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Complicazioni di vario genere

- Mi raccomando rimani qui e non ti muovere, torno subito - disse mio nonno con la sua voce cavernosa alzandosi e allontanandosi attraverso la folla.

Il suo impeccabile abito da sera era nero con leggere sfumature blu notte che riprendevano il colore dei suoi occhi. La camicia perfettamente stirata era argentea come i suoi capelli un tempo fulvi che avevano un accenno di calvizie rendendo più pronunciata la sua fronte.

Lo avevano chiamato sul palco per ringraziarlo pubblicamente per il suo contributo al primo prototipo di macchina del tempo. Essendo uno scienziato ed essendo stato motivato dal mio stesso ideale ero molto orgoglioso. E si capiva che anche lui era orgoglioso del contributo dato. Il suo sguardo era vivo come non lo avevo mai visto.

Camminò con sicurezza verso un leggio e strinse la mano all'uomo davanti ad esso. Il suo nome era Samuel Wedderby. Professor Samuel Wedderby per l'esattezza, un uomo sui 50 anni calvo con il naso adunco e una faccia simpatica.

- Ci tenevo a ringraziare pubblicamente il Dr. Dodge per l'inestimabile aiuto che ci ha dato nella creazione di questo prototipo che credo verrà utilizzato e preso come modello per i futuri tentativi. - Dottor Marcus Dodge, il nome da lavoro di mio nonno. Ma naturalmente voi non sapete cosa è un nome da lavoro.

Circa 50 anni dopo l'ultima Grande Guerra Mondiale, il CIT, Consiglio Internazionale Terrestre, ex ONU, varò un progetto detto "Plurinomia" che consiste nella scelta di diversi nomi da parte dei cittadini da usare in diversi ambiti della vita, più precisamente per il lavoro, la vita privata, la vita sociale, le questioni legali e i viaggi occasionali, tutti ovviamente legati alla foto del soggetto tranne quello per la vita privata, collegato ai dati anagrafici e, di conseguenza, alla persona fisica (per questo è consuetudine rivelarlo solo alle persone fidate). Alla morte della persona si incidono sulla lapide tutti i suoi nomi.

- Comunque non ho fatto molto, Samuel. - ribatté Marcus - Il lavoro era quasi perfetto, ho solo corretto qualche imprecisione qui e là. -

- Sei troppo modesto, devi prenderti anche qualche merito ogni tanto. - rispose l'altro - A proposito, ti vorrei chiedere l'onore di essere il primo umano a provare il mio, ma che dico, il nostro prototipo di macchina del tempo! -

- Non posso accettare un offerta così grande. Sono onorato ma devo rifiutare. -

- Avanti! Per ricompensarti dell'aiuto che ci hai dato è il minimo che possiamo fare. -

- Sono desolato ma devo declinare l'offerta. - disse Dodge educatamente ma con decisione. - Però ho un ottimo sostituto che sono sicuro non rifiuterà. Una persona che probabilmente sogna questo momento da molto tempo e che mi è sempre stata vicina. -

Non riuscivo a credere alle mie orecchie. Era la mia descrizione. Stava chiamando me.

- Vorrei chiamare sul palco... - Cominciai a prepararmi per entrare in scena. Mi prefigurai tutto nella mente: io che mi alzo sorridendo e salutando la folla. - ...il mio caro amico Malcolm Sterbend -

E sentii in lontananza come un rumore di vetri infranti, come se i miei sogni fossero bicchieri di cristallo che mi erano caduti dalle mani per lo shock improvviso.

Da un tavolo alle mie spalle si alzò un giovane che non poteva avere più di 18 anni, vestito all'antica con pantaloni strappati al ginocchio e una t-shirt nera con una scritta bianca, Jack Daniel's, sul davanti.

La sua faccia non mi era nuova ma non riuscivo a inquadrarla o a collegarla a un luogo dove l'avessi già vista, come una parola che non riesci a ricordare anche se la senti vicina e ti sembra di poterla toccare se allunghi la mano.

Aveva gli occhi verde chiaro e i capelli giallo fluorescente, chiaramente tinti e di moda circa un secolo prima.

Si avvicinò con passo dapprima esitante poi sicuro al palco. Il suo sguardo era determinato. Sembra un martire che va incontro alla morte pensai, come se avessi sempre saputo cosa sarebbe successo.

Salì i 5 gradini del palco come se gli costasse una fatica immensa e si avvicinò a mio nonno che gli fece posto davanti al leggio per lasciarlo parlare.

