-21- Nel buio delle segrete di Adma
Mancava solo un giorno a Solorius. Le luci e i colori di Pandemonium erano diventati più intensi, ovunque mi ritrovavo a guardare potevo scorgere Daeva impegnati nei loro acquisti festivi: gladiatori intenti a incastonare pietre di potenziamento nelle armi, altre daeva impegnate nell'acquisto del loro ultimo vestito, negozianti improvvisati per tutta la piazza che esponevano le loro mercanzie sotto insegne luminose.
Era tutto un gioco di suoni e rumori. Perfino nel Katalam settentrionale si respirava aria di festa per via di coloratissimi costumi che molti Daeva indossavano per l'occasione festiva.
L'ingresso ad Adma era stato fissato per quel giorno. Mi ero recata personalmente da Sahnu per procurarmi le pozioni che ci sarebbero servite ad attraversare lo stretto passaggio delle segrete. Non c'era più tempo da perdere.
Stavo attendendo l'arrivo di Araziel, Brahm e Saephira con Dahnael. Sedevamo sui gradini della piazza con la schiena appoggiata alla colonna e lo sguardo in direzione dello sfavillante albero di Solorius.
"Ma ti sembra il caso di andare a rischiare la morte il giorno prima di Solorius?", aveva brontolato Dhan rigirandosi la fiala di polvere d'odella ormai semivuota tra le dita.
Aveva mandato giù l'ultima dose proprio pochi minuti prima, in questo modo, la sua lucidità sarebbe rimasta intatta finchè non avremmo terminato la nostra missione.
"Non eri tu che odiavi i periodi di festa?", gli chiesi con tono canzonatorio sollevando un sopracciglio.
Lui si bloccò per qualche secondo, come impensierito. "Ciò non vuol dire che questo ti da il diritto di condurmi al suicidio".
Sbuffai gettando gli occhi al cielo. "Siamo un gruppo numeroso, non ci accadrà nulla, sir Dahnael cuor di leone!", lo apostrofai scherzosamente.
"Forse non hai capito, avrei preferito fare qualcosa di più costruttivo piuttosto che rinchiudermi in una fortezza abbandonata a banchettare con gli spiriti dei suoi vecchi abitanti. Se io...".
Non seppi mai cosa stesse per dire Dahn, Saephira ci era comparsa dietro all'improvviso. "Azpheeeeelumbra!", aveva trillato allegra stringendomi le braccia attorno al collo.
"Azphelumbra musicista!", la salutai sorridendo.
"Ci scusiamo per il ritardo ma stavo terminando la fabbricazione di alcune pergamene. Un cliente me ne ha ordiate un migliaio", roteò gli occhi in un'espressione talmente buffa che riuscì a strapparmi una risata.
"Adesso è diventata anche alchimista", disse Brahm scuotendo il capo esasperato mentre la affiancava subito dopo. Il suo tono aveva un che di sarcastico.
Salutai l'incantatore dai capelli grigi che stava gettando un'occhiata alla combriccola. Sul suo viso era presente la solita aria di superiorità. Mi chiesi come facesse una così estroversa come Saphira a fare coppia con uno taciturno e serio come Brahm.
Lo vidi ricambiare il mio saluto con un cenno del capo. "Tutto pronto per oggi?", domandò.
"In realtà siamo in attesa di qualcun altro", risposi.
Alle mie parole Brahm si appoggiò alla colonna con fare disinvolto e con voce cristallina evocò il suo spirito del vento. La bestia dal fulvo crine argenteo mugugnò al richiamo del proprio padrone e una volta comparsa si accucciò compostamente e in silenzio ai suoi piedi.
Per quell'occasione Brahm aveva indossato un lungo e lucido cappotto nero che rendeva la sua aria ancora più austera e misteriosa. Il volto era giovane e imberbe e le lunghe ciglia gli coprivano le pupille, intento com'era, dalla sua posizione, a fissare il pavimento della piazza che sembrava avesse colto il suo più grande interesse.
