RoWendy-La Luna
Il plenilunio rischiarava gli alberi che formavano una foresta; il buio e il silenzio che avvolgeva quel posto lo rendeva quasi spettrale. Il gracidare delle rane o il suono delle cicale non poteva essere udito, come se quest'ultimi non esistessero nemmeno o si fossero zittiti tutto ad un tratto. Piccoli passi felpati però, si potevano udire indistintamente sul terreno, mentre una brezza leggera iniziava ad innalzarsi.
Quello che sembrava un normale silenzio venne ben presto rimpiazzato con uno più teso, come se scariche elettriche percorressero l'aria e togliessero fiato a qualsiasi cosa. Un ululato inaspettato riecheggiò per tutta la boscaglia di pini e felci; alla luce pallida della luna, una figura-animalesca di certo-si muoveva velocemente, correndo a perdifiato per i vari pendii e inciampando a volte nelle radici, come se stesse cercando di scappare da qualcosa.
-Non mi scapperai, demone- disse una sagoma scura nascosta dietro alcuni cespugli spinosi di more. I capelli scompigliati che si confondevano nel buio e gli occhi color pece lo facevano sembrare un tutt'uno con la notte.
L'animale che scappava via da quell'individuo certamente aveva caratteristiche lupine, ma le sue peculiarità umane, come il reggersi su due zampe o l'assenza di coda, vi erano addirittura i capelli color argento mischiati alla peluria dello stesso colore.
Il lupo mannaro fiutò l'aria mentre si dirigeva davanti a un lago, seguito ovviamente dalla losca figura che osservava la creatura con un certo disgusto.
-Un cacciatore non fa mai scappare una preda, ti ucciderò con le mie pallottole d'argento, vedrai- mormorò piano lo strano ragazzo, ora illuminato dalla luce lattea della luna. Non sembrava avere più di vent'anni, ma gli occhi spenti e i tratti del suo viso teso lo rendevano più vecchio.
Mentre osservava il lupo mannaro bere l'acqua dal lago, caricò la sua pistola di strani proiettili e appena prese la mira, sparò senza esitazione sulla schiena della creatura, facendola rantolare dal dolore.
-MUORI- urlò il cacciatore, ma non si accorse che appena era uscito dal suo nascondiglio, il lupo mannaro gli era già addosso, ringhiando e scoprendo le zanne furiosamente.
Il giovane cercò di liberarsi, e scoprendo un coltello dalla lama argentata dal suo stivale di pelle, ferì sulla spalla la mostruosa bestia che ruggiva imbestialita.
-Tu l'hai uccisa! HAI UCCISO WENDY! Maledetta creatura infernale!- Urlò inferocito il ragazzo, che con destrezza cominciò a schivare le zanne e gli artigli dell'animale, guadagnandosi solo pochi graffi: la situazione in cui si trovava non era una delle migliori.
Il lupo mannaro prese a tirare pugni e artigliate a destra e a manca, gli occhi iniettati di sangue facevano diventare arancioni gli occhi giallo-brillante della creatura.
Dopo vari affondi da parte del ragazzo dai occhi neri, la bestia si ritrovò alle strette; inzuppata di sangue fresco e con varie ferite gravi all'addome, mugolava indebolita, cercando di scappare via dal suo cacciatore.
-Questo è per te, Wendy- con un balzo, il giovane si ritrovò sopra l'animale, cercando di tagliarli la gola, ma quest'ultimo si divincolò e con una zampata scaraventò con un urlo il ragazzo nel lago. Il lupo mannaro si accasciò piano su una sponda, rantolando e mugolando dolorante, finché un luccichio d'argento non li guizzò davanti all'occhio e non gli fece chiudere gli occhi definitivamente, trasportandolo nella silenziosa morte del luogo.
Il ragazzo guardò sorridendo sadicamente all'animale immobile, mentre le prime luci dell'alba facevano capolino nella foresta, una strana luce avvolse la bestia inerte di colpo, prendendo alla sprovvista il giovane, il quale sorriso contorto si tramutò in una smorfia di terrore puro, facendolo urlare di paura. Cascò sulle sue ginocchia e si prese il viso fra le mani, mentre lacrime salate sgorgavano dagli suoi occhi.
Quello che un momento prima era una bestia, ora era una figura minuta di una giovane ragazza dai capelli turchini raccolti in due codini alti. Il suo corpo nudo era ricoperto da ferite e tagli di sangue, che zampillava ancora piano e tingendo il terreno sotto di lei di cremisi.
Romeo si avvicinò alla ragazza, prese il suo corpo tra le mani tremolanti e gridò con tutta la voce che aveva in corpo, scoppiando a piangere di nuovo.
-Perdonami, non sapevo fossi tu, non lo sapevo...-
Il ragazzo pianse ancora e diede un ultimo bacio alla sua amata, rimanendo con il suo corpo tra le braccia, furioso e arrabbiato, rimpiangendo il suo errore, il quale non se lo sarebbe mai perdonato.
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