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Uno spiraglio di luce si fa spazio tra le tende bianche e mi costringe a svegliarmi.
Apro gli occhi e cerco di abituarmi alla luminosità della stanza.
Cerco di girarmi, ma un peso mi blocca la vita. Abbasso lo sguardo e noto che il braccio di Christian circonda il mio esile corpo.
Improvvisamente mi tornano in mente i ricordi della sera precedente e un vuoto mi si crea dentro.
Vorrei richiudere gli occhi e sprofondarenel sonno per poi non svegliarmi più, ma non posso. Ormai sono adulta e i problemi non posso più evitarli nascondendomi.
Non sono più la Rebecca Gaetani di qualche anno fa.
Non lascio più che gli altri abbiano il coltello dalla parte del manico; sarò io ad avere in mano la situazione.
Con quest'affermazione mi alzo dal letto facendo attenzione a non svegliare Christian ed esco dalla camera, andando in bagno.
Mi guardo allo specchio e vedo solo la figura di una ragazza segnata dalle sue debolezze sepolte per troppo tempo.
Metto le mani a coppa sotto il rubinetto aperto e le porto sul mio viso, beandomi della sensazione dell'acqua fredda sulla pelle.
Compio la solita routine: mi lavo i denti, mi lego i capelli in una coda alta, indosso dei leggins e un maglione per stare in casa.
Guardo l'ora sull'orologio appeso in corridoio e mi stupisco di aver dormito così tanto.
È quasi l'ora di pranzo e in casa regna il silenzio.
Mi dirigo nella cameretta di Chiara e la trovo sotto alle coperte intenta a giocare con il Nintendo ricevuto a Natale dai nonni.
"Buongiorno piccolina." Le dico dandole un bacio sulla fronte.
"Perchè ti sei svegliata tardi?" Chiede puntando i suoi occhi nei miei, facendomi distogliere lo sguardo.
"Non mi sento bene. Mi perdoni per non averti preparato la colazione?"
"Devi andare dal dottore?" Inizia a piagnucolare preoccupata.
"No, tesoro. È solo un raffreddore. Non c'è bisogno di un dottore."
Mi intenerisco davanti a così tanta dolcezza.
"I dottori sono brutte persone." Dice mentre la prendo in braccio, tirandola fuori dalle coperte.
"A volte ti salvano la vita."
Sogghigno pensando ancora a quando si è messa a urlare e piangere per tutto l'ospedale non appena le hanno fatto i vaccini, ma lei era troppo piccola per ricordarselo.
"Cosa mangiamo?" La faccio sedere su uno dei quattro sgabelli neri.
"Cereali." Risponde facendo spallucce.
"Non possiamo fare colazione all'ora di pranzo." L'ammonisco con tono dolce, ma continuando a pensare a cosa preparare.
"Ma io ho fame e non ho fatto colazione."
Mette il broncio e non riesco a far meno di sorridere.
Non riesco a fare la madre dura con lei, in nessun caso.
Anche se mi cadesse il mondo addosso, sorriderei ugualmente pensando a lei.
"Fai una cosa: vestiti velocemente con i vestiti che trovi piegati sul ferro da stiro sul pavimento di camera tua. Andiamo a fare colazione al bar."
La vedo correre entusiasta verso camera sua e non appena la vedo sparire dalla mia visuale poso i palmi delle mani sul marmo freddo del bancone.
Sposto lo sguardo di pochi centimetri e vedo lo schermo del mio cellulare illuminarsi. Mi avvicino cautamente, come se fosse qualcosa di pericoloso, e lo afferro.
11 chiamate perse da Michele.
20 messaggi da Michele.
2 chiamate perse da Numero Sconosciuto.
Mi si stringe lo stomaco e ho un brutto presentimento.
Non so per quale motivo la mia mente colleghi lo sconosciuto che continua a chiamarmi all'immagine di Jacopo.
Apro titubante tutti i messaggi del mio capo e il mio stomaco diventa un gomitolo: ciò che leggo sono solo parole scurrili e volgari nei miei confronti, minacce e imprechi per il comportamento che ho assunto.
Gli occhi iniziano a bruciarmi; ho sopportato troppo a lungo questo tipo di violenza da parte sua e ho sempre voluto mettere un punto a tutto questo, ma non ho potuto e non posso tutt'ora.
Ho una figlia da mantenere e questo lavoro mi serve.
Ricaccio le lacrime indietro non appena sento i rumori dei piccoli passi di Chiara avvicinarsi.
"Pronta?" Chiedo voltandomi e facendole un enorme sorriso.
Sorride a sua volta, quindi indosso una felpa non curandomi minimamente del mio aspetto.
Afferro le chiavi della macchina e quelle di casa uscendo insieme a Chiara.
