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CAPITOLO 48.

Appena esco dal palazzo vedo Christian appoggiato contro il cancello intento a mandare un messaggio.

Sento la suoneria del mio telefono suonare ripetutamente, allora lo estraggo dalla tasca e guardo le notifiche. Sono tutti messaggi da un gruppo WhatsApp.

Apro la conversazione e sono tutti messaggi da numeri che non ho salvato.

«Muoviamoci, perché gli altri sono già lì», dice Christian indicando il telefono.

«Chi c'è nel gruppo?», chiedo aumentando il passo per raggiungerlo.

«Chiara, Jacopo, Davide e Margherita».

Pronuncia il nome della sua fidanzata in un modo strano, come se fosse schifato nel nominarla.

«Riguardo a ciò che è successo prima...». Lo interrompo:

«Non diciamolo a nessuno», proseguo al suo posto.

Annuisce abbassando la testa e continuiamo a camminare verso la scuola.

D'un tratto il cellulare suona per l'ennesima volta, ma non è un messaggio dal gruppo, bensì da un numero sconosciuto.

Messaggio da sconosciuto: "Arrivate entro domani o possiamo andare? ;)".

Cerco di guardare la foto profilo, ma non si carica.

Messaggio a sconosciuto: "Saresti?".

Riprovo a guardare la foto profilo e questa volta me la carica.

Appena la vedo rischio di far cadere il cellulare a terra. Nella foto ci sono Melissa e Jacopo che sorridono.

Non ha mai messo una foto profilo fino a ora e il fatto che l'abbia messa insieme a lei e non a qualcun'altro mi da parecchio fastidio.

Ora che ci penso non abbiamo mai fatto una foto insieme. Questo inizio serata non promette niente di buono.

Messaggio a Jacopo: "Sempre così acido, Jacopo? Arriviamo".

Esco dalla chat e metto il telefono in silenzioso.

«Vuoi che ti spieghi come funziona?», chiede Christian indicando il telefono.

«Sì, grazie».

Mentre mi spiega tutte le funzionalità dell'iPhone, arriviamo davanti a scuola.

«Finalmente!», urlano gli altri in coro.

«È colpa di Rebecca e del suo nuovo telefono», dice il mio migliore amico.

«Non scaricare la colpa solo su di me, cafone!».

Vedo Margherita andare incontro a Christian cercando di dargli un bacio sulle labbra, ma lui lo rifiuta e gliene da uno sulla guancia per poi andare a salutare gli altri.

Guardo l'espressione delusa di Margherita e quasi ci rimango male, ma quando mi fulmina con lo sguardo mi pento di aver provato compassione per lei anche per un solo secondo.

«Quindi ti sei presa un iPhone?», chiede Jacopo vendendomi incontro.

«Proprio così», rispondo cercando di andare da Chiara.

«Hai per caso cancellato il mio numero?».

«No, cambiando telefono mi si sono cancellati tutti».

Non so perché gli sto dando delle spiegazioni.

Annuisce mettendosi le mani nelle tasche dei suoi jeans. Come al solito è perfetto. Mi dileguo e vado da Chiara, che è insieme a Davide.

«Buona sera migliore amica».

Chiara si gira e mi squadra dalla testa ai piedi.

«Come mai non indossi un vestito?».

«Sto bene, e tu?», scherzo.

Alza un sopracciglio e incrocia le braccia, come se non avendo indossato un vestito ho commesso un reato.

«Per il semplice fatto che non avevo voglia di indossare un vestito».

«Stai bene lo stesso!», dice abbracciandomi.

Guardo Davide che mima con la bocca è strana e mi scappa una risata.

«Andiamo?», chiede Christian.

Tutti annuiscono e ci incamminiamo verso il locale in cui si terrà la festa. Tutti camminano a coppie; Jacopo è con Melissa, Davide è con Chiara, Christian è con Margherita e io con il mio nuovo cellulare.

Vedere Jacopo parlare con un'altra ragazza non mi darebbe nessun fastidio, ma vedere Jacopo sorridere ed essere felice con Melissa mi fa stare male e non poco.

Lo osservo ridere insieme a lei e una fitta mi colpisce il petto, come se qualcuno mi avesse lanciato un coltello contro.

Quello che vedo con Melissa è il mio Jacopo; quello tenero e giocoso che è solo con me.

Non bado a dove cammino e inciampo in un sasso, ma fortunatamente due braccia mi circondano la vita evitando di farmi cadere.

Trattengo il respiro finché non ritorno stabile sui miei stessi piedi.

«Dovresti fare attenzione», sussurra Christian al mio orecchio.

Piccoli brividi mi percorrono tutto il corpo.

Annuisco e mi divincolo dalle sue braccia.

Non so per quale motivo il mio corpo reagisca in questo modo al suo tocco.