- Salve a tutti, - Anche la sua voce non mi era del tutto nuova - è un onore per me partecipare a questa storica conferenza che, ne sono sicuro, verrà ricordata negli anni a venire. Ringrazio di cuore il Dr. Dodge per avermi dato questa opportunità irripetibile resa possibile dal duro lavoro suo e del Prof. Wedderby. Spero non mi mandi troppo lontano perché mi piace questa epoca.

- Oh, non preoccuparti, ti manderò un minuto nel futuro per dare una dimostrazione ai presenti del funzionamento della macchina. - Intervenne il professore.

- E io che speravo in un futuro post-apocalittico. - Piccola risata generale. - Molto bene signore e signori, ci rivedremo tra un minuto. - Detto questo si avviò verso la macchina accompagnato da un educato applauso di incoraggiamento.

- L'apparato DeFPaC, ossia di Deviazione di Flusso delle Particelle Chronos, agisce come un catalizzatore di quest'ultime per generare un collegamento per una dimensione alternativa all'interno della sfera temporale scoperta da Cooper nel 2103 e in questo modo rendere possibile accedere ad ogni momento della storia postandosi nella zona acronologica secondo la teoria di Underson sulla locazione spazio-temporale nella cronosfera inferiore. Basandoci su tale teoria abbiamo condotto esperimenti ottenendo risultati strabilianti a sostegno della teoria undersoniana secondo cui il tempo è formato da sfere concentriche collegate e indipendenti tra loro il cui centro sarebbe la realtà anticronologica, come testimoniato dalle foto scattate dai prototipi durante gli esperimenti.

Questa sera, per la prima volta in assoluto, un uomo coronerà il sogno della razza umana di trascendere il tempo. -

Nel frattempo Malcolm era entrato nella macchina del tempo.

Questa somigliava vagamente ad una antica teiera squadrata con il braccio rappresentato da uno schermo al lato della struttura, il beccuccio da una specie di parafulmine che usciva orizzontalmente dalla macchina per poi piegarsi bruscamente verso l'alto e il corpo rettangolare al cui centro si apriva una porta grande abbastanza per far passare un uomo di media statura. Ad occhio doveva essere alta 2 metri e mezzo circa ed era di un colore grigio opaco.

All'interno c'era una poltrona blu scuro circondata da strumenti elettronici.

- Dato che per entrare e uscire dalla Sfera di Cooper si devono convertire gli atomi in particelle Chronos, o Chron, per poi riconvertirle il DeFPaC funge anche da contenitore e catalogatore di particelle, oltre che convertitore. - Mentre parla comincia a premere pulsanti su un pannello di vetro vicino alla macchina del tempo.

- Nella teoria più accreditata si concepisce il tempo come un concetto spaziale all'interno della Sfera di Cooper, cioè il tempo è influenzato dallo spostamento della materia che in questo modo può andare avanti o indietro secondo uno dei possibili percorsi ipotizzati dalla teoria dell'interpretazione a molti mondi.

All'interno della fascia di Cooper la materia non riconvertita entra in stasi diventando influenzabile dal movimento di quella mobile che ne determina l'invecchiamento o il ringiovanimento.

Al contrario, nella fascia acronologica, data la mancanza della quarta dimensione, si ipotizza che sia presente l'intera storia dell'universo contemporaneamente e che sia percepito solo il presente senza né passato né futuro. -

Sullo schermo a lato della struttura apparvero grafici e dati indecifrabili da dove ero seduto.

- Non si sa cosa si trovi nella realtà anticronologica e ci sono svariate teorie una più fantasiosa e improbabile dell'altra. Per quanti ne sappiamo potrebbe essere popolata da unicorni magici che corrono sugli arcobaleni e sirenette con seggiseni di conchiglia. - Educata risata generale. - Per il momento limiteremo il viaggio alla fascia temporale inferiore, la Sfera di Cooper, senza avventurarci in quella acronologica. -

Tutto questo io a malapena lo registrai.

Un attimo dopo per me era come se non avesse mai parlato. Ero troppo impegnato a fissare il Distruttore dei miei sogni.

Lui lanciò occhiate alla folla per poi fermare lo sguardo su di me e questo mi fece capire che sa cosa penso e provo.

Il mio odio per lui crebbe ancora di più.

Lo odiavo per avermi soffiato l'opportunità di coronare il mio sogno.

Lo odiavo perché sapeva cosa significava per me quell'occasione.

Lo odiavo perché dovevo essere io quello dall'altra parte della porta.

