Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

-22- La principessa

Il puzzo di stantio e il semibuio erano una presenza costante in quel posto dimenticato da tutti. Gocce d'umido cascavano sui nostri vestiti man mano che avanzavamo, e la luce tenue e grigia proveniente dalle grate che avevamo attraversato, iniziava ad affievolirsi.
Sempre mantenendomi fianco a fianco ad Araziel avanzai cauta. Al centro del grande passaggio scorreva un canale artificiale vecchio e malandato ricolmo di acqua putrida e fanghiglia.
"Come fai a sapere da che parte è l'entrata del palazzo?", domandai sommessamente ad Araziel.
Per tutta risposta lui mi rivolse uno sguardo eloquente ma non disse una parola, continuò piuttosto ad avanzare svoltando all'angolo del corridoio, in testa al gruppo, per addentrarsi in un vicolo più astruso e umido del precedente.
Mi guardai intorno leggermente disgustata dalla presenza di viscidi fangospina che popolavano le acque putride di quei canali. Rivolsi uno sguardo a Saephira e Brahm che intanto avanzavano l'uno vicino all'altra.
Il giovane incantatore teneva tra le mani un'orbe luminosa. La grande sfera levitava sospesa tra le sue lunghe dita ricurve e artigliate con aria minacciosa. La mia amica Saephira invece impugnava l'archetto del suo strumento a corda. Anche i suoi occhi erano rossi e guardinghi come quelli di tutto il resto del gruppo. Mi colpì Dahnael, camminava in disparte, un po' più indietro di Araziel e quasi strisciando il giubbotto in pelle all'umida parete di pietra.
Potevo quasi avvertire la tensione in ogni muscolo, le nostre orecchie erano pronte a captare qualsiasi suono non fosse stato l'insistente gocciolio della condensa o i versi fastidiosi e gutturali dei fangospina che sguazzavano nel fango.
Ad un certo punto giungemmo in una grande stanza di pietra male illuminata, più grigia e vuota di tutte le altre. Il rumore dei nostri passi riecheggiò oltre un enorme buco che si apriva nel soffitto diroccato.
"Per di là, non c'è altra via", disse Araziel con un sorrisetto trionfante sollevando il capo a scrutare l'apertura.
Mi chiesi cosa potesse esserci oltre quel buco sul tetto. Se veramente quello era l'ingresso alle camere reali di Adma, cosa avremmo trovato al suo interno? Era uno dei suoi abitanti non morti il responsabile della maledizione di Dahn?
Guardai il diretto interessato per studiarne l'espressione. Dahn sembrava essere totalmente assente. Sapevo che soleva svalutarsi, e non era neanche tanto ottimista. Eppure ne ero sicura. Poteva esserci un legame tra la sua maledizione e il degrado di quella parte di Brushtonin. Quello che non riuscivo a spiegarmi era in che modo lui avesse contratto quella "malattia dell'anima" proprio a Tiamaranta e non in una zona più plausibile come quella in cui ci trovavamo in quel momento.
"Non ci resta che aprire le ali", commentò Saephira interrompendo in me quel flusso di pensieri.
Araziel premette le labbra come a valutare i rischi che avremmo potuto correre, poi caricò entrambe le pistole e spalancò le ali.
Erano nere striate di blu, eleganti e immense. Mi accorsi di essere rimasta ad osservarle con fin troppo trasporto finchè la folata d'aria causata da un loro battito non mi riscosse.
"Saephira", aveva detto Araziel calcolatore ancora sospeso a mezz'aria a revolver carichi, "Tieniti pronta con degli incantesimi curativi se ce ne dovesse essere bisogno".
Saephira annuì fieramente sentendosi chiamata in causa. L'archetto scivolò sulle corde del suo strumento sprigionando, con la melodia, una luce che nuovamente la avvolse.
"Sono pronta", dichiarò la sua giovane voce risoluta.
Araziel avanzò, il fiero collo teso verso l'alto mentre le possenti ali lo spingevano fin oltre la voragine nel tetto. Quando fu sparito oltre quel buco non si udì più alcun suono se non quello di due grandi ali che si richiudevano. Il capo di Araziel sbucò dall'apertura poco dopo, si stava sporgendo a chiamarci.
"Tutto tranquillo, salite pure!".
