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OneShot-Miraxus

Seduta su un divano nero di un soggiorno, una ragazza dai occhi color zaffiro guardava il soffitto con le mani poggiate sulle sue ginocchia, i raggi solari battevano su delle finestre prive di tende, dei muri azzurri erano tempestati di cornici pendenti con varie foto, foto in cui quella ragazza non appariva mai.

Un sonoro sospiro si sentì rompere quel silenzio insopportabile, la giovane si alzò facendo volteggiare il suo lungo abito nero che toccava il pavimento, mentre un fiocco del medesimo colore, le adornava il collo.

Il viso della ragazza era inespressivo anche se un piccolo sorriso si fece capolino sulle sue labbra, ella si mise a fissare un gomitolo di lana poggiato su un tavolino di legno e respirò profondamente; Chiudendo gli occhi senti una leggera brezza avvolgerla, tese la mano con il palmo rivolto verso il gomitolo e riaprì gli occhi velocemente.

Sollevati

Sollevati

Sollevati. Ora!

Il gomitolo rosso dapprima tremolò leggermente, ma poi pian piano cominciò a sollevarsi fino ad essere all'altezza del busto della ragazza.

La giovane questa volta ridacchiò divertita e srotolò il gomitolo usando solo la sua mente.

Quando finì di intrecciare i fili di lana a mo' di treccia, gli srotolò e gli ricompose nella loro forma originale.

"Se Lei mi vedesse sarei davvero nei guai anche se sembra che non siano svanite queste capacità"

La ragazza guardò il palmo della mano che era stato precedentemente teso, sorridendo tristemente, quando la porta di ingresso si spalancò di colpo, rivelando la figura di una donna dai lunghi capelli neri e dai occhi color grigio topo.

"Mira...sei qui...perché sei qui? Ah giusto dobbiamo andare da quel dottore...perché sei mentalmente spostata..."

Mira sospirò piano per evitare di farsi sentire, la donna la guardò in cagnesco, mentre si sistemava la lunga gonna bianca attillata sui fianchi,sbuffava in continuazione, indossava anche un maglione verde, nonostante fosse già arrivata la primavera.

La signora sembrava quel tipo che odiava essere contraddetto anche per le minime cose, quindi Mira pensò bene di non chiederle nulla riguardo a come si era vestita, altrimenti sapeva benissimo come sarebbe finita.

"Ancora con quel maledetto vestito nero, perché per una volta non ti vesti normalmente eh?"

Sbraitò la dama passandosi tra i capelli le mani raggrinzite, piene di piccoli, ma visibili taglietti. Mira la guardò silenziosamente non osando fiatare.

La donna le si avvicinò velocemente e alzò la mano cercando di schiaffeggiarla, ma ormai per Mira quella era una cosa normale, si limitò solamente a scansarla velocemente e a guardarla freddamente.

"VISTO NON SEI NORMALE! MI HAI LETTO NEL PENSIERO ECCO PERCHE' SEI RIUSCITA AD EVITARMI! STREGA!"

Sempre la stessa storia, sempre le stesse parole.

"NON CAPISCO PERCHE' SEI QUI! HAI DICIANNOVE ANNI! VAI A VIVERE DA SOLA!"

Urlò Lei, prese un vaso pieno di peonie bianche che si trovava sul tavolino di legno e lo scaraventò sul pavimento rompendolo.

Mira fissò il tutto impassibile e cominciò a contare mentalmente.

1

2

3

4

5...

L'espressione della donna cambiò drasticamente; Da furiosa diventò calmo, i tratti del viso, precedentemente tesi, si addolcirono e gli occhi grigi brillarono appena si posarono su Mira. Lei le sorrise felicemente, per poi avvicinarsi a lei ed abbracciarla.

"Oh Mira cara, sei finalmente venuta a visitarmi, sono passati mesi da quando ti ho visto!"

Sono passate esattamente cinque ore dall'ultima volta che sei stata qui...

Pensò la ragazza ricambiando riluttante l'abbraccio.