Alzo lo sguardo per guardare Jacopo sperando che abbia visto la scena tra me e Christian, ma rimango delusa quando lo vedo parlare animatamente insieme a Melissa.

Mi mordo ripetutamente il labbro per non scoppiare a piangere dalla frustrazione.

«Siamo arrivati», annuncia il mio migliore amico.

Ci giriamo tutti verso un piccolo capannone di colore verde da cui proviene della musica.

Sento bisbigliare Davide alle mie spalle e poi sento Chiara dire «Falla finita scemo!».

Sarà sicuramente qualche commento sul luogo in cui hanno organizzato la festa.

Seguiamo tutti Christian ed entriamo dentro alla struttura. La prima cosa che noto sono i divanetti rossi e i cuscini colorati sparsi sul al pavimento.

Mi guardo intorno e vedo che ci sono molte meno persone rispetto alle feste a cui andiamo di solito, ma a dire il vero mi piacciono più le feste intime.

«Se volete posare le giacche e i regali potete farlo in quello stanzino là», dice Margherita indicando una porta.

Tutti annuiscono e si dirigono verso lo stanzino, mentre io rimango a fissare il resto del capannone.

Attaccate ai muri ci sono varie ghirlande colorate e su un muro è appeso uno striscione con su scritto "Ben tornata, Alessia!".

Mi sforzo di non cercare con gli occhi la sagoma di Alessia; non so come potrei reagire vedendola dopo così tanto tempo.

«Non posi la giacca e il regalo?». La voce di Jacopo mi riporta con i piedi a terra.

Lo guardo spaesata e annuisco andando verso la porta che ha indicato poco prima Margherita.

Appena entro mi tolgo la giacca e sento la porta chiudersi.

«Rebecca, come stai?». Sento Jacopo fare qualche passo e mi giro di scatto posando la giacca e il regalo in un punto qualsiasi della stanza.

«Come dovrei stare?», chiedo retorica.

«Non lo so, dimmelo tu», risponde venendo verso di me.

«Perché sei qui a perdere tempo con me e non sei da Melissa?».

Lo sento ridere e faccio appello a tutta la mia forza di volontà per non urlargli contro.

«Credi davvero che ci sia qualcosa tra me e lei?».

Mi blocca contro il muro, mettendo le sue braccia ai lati della mia testa.

«Mi sono stancata di essere presa in giro da te. Quella mattina te ne sei andato senza dirmi nulla e non ti sei fatto vivo per giorni! Poi quando hai deciso di dare segni di vita ti ho visto con Melissa e a quanto pare state passando molto tempo insieme». Mi blocco perché sento gli occhi bruciare a causa delle lacrime che sto trattenendo. «Sai cosa c'è? Non voglio più saperne di te. Esci completamente dalla mia vita, Jacopo Venturi». Finisco mordendomi forte il labbro.

Non avrei voluto pronunciare quelle parole.

Guardo la sua espressione e sembra che ciò che ho detto l'abbia ferito.

«È questo ciò che vuoi?», chiede fissandomi dritto negli occhi.

Le sue iridi azzurre sembrano scurirsi, sembrano scurirsi diventando blu.

«Sì». Mento sfacciatamente.

«Allora è ciò che avrai».

Detto questo mi lascia andare ed esco velocemente dalla stanza, diventata improvvisamente stretta.

Appena esco il volume della musica è aumentato e mi sento spaesata.

Un ragazzo mi passa davanti con un drink in mano e senza pensarci su glielo rubo dalle mani e mando giù il liquido alcolico.

«Ma cosa?!», sbraita il ragazzo.

«Scusami, ma ne avevo bisogno». Gli restituisco il bicchiere e vado in mezzo alla folla a cercare i miei amici. Guardo dappertutto, ma non li trovo.

«Ciao bellissima, vuoi ballare?». Un ragazzo già ubriaco mi afferra per i fianchi e inizia a muoversi a tempo della musica.

Puzza terribilmente di fumo e alcol.

«Lasciami!», urlo per sovrastare la musica, ma non mi ascolta.

Gli tiro una gomitata e finalmente mi lascia andare.

Mi faccio spazio tra le persone in pista, ma vado a sbattere contro qualcuno.

«Scusami!», urlo girandomi.

«Scusami te!», urla a sua volta la ragazza che ho davanti.

Quando realizzo chi è quasi mi viene un colpo.

«Alessia». Boccheggio.

«Non ti avevo riconosciuta!».

È vero, inizialmente non sapevo che era lei. È cambiata tanto dall'ultima volta! Ora ha i capelli corti e castani ed è dimagrita.

«Troppo brutta?», chiede ridendo imbarazzata.

«No, anzi! Sei bellissima». Sorrido sincera e lei ricambia con un piccolo sorriso.

«Come stai?», chiede uscendo dalla pista e portandomi in un angolo appartato.