Fu un crepitio d'aria. Le ali di tutti si spiegarono all'istante mentre chi più chi meno, volteggiava elegantemente, o goffamente, verso l'alto soffitto della stanza. Prima Dahn, poi io, e infine Brahm e Sae che posarono sofficemente i piedi sul pavimento tenendosi per mano.
Riprendemmo l'avanzata, sempre mantenendo lo stesso schema. Araziel in testa, io a un passo da lui e Dahnael al lato opposto, mentre Sae e Brahm restavano a coprirci le spalle.
Lo scenario iniziava a mutare. Adesso il rozzo acciottolato delle segrete si era trasformato in un pavimento di pietra logoro ma liscio e levigato.
I nostri piedi strisciarono cauti tra le rovine di quella fortezza ormai fantasma. Le pareti adorne di arazzi e scaffali erano pregne di umidità. Alcuni libri ingialliti dagli anni giacevano sul pavimento sparpagliati. Il silenzio sepolcrale di quel palazzo metteva i brividi.
Arricciai il naso, stringendomi alla spalla di Araziel. Ovunque io fossi stata, con lui mi sarei sempre sentita al sicuro, nonostante fosse passato un sacco di tempo dai momenti in cui la sua presenza accanto a me era costante.
Vagando per la stanza con lo sguardo mi accorsi che avremmo dovuto trovarci in una sorta di studio o libreria nobiliare. Se ne avessi avuto il tempo avrei quasi afferrato uno di quei libri per vedere che cosa conteneva.
Trattenni nuovamente i revolver con entrambe le mani. La loro luce appariva in quel semibuio sinistra e minacciosa.
Le mura di quella fortezza fantasma sembravano quasi assumere, misteriosamente una colorazione eterea e azzurrina, dovuta probabilmente al colore della pietra.
"Dove sono i non-morti in tutto questo?", mormorai stranita da quella calma troppo insolita.
"Io aspetterei ad avere voglia di incontrarli", mi rispose Araziel con un sorrisetto saccente.
Ammutolii, forse non aveva poi tutti i torti. Se era vero che quel palazzo pullulava di non-morti, ci sarebbero state abbastanza camere per giocare al tiro al bersaglio con loro.
Strinsi convulsamente la mia mano pallida sul revolver, sentii i ditali metallici premere sull'impugnatura della pistola e le dita mi dolettero.
Divani dalla moquette lacera e sgualcita, con eleganti intarsi nei piedi in legno finemente lavorati, tavoli altrettanto lussuosi e in triste decadenza. Libri, un sacco di libri.
Tutto, in quella stanza emanava un che di malinconico e dava l'impressione di uno splendore ormai perduto.
Repressi nuovamente l'impulso di allungare la mano verso uno di quei libri.
Poi un tonfo improvviso ci fece sobbalzare tutti. Lo spirito di Brahm aveva rizzato il manto fulvo e minaccioso si era lanciato oltre l'elegante porta in ebano davanti a noi.
"Ragazzi, abbiamo visite", aveva proferito Brahm tornando a far levitare la sfera luminosa tra le mani.
"Quando lo spirito sarà fuori gioco verranno a prendersela con noi", imprecò Dahn infastidito, "dovresti imparare a tenere al guinzaglio quel coso!".
Mi domandai il motivo di tanta irritazione nel tono del mio amico ma evidentemente era solo un modo per nascondere la sua apprensione.
"Dahn, piantala!", lo esortai.
"Preparatevi, arrivano", annunciò Araziel caricando i revolver.
Uno sfarfallio sonoro dell'archetto di Sae destò la mia attenzione. Poi eccoli là.
Avanzavano riversandosi dall'immenso portone, macabramente silenziosi, uno dopo l'altro. Una schiera di cadaveri putrefatti rivestiti da abiti lerci e sfibrati o da armature arruginite.
Sembrava che il cranio di quei morti fluttuanti fosse appena ricoperto da un sottile lembo di pelle. Gli occhi erano vuoti e incavati, persi nel vuoto, e quel che restava dei loro capelli era una zazzera rada e crespa.
Vestivano come servitori e maggiordomi, o come soldati, eterni guardiani di quella casata nobiliare perfino nella loro dannazione. I suoni che provenivano dalle loro gole erano rochi e gutturali.
Osservai sgomenta quella schiera di anime in pena avanzare verso di noi a braccia protese.
Le loro unghie nelle dita ricurve erano lunghe e affilate, sarebbero state capaci di dilaniare un corpo senza alcuna difficoltà.