"Oh ora mi ricordo! Dovevamo solo andare a parlare con quel dottore per quei brutti incubi che ti opprimono! E' meglio se ci sbrighiamo! Dopo ti preparerò i biscotti allo zenzero che ami tanto!"

Mira guardò quella donna ricacciando le lacrime indietro, singhiozzò piano e uscì dal suo appartamento con le lacrime ai occhi, era tutta colpa sua... mentre Lei le parlava di cose riguardanti il suo lavoro da segretaria, la giovane senza accorgersene, fece tremare i lampadari dell'appartamento, giusto mentre vi usciva da questo.

Dopo una decina di minuti in macchina, percorrendo strade e strade di Magnolia City, arrivarono ad un grande edificio dalle vetrate color blu elettrico e dalle pareti bianche.

Mira odiava quel posto, odiava i dottori, odiava essere lì, odiava quel che Lei doveva passare; Si era ripromessa che se ne sarebbe andata via, lontano da tutti, ma quella promessa pareva sempre più lontana man mano che i giorni passavano.

"Andiamo..."

Disse la ragazza, mentre Lei la prese a braccetto.

"Aggiungici il "Mamma" la prossima volta"

Mira non disse nulla, appena uscì dal parcheggio dell'enorme struttura bianca, si diresse seguita dalla donna all'ingresso principale dell'ordinazione.

Appena entrarono in quella stanza dall'odore insopportabile di amuchina, Lei si precipitò sul dottore e cominciò a tempestarlo di parole sconnesse, iniziando anche a piangere.

"LA PREGO DOTTORE SALVI MIA FIGLIA STA MORENDO STA MORENDO!"

La donna cercò di strapparsi i capelli, ma venne fermata dall' uomo che le somministrò subito un tranquillizzante potente, la dama continuò a dimenarsi ma dopo un po' cedette e venne fatta stendere su un lettino, Mira guardò il tutto trattenendosi dal piangere, mentre un nodo alla gola cominciò a soffocarla, facendola respirare affannosamente.

"Signorina mi faccia il favore di uscire da qui, dobbiamo iniziare subito la terapia con sua madre, alla fine di quest'ora le chiederò di dirmi come si comporta a casa la signora"

Mira uscì velocemente fuori senza badare alle parole dell' uomo, sospirò e si prese il volto fra le mani.

Le luci del corridoio in cui si trovava la ragazza cominciarono a lampeggiare violentemente, fino a far saltare definitivamente la corrente elettrica.

Mira si guardò intorno e per un attimo si dimenticò dei suoi problemi, sentì un brivido percorrerle il dorso della schiena, il lungo corridoio era diventato improvvisamente vuoto, le persone di cui prima sentiva le voci erano come svanite, decise di andare dove l'istinto la portava e si mise a correre per i bui corridoi, tenendo il lungo vestito nero per evitare di cadere.

La sensazione che aveva sentito formarsi ora le stringeva lo stomaco, continuò a correre fino a che non si scontrò con qualcuno e finì per cadere sul pavimento di marmo, dove un dolore acuto alla schiena la fece annaspare.

"Mi scuso per esserle venuta addosso"

Disse Mira aprendo gli occhi e spalancandogli sorpresa mentre si metteva a sedere, non credendo con chi si fosse scontrata.

"N...Nonno?"

Un nonnetto dai capelli appuntiti e bianchi, con un paio di baffetti guardò Mira con un sorriso a trentadue denti, saltandole addosso e abbracciandola fino a quasi strozzarla.

"Mira-chan da quanto! Ma guarda come sei cresciuta! Non ci si vede dalla festa del diploma dell'anno scorso!"

L'albina era ancora leggermente stordita dall'improvviso incontro con Makarov, la persona che lei aveva sempre considerato come suo nonno e non aveva visto da un anno, era davanti a lei a sorriderle come aveva sempre fatto da quando era piccola.

Calde lacrime cominciarono a solcare il viso di Mira, la ragazza non riuscì più a trattenersi, tutto intorno a lei cominciò a tremare, le infermiere e i dottori del corridoio in cui si trovava urlarono spaventati, l'albina scoppiò a piangere ancora di più, gli orologi e i dipinti appesi sulle pareti cominciarono a cadere uno a uno.

