Oltre lo sguardo
"Assurdo. Sì, di un'assurdità oscena".
"Perché dici così?"
"Non ti pare ovvio?"
"Io non direi..."
"E allora come lo definiresti? In un'unica parola, grazie". La lingua tagliente di Joakim aveva riaperto, con un silenzio teso, l'antica rivalità tra i due.
Fiona si mordicchiò il pollice, puntando i suoi occhi caldi e lucidi in quelli ombrosi del compagno. Intendeva dimostrargli che, con calma, potevano venire alla luce dei particolari che uno, da solo, non poteva notare. Meglio ispezionare da vicino con due paia di pupille ben allenate.
Tornò quindi al trittico che stavano osservando e commentando animatamente da una decina di minuti. "Ambiguo".
"Come scusa?"
"Non farmi ripetere come una babbuina la stessa parola, Aki. Guarda la coppia che vola sul pesce. Noti niente?"
Gli mise sotto al naso il dettaglio in questione, evidenziato nel depliant.
"Intendi quella sottospecie di pesce serra pettinato al contrario con due pannocchie in cima?"
La donna alzò gli occhi al cielo e scrollò il casco di morbidi ricci, come a disperdere la rabbia in ebollizione: "Mi fa piacere che la tua passione ittica non si fermi alla tavola e alla settimana di ferie sulla costa. Però no".
Joakim però non era dell'umore adatto per continuare: "Andiamocene. Non ho tempo da perdere con queste scemenze. Ho sopportato anche troppo".
"Questa scemenza" e la compagna sottolineò la parola alzando la voce, "non può essere ignorata, non capisci?!?"
Il personale di guardia all'entrata della stanza 61 la richiamò, intimandole il silenzio. Fiona, dal canto suo, non smise di mostrare a Joakim la sua faccia arrabbiata.
L'uomo chiuse gli occhi per un istante e poi le si avvicinò, passando un braccio abbronzato attorno alla vita di lei. Le sussurrò all'orecchio: "Come faccio a capire, me lo spieghi? Questo affare è un guazzabuglio di schifezze insensate! Non c'è molta logica e, per quanto fantastica sia, è l'opera di un delirio mentale".
Fiona lo guardò di sottecchi, pizzicandogli il braccio con le dita svelte: "Lo vedi che ti fermi in superficie? C'è molto di più di un semplice delirio simbolico. Guarda bene questo punto qui".
Gli indicò la parte di cielo che circondava la testa del pesce.
"Non ti sembra strano che un pittore, no, un uomo preciso come il nostro Hieronymus, abbia lasciato una traccia così visibile? Tutti i contorni e le pennellate sono netti e tirati senza la minima esitazione. In più, il segno è in contrapposizione alle diagonali delle figure: il bastone, il pesce e il fumo vanno da sinistra a destra, seguendo una linea orizzontale... Questo invece..."
"Ne blocca il movimento e rimane sullo sfondo. Fiona, ti conosco abbastanza per capire che siamo qui per questo".
"Dev'esserci qualcosa sotto e io devo scoprirlo! Per questo chiederò il permesso di studiarlo da 'vicino'..."
*****
agosto 1499
"Da vicino non noti che dei singoli particolari, è da lontano che puoi capire l'intero quadro".
Aveva la bocca impasta, il pittore. Se ne stava seduto sulla sedia a gambe larghe e distese, fissando il soffitto con il capo reclinato e gli occhi spalancati.
Else non ci badò e continuò a fissare il trittico ancora da finire a un metro di distanza. C'erano diversi punti ancora incompleti e altri che dovevano finire di asciugarsi. Fu tentata di alzare un dito per sfiorare i contorni della figura che aveva davanti, ma si trattenne.
"I particolari che dipingi hanno un loro significato autonomo, non è forse così? Perché perderli nel tutto quando puoi perderti in essi?"
Non ci fu risposta. Si voltò per andare dall'altra parte dello studio cupo e impeccabilmente ordinato dello zio. Se avesse dovuto dire che cosa le piacesse di più di quella stanza, avrebbe risposto il tavolo, senza esitazione. Sopra quel vecchio legno di quercia si trovava di tutto, dai bestiari ai libri di preghiera, dai semi di datura all'olio di lino. Tutta una serie di boccette contenenti liquidi e polveri di varia natura ben separate dai minerali per i colori...
Prese uno straccio per asciugare i pennelli ancora immersi nell'acqua. Al di sotto comparve il titolo in lettere capitali che tanto faceva parlare negli ultimi tempi: il Malleus Maleficarum.
Sospirò e cominciò ad asciugare le setole usurate. "Forse è il caso di sostituirli".