"Chi stiamo aspettando?", aveva domandato Saephira interrompendo il mio flusso di pensieri.
Non risposi subito. Dubitavo che Saeph conoscesse Araziel, dopotutto lei era entrata in accademia molto dopo il suo congedo.
Volsi lo sguardo verso il sole, a giudicare dalla sua posizione doveva essere passato da poco mezzogiorno.
"Dovrebbe essere qui a momenti", le dissi tergiversando.
E infatti fu proprio così. Dal lungo corridoio della strada del mercato si fece lago un grosso pagati combattente che venne a fermarsi proprio di fronte a noi. Un daeva alto e dalla zazzera rossa e scompigliata stava a cavallo dell'imponente dragone. Levò una mano in cenno di saluto e reggendosi alle robuste redini si lasciò scivolare sul fianco della bestia per battere con un tonfo i piedi sul suolo acciottolato della piazza.
"Vogliamo andare?", disse con un mezzo sorriso incrociando il mio sguardo.
Le mie pupille tremolarono appena per l'imbarazzo a quello sguardo troppo diretto. Annuii distogliendo da lui gli occhi.
"E tu saresti?", domandò Saephira impertinente al nuovo arrivato.
"Araziel", disse il tiratore volgendo uno sguardo curioso alla mia amica che aveva parlato.
"Araziel...", intervenni io, "loro sono Saphira, Brahm e Dahnael", mi rivolsi a lui indicando rispettivamente i miei amici che chinarono uno ad uno il capo in segno di saluto.
"Bene... conclusi infine vagamente imbarazzata, "abbiamo fatto le presentazioni, detto ciò credo che possiamo anche avviarci", serrai le labbra in attesa di una loro risposta.
"Giusto!", aveva annuito Saephira col suo solito tono tintinnante, "Muoversi, sù sù sù!". Tirò fuori l'archetto intonando una melodia che creò intorno a lei un'aura colorata. Intuii che dovesse essere una qualche forma di difesa.
Seguii Araziel con lo sguardo che intanto era tornato a cavalcioni del suo pagati. Come avrei desiderato anch'io averne uno tutto mio!
Anche Brahm e Dahniel evocarono la loro cavalcatura. Soltanto io e Saeph rimanevamo senza un mezzo di trasporto.
Mi preparai mentalmente a raggiungere la mia meta a piedi e tramite aerotrasporti.
"E noi?", disse infine Saephira guardando un po' spaesata tutti quei pagati fermi davanti a lei.
"Niente mezzo di trasporto?", ironizzò Dahnael guardandoci dall'alto del suo drago.
Lo ricambiai con un'espressione imbronciata.
"Le evocherò io!", intervenne Brahm divertito indirizzando a Saephira un complice occhiolino a cui lei rispose con un intenerito battito di ciglia e un sorriso.
Ad un tratto Araziel partì e così tutti gli altri, che lo seguirono a ruota. "Allora ci si vede tra un po'", disse soltanto mentre faceva arretrare il proprio pagati.
"Oh beh, a tra poco!", sorrise Saephira!
Io e la mia amica rimanemmo impalate davanti all'immenso albero di Solorius e li vedemmo sparire oltre l'affollata strada del Mercato.
"Sento che oggi sarà un giorno speciale...", aveva detto la mia amica sedendosi sul gradino accanto a me.
Le sue parole attirarono la mia attenzione e cercai il suo sguardo interrogativa.
"Dici?", domandai con un tono di totale disinteresse. Non ci vedevo nulla di interessante in un'escursione a Brushtonin.
Saephira annuì. "Beh, siamo un bel gruppo... e poi fare missioni con Brahm accanto mi piace un sacco!", sorrise teneramente. Ricambiai il sorriso invidiandola un po'. Lei poteva fare tutto questo alla luce del sole, perchè io non potevo fare lo stesso con Velkam? La cosa mi intristì talmente tanto che Saephira dovette accorgersene.
"Ti sento strana...", mormorò con un tono che mi inquietò parecchio.