Makarov guardò Mira in lacrime e le girò intorno, appena vide le spalle scoperte, le diede un colpo lento ma deciso sulla nuca, facendola svenire; Tutto il tremare si fermò, la gente si calmò leggermente, non badando minimamente ad un vecchietto che in spalla portava una ragazza priva di sensi fuori dall'edificio.

Mira riprese coscienza dopo una buona mezz'ora, le palpebre erano pesanti e non volevano aprirsi, ma con un po' di forza di volontà, la ragazza si ridestò seduta sopra una panchina, giusto al di fuori dell'ospedale.

"Cosa mi è successo maledizione?"

Disse la ragazza passandosi una mano sulla nuca leggermente dolorante, il suo lungo vestito nero era leggermente spiegazzato e il fiocco legato precedentemente al suo collo era svanito.

"Mi sarà caduto da qualche parte..."

Pensò la giovane sospirando, mentre un fruscio la fece mettere in guardia, si girò velocemente verso la sua sinistra, rimpiangendolo immediatamente, in quanto il dolore alla nuca si era fatto più vivido.

Un leggero capogiro le fece chiudere gli occhi,nel frattempo una mano le si posò sulla spalla destra e la fece sobbalzare.

"Ah Mira-Chan stai bene?"

Mira riaprì gli occhi e vide Makarov tenderle quello che le sembrava una limonata.

"La testa mi fa leggermente male ma sto bene nonno o almeno credo"

Gli occhi color zaffiro della ragazza brillarono tristemente, mentre ella sorseggiava la fresca bibita.

"Mira-chan, come sta andando con la psicocinesi?"

L'albina spalancò gli occhi e guardò Makarov con terrore, il vecchio accorgendosene le sorrise dolcemente e le strinse la mano destra.

"Stai tranquilla, sapevo delle tue capacità da ormai un po' di tempo, in realtà è stato Laxus a parlarmene..."

Mira fissò incredula suo nonno, per poi guardare abbattuta il terreno.

Makarov fissò la ragazza per poi spostare la sua attenzione sul vestito nero.

"Lo stai ancora indossando...il vestito che mio nipote ti ha regalato"

La faccia di Mira si tinse di un tenue rosso, ma lei riuscì a mantenersi composta, nascondendo il suo lieve arrossamento.

"Laxus me l'ha regalato per il mio compleanno, quindi non ci vedo nulla di male nell'indossarlo..."

Il nonnetto guardò malizioso la ragazza ma ritornò subito serio.

" Ripetendo la domanda di prima, ti alleni a mantenere stabili le tue capacità mentali vero figliola? E tua madre dopo l'incidente ha cominciato a soffrire di Bipolarismo non e così?"

Tutte quelle domande che le facevano ricordare cose che lei odiava, fecero arrabbiare Mira, un lampadario che stava vicino alla panchina tremò pericolosamente, ma la ragazza si calmò velocemente.

"Non utilizzo spesso la Psicocinesi e Lei non so se mai riusciranno a curarla..."

Makarov la fissò serio in volto, raccolse una foglia dal terreno e la mise sul palmo sinistro di Mira.

"Falla fluttuare in aria, ragazza mia"

Mira fissò la foglia intensamente, calmò il suo respiro e con la forza della mente, la fece fluttuare sopra il suo palmo.

"Ora distruggila"

Disse il nonno deciso, la ragazza strinse la mano in un pugno ed eseguì l'ordine alla lettera.

"Brava, ora dimmi hai altre capacità oltre a questa?"

Mira scosse la testa e fissò il terreno quando si ricordò di Lei.

"Devo andare immediatamente dal dottore di Lei! Scusami nonno ora devo andare!"

Mira si alzò dalla panchina e salutò frettolosamente il vecchietto, ma prima si girò un'ultima volta e gli sorrise.

"La prossima volta nonno non mettermi K.O. d'accordo?"

La ragazza corse via e Makarov la guardò tristemente, prese dalla tasca destra dei suoi pantaloni bianchi il fiocco nero di Mira e sospirò.