"Sono decisamente troppi. Le cose si mettono male. Sae... preparati ad addormentarne un paio", Araziel aveva girato lo sguardo sulla mia amica richiamando la sua attenzione. Questa aveva annuito risoluta avanzando di un passo. Le sue labbra proferirono una formula magica e dall'archetto una scintilla scaturita dal suo archetto andò a investire un non-morto che istantaneamente si trasformò in un pinguino ballerino.
Ridacchiai tra me. Se c'era una cosa per cui avevo sempre preso in giro Saephira, era quell'incantesimo a dir poco ridicolo. Si trattava di una specie di simpatica illusione che mandava l'avversario in un sonno momentaneo impedendogli di agire per una manciata di secondi, trasformandolo in un pinguino danzante.
Brahm urlò una formula in una lingua sconosciuta legando un altro non-morto sul posto e infine fu il turno di Araziel e Dahnael.
Spararono una serie di colpi su due bersagli ormai giunti a pochi metri da loro. Vidi Araziel arretrare mentre apriva il fuoco, coperto alle spalle da Dahn.
Ad un certo punto quella biblioteca buia e abbandonata si era trasformata in un vero e proprio campo di battaglia. Non-morti su non-morti si affollavano alla porta avanzando minacciosi mentre noi eravamo intenti a soffocarne le ondate.
Vidi uno di quei mostri soccombere sotto l'illusione di un'immensa chiave di violino evocata dalla mia amica Saephira e rimasi sbalordita da quanto forte fosse diventata. Era da tempo che non combattevamo fianco a fianco.
"Attenta", mi aveva ammonito Brahm quando un non-morto mi era quasi balzato addosso a unghia protese.
Cacciai un urletto sorpreso e sparai con entrambe le pistole la pallottola stordente che avevo preparato.
Il non-morto rimase confuso per un momento. Il tempo sufficiente a permettermi di arretrare rapida e concludere l'opera scaricando su di esso una raffica di colpi che lo mandarono in frantumi.
"Così ti voglio, agguerrita!", aveva commentato Araziel finendomi accanto con un mezzo sorriso mentre trivellava con una nuova scarica di colpi un altro maggiordomo dalla distinta divisa col fiore all'occhiello.
Abbozzai un sorriso poco convinto. Sia io che lui sapevamo che non ero proprio tagliata per le guerre. Ecco perchè forse quella mia iniziativa lo aveva sorpreso.
Collaborai, sparando sul non-morto, contro cui era impegnato Araziel il colpo di grazia, prima di spostare entrambi i miei revolver, a braccia protese avanti a me, su altri due non-morti poco distanti.
Lanciai una bomba intrappolante su di uno, scostandomi per dare spazio ad Araziel.
"Tutto tuo", gli dissi concentrando entrambe i revolver sull'altro non-morto pericolosamente vicino.
Le pistole rotearono svelte tra le mie dita e premetti il grilletto atterrando con un solo colpo il mio aguzzino.
Mi accorsi, rincuorata, che i proiettili stordenti erano efficaci e grazie ad essi, con una tecnica che ai tempi dell'accademia proprio Araziel mi aveva insegnato, riuscivo subito a mettere distanza tra me e i cadaveri prima che le loro unghie pericolose potessero sfiorarmi.
Il tintinnio dell'archetto di Saephira sembrava stonare nel cruento clangore di quei brontolii gutturali e degli spari dei nostri revolver. Eppure era incredibile in quanto poco tempo Sae riuscisse a mettere k.o. un non-morto col suono di pochissimi incantesimi.
I miei occhi captavano lampi di luce, formule magiche pronunciate dalla voce chiara e cristallina di Brahm, e ancora spari su spari. Qualche pinguino danzava per la stanza, segno che Sae era ben impegnata a svolgere il suo compito di supporto.
Stavamo riuscendo egregiamente a tenere testa a quell'ondata di non morti che sembrava non finire mai quando uno straziante urlo di dolore mi riscosse. Un non-morto aveva preso alle spalle Brahm ed era riuscito a sfondare le sue difese conficcando le affilate unghie sulla schiena dell'incantatore che il suo cappotto leggero non era riuscito a proteggere.
Fulminea imbracciai i revolver indirizzando sul non-morto interessato un nuovo proiettile stordente mentre Araziel, rapido e preciso, aveva imbracciato il proprio cannone ad etere spedendo l'avversario in un preciso tocco etereo.