Mi sentiva strana? E perchè? Non avevo avuto modo di parlare con lei degli ultimi avvenimenti con Velkam.
"Sì...", asserì con aria indagatrice, "sembri con la testa tra le nuvole... più del solito intendo", fece un sorriso contagioso a cui risposi senza neanche pensarci.
"Hai smesso di pensare all'elisiano?", disse infine colta da quell'improvviso pensiero.
Fantastico! Aveva colpito il centro della questione. Non seppi cosa rispondere.
Il mio silenzio la preoccupò. Lo capii dalla fossetta che si era formata sulla sua fronte. "Selhen?", mi chiamò abbassando il tono.
Non le diedi retta, persa com'ero nei ricordi dell'ultima volta che ero stata con Velkam e al pensiero delle ultime parole di Dahnael. Le autorità di Elysea stavano indagando su di lui. Forse io stessa ero in pericolo. Chi poteva dirmelo?
Non avevo più saputo niente di Velkam da troppo tempo. Quasi tre settimane di totale silenzio. Era il caso di cominciare a preoccuparsi?
"Selhen!", aveva protestato Saephira facendomi sobbalzare.
La guardai battendo le ciglia un po' spaesata.
"Non mi piace questo silenzio". I suoi occhi azzurri mi guardarono indagatori.
"Non... non avevo avuto modo di raccontartelo prima. Avrei potuto scrivertelo nella lettera con cui ti avvisavo dell'incursione di oggi ma ho pensato che parlarne a tu per tu sarebbe stato meglio...".
Saephira aveva ancora un'espressione dubbiosa e accigliata ma non parlò, attese piuttosto che terminassi il mio discorso.
"Saeph, io e quell'elisiano stiamo insieme", dissi tutto d'un fiato.
La sua reazione fu più di quanto mi immaginassi. "Oh per Aion, stai scherzando?", quasi urlò.
Un passante si voltò al suo improvviso schiamazzo con espressione infastidita.
"Shhh, vuoi farmi condannare a morte?", la rimproverai in un bisbiglio.
Saephira aveva cominciato a sventolarsi il viso con la mano per lo shock. "Dimmi che è tutta una burla Selhene... dimmi la verità!".
Aveva usato il mio nome per intero, il che lasciava intendere che era seriamente preoccupata.
Non risposi.
"Oh, lady Siel, illuminala tu!", piagnucolò, "Com'è possibile?! Tu non puoi darmi queste notizie e aspettare che io ti faccia i complimenti... se lo sapesse Brahm...".
"Brahm... non deve saperlo!", la ammonii con tono basso e minaccioso.
Saeph annuì convulsamente.
"Non lo sento da una settimana e Dahnael mi ha detto che le autorità di Elysea lo hanno trattenuto... ho paura che gli sia successo qualcosa per causa mia. Non me lo perdonerei mai...".
Distolsi lo sguardo da lei e lo puntai sul rassicurante albero di Solorius.
"E io che pensavo che fosse solo una cosa passeggera!", si disperò la mia amica. "Avrei dovuto tenerti d'occhio!", protestò lisciandosi nervosamente i capelli che le ricadevano sulla spalla.
"Senti non darmi pensieri più di quanto non ne abbia già...", dissi spazientita mettendomi in piedi. All'improvviso non desiderai altro che essere evocata da Brahm e lanciarmi a capofitto nella missione.
"Io lo dico solo per te... non hai paura che possa essere solo un tranello?", domandò con tono paziente venendomi vicino e appoggiandomi una mano esile sulla spalla.
"No!", ribattei secca. "E ho i miei buoni motivi per crederlo".
Ero stufa. Totalmente stufa di avere ripetute le medesime cose dalle persone a me più care. Perchè tutti dovevano vedere il marcio in un sentimento come il nostro sebbene fosse nato in circostanze avverse?
Saephira serrò le labbra come a privarsi di dire altro. Si stava trattenendo, era evidente.
"Mi fido di te se ti fidi di lui", terminò infine con un sospiro.
