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Concorso di AriThestral: Seconda Traccia

Caro diario,
Ammetto che non mi sarei MAI, ripeto MAI, aspettata di ritrovarmi a scriverti in una schifosa cella di un carcere, ma ho veramente bisogno di parlare con qualcuno, davvero chiunque, perché la rabbia e la depressione mi stanno ormai divorando senza sosta da diverse settimane.

È iniziato tutto una domenica mattina, mi ero alzata, avevo fatto colazione e preparata quando avevo sentito bussare alla porta.
Chi poteva essere a quell'ora del mattino? Mi ero chiesta mentre andavo ad aprire, ed ovviamente mi ero trovata davanti un'intera squadra di polizia pronta ad arrestarmi.

- Signorina ci segua, lei è sospettata di omicidio di primo e secondo grado-
Aveva semplicemente detto il capo di quel piccolo squadrone guardandomi dritta negli occhi, imprimendomi la certezza che quello non era affatto uno scherzo solo con quel terribile sguardo; e io? Io li ho seguiti caro diario, terrorizzata e infuriata allo stesso tempo, nella volante della polizia e poi in centrale, dove, solo allora, ero venuta a conoscenza dell'omicidio di cui venivo e vengo tutt'ora accusata:  Matteo Riva, 28 anni, disoccupato e mio ex fidanzato, era stato trovato nella sua stanza a casa dei genitori, dove attualmente viveva, immerso in una pozza di sangue, con gli occhi vitrei e il corpo rigido di morte.
Cosa ho provato in quel momento? Non lo so esattamente... certo ho provato sorpresa, paura, confusione e ribrezzo, ma soprattuto sepolto non troppo in fondo nel mio cuore anche una strana sensazione simile alla gioia. Lo so, questo è terribile da dire, ma d'altra parte non sono mai stata una tipica "brava ragazza" e soprattutto sono sempre stata sincera con me stessa, quindi non posso negare, soprattutto nelle tue pagine, di essere stata quasi felice nel sapere che il bastardo, che per anni mi ha illusa e ingannata, fosse morto nel modo più doloroso possibile; ma non l'avevo ucciso io, questo no, non l'avrei mai fatto.

Non perché non sono mai stata capace di uccidere, ma perché non ne ho né vedrò mai la soluzione ai miei problemi eppure ero stata collegata al crimine e tutt'ora non so come, fatto sta che secondo le prime indagini era stato rinvenuto accanto al cadavere un vecchio orologio con il mio nome inciso sopra, insieme alle mie impronte digitali sparse per tutto l'oggetto. Sapevo benissimo di cosa si trattava: era stato il regalo per il nostro quarto anniversario. Gliel'avevo poi letteralmente lanciato in faccia due anni dopo, quando avevo scoperto che mi stava tradendo e che non gli era mai importato nulla di me...

La domanda quindi era: perché c'erano delle pronte digitali così fresche sull'oggetto? Questo io proprio non lo sapevo, ma la polizia non aveva voluto lasciare il tutto al caso e, tempo una veloce e confusionaria telefonata ai miei genitori, mi ero ritrovate tra capo e collo costretta in una cella nonostante le mie iniziali proteste.

Dovevo restare qui per qualche ora ma... il caso a quanto ho capito si è dimostrato più complicato del previsto, e le ore si sono trasformate in giorni e i giorni in settimane, così, dopo giorni a chiedere ininterrottamente quando mi avrebbero fatta uscire, piano piano mi sono zittita arrendendomi all'evidenza che non avrei lasciato questo posto molto presto.

Odio la mia cella con tutta me stessa. Stando qui dentro ho l'impressione di soffocare, che le pareti si stiano piano piano avvicinando togliendomi sempre più spazio e ossigeno, mentre dentro di me, nelle lunghe ore di silenzio che si sono create dopo la mia arresa, riemergono flash di ricordi sempre più numerosi e sempre più legati a quel verme, trasformandosi poi in ulteriori stimoli per la rabbia e la tristezza che tutt'ora in questo momento si bruciano  senza sosta dentro di me, prevalendo a volte in urla soffocate nel cuscino presente sulla brandina fredda della mia cella o lunghi pianti silenziosi passati a rimpiangere tutti gli sbagli commessi e opportunità perse finora.

