1
Prese la sua testa fra le mani scompigliandosi i capelli.
Cosa aveva di sbagliato?
Si battè la mani in testa, come per far uscire tutti i pensieri che aveva da lì.
Si era ridotto a doversi nascondere in uno scantinato.
Ma la polizia l'avrebbe trovato.
Felix lo sapeva che l'avrebbero trovato. Non poteva scappare dai suoi sbagli.
Si sa, la ruota gira e prima o poi il karma colpisce tutti.
Ma lui non voleva.
O meglio voleva, ma non del tutto.
Era sempre così confuso.
La sua vita era confusa.
Quella sera stava solo passeggiando per le strade di Orlando, non aveva qualcosa in mente.
Non aveva realmente programmato niente. Non aveva un piano. Non sapeva perchè avesse una pistola in tasca quella sera.
Almeno non credeva.
Era da poco uscito da casa.
Dopo l'ennesima volta che il padre l'aveva picchiato in preda all'alcool, ripetendogli quanto lui fosse sbagliato. Quanto fosse un errore, un rifiuto.
Perchè in effetti in lui c'era davvero qualcosa di diverso. Di sbagliato
Felix provava attrazione per le persone del suo stesso sesso.
Aveva una concezione diversa dell'amore rispetto ai normali canoni.
E la cosa era sbagliata.
La cosa era troppo sbagliata.
Lui stesso era sbagliato.
Stava scalciando qualche sasso mentre era immerso nei pensieri.
La mano gli scivolò dalla tasca.
Provava solo rabbia, odio.
Odio verso se stesso, e chiunque fosse come lui.
Perchè erano solo degli errori.
Solo degli schifosi errori da eliminare.
Sbagliati. Troppo sbagliati.
Si strinse di più nella sua grande felpa scura, coprendosi meglio con il cappuccio.
Mentre attraversava il viale, gli capitò di posare lo sguardo su un locale.
Un locale gay, come citato nell'insegna.
Era abbastanza pieno, ma non eccesivamente.
Il sangue ribollì nelle vene di Felix che impugnò saldamente l'arma nella tasca.
Si sedette per un attimo nel marciapiede di fronte al locale e un sospiro lasciò le sue labbra carnose.
Chiuse gli occhi e ripensò a tuti i rimproveri del padre.
A tutti gli schiaffi, i calci e i pugni.
A tutte quelle volte che venne deriso, allontanato, emarginato per i suoi concetti, per ciò che era. Per ciò che non voleva essere, ma era.
E lì senti solo rabbia.
Disgusto, odio.
Si alzò determinato come non mai, ma calmo.
Non aveva del tutto il controllo della situazione.
Voleva solo una vendetta.
Potersi sfogare.
Entrò nel locale e rimase un attimo all'entrata.
Fissò attentamente tutte le persone all'interno, chi rideva, chi parlava con un amico, chi con la persona che amava.
Tutti errori, persone da eliminare. Solo sbagli.
Sospirò un ennesima volta, impugnando saldamente l'arma.
Strinse i denti, prima di uscire l'arma dalla tasca e sparare.
Sparare alla cieca.
Qualcuno avrebbe colpito.
Tanto ognuno di loro sarebbe dovuto essere eliminato.
Chi prima, chi dopo.
Intanto urla cominciarono a circondarlo, non riusciva più a capire cosa gli succedesse intorno.
C'erano tavoli rovesciati, persone che correvano, che gridavano, che piangevano.
Chi tentava di chiamare la polizia, chi cercava di salvare il salvabile, di avvisare qualcuno.
Ma nessuno si avvicinava a Felix.
Avevano tutti troppa paura.
Dopo pochi minuti però il ragazzo si fermò, cosciente del fatto che avrebbe dovuto scappare al più presto, se non voleva essere preso dai piedi piatti.
Riposò la pistola nella tasca e si guardò finalmente intorno.
L'entrata era stata bloccata dal flusso di persone e dalla confusione che si era creata.
Felix sgattaiolò tra la folla, essendo estremamente magro, ed arrivò ad un'uscita secondaria.
Uscì di fretta e furia tenendo stretto il suo cappuccio morbido e dopo essere uscito cominciò a scappare.
Scappare da ciò che era appena successo.
Scappare dal disastro che sapeva di aver combinato.
Scappare dal suo essere. Da se stesso.
Il suo correre furioso lo portò allo scantinato abbandonato dove ora era nascosto, da ormai quasi un giorno.
Ma presto sarebbe stato trovato, non poteva rimanere lì in eterno.
Così come non poteva rinnegare in eterno se stesso.
Decise perciò di uscire dal suo rifugio.
A che scopo rimanere lì a nascondersi? A che scopo avere paura di essere trovato? Infondo meritava di essere sbattuto in gattabuia, così come quelle persone meritavano però di essere tolte di mezzo.
Perchè erano sbagliate, erano innaturali.
Proprio come lui.
Perchè Felix meritava la violenza del padre, la meritava.
Si coprì perciò nel cappuccio della sera precedente.
Il cellulare l'aveva portato, ma durante la fuga gli era scivolato dalla tasca e ora chissà dov'era.
Ma non gli importava.
Lasciò la pistola nello scantinato, meglio evitare di portarla.
Uscì perciò con estrema scioltezza, cacciando le mani in tasca.
Dentro di se però si sentiva in piena confusione. Come in una battaglia.
Ma una battaglia per cosa?
Era ormai stanco di tutto.
Essendo mattina presto, più o meno, le strade erano poco affollate
Meglio per lui.
Gli capitò di passare davanti ad un negozio di elettronica con dei televisori esposti sintonizzati sul telegiornale del mattino.