«Bene e te?»

Non sto bene, ma non mi va di sovrastare una persona appena arrivata con i miei problemi.

«Non mi lamento». Sorride.

Guardandola non provo più rancore e rabbia verso di lei come una volta, ma soltanto felicità di rivederla.

«Sai dove sono gli altri?», chiedo.

«Proprio là, ora scusami ma si staranno chiedendo che fine abbia fatto. Ci vediamo dopo». Prima di andarsene indica un angolo in cui c'è solo una nuvola enorme di fumo.

Cerco di distinguere le persone, ma vedo solo sagome sedute sui divanetti.

Appena mi avvicino sento una puzza strana e vedo Christian, Davide, Chiara, Melissa e Jacopo seduti insieme ad altre persone.

Non so come Jacopo li abbia trovati prima di me.

«Queste non sono sigarette, che cosa sono?» Chiedo non degnandolo di uno sguardo.

«Erba», risponde Chiara.

Sgrano gli occhi appena sento quella parola.

«Cosa?», chiedo incredula.

Sento dei ragazzi che non conosco ridere davanti alla mia innocenza.

«Ti impressioni per così poco?», sghignazza Jacopo.

Prima che possa rispondere Christian mi afferra e mi posa sulle sue gambe.

Rimango paonazza difronte a questo gesto, ma nessuno sembra accorgersene a parte Jacopo che non sembra essere toccato minimamente da questo.

«È tutto okay?», domanda Christian.

Il suo alito puzza di alcol e fumo.

«Quanto hai bevuto?».

«Un po'», risponde lasciandomi un bacio sulla guancia.

Questo gesto mi fa arrossire e ringrazio il fatto che siamo al buio e che nessuno può vedermi.

«Margherita dov'è?», chiedo ricordandomi di lei.

«Non lo so, l'ho lasciata», biascica.

«Cosa?!». Mi alzo di scatto e lo sguardo.

Solo ora noto che tutti gli occhi rossi e mi chiedo quanta erba avrà fumato.

Mi cinge la vita con un braccio e mi tira di nuovo sul suo petto.

«Non muoverti». Piagnucola come un bambino.

«Perché l'hai fatto?», domando mettendo la testa nell'incavo del suo collo.

Non so per quale strano motivo, ma quando sto vicino a Christian mi sento sempre tranquilla al contrario di quando sto con Jacopo. Quando sto con lui non so mai cosa può succedere.

«Era una bambina e io non ho bisogno di bambine al mio fianco», risponde appoggiando il mento sopra la mia testa.

Anche se è ubriaco ciò che dice è sensato.

«Vado a prenderti un bicchiere d'acqua. Non ti muovere», dico alzandomi e andando verso il piccolo bar.

Mi faccio spazio tra la gente sudata e finalmente arrivo al bancone del bar.

«Un bicchiere di acqua naturale e uno di vodka alla pesca», chiedo al ragazzo dietro al bancone e come risposta mi fa un cenno con la testa.

Giro la testa alla mia sinistra e vedo Margherita in lacrime.

Spalanco gli occhi e mi giro di scatto dall'altra parte per non farmi notare, ma non faccio in tempo che sento gridare: «Tu!».

Mi giro e Margherita mi punta un dito contro come per accusarmi.

«È colpa tua se ci siamo lasciati», urla avvicinandosi.

«Mia?».

«Sì, tua! Non dovevi intrometterti tra di noi!».

«Non potevi continuare a fare la puttana in giro?».

Rimango stupita nuovamente dalle sue parole.

Non rispondo e ritorno a guardare il barista manovrare delle bottiglie di alcolici, finché non sento qualcosa di bagnato addosso.

Mi giro di scatto contro Margherita e vedo che ha in mano un bicchiere vuoto e un'espressione compiaciuta. Poi guardo la mia maglietta e vedo che è bagnata di chissà cosa.

La incenerisco con lo sguardo e lei scoppia a ridere venendo verso di me.

«Ti avviso che se mi torci un solo capello farai una brutta fine», la minaccio.

Stringo i pugni dalla rabbia e chiudo gli occhi facendo un respiro per calmarmi.

«Ah sì?», chiede in tono di sfida.

Prima che possa rispondere sento la voce di Jacopo tuonare «Esci subito da qui e vattene dritta a casa».

Apro gli occhi e vedo Margherita che abbassa la testa e fa un passo verso l'uscita.

«Non credere che sia finita qui», mi dice guardandomi male.

«Fuori!», urla Jacopo e lei se ne va, sparendo nel mare di gente.

«Vai in bagno e aspettami. È da quella parte», dice per poi sparire anche lui in mezzo a tutte quelle persone.

Seguo le sue indicazioni e arrivo in bagno. Questa serata, come tutte le altre, finirà male. Ne sono certa.

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