"Ti ostini ancora a chiamare tua madre Lei dopo quell'incidente mia cara ragazza, cosa succederà allora quando Lui verrà da te? Devo aiutarti come meglio posso in questo periodo difficile..."

Dicendo così, Makarov se ne andò da quel posto pensieroso, mentre ombre del passato continuarono ad aggrovigliarsi intorno a Mira.

La visita era finita giusto quando ella ritornò dove stava Lei, il dottore la guardò con un viso inespressivo e assente, come se il solo stare con la madre della ragazza lo avesse stancato in un modo indescrivibile.

Un neurologo le disse che l'unica cosa da fare ormai per sua madre fosse l'ospedale psichiatrico; Gli attacchi dovuti alla violenza potevano diventare sempre più frequenti.

La giovane guardò incredula il dottore e spostò il suo sguardo su Lei, la quale le sorrideva giocando con l'orlo del suo maglione.

Appena le due rientrarono nell'appartamento di Mira, Lei si distese sul divano nero e vi si addormentò subito, la ragazza invece si chiuse in camera sua ad esercitare le sue facoltà mentali, ormai aveva preso una decisione; Allenare le sue capacità mentali per aiutare e difendere sua madre erano diventate grandi priorità per lei.

Passarono giorni da quella visita al dottore, gli attacchi, come predetto, si intensificarono; Mira ebbe non poche difficoltà a calmare sua madre e si guadagnò diversi lividi e graffi sulle braccia e le gambe.

La ragazza allenava costantemente le sue facoltà mentali, ma qualcosa cominciò a stringerle lo stomaco, la stessa sensazione che aveva avuto in ospedale si ripresentò, brividi e incubi di notte non le lasciavano tregua, facendole passare nottate in bianco.

Svegliarsi e somministrare le medicine giornaliere a Lei, ormai erano diventate imprese titaniche, la pelle di Mira, già pallida di suo, era diventata bianca come la neve, i continui mal di testa la rendevano facilmente nervosa ovunque andasse, la ragazza sapeva che sarebbe crollata, ma fece comunque un grande sforzo a prendere un autobus che conducesse fuori città, la giovane era diretta ad un ospedale privato.

Una stanza dall'odore dolciastro di vaniglia e monitor che controllavano i battiti cardiaci dei due pazienti stesi nei due letti vicini alla finestra.

Entrambi gli individui, un ragazzo e una ragazza, avevano in comune i corti capelli bianchi color latte, diverse bende fasciavano le loro teste e bracci.

Appena Mira entrò nella stanza diede un bacio ai due sulla fronte, accarezzò le loro chiome e li fissò tristemente, due lacrime le caddero sulle mani strette in pugni, mentre seduta su una sedia, guardava i suoi fratelli soffrire in quel sonno, forse eterno.

"Elfman...Lisana...perdonatemi per non avervi salvato..."

L'espressione di Mira esprimeva tristezza e rabbia, persa nei suoi pensieri, non sentì la porta della stanza aprirsi e rivelare una figura a lei familiare.

"Mirajane?"

Una voce maschile che si udì a malapena, fece girare la giovane, la quale fissò il ragazzo che stava inchiodato alla porta della camera con gli occhi spalancati.

Il giovane aveva capelli biondi e appuntiti, una cicatrice a forma di saetta passava per l'occhio destro fino alla guancia, era vestito con semplici pantaloni neri, una camicia viola e una pelliccia nera, delle cuffie erano posate intorno al suo collo con la musica ancora accesa.

"La...Laxus?!"

Mira quasi si strozzò con la sua stessa saliva, prima rivedeva Makarov ora vedeva dopo quasi un anno il suo amico d'infanzia, il ragazzo per cui provava forti sentimenti confusi tra loro.

Mirajane, spinta da una forza misteriosa, si buttò su Laxus, facendo cadere entrambi sul pavimento freddo.

"Oi donna cosa ti ha preso di col..."

