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REBECCA'S POV.
Apro la porta di casa contenta e impaziente di dire al mio migliore amico la bella notizia che ho ricevuto.
"Sono a casa!" Urlo posando le buste della spesa a terra, per potermi togliere le scarpe.
"Non puoi immaginare cos'è successo oggi!" Continuo dirigendomi verso la cucina.
"Mi stai ascoltando? Sta sera ho in mente di preparare..."
Mi blocco all'istante, facendo cadere la spesa ai miei piedi: Jacopo è seduto su uno degli sgabelli con in braccio mia figlia.
"Oh mio dio." Sussurro rimanendo ferma, come paralizzata.
Non credo ai miei occhi.
Guardo prima lui e poi Christian a cui rivolgo uno sguardo interrogativo.
"Dobbiamo parlare." La voce profonda e seria della persona che è stata il mio tormento per anni, si fa spazio tra il silenzio assordante che si è creato.
"Hai visto, mamma? Papà è tornato dal suo lungo viaggio." 
Chiara mi punta i suoi grandi occhi blu addosso e sprofondo nella mia stessa vergogna.
"Certo, amore. Hai visto che bella sorpresa? Ora, però, vai con lo zio a prendere un gelato o qualsiasi cosa tu voglia." Le sorrido e le bacio la fronte dolcemente, tenendo lo sguardo a terra.
Christian, che aveva già premeditato tutto, prende la giacca azzurra della bambina e la prende con sè, senza rivolgermi nemmeno una parola.
Nessuno dei due osa parlare, ma non appena sentiamo la porta chiudersi, Jacopo prendere coraggio e apre la conversazione.
"Ero via per un lungo viaggio, eh?" Chiede velenoso.
"Non mi sembra una bambina stupida, anzi, è fin troppo sveglia per la sua età. Credi che se la sia bevuta questa stupida storiella? Non ha mai ricevuto una chiamata da suo padre e tanto meno delle notizie.." Si blocca per passarsi la mano tra i capelli, frustrato.
Evito di confessargli tutte le menzogne che ho detto spudoratamente a Chiara e cerco di calmarmi.
"Non ce l'ho fatta, Jacopo." Confesso con voce tremante.
"A fare cosa?" Mi guarda con un'espressione delusa.
"Ero una ragazzina che è entrata nel mondo reale troppo presto. Avevo paura e non ero più sola, dovevo pensare anche per la creatura che tenevo in grembo. Non ho saputo gestire la situazione e ho preferito scappare da qualsiasi pericolo e problema." Dico tutto d'un fiato.
"Mi consideri un pericolo e un problema?" 
I nostri cuori sono lontani, divisi dalle nostre menti incapaci di capirsi.
"Lo pensavo tanto tempo fa. Eri un immaturo e non ti consideravo all'altezza di badare a due persone, non ero nemmeno sicura che volessi una figlia." 
Sento gli occhi bruciare e mi sforzo in tutti i modi di non piangere.
"So che ero un disastro vivente e che commettevo uno sbaglio dopo l'altro, ma come puoi mettere in dubbio, anche solo per un secondo, che non sarei stato felice all'idea di mettere su famiglia con te?" Si alza e si avvicina a me.
Prego che non mi sfiori in alcun modo, ma allo stesso tempo non mi muovo da dove sono, incapace di respingere il bisogno che ho di un contatto con lui.
"Erano successe molte cose, Jacopo. Non ragionavo più lucidamente e ho anche temuto per la mia vita. Mi sentivo abbandonata da tutti, ma Chiara è riuscita a darmi la forza di farmi andare avanti e volevo soltanto proteggerla da qualsiasi male." 
"Avevo il diritto di saperlo, cazzo!" Urla tirando un pugno alla parete dietro di me.
Scoppio a piangere, impotente di sopportare quella pressione.
"Vedi? Era proprio questo che volevo lasciarmi alle spalle. Non volevo che mia figlia vivesse ciò che ho vissuto io." 
Sentendo le mie parole cambia espressione; so che le mie parole l'hanno ferito.
"Ascoltami, Rebecca. Non sono più quello di una volta. Guarda come diamine sono vestito." Indica il suo completo elegante "Per rifarmi una vita ho iniziato a lavorare per mio padre. Sto lontano dai problemi da anni, ormai. Non ci crederei mai, ma ho imparato anche a giocare a Golf." 
Mi scappa una risata a pensare a Jacopo vestito nel modo ridicolo con cui si conciano i giocatori di Golf.
Si avvicina a me pericolosamente e mi sorride debolmente.
"Quindi, se pensi che io non sia in grado di far vivere una vita dignitosa a nostra figlia" mi asciuga una lacrima con un pollice "ti sbagli."
"Non potevo saperlo. Ho scelto la via più facile, scusami." 
Pronuncio quelle parole con vergogna, rabbia e disprezzo verso me stessa.
Sento soltanto le braccia di Jacopo avvolgermi il corpo e lo stomaco mi si stringe, diventando un gomitolo.
"Sei stata una stupida, ma avrei fatto la stessa cosa conoscendo la persona che ero un tempo." Sussurra mentre mi stringe ancora più forte.