E odiavo mio nonno perché non aveva chiamato me a provare la macchina.

- Bene, signore e signori, siamo pronti per iniziare. - Annunciò Wedderby, che dalla voce sembrava non trattenere l'entusiasmo. - Tra qualche momento il sig. Sterbend partirà per arrivare a un minuto nel futuro. Noi purtroppo dobbiamo prendere la via panoramica. Preparatevi al minuto più lungo della vostra vita. -

Detto questo mise la mano su un grande pulsante rosso.

- Ho sempre voluto premere un grosso pulsante rosso. - Sussurrò con voce che tratteneva a stento l'emozione e che io riuscii a sentire anche da quella distanza nel silenzio assoluto che aveva seguito il suo discorso.

La macchina era chiusa e ora più che una teiera mi sembrava una bara anti-contaminazioni (una lunga storia su parassiti che trasformano i cadaveri in zombie, prima o poi vi darò i dettagli), solo che in versione XXXL.

- Allo scattare del minuto, fra 15 secondi, farò partire il conto alla rovescia. -

I 15 secondi di palpabile ansia passarono lenti come se il tempo stesse cercando di impedire con tutte le sue forze quel tentativo di invasione. - 3... 2... 1... - Contò il professore prima di premere il pulsante allo - ... 0 -

Pensai facesse un rumore inquietante, come l'apertura di innumerevoli piccole crepe sulla sottile superficie ghiacciata di un lago in inverno. Cosa che in effetti stona un po' con l'immagine della progressiva dissolvenza della macchina.

Comunque mi aspettavo un suono più piacevole e meno penetrante. Era come se lo strato di ghiaccio fosse la realtà, cosa che mi fece "leggermente" preoccupare dato che era come se si dovesse spaccare da un momento all'altro.

Continuò finché non sparì la macchina, circa 5 secondi in totale.

Non rimaneva che aspettare.

Tutti si misero a controllare gli orologi o qualunque cosa ne avesse uno, tutti intenti a seguire il lento progredire dei numeri che segnavano i secondi come per il conto alla rovescia di fine anno ma con tensione e silenzio al posto di grida e festeggiamenti.

20 secondi passarono.

Guardai Wedderby e vidi che aveva lo sguardo preoccupato e nervoso all'inverosimile. Sembrava pronto a mettersi a urlare dalla disperazione, cosa che fece agitare anche me.

40 secondi.

I numeri si susseguivano a velocità dieci volte minore del normale nella sala dove ogni rumore taceva e i silenzi urlavano all'impazzata.

50 secondi.

Se fosse caduta una goccia di sudore dalla punta del naso di Webberby (e vi assicuro che sudava in maniera incontrollabile) avrebbe fatto sobbalzare tutti i presenti.

55 secondi.

Si avvicinava il momento della verità. Ogni millesimo di secondo in meno faceva crescere esponenzialmente la tensione in quel clima agitato.

57 secondi.

Alcuni puntarono lo sguardo sul palco.

58 secondi.

L'attenzione di tutti era sul professore, ancora impiegato a controllare l'ora.

59 secondi.

Tutti si sporsero sul tavolo pronti alla ricomparsa della macchina.

60 secondi. Il minuto era esaurito.

Si udì un sonoro crack! del tipo che fanno più ossa quando si spezzano insieme e in più punti. Un suono agghiacciante prodotto da una crepa orizzontale aperta nella parete dietro il palco. Una luce violacea fuoriusciva da essa mentre si allargava sempre di più continuando a produrre quell'orribile suono.

Tutti quanti corsero verso l'uscita, ammassandosi su di essa come animali in trappola, abbandonando tutto ciò che avrebbe potuto rallentarli mentre io rimasi pietrificato al tavolo come se il mio corpo fosse stato immerso nel Criment* e bloccato in una crisalide di cristallo per l'eternità.

- Adam, che stai facendo? - Mio nonno era affianco a me senza che me ne fossi accorto. - Dobbiamo andarcene subito! -

Guardai il suo viso severo, che non aveva nulla a che fare con il suo carattere, e vidi un'espressione di panico unita a rassegnazione e dolore.

Per un folle momento pensai che sapesse già cosa sarebbe successo, ma fu solo un pensiero rapido e irrazionale scaturito dal terrore conseguito alla rivelazione che ci sarei potuto essere IO in quella macchina, disperso nel tempo creando non so quale danno nella struttura dell'universo.