La ragazza guardò dritto nei occhi il giovane, il zaffiro si scontrò con l'arancione, Mira sorrise calorosamente con le lacrime ai occhi e l'abbracciò ancora di più.

"Finalmente ti rivedo"

Il ragazzo non sapeva cosa dire, guardò l'albina singhiozzare tra le sue braccia e la strinse a sua volta in un abbraccio caloroso.

"Tranquilla...andrà tutto bene Mira, ora smettila di piangere, sai che le lacrime non ti donano"

Appena i due si staccarono, Laxus asciugò subito le lacrime della ragazza e le sorrise per poi darle un colpetto in testa, che fece grugnire la giovane per il dolore.

"Da quando Majin Mirajane piagnucola così tanto eh? Tira fuori il tuo coraggio e raccontami tutto quel che ti è successo"

Mira smise di piangere e lanciando un ultimo sguardo ai suoi fratelli, si diresse fuori da quel posto e ritornò a Magnolia City con Laxus, Il sole ormai calava all'orizzonte e le tenebre cominciavano a farsi sempre più vivide.

I due giovani parlarono a lungo, Mirajane non tralasciò nessuna parte dell'incidente e di tutto quello che le era successo.

Laxus ascoltò sempre attentamente, anche se appariva calmo, la rabbia cominciava a ribollirgli nelle vene, come si era permesso quel verme a ferire Mira? Come aveva osato farla soffrire?

Dopo la lunga chiacchierata, l'albina si era accorta che era già tardi, aveva paura che a Lei succedesse qualcosa, salutò Laxus e cercò di andarsene, ma il ragazzo la fermò abbracciandola da dietro e sussurrandole parole di incoraggiamento, con un veloce movimento delle mani, rimise il fiocco nero al collo di Mira e le diede un bacio sulla fronte.

"Se avrai bisogno di me, vieni a trovarmi a casa, ci sarà anche il vecchio"

Detto questo Laxus se ne andò via, lasciando una Mirajane rossa in viso.

"Ma che mi sta prendendo?"

Disse ad alta voce la ragazza dirigendosi verso casa con aria sognante, ma la sensazione di pericolo e di paura non era sparita...

Appena varcata la porta del suo appartamento, Mira sentì un qualcosa opprimerla fortemente, i suoi sensi erano allerta, l'ingresso era normale ma uno strano profumo estraneo si fece strada nelle narici delle ragazza facendole spalancare gli occhi terrorizzata.

Si precipitò in soggiorno e non trovando Lei sul divano si allarmò subito, perlustrò tutto il piccolo abitacolo ma non vi trovò anima viva.

Mira guardò disperatamente le finestre aperte e un orribile pensiero si fece strada nella sua mente, si poggiò piano al balcone dell'appartamento, che si trovava al secondo piano e fissò la strada deserta, sospirò sollevata non notando nulla di strano, ma un lampeggiare catturò la sua attenzione e vide che il telefono di casa aveva un messaggio vocale non ascoltato.

Appena la segreteria partì la sensazione opprimente si fece insopportabile, quando una voce maschile e rauca si diffuse per l'appartamento, Mira quasi cadde inciampando sui suoi stessi piedi mentre il suo viso veniva contorto in una smorfia di terrore puro.

"Miruccia da quanto non ci sentiamo, ti è mancata la voce del tuo caro paparino? Ah se stai cercando la mamma lei e qui con me nell'hotel "Honey&Love" immagino tu sappia dove si trova"

Una risata sinistra e agghiacciante proruppe e nel messaggio si sentivano chiaramente le urla femminili di una donna.

"Ci vediamo sopra il tetto del posto, sono sicuro che ti divertirai qui...c'è anche un biondino che sente la tua manca..."

Il telefono si sbriciolò, Mira infuriata distrusse pure i vetri delle finestre e buttò la porta d'ingresso a calci, uscendo velocemente dall'edificio e dirigendosi alla periferia di Magnolia City, pronta ad incontrare il Mostro.

Arrivata all'hotel, Mira non si scomodò minimamente di andare alla reception, quando una donna le chiese se voleva trascorrere una notte in quel posto, l'albina la fulminò con uno sguardo, facendola tremare di paura.

