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Credevo di essere diventata, finalmente, una persona migliore, ma mi sbagliavo.
Ho sempre pensato a me stessa e al mio bene,
Ho trascinato in un abisso tutte le persone a me care per cercare di migliorare la persona che ero e che sono tutt'ora.
Ho portato con me Christian e l'ho costretto a farsi una nuova vita qui, insieme a me. L'ho costretto ad abbandonare tutto e tutti.
Ho portato con me i miei genitori. Entrambi hanno dovuto fare molti sacrifici per riuscire a garantirmi una vita economicamente stabile. A causa mia mio padre e Rosa hanno attraversato un momento di crisi; per un attimo ho creduto di aver mandato in frantumi la loro relazione.
L'ultima vittima di questo gioco meschino ed egoista che ho creato io stessa, è mia figlia.
Le ho negato la possibilità di avere un padre e le ho mentito, dicendo che suo padre era un codardo ed è scappato lontano da noi. L'unica persona codarda, però, sono io.
Dovevo rimanere e continuare la mia vita lì, senza creare disagi a nessuno.
Avrei trovato una soluzione per l'affidamento di mia figlia, magari tramite avvocati, dando la possibiltà a Jacopo di viversi Chiara.
Invece no; per l'ennesima volta ho fatto di testa mia e ora mi trovo ad affrontare la meschinità del destino.
"Spiegami per filo e per segno cosa è successo se no, Rebecca Gaetani, prendo il primo volo per la Sardegna e dovrai spiegarmelo personalmente." Il tono severo di mia madre mi fa rabbrividere.
"Allora?" Continua, senza ricevere nessuna risposta da parte mia.
Mi perdo nei miei pensieri senza avere la forza di risponderle.
"Chiamo subito tuo padre e prendiamo due biglietti per venire da te. Mi hai sentita?"
Sgrano gli occhi nonostante lei non mi possa vedere e mi rendo conto della gravità della situazione.
"Jacopo mi ha trovata." Confesso con una punta di vergogna.
"Cosa?"
Improvvisamente il silenzio è calato.
"Come avrebbe fatto?" Chiede a bassa voce dopo pochi minuti.
"Non lo so, mamma. Stavo lavorando ed comparso lì."
"Non è un luogo facile da trovare quello in cui abitate voi, come diamine ha fatto? Se ha assunto qualcuno per cercarvi, giuro, gli faccio causa. Non la passerà liscia."
"Cosa stai farneticando?" Mi passo una mano tra i capelli, disperata e spaventata dalla situazione.
"Non tollero tutto ciò dopo tutto ciò che ti ha fatto, mi capisci?"
La sua voce si spezza non appena pronuncia quelle due parole.
Questo peggiora solo le cose e mi fa sentire in colpa.
"Lascia fare a me. Troverò una soluzione." Dico prima di chiudere la chiamata.
Mi stringo le ginocchia al petto e mi abbandono ai miei pensieri.
JACOPO'S POV
"Perchè perdi tempo dietro a quella cameriera?" La bionda mi circonda il collo con le sue braccia.
La fragranza del suo costosissimo profumo si insinua nella mie narici e mi scosto immediatamente da lei.
"Cosa ti succede?" Chiede chiudendosi la vestaglia da notte di seta rossa.
"Sono solo stanco." Rispondo aprendomi i primi due bottoni della camicia e togliendomi la cravatta.
"Dovresti smettere di lavorare almeno per oggi e concentrarti su altro."
Seguo i suoi movimenti con gli occhi.
Lentamente chiude tutti i fascicoli posti sul tavolo davanti a me e, con fare malizioso, si lascia scivolare lungo i fianchi la vestaglia.
La guardo in silenzio, pensando a quanto possa essere disgustosa questa scena.
Si avvicina a me con indosso soltanto un completo di pizzo nero di chissà quale marca.
Non le dico niente, sono incapace di fare qualsiasi cosa.
"Dovresti lasciarti andare, Venturi."
Sorride e si mette a cavalcioni su di me.
Fisso la stanza d'albergo in cui alloggio mentre le sue labbra fameliche iniziano a baciarmi il collo.
Di colpo si ferma e mi guarda con aria interrogativa.
"Cosa c'è che non va?" Chiede.
Evito di guardare i suoi occhi blu e le mento "Ho la testa altrove. Sono preoccupato per l'azienda."