- Vuoi muoverti o no?! Se resti qui chissà cosa potrebbe capitarti!! - Mi afferrò un braccio e la mia crisalide andò in frantumi. Volevo solo allontanarmi il più possibile da quello squarcio. Mi alzai così velocemente da far cadere la sedia e cominciai a correre il più in fretta possibile verso un uscita. Mio nonno mi seguì a ruota e dovetti ammettere ammirato, nonostante tutto, che era in forma nonostante l'età.

Intravidi una finestra che dà sul lago. Era già infranta quindi qualcuno aveva avuto la mia stessa idea. La indicai a Dodge mentre cambiai direzione e lui mi seguì.

Aldilà della finestra ci aspettava un salto di 5 metri prima della superficie dell'acqua ma non ci pensai finché non mi ritrovai in aria ad agitare gli arti come nei vecchi cartoni animati e in caduta libera.

Si dice che quando stai per morire ti passa davanti agli occhi tutta la vita. Ora, come era solito dire il mio prof. di Fisica, due sono le tre cose:

1. È solo una leggenda;

2. Sono l'eccezione che conferma la regola;

3. Succede solo quando hai il tempo di pensare mentre con le morti improvvise hai tempo solo per pensare "OH CA**OOOOO!!" prima della fine.

Il mio è il terzo caso, credo.

Prima che potessi anche solo pensare di cominciare a gridare l'acqua si chiuse intorno a me.

L'impatto mi aveva tolto il fiato senza che me ne accorgessi e cominciai a nuotare verso la superficie.

La prima boccata d'aria fu come una rinascita al mondo.

Andai verso la riva seguito da Marcus. Appena fui in piedi mi voltai verso l'edificio.

Le bianche mura cristalline della struttura ad un piano erano squarciate da una cicatrice violacea.

Una leggera corrente d'aria cominciò a soffiare verso la luce. E così fecero anche l'acqua del lago e le mura della struttura.

Una forza impressionante proveniente dallo squarcio stava risucchiando ogni cosa nel raggio di trenta metri.

Se ne andò per primo il tetto, poi le mura esterne.

Nel giro di una decina di minuti là dove c'era il Laboratorio di Fisica Spazio-Temporale non rimaneva che un cratere profondo otto metri circa.

La crepa si era chiusa per non so quale motivo, magari un collasso dato che aveva cercato di aspirare sé stessa.

Passò un'ora prima che arrivassero le autorità.

Dopo un controllo incrociato dei presenti con i partecipanti alla conferenza scoprimmo che Wedderby era scomparso insieme a Malcolm, cosa che non mi sorprese più di tanto.

Tornammo a casa nella periferia di Tyran nella Audi N5 a magneti supersolidi del nonno.

Appena arrivato alla villetta di famiglia diedi appena il tempo a mia nonna di salutarmi per poi correre in camera mia.

Uno dei vantaggi del Criment è che diventa un isolante acustico se attraversato da elettricità.

La luce si accese automaticamente appena entrai.

Attivai la trasmissione.

E urlai come non avevo mai fatto prima, fino a non sentirmi più la gola. Fino a che il fiato non finì per poi inspirare e ricominciare. Fino a farmi girare la testa per mancanza d'aria.

Potevo essere io quello disperso, io quello molto probabilmente morto.

Smisi di gridare quando sentii una leggera scossetta al polso.

Guardai il telefono sottile come un foglio di carta che mi avvolgeva il polso destro.

Era un iPhock 7 (Phock è l'incrocio tra Phone e Clock), ultimo modello dell'antichissima azienda Apple, simbolo di innovazione da più o meno 200 anni.

Un nuovo messaggio.

Carah.

Aveva saputo dell'accaduto e si era preoccupata, come al solito.

Sorrisi nonostante il male che sentivo alla gola.

Le dissi che stavo bene e non doveva preoccuparsi.

E lei mi rispose di non dirle idiozie.

Risposi che le avrei raccontato tutto l'indomani di persona.

Lei rispose solo "Okay" e io me la immaginai stringere le labbra mentre lo scriveva, come fa sempre quando fa qualcosa controvoglia (non so cosa farei senza di lei).

Le diedi la buonanotte, mi sdraiai sul letto senza neanche cambiarmi, rendendomi conto solo in quel momento di quanto mi sentissi esausto.

Prima di poter decidere cosa fare scivolai nel sonno.

Ed è proprio allora che feci il sogno più strano della mia vita.

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Criment: Sostituto del cemento dal 2147, crea cristalli istantanei disponibili in più di 1024 sfumature di colore "Criment: Quando la sicurezza si individualizza"

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