PITY PARTY
nota: Non ho "usato" l'Unità d'Italia come compleanno del singolo Feliciano poiché la considero compleanno dell'Italia unita, di entrambi, non del singolo, appunto. Quindi per compleanno si intende un'ipotetica generazione del piccolo mangiatore di pasta(?).
COMUNQUEh è molto corta e me ne dispiaccio, sorry ♡
☾
Festeggiare il proprio compleanno per Feliciano era, da sempre, una tortura.
Su quello era un po' come Romano, scorbutico: cosa c'era da festeggiare?
Urla, pianti e sangue. Che fosse quello il Regno di Plutone? No, Feliciano aveva smesso di credere a quella religione. Ma le urla graffianti della gente lo confondevano: dov'era, in quel momento, il Bello che suo Nonno venerava tanto? Dov'era lui, il Grande Romolo? E Romano? Gli occhi colmi di lacrime del piccolo italico vagavano alla disperata ricerca di un appiglio: terra bruciata, cielo grigio, donne, bambini, anziani, barbari, sangue, urla, sangue, sangue e sangue! Esatto, il sangue: quel liquido cremisi che innumerevoli volte suo Nonno aveva fatto scorrere sotto i colpi vigorosi della sua spada, ora, gli si stava ritorcendo contro. Fece scorrere lo sguardo su un barbaro che stava sgozzando una donna, mentre i suoi bambini piangevano terrorizzati. Uno schizzo di sangue lo colpì in pieno volto. Sembrava la fine del Mondo, o forse lo era? La fine del suo mondo, delle risate, del vino, del Sole caldo sulla pelle abbronzata, dei canti, delle belle donne, dell'Arte, della Cultura... finito, così. Sotto il colpo d'ascia di un crudele uomo nordico, incivile. Le forze gli vennero a mancare improvvisamene: il gracile corpicino di Feliciano si accasciò d'innanzi a quello scenario apocalittico. Il suo sguardo vagava, mentre osservava il cielo scuro, le statue distrutte, le sue opere rovinate, le famiglie... le cose in realtà erano già cambiate da molto. Però... non si aspettava... una conclusione del genere... le palpebre stanche si chiusero e l'ultima cosa che vide fu l'immagine sfocata di un grande uomo biondo dagli occhi azzurri come il cielo... ecco perché il vasto cielo aveva perso ogni luce: i barbari gli avevano rubato persino il colore, non volevano risparmiare nulla alla sua terra.
E morì un po' dentro, Feliciano, il sangue ancora a sporcargli il pallore del viso.
Feliciano si ripromise di non dimenticare mai quel giorno del 476, di non dimenticare la fine del suo mondo, ma di rilegarlo in un piccolo angolo della sua mente...tuttavia non riuscì mai ad aprire gli occhi completamente, aveva troppa paura per farlo.
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