Hieronymus a quel punto si alzò, massaggiandosi gli occhi arrossati e recuperando gli utensili del lavoro per riporli accuratamente, lontano dalla fioca luce della finestra: "Non ancora. Andiamo a mangiare, Else. Abbiamo tutto il pomeriggio per rimanere chiusi qui dentro. Aleyt ci ha già fatti chiamare quattro volte e tu sai com'è quando si spazientisce".
*****
"Perché dicevi che era ambiguo?" domandò Joakim, attaccando le sue sardinhas assadas.
"Stavo pensando al contesto in cui è inserito quel particolare..."
"Le Tentazioni del santo".
"Esatto, nello specifico la Meditazione".
"A me pare tutto in linea, per come mi hai spiegato".
Fiona inforcò un peperone, senza addentarlo. Parlava puntando cibo e posata davanti a sé: "Rettifico. Il quadro allude in continuazione alla lussuria, alla stregoneria, a tutto ciò che è sacrilego; tuttavia ci sono degli elementi che significano esattamente il contrario e che vanno presi e interpretati di volta in volta".
"Esempio?"
"Il pesce. Nella simbologia cristiana rappresenta Cristo, in quella pagana è simbolo di fertilità, un elemento fallico. O, prendiamo, l'uovo: il procedimento è lo stesso, dal sacro al profano e viceversa".
"Stiamo parlando delle tentazioni, che c'è di strano? Nulla è come sembra..."
"A me sembra... Insomma, è come se quel pesce fosse la sfinge e non mi lasciasse andare avanti fino a che non indovino. C'è molto di più di quel che vedi".
"Infatti, chi ha mai visto un pesce volante?"
"Vedi che razionalizzi? Il cielo assomiglia al mare, il pesce puoi usarlo - quindi, a rigor di logica - come una nave nella volta celeste".
"Se sei allucinato" ribatté Joakim, posando coltello e forchetta sul piatto lustro e versandosi da bere.
La donna lo osservò contrariata: "Se sei allucinato... Se tu lo fossi, cosa dipingeresti? Che cosa faresti?"
"E io che ne so?"
"No, lui non era allucinato quando dipingeva. Il tratto la dice lunga. Disegnava tutto dopo... Così l'uomo diventa un uovo, la pentola con il fuoco..."
"Lo spirito santo?
"No, ci indica che l'intruglio delle streghe si cuoce in viaggio. La coppia deve arrivare in tempo per il sabba..."
"Non eri tu che dicevi che bisognava andare oltre?" il compagno alzò un sopracciglio, divertito dalla sua espressione confusa.
"Hai ragione. Ma vedi, quando non capisco, tendo a razionalizzare tutto in base a quello che so".
"Che è più di quello che so io. Dovresti sentirti soddisfatta solo con questo".
"Preoccupata, vorrai dire!"
*****
"Zio! Svegliati immediatamente o chiamo qualcuno! Svegliati e torna in te... Ora!"
Else scuoteva e prendeva a schiaffi la faccia già paonazza di Hieronymus. L'uomo, da diversi minuti era piombato in stato catatonico, dopo un'improvvisa euforia maniacale durata ore. Erano quelli i momenti peggiori per la nipote, quando andava a fargli visita. Avendo libero accesso allo studio, spesso lo coglieva in flagrante. Prima che si riducesse in quello stato però, lui la pregava sempre di tacere quanto stava per fare. Poi la mandava via. Non poteva vedere.
Else però voleva assistere. Sapeva che lo zio aveva bisogno di aiuto, anche se non capiva il motivo che lo spingeva a compiere quei gesti disperati e a parlare con gente invisibile.
"Acqua" mormorò - dopo diverso tempo - il pittore, passandosi la lingua ruvida sulle labbra secche.
Else annuì, porgendogli il bicchiere già pronto e sedendosi per terra. L'incubo era finito.
"Ancora quei semi?" sussurrò, guardando la boccetta che li conteneva e contando quanti ne rimanevano.
L'uomo grugnì mentre si alzava adagio, scegliendo il pennello.
"Perché continui? Ormai hai già disegnato tutto, basta solo mettere il colore!" protestò la ragazza con i capelli scompigliati, preoccupata per la salute di quello zio tanto strano quanto amato.
"Else, non puoi capire".
"No, infatti. Fai una cosa che non va bene nella stessa stanza in cui tieni questo libro!". Sollevò il Malleus, aprendolo a caso e leggendo a voce alta qualche estratto, senza comprenderne veramente il significato. L'aiutava a calmarsi.