Il non-morto si sollevò, avvolto in una luminosa sfera d'etere. Inerme divenne presto bersaglio dei nostri colpi e dei terribili incantesimi velenosi di Saephira che lo consumarono in poco tempo lasciando che si frantumasse ai nostri piedi.
Restavano ormai pochi non-morti che ci avevano quasi raggiunti. Non sempre i nostri colpi sembravano sfiorarli o procurar loro dolore. Braham, intanto, si era accasciato stancamente contro una parete. Era ferito e sanguinante e per ciò era riuscito solo ad evocare una barriera di difesa che lo proteggesse da altri eventuali attacchi mentre noi terminavamo l'opera di sterminio degli spiriti. Uno spirito del vento, da lui evocato, stava a sua guardia, minaccioso.
Quattro non-morti adesso avanzavano in schiera dalla nostra parta. Il flusso di anime si era placato e dalla porta semiaperta non scivolavano più fuori altre scomode presenze. Con un urlo agguerrito Saephira spedì un incantesimo al primo della fila e delle radici sbucarono magicamente dal terreno trattenendolo sul posto. Dahnael e Araziel intanto si erano concentrati sul secondo. Raffiche veloci e precise investivano il petto già martoriato dello zombie che continuava ad avanzare imperterrito e mugugnante.
Quello che sembrava il cadavere di una domestica, all'estrema destra, teneva i suoi occhi vuoti fissi su di me. Deglutii, caricando i revolver mentre arretravo cauta. No, non mi ero sbagliata, stava puntando nella mia direzione, e ne fui certa quando deviai da una parte e lei si separò dagli altri per venire, da sola, incontro a me.
Guardai gli altri spaesata. Saephira faceva tintinnare il suo arco addosso al non-morto immobilizzato. Araziel e Dahnael stavano riempiendo di pallottole il terzo zombie e poi c'era Brahm. Stancamente appoggiato a una parete, sanguinante. Le pietre del muro su cui la sua schiena era scivolata erano striate dal rosso intenso del suo sangue e i suoi occhi erano chiusi Il suo petto era scosso da respiri irregolari.
Se Saephira non fosse intervenuta subito coi suoi incantesimi curativi avrebbe potuto mettersi male per lui.
Proprio mentre pensavo a ciò un bruciore lancinante ad un polso mi annunciò che gli artigli della domestica si erano conficcati nel mio braccio. Balzai indietro, d'istinto, e i miei occhi avvamparono di furia con un ringhio spontaneo.
Vidi Dahn e Araz fare fuori il terzo zombie e concentrarsi su quello che Saephira stava attaccando e immobilizzando con tutti gli incantesimi che conosceva.
Sparai alla tempia di quel mostro senza sortire alcun effetto. La domestica barcollò un poco prima di tornare dritta e silenziosa ad avanzare verso di me. Arretrai ancora, sparando raffiche di proiettili con entrambe le armi, stordendo nuovamente la non-morta con un medesimo proiettile stordente. Piegai nuovamente le ginocchia sporgendo entrambe le braccia in nuove raffiche più rapide e precise.
I suoi vestiti, già a brandelli, si laceravano sotto la scarica di proiettili e il cadavere barcollava maggiormente a ogni scarica più forte.
Farla a pezzi, frantumarla di colpi. Era quello il mio obbiettivo. Il cannone ad etere assicurato alle mie spalle mi pizzicò la schiena quando arretrando sbattei contro uno scaffale. Fui rapida, come in accademia mi avevano insegnato. Lo imbracciai svelta e sparai un colpo dritto al torace merlettato del cadavere.
Vidi la cuffietta ingiallita cascare dalla sua testa rivelando una porzione di cranio senza capelli. Esultai sparando un nuovo colpo che le fece volare via un braccio, poi mirai alla testa contando mentalmente fino a tre.
Uno. Due. Tre. Avevo quasi ricaricato il colpo quando la testa della non-morta volò via senza che io avessi sparato. Mi indignai.
Il cannone di Araziel era ancora fumante, puntato in direzione della non-morta ormai frantumata.
"Ma perchè?!" protestai.
Intorno a noi era rimasta solo una massa di cadaveri di non-morti. Sembrava un campo di battaglia. Calpestavo ossa e arti ad ogni passo. Araziel scoppiò in una risata cristallina.
"Ci sarei riuscita!", continuai convinta. "Non dovevi intrometterti".
