Gajevy AU
Trama: Nel Giappone medievale, ove youkai e umani convivevano non molto pacificamente, una kitsune, Levy, e un umano, Gajeel, crescono fianco a fianco, legati da una profonda amicizia, ma questo loro sentimento, si trasformerà forse in qualcos'altro?
Levy's Pov:
L'autunno era arrivato, le afose giornate dell'estate erano solo un dolce ricordo. Le notti, prima fresche, diventavano sempre più gelide, mente il vento del Nord, iniziava ad alzarsi sempre di più.
Un pomeriggio, ero seduta sul ramo della Grande Quercia, un albero vecchio come mia nonna, la quale aveva ben cinquecento anni.
Guardai il sole brillare, i raggi colpivano dolcemente le foglie verdi del maestoso albero, il quale a differenza di altri, non cambiava mai il colore del suo fogliame.
Una brezza leggera si alzò facendomi rabbrividire, ormai indossare kimono leggeri, stava diventando fuori discussione, in quanto non tenevano molto caldo.
Presi il mio flauto traverso e decisi di suonare un po', appena poggiai le mie labbra sulla testata e vi soffiai, produssi un dolce suono, il quale cominciò a cullarmi, finché la melodia che creavo non divenne sempre più allegra, facendomi totalmente immergere nella canzone.
Non avevo più freddo, tutto quello che provavo era solo un senso di calma e piacere, sentivo la musica e il canticchiare di alcuni uccelli.
Non badando a quello che mi circondava, continuai ancora a suonare, finché le mie orecchie volpine non sentirono un lieve fruscio, facendomi smettere all'istante.
Aprì gli occhi sbattendo le palpebre velocemente, poggiai il mio flauto dentro l'obi e mi misi in piedi sul ramo, rimanendo in equilibrio.
"Smettila di nasconderti chiunque tu sia, non far arrabbiare una Zenko, altrimenti potrebbero capirti cose...spiacevoli"
La mia coda si rizzò, il pelo rosso cominciò a fremere, mentre le orecchie captavano ogni minimo suono.
Fra le Kitsune, le Zenko erano quelle pacifiche, altre invece erano una rottura enorme, il solo stare con loro mi veniva voglia di ammazzarle.
Annusai l'aria ancora diffidente, il paesaggio era lo stesso, la Grande Quercia era al centro di una piccola radura, circondata da una fitta foresta, brulicante di notte di youkai.
I molti cespugli erano dei buoni nascondigli, ma al fiuto di un animale o spirito, erano inutili.
Un altro rumore si sentì, questa volta saltai dai rami dell'albero e atterrai sull'erba fresca a piedi nudi.
"Bene, se vuoi giocare a nascondino, giochiamo"
Affinai i miei sensi volpini, respirai a pieno, e seguì il mio istinto, infiltrandomi nel cuore della foresta.
Saltai spesso da albero ad albero, avendo una vista migliore dall'alto, ma per un secondo abbassai la guardia, immersa nei miei pensieri, facendomi colpire da qualcosa, rimanendo così immobilizzata a mezz'aria. Inutile dire che mi schiantai sul terreno con un sordo tonfo.
"Maledizione!"
I miei capelli turchini stavano assumendo tonalità nere, la mia coda diventava sempre più lunga, mentre le zanne si allungarono fino a sporgere da sotto il labbro superiore.
"Ghihi, la piccola topastra si è arrabbiata"
Una voce maschile mi sussurrò all'orecchio destro, facendomi calmare all'istante, la mia trasformazione in kitsune smise, facendomi riprendere piano piano, i miei tratti umani.
"Gajeel, brutto bastardo, togli il sigillo dalla mia schiena"
Il ragazzo mi guardò malizioso, mentre io cercavo di divincolarmi dalla forza del talismano magico, la mia hoshi no tama brillò leggermente.
Sussultai sorpresa, quando Gajeel prese il mio gioiello dal fermaglio incastonato nei miei capelli, cominciando a giocarci, come se fosse un sasso preso per strada, lanciandolo addirittura anche in aria.
"Redfox, ridammi la mia hoshi no tama, subito"
Cercai di mantenere la calma, ma la mia voce mi tradì, facendomi imprecare mentalmente.
La sfera che conteneva un pezzo della mia anima, la mia sfera stellata, ecco cos'era quel gioiello.
Il ragazzo che stava davanti a me e che rideva divertito, non era altri che il mio amico d'infanzia Gajeel, un esorcista scemo che si divertiva a prendermi in giro.
"Mi chiedo cosa accadrebbe se ora decidessi di ricattarti, io ti ridò la sfera, tu diventi mia serva, d'accordo?"
