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CAPITOLO 56.

«Siamo arrivati!», urla Davide entrando in casa.

«Finalmente», sospiro prendendo il telefono e il caricatore.

«Credevo ti piacesse stare con me». Sogghigna Jacopo avvicinandosi pericolosamente a me.

«Non l'ho mai negato».

Sorride e mi stampa un bacio casto sulle labbra.

«Non sento rumori provenienti dal bagno. Si saranno sbranati a vicenda?». Sentiamo Davide e gli altri porsi domande di questo genere mentre salgono le scale.

«Davide, se non apri questa porta sarai tu quello che verrà sbranato», urlo.

«Sono ancora vivi», dice ridendo Christian.

Sentiamo lo scatto della serratura e la porta si apre.

«Questa me la lego al dito, Davide».

Esco dal bagno, dandogli una spallata e vado verso una porta, sperando che dietro ci sia una camera da letto.

Come ho potuto accettare la proposta di Jacopo?

Mi sento un fottuto oggetto. Non voglio essere il giocattolo di nessuno, ma quando si tratta di Jacopo tutto il mio corpo non risponde più a nessun comando.

Non voglio che mi usi ancora una volta, potrei crollare seriamente, questa volta.

Una cosa positiva in questa situazione c'è: non mi usava solo per del sesso. Era solo una delle sue cattiverie dette per farmi stare male.

«Posso?». La testa di Chiara sbuca da dietro la porta e mi guarda con sguardo incerto.

«Certo». Picchietto con la mano la coperta vicino a me, invitandola a sedersi.

«Com'è andata lì dentro?».

Mi mordo il labbro insicura se dirle del patto o no.

Potrebbe giudicarmi una poco di buono, oppure potrebbe essere felice di questa nostra riappacificazione.

«Non ci siamo parlati», rispondo.

Glielo dirò. Non ora, ma glielo dirò.

«E niente di più?». Fa un'espressione delusa.

«Niente». Sorrido debolmente e mi concentro sul telefono, collegandolo al caricatore.

«Peccato. Sarà per la prossima volta».

Annuisco e inizio a pensare a come sarà la prossima volta.

Le labbra di Jacopo sulle mie.

Le sue mani che vagano senza meta sul mio corpo.

Il suo respiro caldo sul mio collo.

I mille brividi che mi percorrono la schiena.

«Rebecca, mi stai ascoltando?».

«No, scusami. Stavi dicendo?».

«Oggi pomeriggio ti va di andare a un centro commerciale qui vicino? Sai, tra poco è Natale e vorrei comprare un regalo ai ragazzi».

Annuisco entusiasta all'idea. Mi ero completamente scordata dei regali per i ragazzi.

«Vado sotto a prendere la valigia e poi possiamo andare».

«Ti aspetto qui».

Mi alzo dal letto, apro la porta e mi dirigo spedita al piano di sotto.

«La sera di Capodanno possiamo andare al Kakao», dice Davide bevendo un sorso dalla sua bottiglia di birra.

«Kakao?», chiede Christian.

«È una discoteca», risponde Jacopo.

Non mi soffermo tanto davanti alla porta della cucina e vado all'ingresso a prendere la mia valigia.

«Ehi». La voce profonda di Jacopo mi fa spaventare e lascio cadere la valigia con un tonfo.

«Non volevo spaventarti». Sogghigna.

«Che ci fai qui?», chiedo quasi sottovoce.

«Avevo voglia di baciarti».

Si avvicina e mette le mani a coppa intorno al mio viso.

«Potrebbero vederci», dico allarmata.

«Non ci vedrà nessuno. Solo un bacio». Mi supplica facendo un'espressione da cucciolo.

Mi sciolgo subito e cedo.

«Veloce».

«Veloce, promesso».

Quando posa le sue labbra sulle mie una sensazione di sollievo si spande in tutto il corpo, ma sparisce non appena si stacca da me.

«Stasera dormi con me», mugola ancora con gli occhi chiusi.

«Dormo con Chiara», rispondo incrociando le braccia al petto.

«Dormirà con Davide».

Mi acciglio e metto il broncio.

«Ti ho detto che non voglio fare sesso con te. Mi sentirei usata».

«Non faremo sesso. Dormiremo e se vorrai parleremo».

Mi illumino sentendo le sue parole e sorrido.

«E se dormissi con Christian?», lo provoco.

«Dormi con me», risponde categorico.

«Geloso?»

«Forse», risponde dandomi un bacio veloce sulle labbra.

Sorrido ancora una volta e abbasso lo sguardo a terra, per evitare di arrossire ancora di più.

«Vuoi che ti aiuti a portare sù la valigia?»

«No, vai pure dagli altri. Grazie comunque».

Mi giro e prendo di nuovo la valigia.

«Allora ci vediamo dopo».

Si gira, dandomi le spalle, e rientra in cucina.

«Perché stai sorridendo?» Chiede Chiara sistemandosi la sciarpa.

Penso alla notte che passerò con Jacopo, vorrei rispondere.

«Sono felice di essere qui, in vacanza». Mento.

«Prima eri intenta ad andartene e ora sei felice. Qui gatta ci cova».

«Era un momento no. Ora ho cambiato idea».

Faccio spallucce e continuo a camminare sul marciapiede.

«È incredibile quanta neve c'è. In Piemonte non c'è neanche un fiocco». Continua cambiando argomento.

«È sempre stato così, d'altronde: o non c'è oppure arriva in ritardo e non quando dovrebbe». Commento.

Annuisce e rimaniamo in silenzio.

Si sentono solo i nostri passi che, calpestando la neve, producono un suono ovattato.

«Siamo arrivate. Questo è il centro commerciale». Interrompe il silenzio e indica un edificio davanti a noi. Detto ciò entriamo e ci mischiamo con il mare di gente che c'è all'interno.

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