Lui per tutta risposta abbozzò un sorriso dalla mia parte venendomi vicino. "Shhh, bimba, è un classico che io ti debba salvare".
Arricciai le labbra nell'espressione più minacciosa che potesse riuscirmi ma questo lo fece solo ridere maggiormente.
Una tenue e dolce musica mi annunciò che Saephira sfarfallava l'archetto sulle corde intenta a pronunciare incantesimi curativi per lenire le ferite di Brahm. La raggiunsi scansando la testa di un non morto con un balzo.
"Si rimetterà in piedi?", domandai.
Tutti adesso erano intorno al ragazzo che intanto aveva ripreso a respirare regolarmente.
"Sì, certo. Anche se ci vorrà un po'".
Annuii pensierosa accorgendomi solo in quel momento del bruciore che quel graffio sul braccio mi procurava. "Ahi", mormorai senza volerlo.
Quel gemito riscosse Araz e Dahn che voltarono subito lo sguardo su di me.
"Selh, sei ferita!", aveva detto Dahnael apprensivo afferrandomi il braccio per controllare la ferita. Era una graffio abbastanza profondo e malandato.
Senza lasciarselo chiedere Saephira direzionò sul mio braccio uno dei suoi incantesimi curativi. La melodia che si era ripetuta a lungo per Brahm era ricominciata avvolgendo, con un flusso celeste di magia il mio arto ferito.
Potei scorgerla. La mia ferita che lentamente si rimarginava. Non restava che la manica strappata e il sangue rosso e ancora fresco che ne imbrattava la pelle.
"Molto meglio grazie", sorrisi alla mia migliore amica. Lei mi sorrise di rimando, tornando poi a concentrarsi sull'incantatore.
"Forse potremmo dividerci e andare in avanscoperta mentre Brahm si riprende", propose Dahnael poggiandosi con un gomito alla parete. "Ho guardato oltre la porta. Sembra una sala circolare con tantissime porte. Ci scommetto che questi tizi non-morti hanno un non-morto re o qualcosa del genere, è lui che dobbiamo trovare", ironizzò il mio amico.
"Pensi che ci sia una sala del trono?", rispose Brahm con altrettanta ironia poggiando stancamente il capo alla parete, con gli occhi chiusi, ancora seduto sul freddo pavimento della stanza.
"Si tratta di un palazzo nobiliare, potrebbe esserci di tutto", commentò Araziel serio. "Perfino roba preziosa... il che presumerebbe un bel bottino!".
Vidi Dahn divenire ad un tratto più interessato.
"Dahn", lo apostrofai punzecchiandolo su un fianco, "ricordati che i soldi non fanno la felicità!".
La mia frase suscitò una risata cristallina di Saephira che intanto si era chinata ad accarezzare la fronte stanca del suo ragazzo.
"Allora vogliamo andare? Sae, tu resta pure con Brahm finchè non si sarà ripreso, quanto a noi... Selh, tu la porta giù in fondo. Io andrò a destra e Araziel a sinistra".
Si era già avviato oltre la soglia quando il tono fermo di Araziel lo richiamò. "Sei davvero convinto di lasciarla andare da sola, Dhanael?".
Il mio amico si voltò sollevando entrambe le sopracciglia. "Sì... perchè?", domandò.
"Sì appunto!", protestai risoluta. "Che problemi hai, Daeva?", dissi inviperita.
"Non se ne parla!", concluse lui placido rimettendo i due revolver nei foderi. "Lei viene con me".
"Io non vado da nessun....", mi zittì poco decorosamente con un dito sulle labbra.
"Smettila di fare i capricci".
"ARAZIEL SEI UN GUASTAFESTE!", avevo urlato in protesta alzando la voce. "So benissimo cavarmela da sola quindi vado dentro quella porta e tu non mi fermerai!", conclusi placida iniziando ad avanzare per raggiungere Dahn.
"Sì, hai ragione non ti fermerò", concluse lui avvicinandosi.
Feci un sorriso vittorioso fermandomi davanti al grande portone in ebano, chiuso. Era ora che iniziasse a farsi convinto che potevo benissimo cavarmela senza qualcuno che categoricamente venisse a salvarmi per ogni cosa. Non pensavo ci fosse voluto così poco per convincerlo.
"Molto bene...", concluse Dahn, "inizio ad avviarmi". Dalla porta che aveva aperto si stendeva un profondo e buio corridoio deserto. Sguainò le due pistole e vi svanì oltre.