Fare tre rampe di scale in un vestito non era il massimo, ma Mira non si sarebbe fermata, doveva proteggere le persone a cui voleva bene, questa volta avrebbe lottato.

Appena raggiunse il tetto, notò immediatamente la grande piscina d'acqua, non c'era anima viva, ma Mira sapeva che il suo nemico si stava celando da qualche parte.

"Miruccia cara, quanto sei cresciuta!"

La stessa voce del messaggio telefonico, solo più maliziosa e malvagia, la fece girare di scatto.

Un uomo sulla trentina dai lunghi capelli bianchi raccolti in una coda bassa e dai occhi color acquamarina, fissava con un ghigno l'albina, la quale si mise subito in difensiva.

"Dove sono Laxus e Lei?"

Urlò Mira tremando leggermente, non avrebbe mostrato la sua paura celata, non avrebbe mostrato la sua debolezza, non sarebbe mai caduta in ginocchio di fronte a quel mostro.

Appena Lui udì la domanda della ragazza, cominciò a ridere in modo psicopatico e si coprì l'occhio sinistro con una mano.

"Sono esattamente dietro di me, quella donna pazza e quell'idiota che voleva interferire con i miei piani"

Mira riuscì a scorgere due figure dietro l'uomo, le quali erano legate e prive di sensi.

"Se hai fatto loro qualcosa ti ammazzo"

Disse digrignando i denti la giovane, si avvicinò velocemente a Lui e gli diede un calcio nello stomaco facendolo arretrare, gli assestò anche un gancio destro nella faccia, facendolo grugnire dal dolore.

"Sei sempre stata forte, peccato tu sia solamente una povera idiota che perde tempo inutilmente con gente stupida"

Disse l'uomo indicando le figure dietro di lui e pulendosi le labbra sporche di sangue.

Mira cominciò ad infuriarsi sempre di più, un vento gelido si innalzò, figlia e padre si guardarono con gli occhi colmi di odio e di vendetta.

"E' tutta colpa tua se mamma è in questo stato! È colpa tua se Lisana e Elfman sono in coma, è colpa tua se sono diventata pazza!"

L'uomo ascoltò sbadigliando annoiato e prese dalla giacca di pelle che indossava un coltello da cucina.

"Sinceramente se moriste tutti non mi importerebbe, tu e gli altri due idioti siete stati uno stupido errore, mentre la donna non è altro che una pazza malata, all'ospedale volevo eliminarla, ma vedendo te mi sono allarmato e me ne sono andato"

Lui ridacchiò di nuovo e si buttò su Mira senza preavviso, ferendola al braccio destro e dandole una testata che la fece arrabbiare ancora di più.

"Vuoi saperla un'altra cosa Mirajane? L'incidente non era stato provocato perché ero ubriaco, era stato tutto intenzionale, beh la tua sopravvivenza e dei altri tre non era prevista, ma uccidervi ora sarà comunque una cosa dolce"

Mira guardò incredula l'uomo e si coprì la bocca con le mani, fiotti di lacrime cominciarono a scenderle lungo le guancie e l'incidente di quella terribile sera le passò davanti ai occhi.

"Padre lasciami guidare l'auto, hai bevuto tre bicchieri di vino e lo sai che la tua resistenza all'alcool è bassa!"

Disse Mira, la quale venne schiaffeggiata dall'uomo e messa a tacere con sbraiti e urla.

La madre era seduta nei sedili posteriori, consolando una Lisana spaventata, Elfman stava dormendo, probabilmente perché Lui gli aveva somministrato un tranquillizzante potente.

L'auto cominciò ad andare a destra e sinistra, non riuscendo a riportarsi sulla carreggiata giusta, finì con lo scontrarsi con un camion...

"Nell'incidente sono stati rinvenuti nell'auto, quasi del tutto distrutta, quattro civili, il padre con la moglie e tre figli probabilmente. L'uomo è riuscito a cavarsela con alcune fratture del braccio destro e della gamba sinistra, la madre è due dei figli sono in comatosi mentre la figlia maggiore ha dovuto subire una trasfusione di sangue in quanto ha riportato tagli profondi sullo stomaco e la testa"

Mira guardò con un odio inimmaginabile l'uomo che le stava davanti, con un urlo disumano si buttò sull'uomo e cominciò a riempirlo di botte.