"Perchè niente musica?" La voce della piccola bambina interrompe il silenzio che si è creato.
"Non sto bene."
"Hai sempre detto che la musica è la miglior medicina." Il suo viso angelico diventa cupo.
Aumento la presa sul volante e un groppo mi si forma in gola.
Non sono in vena di ascoltare nessuna canzone; ho troppi pensieri che mi frullano in testa e rischierei di scoppiare.
Mi basta un'occhiata al riflesso nello specchietto retrovisore per accendere la radio e farla felice.
Guido fino al nostro solito bar e non appena arriviamo ordino la colazione per Chiara e la faccio sedere a uno dei tanti tavoli.
"Quanto ti devo?" Chiedo alla signora dietro alla cassa.
Da dietro gli occhiali fissa la piccola castana dagli occhi azzurri alle mie spalle.
"Offre la casa." Sorride guardandomi.
"Ma sono comunque un cappuccino e una brioche al cioccolato." Insisto nel voler pagare.
"Non c'è nessun problema, anzi! Sono felice di offrire la colazione a quella bellissima bimba."
Il suo sorriso si allarga ancora di più rivelando alcune piccole rughe sul suo viso.
Ringrazio caldamente la barista e mi siedo davanti a Chiara.
Automaticamente afferro un fazzoletto e le pulisco gli angoli della bocca, dato che si è sporcata con il ripieno della brioche.
Aspetto pazientemente che finisca e mi perdo nei miei pensieri.
Mi passano per la testa le immagini di me e Jacopo da adolescenti. Sento le guance andare a fuoco quando ripercorro tutta la nostra storia nei minimi dettagli, momenti intimi compresi.
Eravamo puro fuoco insieme, una bomba ad orologeria di cui si ignora totalmente il momento in cui sarà pronta ad esplodere.
Provo ad immaginarmi come sarebbe stata la mia vita insieme a lui, ma l'unica cosa che focalizzo è il viso della bionda insieme a lui e la mia mente vaga tra tutte le donne che si è portato a letto in questi anni, rovinandomi completamente il momento.
"Ho finito." La piccola davanti a me si toglie i residui di brioche dal viso goffamente e mi guarda.
"Ho una commissione da fare e poi possiamo tornare a casa." La informo mentre l'aiuto a vestirsi nuovamente.
Le afferro la mano con fare prottetivo e mentre usciamo dal bar ringrazio per l'ennesima volta la barista, la quale mi risponde di tornarla a trovarla insieme a Chiara.
Le mani iniziano a tremare non appena fermo la macchina davanti al ristorante.
"Vuoi venire con me o vuoi stare in macchina?"
"Voglio venire con te." Risponde decisa.
Scendo titubante e la prendo in braccio.
Non appena entriamo l'odore di cibo proveniente dalla cucina mi invade le narici.
"Rebecca!" La voce di Giorgio attira la nostra attenzione.
"Hei." Rispondo facendo scendere Chiara.
"Ho sentito di..." Lo blocco prima che possa finire la frase "Non parliamone qui." Dico indicando la piccola figura ai miei piedi.
Capisce al volo e si inginocchia sorridendo a Chiara.
"Vuoi venire ad aiutarmi in cucina?" Chiede afferrandole una mano.
Giorgio ci sa fare con i bambini; sembra quasi che riesca a capire ed entrare nel loro mondo.
Vedo la chioma castana muoversi facendo segno di sì e tiro un sospiro di sollievo.
"Non perdere la pazienza e non farti mettere i piedi in testa da quel pazzo." Dice il ragazzo prima di sparire insieme a mia figlia nell'enorme cucina.
Nonostante la sua età è molto maturo e con lui mi sono sempre trovata bene a parlare.
Assorta nei pensieri mi ritrovo davanti alla porta del piccolo ufficio di Michele, con la mano pronta a bussare.
Prendo un respiro lungo e batto ripetutamente le nocche contro il vetro spesso.
"Avanti." La voce profonda del mio titolare mi provoca dei brividi lungo tutto il corpo.
Mi faccio coraggio ed entro.
Ciò che vedo è soltanto la sua figura seduta su una poltrona girevole, mentre mi guarda con aria minacciosa.
Cerco di ingoiare il groppo che mi si è formato in gola e sembrare impassibile.
"Siediti." Dice autoritario.
Rimango in silenzio mentre mi siedo davanti a lui.
"Sono passato sopra a tanti tuoi comportamenti, Rebecca. Tutto ha un limite e tu l'hai superato di gran lunga. Hai sempre risposto a tono a tutto ciò che dicevo e questo all'inizio mi intrigava, prendevo tutto come una sfida e non mi sarebbe dispiaciuta l'idea di divertirmi con una mia dipendente."