Fu quando abbassai la maniglia della porta che notai la presenza di Araziel alle mie spalle. "A più tardi" gli dissi tranquilla addentrandomi in un corridoio identico a quello che aveva imboccato Dahn dall'altro lato.
Corrugai la fronte quando lo vidi continuare a seguirmi. "Araziel...", dissi stizzita guardandolo torva.
"Sì?", domandò lui innocente continuando a camminarmi alle spalle.
"Che-stai-facendo?", scandii le parole minacciosa.
"Ti seguo".
Chiusi le palpebre esasperata. "Sai che non lo voglio. Non sono più una bambina, devo imparare a cavarmela da sola e così facendo tu non collabori". Tentai di tirar fuori il discorso più ragionevole che potessi fare.
"So che non sei una bambina, ma sei una bimba".
"La pianti di usare quello stupido soprannome?", lo guardai indignata. "Hai detto che mi avresti lasciata andare, sei un Daeva di parola quindi... dietro front!", mi voltai e gli feci segno con la mano di tornare indietro.
Lo vidi scompigliarsi la zazzera di capelli rossi e fare un solito sorrisetto irritante. "Infatti ho detto che non ti avrei fermata. Questo presupponeva che non ti avrei costretta a venire con me, ma non ho mai detto che non ti avrei seguita".
Mi feci ad un tratto più seria. Mi aveva fregata in pieno.
"Non te lo permetterò", dissi infine placida poggiandomi al muro con le braccia conserte.
Araziel mi imitò poggiandosi al muro accanto a me. "Vorrà dire che resteremo qui insieme".
Presi un respiro profondo, cercando di mantenere la calma. "Non ricordavo tu potessi essere così irritante, certe volte".

Era chiaro. Alla fine avevo dovuto cedere, o io e Araziel saremmo rimasti a guardarci in faccia per il resto del tempo. Eravamo rimasti per un quarto d'ora bell'e buono in quella posizione e il tiratore non aveva mostrato alcun segno di cedimento.
Avevo sbuffato esasperata e mi ero rimessa a camminare parlottando isterica su quanto fossero odiosi gli uomini quando pretendevano di fare gli eroi.
"Perchè dovete sempre sottovalutarmi? Perchè?", dissi pestando un piede capricciosa.
Araziel rimaneva con espressione serena al mio fianco. Sul viso la solita espressione placidamente divertita per le mie proteste isteriche e il mio acceso gesticolare.
Non disse una parola.
Conoscevo la sua tattica a riguardo. Mantenere indifferenza finchè la sfuriata non fosse passata. E dovevo ammettere che era infallibile, anche perchè poi, bastava una stupidaggine buttata lì a caso per farmi sorridere.
Mi stavo seriamente impegnando a tenere il broncio ad Araziel, ma per quanto volessi riuscirci bastò una sua domanda a farmi dimenticare che ero ancora offesa con lui.
"Come hai passato questi ultimi anni?", la sua voce rimbombò nell'oscuro corridoio di pietra.
Esitai un po' prima di rispondere. "A cercare di migliorarmi", bofonchiai fingendo di mantenere un tono offeso.
"E io che pensavo che fossi solo diventata più brava a farti salvare".
Lo raggelai con un occhiata omicida a cui lui rispose con un sorrisino sghembo. "Sei tu quello che si monta la testa e sparisce improvvisamente", mugugnai.
"Sai che non sono sparito improvvisamente. Non avevo più nulla da imparare in accademia".
Liquidai quella frase con un gesto della mano. Non lo avrei mai ammesso ma la sua partenza mi aveva fatta sprofondare in una voragine di solitudine. Non sapevo ancora cosa volesse dire sentire la mancanza di una persona, e la prima volta che lo avevo sperimentato era stato solo a causa sua.
Non c'era nulla di peggio che avere il bisogno di un gesto, di una parola di conforto di qualcuno in particolare e trovarsi nel buio del proprio letto a ripensarlo con la certezza che non lo avresti più rivisto.
Con Araziel avevo sperimentato cosa volesse dire amare qualcuno e lasciarlo andare senza poter fare nulla per evitarlo.
"Non hai mai pensato a come sarebbe andata se tra noi fosse continuato?", domandai poi a bassa voce guardando il fondo del corridoio. Si intravedeva un'apertura illuminata dalla rada luce delle finestre sulla parete.