REBECCA POV'S
"Devo tornare in Piemonte per concludere l'affare che mi è stato affidato. Ogni fine settimana verrò a trovarvi, promesso." Dice Jacopo ormai sull'uscio della porta.
Mi lascia un bacio fugace su una guancia per poi scendere le scale velocemente, segno che è in ritardo per il suo volo.
Mi mordo il labbro inferiore presa dai miei pensieri; nonostante il nostro incontro, nulla è tornato al proprio posto.
Lo rincorro rischiando di scivolare sull'ultimo scalino, ma riesco a raggiungerlo.
"Volevo soltanto dirti che vorrei che il nostro rapporto in questi ultimi anni, non cambi. Sarei un'incoerente se tornassi sui miei passi e ora sono abbastanza lucida e matura da non voler cambiare idea. Non ti toglierò di nuovo il diritto di vedere Chiara, quindi il nostro unico contatto sarà questo." Affermo convinta e affannata dalla corsa.
In pochi secondi vedo la sua figura irrigidirsi: non si aspettava affatto queste parole.
"Certo, assolutamente, sì.." Biascica visibilmente allibito.
"Se ti fa più comodo, posso far intervenire un avvocato per rendere il tutto ufficiale." 
Davvero parla di avvocati dopo ciò che ho detto?
"No, niente avvocati. Ha soltanto cinque anni e non voglio che sia al centro di questo tipo di attenzioni." Rispondo seccata.
"Oh...Va bene, ora vado. Per qualsiasi cosa chiamami a questo numero." Dice mentre cerca qualcosa nelle tasche del suo completo.
Tira fuori da un taschino interno un biglietto che sembra un biglietto da visita e me lo porge.
Lo ringrazio e rimango a guardarlo mentre sale sulla macchina che, presumo, sia stata tutto il tempo ad aspettarlo.
Tutto questo mi sembra surreale e ho la sensazione che sia soltanto un sogno.
Ci siamo ritrovati dopo anni, dopo cambiamenti e dopo mancanze mai colmate. 
Siamo diversi, ma ciononostante sappiamo entrambi che, nel profondo, siamo rimasti gli stessi ragazzini che eravamo un tempo.
Ci siamo sempre appartenuti, io lo so.
Ci siamo aggrappati all'autodistruzione e l'abbiamo resa parte della nostra vita, facendoci male a vicenda. Nonostante questo abbiamo continuato a sceglierci. Ci facevamo a pezzi, ma ci ricomponevamo, sempre.
Ora siamo soltanto macerie che aspettano di essere ricostruite, con la speranza di non diventare polvere.

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Mancano soltanto pochi giorni alla fine della scuola e finalmente potrò dedicarmi interamente alla storia.
Ora devo fare soltanto un ultimo sforzo per riuscire a mantenere le mie medie stabili.
In ogni caso, spero vi piaccia.


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