Hieronymus, provato dagli effetti degli allucinogeni, le chiuse il libro tra le mani e lo posò sul tavolo. Prese a massaggiarsi le tempie, troppo stanco per ascoltare e anche per parlare. Eppure si sforzò: "Direi che con quella robaccia oggi può bastare".
"Con tutte e due! Se ti scoprissero..."
"Se anche arrivasse la Santa Inquisizione, in questo preciso istante, a bussare alla porta del mio studio, cosa credi che succederebbe, eh?"
"Non ci voglio neanche pensare!"
"Invece dovresti!" urlò lui, fuori di sé. "Perché se vengono qui, non prendono me".
Else lo guardò, silenziosa; ciò non fece che irritarlo ulteriormente: "Se vengono qui la prima cosa che vedono è questa: una ragazzina in piedi, un uomo delirante e una boccetta il cui contenuto conoscono troppo bene. Fanno due più due e traggono la seguente conclusione: la ragazza è una strega che vuole sedurre un uomo sposato. E chi se ne frega se è lo zio. Deve morire, anzi, deve essere torturata affinché ammetta che la loro conclusione è esatta e poi può morire. Capisci? Chi è in pericolo sei tu, anzi, qualunque donna si trovi nei paraggi".
"Parli sotto l'effetto di quella... "
"No!" la bloccò lui, con tono fermo, "Adesso capisci perché la devi smettere di venire qui?"
"Ma io voglio vedere le cose che dipingi e voglio darti una mano, come ho sempre fatto".
"Mi cercherò un altro assistente".
Else lo guardò torva, gli occhi lucidi. Tanto bastò a calmare lo zio, anche se non di molto.
"Else, lo capisci anche tu ed è da tanto che te lo dico. Su di me girano storie, ma i miei quadri mi salvano perché la gente li guarda con gli occhi offuscati dal pregiudizio. Tu ormai sei una donna e non puoi continuare a girare per lo studio polveroso di un uomo acciaccato. Basto io per le malelingue del paese, non credi? Perciò, da domani non ti voglio più vedere qui".
Le lacrime cominciarono a rigare le gote infiammate della giovane. Nonostante tutte le volte che avevano discusso (negli ultimi tempi di frequente), non erano mai arrivati a tal punto. Non si aspettava di subire quell'umiliazione da parte del suo maestro, suo zio.
Ridicolo. Le aveva promesso che non avrebbe lasciato quel posto a nessun altro, perché solo lei era degna di stargli accanto e di dipingerci assieme. Eppure la realtà l'indomani sarebbe stata diversa...
"Quindi non mi vuoi più tra i piedi".
Hieronymus mandò giù il groppo che sentiva in gola e annuì: "Esatto".
Sulla fronte liscia e pallida della nipote affiorarono le prime rughe. "Se è così allora devo restituirti questo". Pescò da una piega del vestito un oggetto avvolto in un fazzoletto e glielo porse.
Lui lo prese con dita tremanti. Sapeva che cos'era.
"Ti ricordi cosa mi hai regalato quando hai visto il mio primo disegno? Da allora non me ne sono mai separata. Ma a quanto pare nella vita c'è sempre tempo per gli addii..."
Lo fissò a lungo senza parlare, con occhi disperati. Non accadde nulla. Presa dallo sconforto se ne andò, senza più voltarsi indietro.
Hieronymus, a capo chino, continuava a guardare il fazzoletto rigonfio, assorto in pensieri dolorosi. Aleyt, insospettita dalla brusca partenza della nipote, arrivò allo studio di corsa. Trovò il marito immobile, al centro dello studio. Studiava il trittico con occhi arrossati.
*****
"Non posso credere che siamo tornati solo per questo quadro!" sbuffò Joakim.
"Trittico".
"Quello che è. Adesso sei pregata di mettermi al corrente di cosa ti passa per la testa".
Fiona gli sorrise con affetto nel guardare la sua espressione contrariata.
"Tante cose, Aki. E quella che più mi assilla è che il pittore fosse tormentato a tal punto da spingersi a un atto simile: nascondere nel dettaglio qualcosa di importante".
"Tormentato dalla moglie?"
"Non la amava né la odiava così tanto da avere gli incubi. Sicuramente una donna però; il tema è pervasivo... La donna tentatrice... Continuamente temuta, allontanata e irrimediabilmente desiderata. Che sia per questo che lui si è dipinto vicino al santo? Voleva protezione... Magari aveva bisogno di proteggersi dai suoi stessi pensieri".
Joakim le parlò, imprimendole un bacio tra i capelli: "Sarebbe bello che ti lasciassero studiare il particolare da vicino, eh?"
"Sarebbe fantastico! Là c'è la chiave di tutto, ne sono certa".
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