"Preoccupato per l'azienda? Mi credi così stupida, Jacopo? Stai pensando a quella stupida cameriera da due giorni."
Si alza e mi sento subito sollevato.
"Non è affatto così." Mento ancora.
"Stai soltanto perdendo tempo con quella. Sai, oggi sono andata a farle visita." si ferma e mi sorride "Ha una figlia. Non solo hai perso improvvisamente la testa per una cameriera senza lavoro, ma pure per una ragazza madre."
Scoppia in una risata agghiacciante e rimango senza fiato.
Una figlia? Com'è possibile?
La mia mente, automaticamene, pensa subito a Christian. Non possono aver avuto una figlia.
Stringo i pugni e ingoio la frustrazione e la paura.
"Senza lavoro?" Cerco di sviare l'argomento della bambina.
"Si è licenziata." Mi guardo con uno sguardo inespressivo.
"Come fai a sapere tutte queste cose? Ora inizi anche a fare ricerche sul conto di persone che nemmeno conosci?" Sbotto alzandomi.
"Nessuna ricerca, Jacopo. Volevo solo saperne di più sul conto di questa misteriosa ragazza che ti sta facendo impazzire."
La sua figura snella rimane immobile mentre mi guarda. Non ha nessuna vergogna nel mostrarsi in questo modo davanti a nessuno.
È la persona più sicura che conosca.
"Elizabeth, ascoltami. Non provo nessun interesse nei confronti di quella ragazza, credimi. Pensavo che fosse una mia vecchia conoscenza, ma ora che ci rifletto bene mi sbagliavo."
Devo giocare d'astuzia con lei, sa essere molto pericolosa.
"Ricordati per cosa siamo qui." Mi punta un dito contro, autoritaria.
"Siamo qui per chiudere un affare, lo so. Ma godiamoci questa vacanza prima di dover tornare alla vita di tutti i giorni." Mi avvicino a lei controvoglia.
Le porto una ciocca bionda dietro all'orecchio e riesco a tornare con i piedi per terra.
Devo assolutamente concludere questo affare per riuscire ad ampliare l'azienda di famiglia. Sarebbe magnifico vedere l'espansione dell'azienda in Inghilterra e, soprattutto, porterebbe molti soldi a me e mio padre.
Per questo ho accettato di venire in vacaza con questa vipera.
Suo padre è il capo della loro impresa, ma per instabilità fisica, ci sta facendo trattare con sua figlia.
"Sai come vanno le cose in affari." Sorride maliziosa.
"Lo so fin troppo bene, Elizabeth." Dico per poi stamparle un bacio sulle labbra.
Mi ripeto mentalmente ch elo faccio solo per mio padre e per le nostre vendite, mentre lei inizia a spogliarmi.
"Dove andiamo a cenare?" Chiede mentre mi accarezza il petto con le sue unghie laccate di rosso.
"Vorrei andare nello stesso ristorante in cui siamo andati due sere fa." Ammetto.
Ritrae immediatamente la mano dal mio corpo.
"Ancora con questa storia?" Chiede seria.
"Non fraintedere, mi piacerebbe tornare in quel posto soltanto perchè ho gradito i loro piatti."
Non ricevo nessun risposta da parte sua e quindi continuo, cercando di convincerla.
"Vorrei potermi scusare per la serata che ti ho fatto passare, offrendoti la cena e facendoti passare una notte alternativa." Le lascio un bacio sotto l'orecchio e sento che sta cedendo.
"Va bene, ma voglio che tu ti tolga dalla testa quella ragazza."
Rimango stupito da quanto si senta minnacciata da Rebecca.
Cerco di mantere il controllo e di non pensare a lei e a ciò che Elizabeth mi ha confessato. Conoscendo la bionda, può avermi anche mentito per puro egoismo.
Senza essermene accorto Elizabeth si è tolta di dosso le lenzuola, mostrandomi il suo corpo nudo.
"Mi distruggi." Dico ridendo, ma iniziando ad accarezzarle una coscia.
"Io soddisfo te e tu soddisfi me, Venturi." Sussurra al mio orecchio, mentre si abbandona al piacere che le sto procurando.
Mi sento una persona squallida a fare ciò che sto facendo, ma ormai appartengo a questo mondo.
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Contente di aver letto il punto di vista di Jacopo? :p
Fatemi sapere cosa ne pensate, mi raccomando!
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