"Ci ho pensato", aveva risposot alle mie spalle la voce di Araziel.
E? Avrei voluto dire... ma non lo feci. Mi limitai ad annuire tristemente. Caricai le pistole percependo delle nuove presenze nella stanza in cui stavamo per fare ingresso.
Sembrava un enorme salone da pranzo con giganteschi tavoli contornati da non-morti e gentildonne dagli ampi vestiti fluttuanti. Delle ampie finestre alla parete gettavano ombre cupe sull'entrata della stanza, nei punti di raccordo attraversati dalla pietra.
Deglutii. Gli statuari non-morti ci avevano notati iniziando ad avanzare contro di noi.
"Questa volta siamo in due", aveva detto Araz sguainando le pistole. "Vedi di stare molto attenta e cerca di usare il cannone, i colpi potenti li rallentano".
Annuii con aria accigliata. "E sia! Sono pronta".

Una scena cruenta di sterminio esattamente simile alla precedente si era ripetuta in quella più stretta sala da pranzo. Gentiluomini e gentildonne avanzavano verso di noi con meno impeto dei maggiordomi e dei guardiani precedenti e questo aveva permesso a me ed Araziel di muoverci con dimestichezza tra un cadavere e l'altro, a cannone ad etere imbracciato.
Il mio cannone riluceva di una luce blu. Nero come la notte e sospeso sul mio braccio sparò un potente colpo che mandò letteralmente in frantumi il macabro cadavere di quella che sembrava una cuoca.
Questa volta i non-morti erano in numero minore e sia io che Araziel avevamo capito come farli fuori più in fretta. Presto, molto presto, ci ritrovammo circondati dai loro cadaveri silenziosi e frantumati.
In fondo alla stanza una nuova porta ci attendeva. Proseguimmo. Riassicurai alla schiena il cannone ad etere e ripresi a camminare fianco a fianco ad Araziel regolarizzando il respiro affannato per la fatica.
Ci fu un momento di imbarazzante silenzio tra noi, poi, quando varcammo la soglia, il buio di un nuovo corridoio ci avvolse.
"Selhen", mi chiamò Araziel all'improvviso. Puntai lo sguardo spaesato su di lui. Ero così persa nei ricordi che mi ero quasi estraniata dall'ambiente circostante... e da lui.
"Sì?", domandai pacata.
"Rallenta, e ascolta".
Diminuii la velocità dei miei passi e tesi l'orecchio in ascolto. Era vero, un suono mi solleticò i timpani, come un'eco lontana. Sembrava essere un dolce e straziante canto femminile.
"Altri non-morti? Non sarà mica il caso della stanza della musica?", ironizzai, "non voglio ritrovarmi a combattere contro clavicembali animati o cantanti liriche indemoniate". Rabbrividii.
L'affermazione suscitò un sorriso di Araz che aveva circondato i miei fianchi con un braccio.
"Anche se fosse?", mormorò stringendo appena la presa.
"Non ci crederai ma sono stanca di combattere contro cadaveri fluttuanti", cercai di mantenere un tono indifferente, benchè la stretta di Araziel mi facesse un certo effetto.
"Lo sai che con me non hai nulla da temere".
Mi accigliai. "Tecnicamente, ci terrei a precisare che avrei dovuto venire qui da sola", mi lagnai.
"Ma solo tecnicamente", aveva sorriso Araziel rallentando il passo costringendo me a fare lo stesso.
In quel momento, col calore di quel braccio che mi circondava i fianchi, non potei fare a meno di ripensare al passato. Sembrava quasi che piacesse a tutti e due farlo, o se Araz avesse voluto evitarlo, si sarebbe risparmiato qualunque contatto fisico tra noi.
Sollevai lo sguardo a incontrare la sua iride verde, la cicatrice che gli solcava l'occhio scoperto dal coprifronte in pelle e parte dell zigomo stonava, quasi candida, nel buio di quell'ambiente.
"Come te la sei fatta?", domandai levando un dito per percorrerla in tutta la sua lunghezza.
Mi stupii quando non si spostò consentendomi di toccargliela. Un tempo non me lo avrebbe mai permesso. Araziel odiava lasciare che gli altri studiassero o notassero troppo i segni della sua vulnerabilità.
"Uno dei tanti Aetertech elisiani", disse tranquillo ricambiando il mio sguardo.