"Bene...", conclusi acida.
"Ma fa' attenzione ti prego".
Proprio mentre mi rivolgeva quello ultime parole d'apprensione percepii il richiamo della magia di Brahm. Mi lasciai andare e chiusi gli occhi. Non avevo neanche voglia di ribattere e rispondere alla preoccupazione della mia amica.
Fu come dissolversi nell'aria e viaggiare attraverso il tempo. La mia sagoma si era perfettamente ricomposta davanti alle grate delle segrete del palazzo di Adma.
Alla vista del paesaggio grigio che ci circondava immaginai che fossimo finiti nei pressi del lago dove la Seiren Sahnu dimorava.
Ringraziai mentalmente Brahm per avermi evitato quella conversazione scomoda. Quando anche Saephira venne evocata ci scambiammo solo uno sguardo silenzioso, poi tirai fuori dalla bisaccia le cinque boccette di pozione che Sahnu ci aveva procurato e annuii a tutti gli altri.
"Una per ognuno. L'effetto durerà pochi secondi quindi preparatevi in fretta ad oltrepassare le grate", li ammonii con decisione.
Non attesi che qualcuno rispondesse. Feci io il primo passo mandando giù il liquido amaro che la boccetta conteneva.
Il mio corpo si trasfigurò all'istante e mi ritrovai ad essere un viscido e piccolo ribbit rosa. Ciò suscitò un risolino di Dahnael. Di certo non era a conoscenza del discorso molto più serio che avevo affrontato poco prima con Saeph che mi aveva rovinato l'umore e non poteva sapere che se avessi avuto due mani per reggere i revolver avrebbe rischiato per quell'affronto.
Con un goffo salto mi gettai attraverso le grate e saltai giù, nel paludoso acquitrino degli scarichi di Adma.
Dovetti attendere qualche altro secondo prima che il mio corpo tornasse quello di sempre. Mi appoggiai alle umide pietre del passaggio e ad uno ad uno anche gli altri mi raggiunsero.
Soltanto quando fummo tutti uno accanto all'altra tirai fuori i miei revolver luminosi.
Saephira fece lo stesso col suo strumento a corda. Le note dei suoi incantesimi rintonarono tra quelle fredde mura così come i suoi incantesimi di guarigione che ci sfiorarono uno ad uno.
Eravamo tre tiratori, un bardo e un incantatore col suo spirito del vento. Non poteva dirsi un gruppo così ben assortito però gli spiriti di Adma erano sicuramente alla nostra portata.
Adesso non ci restava che trovare gli ingressi per le camere reali.
Araziel era automaticamente passato in testa al gruppo. Mi ritrovai a pensare con un sorriso spontaneo che lo spirito del leader era più forte di lui.
I suoi revolver scintillavano nel semibuio del passaggio così come i suoi occhi luminosi.
Con un gesto deciso mi tirò vicino a sè lasciandomi perplessa per un momento. Scrutai il suo grande cappotto in pelle rosso e rigido che gli metteva in risalto le spalle solide e muscolose.
"Tiratori avanti", disse soltanto distogliendo da me lo sguardo all'improvviso. "Le porte sono da questa parte".
[Diciamo che anche questo, come quello precedente, è un capitolo di raccordo in preparazione di altri sicuramente più importanti.
Chi mai incontreranno ad Adma i nostri amici? E cosa c'entra tutto questo con la maledizione di Dahn?
Che Tiamaranta c'entri veramente qualcosa con questa maledizione?
Mi sto un po' ispirando alla storia delle campagne di aion, sia chiaro, ma il livello dell'istanza "fortezza di Adma" non c'entra niente. Voglio che vediate l'uso di questo scenario solo per la teatralità che può offrire, e, parlo ai giocatori di aion, non pensate al livello dei nemici presenti al suo interno xD
Io adoro Adma e le sue stanze reali in triste rovina. Vi ricordo il mio gruppo! Iscriveteviiii
https://www.facebook.com/groups/964519573578228/
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