La punta di malizia nel suo discorso mi fa venire un conato di vomito.
"Più il tempo passava e più mi rendevo conto che il tuo è un carattere troppo difficile per me e ho iniziato a perdere interesse."
Il modo con cui parla delle persone che lo circondano è raccrapicciante. È come se fossimo tutti dei premi che lui deve vincere e conquistare.
"Mi hai chiamata per parlare di ciò che è successo ieri nell'ambito lavorativo o della persona che sono?" Interrompo il suo discorso con tono freddo e distaccato.
"Sì, giusto. Sei scappata perchè un uomo d'affari si è mostrato interessato a te. Quindi, Rebecca, dimmi cosa diamine ti è preso? Se un'altra ragazza fosse stata al tuo posto avrebbe colto l'occasione al volo, invece tu no. Hai voluto sovrastare l'ordine all'interno del mio ristorante., mettendo a disagio me e tutti i miei clienti. Hai idea di quanto mi sia costato il tuo atteggiamento?"
Stringo le mani a pugno e mi trattengo dall'urlargli contro.
Mi guarda con avidità e superiorità, facendomi sentire piccola e inferiore a lui. Sta calpestando il mio orgoglio e la mia dignità e non la passerà liscia.
"So quanto ti serva questo lavoro. Hai una figlia da mantere da sola, perchè ti sei divertita a farti scopare da un ragazzo che ti ha messa incinta e poi abbandonata."
Colpita e affondata.
Improvvisamente mi scorrono per la mente tutte le scene di questi ultimi quattro anni in cui Michele si divertiva a renderci il lavoro un inferno.
Mi alzo di scatto dalla sedia, facendola cadere e gli punto un dito contro.
"Non mettere in mezzo mia figlia, pezzo di merda. La mia vita privata non ti riguarda, quindi stanne fuori." Prendo un respiro e continuo "In tutti questi anni mi sono fatta calpestare da te e dalla tua stupida idea di essere una persona superiore a tutti noi, ma sai che ti dico? I tuoi soldi non ti rendono una persona migliore, anzi, sottolineano l'essere squallido che sei.
Per quanto questo lavoro mi serva non metterò mai più piede qui dentro, sappilo."
Gli do le spalle e mi avvicino alla porta, ma lui controbatte.
"Perfetto, un problema in meno."
"Oh, ti sbagli di grosso. Fin'ora sono stata solo un vantaggio per il tuo stupido ristorante, ma d'ora in poi sarò la causa dei tuoi problemi maggiori."
Esco definitivamente dalla stanza sbattendo la porta e dirigendomi verso la cucina.
"Chiara, andiamo." Dico entrando nella cucina visibilmente agitata.
"Che è successo?" Giorgio si avvicina preoccupato.
"Non lavoro più qui, ho messo definitivamente un punto a tutto questo schifo." Confesso.
Lo vedo rabbuiarsi.
"Sono felice che tu abbia finalmente capito che non è il posto adatto a te, ma mi dispiace l'idea di non poter lavorare più al tuo fianco."
Sorrido debolmente.
"Ti troverò un posto migliore, Giorgio."
Con questa affermazione esco velocemente dal ristorante e mi dirigo verso la macchina, riuscendo finalmente a respirare di nuovo.
Una BMW nera laccata è parcheggiata di fianco a me e nemmeno facendo mille manovre riuscirei ad uscire.
"Cazzo, non è possibile." Impreco sottovoce.
"Sali e mettiti la cintura." Ordino a Chiara e lei esegue.
Nel frattempo mi avvicino alla macchina lussuosa e picchietto un dito contro il finestrino del passeggero.
Vedo il vetro oscurato abbassarsi e rivelare un uomo in giacca e cravatta al volante.§
"Scusi, mi sta bloccando il passaggio, potrebbe gentilmente spostarsi?"
L'uomo mi guarda con un'aria curiosa e poi mi sorride.
Corrugo la fronte non capendo questo suo gesto.
"Allora? Sono di fretta e ho la bambina in macchina che mi aspetta."
Non mi bastava aver perso il lavoro, ora devo pure subirmi questo.
"Oh, certo signorina. Ci spostiamo subito, non volevamo creare nessun disagio." Detto questo inizia a tirar sù il finestrino e prima che possa chiudersi completamente, riesco a scorgere quella che sembrava una gamba nei sedili posteriori.
Divento ancora più confusa, ma mi allontano comunque per far partire la BMW.
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Eccomi qui! Scusatemi se aggiorno in tempi lunghissimi, ma ultimamente la scuola mi sta occupando la maggior parte del tempo.
Curiose di sapere come continuerà la storia?
Comunque, ci tenevo a sapere quali frasi o parti vi hanno colpito particolarmente e vi chiedo, sempre se vi va, di farmelo sapere!
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