cosa hai fatto, Goujelt?» riuscì appena a pronunciare Nathair.
L'uomo sorrise. «Ora vedrai.»
Un Tyrwol, d'un tratto, si tastò la gola, accusando una specie di soffocamento. Gli altri due lo fissarono intimoriti; tuttavia questo timore li convinse ad avventarsi sulle prede il prima possibile. Le scuri ruotarono nel buio imbrattato della luce dell'alba, che centrando il metallo delle armi le fecero luccicare. Jonah si frappose fra uno di loro e Goujelt, mentre Nathair dovette schivare il fendente usufruendo di un'agilità che non sapeva di possedere. Nel frattempo, quello che stava soffocando, ora era a terra esamine. Cosa stava succedendo?
Un uomo saltò fuori da dietro un albero. I corti capelli neri, gli occhi verdognoli e la barba incolta, indossava una maglia altrettanto nera che aveva un lieve spacco sul petto, lasciando intravedere un po' di peluria. Impugnava una bellissima e spaventosa spada, che era resa ancor più temibile dal suo sguardo iniettato di sangue ma nel contempo tranquillo, come se stesse adempiendo all'ennesima mansione del lavoro che gli piaceva tanto.
Nello stesso attimo in cui partì all'attacco del Tyrwol che stava affrontando Nathair, una sorta di barriera circolare magica circoscrisse il luogo del combattimento in un cerchio di dimensioni ridotte. Infine un raggio lucente si abbatté contro il Dulsca, che precipitò a terra come un aereo in avaria.
«Non ci credo» disse Jonah.
«Evidentemente non è morta» gli sussurrò Goujelt.
L'uomo che era comparso si scontrò con il Tyrwol, che in poco fu sconfitto: non ci vollero più di trenta secondi. Nathair lo osservò meravigliato mentre rinfoderava la spada e faceva un gesto verso qualcuno che si trovava alla sua destra. Nathair si girò in quella direzione e notò un carro su cui stava una giovane che agitava le braccia in un moto ondulatorio quasi infinito. Be', allora anche le ragazze di Flesra non sono niente male, pensò Nathair.
L'ultimo Tyrwol rimasto, vedendo come si prospettavano le cose, tentò di scappare, ma fu fermato dalla magia che li aveva rinchiusi dentro quel ristretto cerchio. Questi, gli occhi spalancati, lasciò cadere la scure e si mise a pregare nella sua lingua madre. E anche se Nathair non lo capiva, il suo intento era ovvio: chiedeva di essere risparmiato, di ricevere una grazia che non si meritava. Jonah non era dello stesso avviso. Indurì i muscoli del viso, strinse l'elsa della spada con tanta forza che sembrava stesse per spezzarla e infine lo giustiziò conficcandogliela nella gola. Sangue nerastro zampillò dal mostro, che dopo qualche attimo era al suolo in un'ampia pozza, così come il suo simile. Allora la barriera scomparve e rimase l'odore di morte ad appesantire la freschezza della brezza mattutina.
«Lynn!» esclamò Jonah. Quasi sorrideva. «Non sei messa bene, eh?»
«No, non più di tanto» disse lei, e solo in quel momento Nathair notò la porzione di bende che si intravedeva dalla maglia che aveva addosso. «Ma fortunatamente ho loro due. Ve li presento: quello laggiù», e indicò un punto dietro di loro, dove un ragazzo biondo della stessa età di Nathair - o forse più giovane - salutava sbracciandosi come se avesse dovuto dirigere il traffico a un incrocio di una grande metropoli, «è Balmen. Quello che si è sbarazzato del Tyrwol, invece, è l'uomo di cui vi ho parlato. Si chiama Reck.»
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