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{3. Nina's Blues}

Terzo racconto
Scritto e ideato da Bianca__Ferrari

•|Nina's Blues|•

(Thriller)

Parole obbligatorie da utilizzare: Manifestazione; mano amputata; orripilante; mignolo del piede.

L'autrice ha utilizzato tutte le parole richieste.

Ti sono sempre piaciuti i fiori. Per quello papà ti aveva regalato la collanina con il giglio che ora è stretta tra le tue dita. Ti guardo come se il liquido che ha ricoperto il pavimento della cucina non stesse inzuppando le mie ciabatte di spugna, una volta bianche, ora via via più scure, a partire dall’esterno. Il mignolo del piede sinistro è stato il primo a percepire la sensazione di bagnato, ma non mi dà fastidio, stai tranquilla, mamma: non sento niente, forse dovrei, immagino, ma non ho né caldo né freddo; non piango, non rido, non so neppure se sto respirando, ma credo di sì, perché non giaccio sul pavimento insieme a te. Perché continuo a stringere Nina tra le braccia.
Shhh, non avere paura.

Vorrei scostare i tuoi capelli e scoprirti il viso, ma l’ultima volta che l’ho visto non assomigliava a quello sorridente che mi svegliava la mattina con lo speciale buongiorno che mi dedicavi: - Sveglia, bimba felice!
E io mi svegliavo, mamma, e ti sorridevo perché era ciò che ti aspettavi da me. Ti abbracciavo e ti stringevo così forte che spesso ti lamentavi perché ti facevo male, ma poi mi davi un bacio sul naso e nei tuoi occhi trovavo scintille di gioia e mi sentivo a casa.
Eravate felici tu e papà.
Senza Nina eravate felici.

Papà ti vuole bene, ne sono sicura, piccola mia.

Fino a quando non avete cercato un altro bambino. Tu sapevi che non sarebbe stato semplice, me l’avevi spiegato bene, con parole adatte ai miei dieci anni: - Sarà difficile, Luce, ma noi ce la faremo.
E ce l’avete fatta. Ma non è stata la benedizione che vi aspettavate. Anzi.
Dapprima i tuoi risvegli, sempre meno entusiasti, sempre più distratti. I tuoi pensieri altrove: non mi guardavi più. Poi è stato il turno di papà, che tornava sempre più tardi dal lavoro, finché un giorno non è più rientrato.
Siamo rimaste sole, mamma.

Siamo rimaste sole, Nina?

E tu hai cominciato a trasformarti: il tuo volto disteso e sorridente si è ricoperto di rughe, è diventato spento: una maschera di rabbia, sofferenza, delusione e dolore.
Ero disposta ad accettare ogni cosa pur di farti stare bene: ho cominciato ad aiutarti con le faccende, a tornare a casa sempre prima, preoccupata per la solitudine che dicevi strisciarti sotto pelle, anche se sola non eri. Ho persino rinunciato alla manifestazione dei giochi giovanili di ginnastica artistica. Avrei fatto tutto perché tornassi ad essere la mamma felice che ricordavo.

Poi è successo.
Mi hai strattonata giù dal letto, in piena notte, mi hai detto che era arrivato il momento e che toccava a me starti accanto. Eri stravolta, forse non avevi dormito, di nuovo preda di pensieri bui e angoscianti. Non mi hai neppure concesso di vestirmi. E, una volta arrivate, ho visto i tuoi lineamenti sgraziati, ho sentito i tuoi polmoni gridare, ti ho vista cedere, piangere. Mi hai allontanata.

Sei stata rifiutata anche tu, Nina…

E quando siamo tornate a casa ho capito che era tutto finito. Non ci sarebbero più stati risvegli allegri, né una famiglia unita e dovevo crescere. Subito. Dovevo proteggerti, mamma.

Dovevo proteggere anche e soprattutto te, sorellina.

Ma non sono stata abbastanza brava, mi sono addormentata. E non ero sveglia mentre compivi una scelta tanto orripilante. Non ti ho neppure sentita urlare. Come hai fatto a tranciarti la mano da sola?
Non dovrei stupirmi: lo dicevi sempre, negli ultimi giorni. Sembrava quasi che fossi lucida, nella tua follia: - Questa mano vuole fare cose orribili. Vuole accendere la lavatrice e ficcarcela dentro. Vuole lanciarla dalla finestra. Vuole soffocarla. Vuole uccidere la tua sorellina, Luce. Tienila con te, di notte, chiuditi a chiave in camera. Fai attenzione a Nina, per favore.

E quando la mia sorellina ha fatto i primi vagiti stamattina, l’ho presa in braccio e ti ho cercata…
Appena ti ho vista ho telefonato a papà. Ma non ha risposto. Non risponde mai, ultimamente.

Ma papà ti vuole bene, Nina, shhh, non avere paura. Quando scoprirà cos’è successo correrà da noi.

Le mie ciabatte sono zuppe di sangue. Tu sei per terra e io stringo a me la bambina che hai tanto desiderato e che non mi somiglia per niente. Sembra sempre felice.

Quando l’hai rifiutata in ospedale e mi hai mandata via, un’infermiera me l’ha mostrata: aveva occhi obliqui, il nasino piatto e la lingua di fuori. Ho chiesto di poter rimanere con lei.
Dopo qualche ora hai accettato di vederla. L’hai studiata e poi hai detto (lo ricordo benissimo, lo ricorderò per sempre): - Va bene, Luce, insieme ce la faremo.
Ma era una bugia.

Non si dicono le bugie, Nina, ricordalo quando sarai grande.

E ora non so cosa fare. Se mi sposto sporcherò tutto. Ma se rimango qui nessuno saprà che sei per terra in un lago di sangue. Non so nemmeno se sei ancora viva, mamma, ma il pavimento è tutto rosso e tu non ti muovi.

Stringo Nina, mamma.
Non la lascerò.

Non ti lascerò.

Ci hai lasciate sole, mamma.

Non ti lascerò sola, Nina.

*********************

Rapporto di polizia, n° 1598655 / 00

Lo scrivente, Maresciallo Carmine Petti, addì 01 aprile 2018, essendosi recato nelle prime ore antimeridiane nell’abitazione della signora Maria Marchese, a seguito della chiamata del vicino di casa al 112, trovava la seguente scena:
un corpo di sesso femminile era a terra, privo di vita. Nei pressi la mano amputata, presumibilmente appartenente al corpo, e una mannaia insanguinata.
Nella stessa stanza il sottoscritto trovava la figlia maggiore della vittima, Luce Mangiagalli, di anni undici, successivamente portata via dagli assistenti sociali, in stato di choc. Non è stato possibile separarla fisicamente dalla sorella, Nina Mangiagalli, di mesi tre, affetta da sindrome di Down, che teneva in braccio. Le bambine si presentavano sporche di escrementi e denutrite. Si suppone siano rimaste sole per due giorni.
Gli investigatori stanno studiando le dinamiche del delitto: il primo sospetto è suicidio per depressione post-partum.

In fede,
M.llo Petti

FINE

Nota rivolta ai giudici: Ricordatevi di valutare questo racconto soltanto come Thriller.

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