Lui cercò di dimenarsi, con il coltello ferì Mira sulla faccia, tracciandole una ferita lunga che percorreva tutta la guancia sinistra, il tutto nella speranza che la ragazza si spostasse, ma la giovane era fuori di sé, graffiava e tirava pugni, fin quando non si stancò.

Lui ormai era pieno di lividi e graffi, ma il tutto lo rendeva ancora più terribile di prima, invece di essere spaventato, un ghigno si formava sul suo viso rendendolo agghiacciante.

"Ah Mira sei cresciuta davvero un sacco, peccato tu e gli altri due siate venuti al mondo totalmente indesiderati, oh te lo avevo già detto no? Sai però qual è stata la parte più divertente di tutto l'incidente? Il fatto che quella donna aveva capito che la stavo tradendo con altre e il fatto che sia venuta in questo stesso hotel a smascherarmi con voi tre rompiscatole! Divertente come siate finiti male!"

Un'altra risata psicopatica si diffuse nell'aria e fece rabbrividire Mira, la quale sentendo tutte queste cose, si sentiva sempre più debole e disperata.

"Ora mia cara, non ti ho chiamato qui per parlare, ma per uccidere te, quella donna e gli altri due, poi scapperò via da qualche parte, questa è la mia unica ragione per cui sono ritornato dalla Francia attualmente, altrimenti sarei rimasto lì..."

L'uomo smise di parlare e fissò sua figlia sorridendole.

"...ma il solo pensiero di voi abominevoli idioti ancora in vita mi faceva rabbrividire"

Come per dimostrare vera questa sentenza, si mise in una posa teatrale come se avesse la pelle d'oca.

"Ora mia cara buona nott..."

All'improvviso una fune si attorcigliò al collo di Lui, una figura dietro di lui iniziò a stringere la corda sempre di più, finchè l'uomo non cominciò ad annaspare per l'aria.

"Lascia stare la mia Mira in pace!"

Urlò Laxus all'orecchio di Lui il quale, anche in assenza di aria ridacchiò divertito.

"Tutto questo...era programmato"

Prendendo una pistola da una tasca all'insaputa di Laxus, l'uomo la puntò alla figura paralizzata di terrore di Mira e mirò al cuore.

"Sogni d'oro ragazzina"

Quando il biondo si accorse dell'arma in mano a Lui, ormai era troppo tardi, il grilletto venne premuto e con un colpo colpì l'albina dritto al cuore.

Laxus urlò straziato e lasciò la corda, un errore gravissimo in quanto l'uomo si girò e con un altro sparo, colpì il giovane nella coscia, facendolo gridare di dolore.

"Fuori due!"

Disse ridendo Lui, mentre si avvicinava pericolosamente alla donna ancora priva di sensi, ma un improvviso rumore lo fece girare di colpo verso la piscina e gli fece spalancare gli occhi.

"Sei davvero un padre pessimo..."

Disse la giovane gelida, mentre l'acqua le danzava attorno pulendo la ferita che sanguinava copiosamente.

Laxus guardò la ragazza con stupore e leggera paura, davanti a lui non stava la sadica e gentile Mira, ma una persona fredda e con uno sguardo assassino, davanti a lui stava un vero e proprio demone.

"Non sapere nemmeno che tua figlia ha la destrocardia, patetico"

Un'onda gigantesca si plasmò in un enorme mano dietro Mira e andò a colpire l'uomo incredulo e terrorizzato, che a corto di colpi, stava cercando di scappare dal tetto.

"Ho sopportato i tuoi abusi a sufficienza, mi ero rifiutata di credere che mia madre avesse il bipolarismo e problemi psichici, ho evitato pure di chiamarla "mamma", credendo che fosse colpa sua per quello che era successo, sono stata una stupida, ma credimi non me ne starò buona a subire, ti farò passare l'inferno"

Laxus guardò il tutto con uno strano sentimento nel cuore, inquietudine o ammirazione non ne era certo, ma appena riuscì a rimettersi in piedi, se ne andò vicino alla madre di Mira.