Mamma e papà stanno cercando di fare quello che possono: la prima viene a trovarmi tutti i giorni ripetendomi che questa ingiustizia si risolverà, con la voce velata di tristezza, e il secondo invece è furioso, sta letteralmente facendo il diavolo a quattro per tirarmi fuori da qui. Sono loro a cui penso più spesso nelle lunghe ore di niente, in cui sento che i muri della cella stanno letteralmente per schiacciarmi dentro, ripetendomi che fuori di qui c'è pur qualcuno che mi rivuole con se.

Sai, a volte durante le lunghi notti insonne per la preoccupazione di queste settimane mi sono ritrovata in un silenzio quasi assordante, ma stranamente non opprimente e nemmeno rilassante, in cui finalmente rilassavo i muscoli e stanca come mai rivedevo tutta la mia vita, ma non più solo i ricordi dolorosi, ma anche quelli felici. La mia vita è sempre stata perfettamente ordinaria, al contrario di me che non mi sono mai sentita del tutto adatta a questo stile di vita, sempre schiva nei confronti degli altri e con la voglia di fuggire a vedere il mondo senza mai fermarmi per niente e per nessuno

"Bimba, sei la persona più forte che io conosca ed è per questo che so che quando la vita deciderà di farti vivere il tuo momento più buio tu lo affronterai egregiamente, proprio come la tua vecchia nonna"

Mi disse sorridendo fiera quest'ultima una sera quando ero piccola mentre chiacchieravo con lei del più e del meno, e io ingenua le chiesi il perché, visto che nella mia testa non aveva senso quello che mi aveva detto, non essendo mai stata particolarmente forte di corporatura

"Non sto parlando di muscoli sciocchina!"

Aveva riso lei davanti a quella domanda.

"Ma di spirito! tu esattamente come me guardi sempre negli occhi la persona con cui parli senza mai abbassarli, e questo è un grande simbolo di forza perché vuol dire che sei una di quelle persone che, per quanto la vita possa essere cattiva con loro, non si spezzeranno mai. Qualsiasi cosa succeda, nonostante spesso tu stessa finirai a sentirti molto male, a essere molto arrabbiata con il mondo e delusa dalle persone, ad un certo punto della tua vita riuscirai a superare tutto: perché tu sei forte bimba, forse anche più di me "

Mia nonna morì serenamente quando avevo ormai 17 anni, disse alla sua badante di non tornare a svegliarla dopo il suo pisolino pomeridiano perché non ne avrebbe avuto bisogno, ma ovviamente la badante tornò lo stesso, trovandola morta nel sonno con ai piedi addormentata la sua vecchia gatta.

Questo probabilmente ti sembrerà un lungo sproloquio senza senso dettato da una ragazza arrabbiata e in cerca di una consolazione, ma scrivendo queste parole e ripensando a tutto quello che mi è successo ora finalmente sono riuscita a trovare un'ancora di salvezza in questo orribile momento della mia vita.

Perché mia nonna aveva ragione.

Io sono forte, e per quanto domani mattina mi sveglierò ancora incazzata nera con la mia vita, per quanto la sensazione di soffocare tra queste quattro mura amenterà e per quanto la tristezza e i rimpianti mi sommergeranno ancora ogni notte, mi fermerò a fissare dritto dritto il soffitto rilassando i muscoli, ripensando che alla fine un motivo per svegliarmi il giorno dopo e rivivere tutto quello da capo c'è, sbattendo allo stesso tempo in faccia alla vita che in qualche modo cercherò di batterla, per quanto la mia situazione possa fare schifo.

E promettendo a me stessa che vincerò io.

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