Disse il ragazzo beffardamente, battendo con il suo bastone da monaco sul terreno e creando un tintinnio allegro.
Inutile dire che arrossì diventando un tutt'uno con la mia coda fulva, mentre cercavo ancora di liberarmi.
"Gajeel non voglio più giocare, distruggi il sigillo, ora"
Guardai attentamente quell'idiota e vidi i tratti del suo viso indurirsi per un attimo, prima di sedersi a terra vicino a me, e rimettermi il gioiello nel mio fermaglio.
"Lo sai che il Gran Monaco mi ha detto che è tempo di sposarmi? Ci sono già giovani donne che vogliono un bambino da me"
Una sensazione orribile mi avvolse le interiora, come se qualcuno mi avesse fatto ingoiare pietre pesanti.
Mi ero scordata che Gajeel era un umano, maschio per giunta, e che presto o tardi, si sarebbe dovuto sposare con qualche bella donna, dimenticandosi di me e del Grande Monaco, suo nonno e maestro.
Il talismano che era stato poggiato sulla mia schiena, si dissolse in una fiammata, e con il fuoco che mi avvolgeva, mi trasformai in una kitsune.
"Uou, cosa stai facendo Levy?"
Gajeel spalancò gli occhi paralizzato, ancora seduto sul terreno, esclamò sorpreso quando gli balzai addosso e lo intrappolai con le mie enormi zampe, posatesi sul suo torace.
"Levy? Perché diamine stai facendo questo? Lasciami andare non respiro!"
"Gli uomini sono scemi"
La mia voce risuonò nella mente del buzzurro, mentre la mia lunga coda si rizzò insieme alle orecchie, rendendo il ragazzo sotto le mie zampe, ancora più confuso di prima.
"Vuoi davvero sposare un'umana Gajeel?"
Questa domanda parve sorprendere l'idiota, il quale per un istante mi guardò sorpreso, per poi scoppiare in una risata che si diffuse per tutta la foresta.
"Quindi sei solo gelosa!"
Sentì il mio manto rizzarsi ancora di più, questa volta non per rabbia e gelosia, ma per imbarazzo.
"Non sono gelosa!"
Ripresi le mie sembianze umane passandomi sulla nuca una grande foglia, non diedi il tempo a Gajeel di ridacchiare ancora, in quanto tappai la sua bocca con un dolce bacio, facendolo zittire in un secondo.
"Sono io la tua donna, non dimenticartelo mai umano"
Vidi Gajeel passarmi un braccio sulla vita ed abbracciarmi, mentre con la mano sinistra prendeva dolcemente il mio viso, dandomi un bacio appassionato, dove le nostre lingue si scontrarono, dando inizio ad una dolce danza, mandandomi così in estasi.
Interrupi il bacio in cerca di aria, mentre le mie guancie andavano a fuoco. Gajeel stava annaspando leggermente, ma a differenza di me, ghignava malizioso al mio viso imbarazzato.
"Non ci sarà mai nessun'altra donna nella mia vita oltre a te, Levy."
Arrossì ancora di più, non riuscivo ad incrociare lo sguardo del ragazzo, trovando il terreno molto più interessante.
"Ora...che ne dici se andiamo a far l'amore?"
Un rumore secco si sentì risuonare per tutta la foresta, spaventando gli uccellini e i piccoli animaletti che erano sbucati dalle loro tane.
Lo schiaffo che avevo dato a Gajeel, gli dipinse la guancia destra di rosso, facendolo cadere sul terreno fangoso, e sporcando la sua toga nera di melma.
"Voi stupidi maschi, pensate solo a quello!"
Lo guardai stizzita, mentre la rabbia mi aveva fatto perdere quel poco di calma che avevo.
"Stavo scherzando Levy, aspetterò la prima notte di nozze! Anche se tu hai centoventi anni e io solo trenta..."
Se prima ero arrabbiata, ora persi le staffe, prendendo per il collo Gajeel a mo' di pollo, e scuotendolo violentemente.
"Stai cercando di dire che sono vecchia, eh? Ti farò diventare mio schiavo, altro che esorcista, diventerò peggio di un demone!"
Il ragazzo mi prese per i polsi e le mie mani si staccarono dal suo collo. Cercai di divincolarmi, ma lui mi baciò con forza, ridacchiando divertito.
"Ti amo"
Quelle parole smisero qualsiasi atto di resistenza da parte mia, e il mio cuore cominciò a battere a più non posso. Distolsi lo sguardo dal terreno ed incrociai due occhi color ossidiana, guardarmi con infinita dolcezza.
"Ti amo anche io Gajeel"
Conteggio parole:1.315
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