"Quella è la mia ragazza"

Sussurrò con un sorriso Laxus.

Mira intanto aveva ridotto ad uno straccio Lui quasi affogandolo innumerevoli volte, era un gioco al gatto e al topo, la ragazza lasciava che l'uomo tentasse di scappare, per poi riprenderlo di nuovo fra le sue fauci.

"Questo è per aver fatto soffrire la mia famiglia!"

Con un enorme onda d'acqua la ragazza scaraventò Lui nella piscina mantenendo il suo corpo a mezz'aria dall'acqua.

"Questo è perché sei un pazzo psicopatico che non merita di vivere! MUORI!"

L'acqua inghiottì Lui, il quale scalciava il più possibile in cerca di aria, ma senza nessun effetto.

L'uomo stava per affogare, quando da dietro Mira, apparve Laxus , il quale abbracciò la ragazza e la fece sobbalzare.

"Ora smettila Mira, ti stai facendo solo del male così, capisco che tu sia arrabbiata e ferita, ma pensa a cosa ti direbbero Lisana ed Elfman, non vorrebbero mai vedere la loro sorellona soffrire così tanto"

La giovane smise di controllare l'acqua, la massa del liquido precedentemente manipolata dalla ragazza fuori dalla piscina, si abbatté sul tetto.

"Laxus io..."

Mira scoppiò a piangere e con un immenso sforzo di volontà fermò le lacrime, mentre Laxus le accarezzava la testa e la rassicurava con parole dolci.

"Andrà tutto bene"

Dopo quella nottata, i poliziotti vennero sulla scena dell'accaduto guidati da Makarov, il quale gli aveva informati di tutte le malefatte e le azioni criminali commesse da lui, facendolo arrestare immediatamente.

Laxus e Mira si ritrovarono in ospedale ad essere operati, anche se la ragazza era in condizioni ben più gravi.

Dopo tre mesi di riabilitazione, i due ragazzi furono in grado di ritornare a casa, la madre di Mira tuttavia fu costretta a rimanere in un ospedale psichiatrico per via dei suoi disturbi mentali.

Una notizia che fece gioire l'albina in questo periodo grigio era che Lisana ed Elfman si erano finalmente svegliati dal coma e che si stavano pian piano riprendendo.

Mira andò un pomeriggio a visitare Laxus e Makarov nella loro casa, per l'occasione aveva deciso di indossare un lungo abito color rosa stile ottocentesco, aveva deciso di non esser più triste ed oppressa da cose tristi e di finalmente godersi la sua giovinezza.

"Quindi nonno non ho la facoltà di controllare l'acqua, ma la mia psicocinesi si è potenziata facendomi spostare masse anche liquide giusto?"

Disse l'albina sorseggiando l'infuso alle erbe di Makarov, mentre Laxus le stava seduto vicino davanti ad un tavolino di mogano nero.

"Esattamente figliola, ma ora non pensare a queste cose, pensiamo invece al matrimonio"

Mira guardò confusa il nonnetto, il quale le sorrise malizioso.

"Quale matrimonio?"

Chiese Laxus interrogativo mentre Makarov tirava fuori da uno scaffale una scatola nera e gialla a pois.

"Ma del vostro matrimonio ovviamente! Ho già preparato i biglietti per gli invitati, preso già le fedi nuziali e persino ordinato la vostra torta! È di una squisitezza unica ve lo garantisco! Allora quando iniziamo a preparare i vestiti?"

Mira avvampò come una furia mentre Laxus rimproverava suo nonno con un leggero rossore sul viso che gli cresceva sempre di più.

Makarov non notò però che i due si tenevano le mani sotto il tavolo e sorridevano segretamente a tutta quella ridicola situazione, una situazione che si sarebbe realizzata nel futuro non molto lontano.

Conteggio Parole: 4.776

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