'Attentato al locale gay di Orlando la scorsa notte.
Un uomo, entrato nel locale, ha cominciato a sparare alle persone all'interno.
La polizia è sulle sue traccie.
Per ora si ha un resoconto di 49 morti e vari feriti all'interno del locale.
Il killer non è stato ben inquadrato dalle telecamere poichè coperto da un cappuccio ma il suo cellulare è stato ritrovato poco lontano dal luogo, il che rende più facili le ricerche.
La vera domanda è: cosa ha portato il killer a fare ciò?
Fonti sostengono che egli stesso forse gay.
Forse odiava i gay, solo perchè non accettava di esserlo, chi può dirlo.
Perfetto, ora colleghiamoci col corrispondente di Orlando'
La voce calma della donna arrivò alle orecchie di Felix e gli lasciò una strana sensazione.
Era un killer. Aveva tolto la vita a 49 persone.
Certo, erano dei rifiuti. Ma persone.
E la donna aveva ragione. Lui odiava i gay perchè non accettava di esserlo.
Lui odiava se stesso perchè sapeva, o meglio pensava, di non essere come gli altri.
Lui non seguiva i canoni e le idee stabilite dalla società di conseguenza era un peso, un essere superfluo e indesiderato.
Senza diritti.
E le uniche persone con cui poteva prendersela erano quelli come lui.
I diversi come lui.
Perchè anche loro non meritavano niente, non avevano diritti.
Aveva voglia di ridere, di piangere. Si sentiva come se stesse morendo.
Aveva bisogno di mettere una fine. Una fine a tutto.
Di scappare definitivamente da tutti ma soprattutto da se stesso.
Perchè era troppo stanco di questo mondo, di questa vita.
Cominciò quindi a correre in preda alla foga verso il rifugio della sera precedente, con un'idea che gli balenava in testa.
Forse c'era una soluzione. Ed era l'unica da prendere.
Entrò di nuovo nello scantinato sporco e disordinato e lì sulle coperte vide l'arma che gli serviva.
La impugnò saldamente come la sera precedente e si sedette sul mucchio di coperte sporche e polverose.
Ripensò agli ultimi venti anni che aveva passato.
Non aveva mai avuto una vita facile.
Sua madre lo lasciò a sette anni a causa di un tumore al seno.
Il padre rimase perciò solo con Felix e sua sorella Denise.
A 14 anni Felix cominciò ad entrare nelle solite crisi adolescenziali di quest'età. E capì che aveva qualcosa di diverso.
Non lo ammise del tutto ma lo rivelò in buona fede ai suoi amici stretti e alla famiglia, ma nessuno la prese bene.
I suoi amici si allontanarono da lui.
Sua sorella smise di parlargli e qualche anno fa si sposò con un certo Liam, lasciando definitivamente la loro casa, staccando del tutto i rapporti.
E non lo invitò neanche al suo matrimonio.
E suo padre, beh suo padre cominciò a picchiarlo.
Era già da un po' che si alcolizzava, ma dopo questa notizia il padre diede il suo libero sfogo sul figlio, ancora 16enne.
A forza di insulti e commenti Felix si era persuaso di essere errato e quindi di non meritare realmente qualcosa.
Si rese conto che il mondo era troppo concentrato a seguire regole dettate da un signor nessuno, per apprezzare le diversità di tutti ed il fatto che non si possono dettare delle regole nell'amore. È innaturale.
È come programmare il primo bacio. Assurdo, stupido, forzato.
Gli venne da ridere, pensando che fosse un gay omofobo.
Insomma, come si può rinnegare se stessi in questo modo?
Saldò la sua presa alla pistola e se la rigirò nelle mani.
Controllò che fosse carica, e lo era solo per un colpo ancora, e la puntò alla sua tempia.
Davvero stava per fare una cosa del genere? Possibile che la sua vita fosse deviata in quel modo in appena un giorno?
Non l'avrebbe mai detto.
Non aveva neanche salutato qualcuno.
Ieri sera era una sera normale.
Non doveva succedere niente.
Ma invece successe più del dovuto.
Dalle sue labbra uscì un gemito al sentire delle sirene nelle vicinanze e strinse con maggiore sicirezza e decisione la pistola.
Decise di contare fino a 10 prima di cambiare radicalmente vita.
10
Chissà cosa c'è dopo la vita?- si chiese
9
Magari mi troverò meglio -continuò a pensare
8
Serrò le labbra
7
Un colpo secco di tosse
6
Poteva sentire l'ansia che aveva, pressante come un masso imponente
5
Chiuse gli occhi
4
Un leggero riso scappò dalle sue labbra
3
Sentì vari rumori all'esterno
2
Una piccola lacrima salata solcò la sua guancia sciupata
1
E forse, per un momento, riuscì ad accettare quello che era.
Penso che forse non era un totale sbaglio.
Un colpo seccco, e poi non potè pensare più niente.
Solo silenzio in quel cupo e mal ridotto scantinato.
'Ritrovato il cadavere del presunto colpevole della strage di Orlando, Felix Connor.
L'appena 21enne si pensa si sia suicidato con un arma da fuoco nello scantinato poche ore prima di essere trovato dalla polizia.
Il perchè del suicidio non è ancora certo.
E con questo suicidio si stende un velo pietoso sulla strage di Orlando, con la morte di 49 innocenti.'
Spazio autrice
Allora ho scelto il primo incipit e ho descritto, diciamo a modo mio, la strage di Orlando.
Non so dare un genere a questa OS, spero vi piaccia :)
-All the love
Fede xx
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