Il suo viso, di solito duro e accigliato, sembrava adesso rilassato e quasi nostalgico. Percorsi con gli occhi i suoi lineamenti, soffermandomi sulle sue labbra pronunciate. Percepii quasi i suoi pensieri perchè una sua mano guantata si sollevò ad accarezzarmi lo zigomo. Serrai la mano sull'impugnatura del revolver alla mia cintura, in un gesto nervoso. Il profumo della pelle dei nostri vestiti tornò a pizzicare le mie narici per la sua eccessiva vicinanza poi anche l'altro suo braccio mi strinse il fianco avvicinandomi maggiormente a lui.
Non disse niente mentre la mia mente vagava senza una meta. Ripesando ad elisiani, guerre, compagni che avevo visto massacrare crudelmente e poi lui... Velkam.
Un morso al cuore mi fece titubare ma mi ritrovai impedita dalle sue braccia. Araziel dovette cogliere la mia spaesatezza perchè lasciò scivolare la sua mano lungo il fianco e sciolse la stretta improvvisamente, rimettendosi a camminare come se nulla fosse successo.
Rimasi indietro per qualche secondo. Dovevo ancora capacitarmi di quello che di lì a poco sarebbe successo. Avevo quasi sentito il bisogno di quel bacio. Valutai le mie sensazioni, e forse, pensai, se Araziel non si fosse trattenuto dal darmelo io avrei ricambiato.
Mi sentii in colpa a quel pensiero. Poi fui colta da un moto di panico assurdo. Avevo preferito la strada più complicata alla normalità. Avevo scelto di amare un elisiano... un nemico.
No... non avevo scelto. Erano cose che non si potevano scegliere, e io non ne avevo nessuna colpa.
Però ero confusa, fin troppo confusa. Prima quell'idiota di Shadow, poi Velkam e adesso anche Araziel che si aggiungeva a tormentare i miei sensi di colpa.
Il dolce canto che avevamo udito poco prima iniziava a farsi più intenso. La voce femminile e acuta ma assurdamente dolce adesso era talmente definita da permetterci di comprendere le parole di quel canto. Era lingua elisiana, quella?
Ad un certo punto il corridoio svoltò, aprendoci di fronte una piccola apertura che varcammo.
Spalancai le labbra dallo stupore quando ci ritrovammo in un ampia sala al centro della quale sorgeva un alto ed elegante letto a baldacchino con coperte merlettate ingiallite dal tempo.
Le luci dai candelabri accesi spandevano ombre tetre tutt'intorno e lì dentro il canto rintonava forte e chiaro.
Mi guardai intorno, chiedendomi da dove provenisse quella dolce musica dalle parole sconosciute e ad un tratto la vidi: seduta sul letto, una non-morta decisamente diversa dalle altre.
Sotto un lampadario polveroso dal quale pendevano copiose le ragnatele, una giovane donna. Bellissima.
Anche Araziel sembrava aver notato quella presenza, circondata da altre non-morte donne che sembravano essere delle balie.
"Non avrei mai creduto che quella storia fosse vera", mormorò il tiratore con stupore.
La ragazza mantenne il viso basso, nascosto da una cascata di capelli biondi. Dondolava i piedi sul letto affiancata da una balia non-morta che le pettinava in movimenti ritmici e delicati i lunghi capelli mossi, color dell'oro.
Guardai Araziel interrogativa. "Di chi si tratta?".
Il canto si interruppe d'un tratto facendo piombare la stanza in un tetro silenzio. Poi il viso assurdamente pallido e inquietante della giovane si sollevò lentamente. Due vacui occhi rossi e ferini si puntarono addosso a noi e la voce assurdamente carezzevole parlò.
"Benvenuti nell'umile dimora della principessa Karemiwen".

[Miei cari lettori, non potete capire quanto ci siamo divertiti a fare il photoshoot di questa avventura ad Adma con tutti i protagonisti della storia. Dahn soprattutto.... questa scusa delle foto ci ha veramente permesso di trascorrere una serata insieme dopo una vita che non lo facevamo!
Beh che dire? Mi sono seriamente divertita!
Vi ricordo come sempre il mio gruppo. Copiate il link sulla barra dell'url e richiedete l'iscrizione u.u vi voglio numerosi. Anche perchè su "Selhen's dreams" pubblico tutti gli aggiornamenti sulla fan fiction e taaante foto. (Tipo il servizio fotografico di qui xD)]

Link:

https://www.facebook.com/groups/964519573578228/

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro