~1~
Sam
La solita noiosa mattinata, solita scuola, solita professoressa di scienze in preda ad una crisi isterica. Continuava a chiamarmi in continuazione, qualsiasi cosa facessi le dava fastidio, tanto che alla fine decisi di non darle più ascolto.
<<Samantha!>> gridò la prof, battendo i libri con forza sulla cattedra.
<<Accidenti prof! Mi ha rotto i timpani!>> esclamò all'improvviso con un tono di voce più alto del solito. Era inevitabile darle retta a quel punto. Iniziai a massaggiarmi le orecchie mantenendo uno sguardo sottile e accigliato su di lei. Quella donna aveva il potere di risvegliare in me un profondo istinto omicida tale da farmi impazzire.
<<Le sembra il caso di mantenere un atteggiamento simile durante la mia lezione?!>> continuò la donna infuriata.
<<Le sembra il caso di farmi diventare sorda?!>>
<<Signorina Wilson, un'altra parola fuori luogo e la sbatto fuori dall'aula!>> esordì la professoressa stremata dal mio comportamento. Ogni giorno che passava diventavo sempre più insostenibile, tanto che nemmeno i prof riuscivano a reggermi.
C'era tensione in classe, le saette che continuavamo a scagliarci attraverso lo sguardo potevano essere visibili anche a chilometri di distanza. Soprattutto Ellie, colei che credevo essere la mia migliore amica, continuò a fissarmi come a volermi zittire, ma non le diedi retta e mantenni lo sguardo sulla professoressa.
La donna rimase in silenzio, nell'attesa di un mio passo falso, e ancora una volta, era mia intenzione accontentarla.
I ragazzi nell'ultima fila si scambiavano qualche parola e aspettavano con impazienza di poter assistere ad un altro spettacolo di Sam Wilson, la ragazza che da quattro anni era famosa per... Per troppe cose. Mi definivo "uno spettacolo della natura", ma molti mi conoscevano come tornado, terremoto, ciclone, tempesta. Ero solita a litigare con i prof, con la gente, o combinare qualche guaio qui e lì, rompere la qualsiasi cosa avessi tra le mani, e animare la festa qualora ce ne fosse stato bisogno.
Eppure ero così piccolina, gracilina, era quasi impossibile immaginare che avessi la forza di un bisonte e lo stomaco di un bue.
Ah il cibo! L'ottava meraviglia del mondo, a mio parere.
Ma tornando a noi, o meglio, a quella donna dai lunghi capelli aranciati e quei grandi occhi verdi che aspettavano la mia risposta.
Era il momento di accontentarla.
Sul mio volto comparve un ghigno divertito, e con esso mi preparai alla prossima battuta. <<Parola.>>
Inutile sottolineare le voci esaltate dei miei compagni di classe, nemmeno avesse vinto la squadra nazionale di baseball.
Ellie, semplicemente, dopo aver perso le speranze anche quella volta, lasciò cadere la testa sul tavolo e si diede per morta mentre la donna incattivita alla lavagna fu pronta a pronunciare le sue di parole.
<<Samantha Wilson. Fuori dall'aula!>> ordinò la donna dandomi il via libera.
<<Ci si vede!>> presi il mio zaino grigio e mi avviai alla porta d'uscita quasi saltellando.
Una volta fuori, iniziai a camminare assaporando il dolce profumo della libertà.
<<Cavolo che fatica...>> dissi sedendomi sul muretto appena fuori la porta dall'edificio.
<<Sentiamo, che atto estremo hai fatto stavolta?>>
Mi voltai verso la porta d'ingresso, che lentamente si schiuse, e vidi uscire da essa la figura di un ragazzo dai larghi jeans strappati e un grosso felpone nero, che ovviamente riconobbi all'istante. E' Jake Collins.
Lui, insieme a Nate, probabilmente erano gli unici due ragazzi al mondo per cui avrei dato la vita. Ci conoscevamo dal primo anno, e sin d'allora mi avevano sempre appoggiata, sostenuta, e incoraggiata senza mai giudicare le mie scelte, anche se spesso insensate.
<<Essere cacciata dalla professoressa di scienze.>> risposi fiera mentre il ragazzo mi si sedette accanto.
<<Oh devi essere sfinita allora! Vuoi che ti porti dell'acqua? Un cuscino? O forse dovrei farti un massaggio alle spalle?>> eccolo che cominciava a prendersi gioco di me. Avrei potuto dite che fosse il suo passatempo preferito, ma in fondo, come dargli torto. Qualsiasi cosa facessi veniva vista come la tipica scena da serie tv comica per ragazzi, tanto che ormai immaginavo anche i suoni trasmessi dalla regia in base a cosa stessi combinando in quel preciso momento.
<<Una birra, grazie.>>
<<Niente birra alle nove e mezza del mattino.>> disse puntandomi un dito contro. Con il modo in cui mi parlava dava l' aria di essere un fratello maggiore, e in fondo lo era sempre stato per me.
<<Tsk. Antipatico.>> commentai facendolo ridere lievemente.
<<Tu invece, che ci fai qui fuori?>>
<<Mi annoiavo. Continuo a non capire poi molto della filosofia. Ma perché si facevano così tante domande?!>>
<<Perché non avevano nient'altro da fare. Proprio come noi insomma>> affermai annuendo a me stessa. Si ecco, direi che buttare via il tempo era un hobby ormai.
<<Panino?>> mi chiese improvvisamente. Solo a sentirlo mi si illuminarono gli occhi. Cavolo quanto adoravo mangiare! Ero sicura che un giorno sarei esplosa, e che di certo non sarebbe stato un bello spettacolo.
<<Andata!>> scattai subito in piedi, mi avvicinai a lui, gli sfilai il cappello nero che prima teneva ben nascosti i suoi capelli ondulati color nocciola, e iniziai a correre.
<<Paga chi arriva ultimo!>> gridai per poi andare più veloce.
<<Sam!!>> anche lui iniziò a rincorrermi, e dopo qualche minuto arrivammo nel luogo più incredibile dell'intero campus: la caffetteria.
Ah che meraviglia! Tavolini in legno scuro disposti in fila da sei ai lati della stanza, un bellissimo parquet in legno scuro sotto i nostri piedi, pareti rigorosamente dipinte di bianco, un grande lampadario in acciaio al centro della stessa e... Il bancone! Quel posto offriva di tutto. Qualsiasi cosa tu volessi mangiare, avresti potuto farlo. Dolce, salato, caffè, bevande, tutto.
Si può dire che fosse il luogo in cui passavo la maggior parte della mia giornata, che fosse per mangiare, per studiare -in quei rari casi in cui mi andava di farlo- o per starmene semplicemente ad ascoltare della musica con le cuffie alle orecchie. Il divanetto all'angolo che dava sulla vetrata esterna era diventato il mio trono, e praticamente nessuno osava mettersi lì da quand'ero in quella scuola.
<<Sono arrivata prima io! Sgancia!>>
<<Sei una fottuta lepre!>> esclamò posando la mano sulla porta d'entrata con il fiatone.
<<Già, e tu una tartaruga. Su muoviti, sto morendo di fame!>> mi guardò con un cenno di smorfia e tirò dritto per il bancone.
<<Hey Sam!>> disse la ragazza al bancone, Mary. <<Ciao Jake.>> continuò salutando il mio amico con timidezza. Sinceramente credevo di sapere perché si comportasse così con lui, il perché ogni volta che lo vedesse iniziasse a diventare parecchio impacciata, il suo tono di voce cambiasse, e inoltre, non riuscisse a guardarlo in volto.
Mary era una ragazza semplice, molto allegra, e con i suoi lunghi capelli rossi non passava di certo inosservata. Solo che lei non ne teneva conto, non le piaceva stare al centro dell'attenzione, nonostante i commenti positivi sulla sua bellezza da coloro che entravano in caffetteria, e nemmeno Jake sembrava dargli importanza... O almeno non quella che lei avrebbe voluto.
<<Che prendete?>> ci domandò con un dolce sorriso.
<<Due panini, grazie>> rispose Jake per poi lasciare il saldo alla cassa.
Iniziammo ad ordinare, e dopo aver preso i nostri panini giganti, ripieni di tutto quello che riusciva ad entrarci, andammo a sederci nel nostro solito angolino.
<<Hai lasciato anche la mancia?>> chiesi a Jake una volta arrivati.
<<Si. Se la merita.>>
<<Mmh. È carina Mary, no?>> incalzai per poi dare un morso al panino.
I panini di lì erano i migliori che avessi mai mangiato, e dire che ne abbia mangiati tanti in diversi luoghi era poco. Dal canto mio potrvo affermare che amavo il cibo, qualsiasi cosa avessi davanti finivo col divorarla, e arrivavo a saziarmi dopo dozzine e dozzine di cibo ingerito. La cosa che nessuno riusciva a spiegarsi era: dov'è che andava a finire? Fin da piccola ero sempre stata piuttosto magra, probabilmente avevo ereditato la corporatura ossuta di mia madre, e sinceramente andavo molto fiera del mio 1.65 m di altezza.
"Nella botte piccola c'è il vino buono" Diceva sempre mio padre. E in fondo non aveva tutti i torti.
<<Si, molto>> annuì continuando a mangiare.
Non è che volessi spingere il mio amico verso una ragazza, volevo solo fargli esplorare il mondo che ha attorno.
Jake era il tipico amicone di turno, potevi contare su di lui per qualsiasi cosa, non era raro che trattasse male qualcuno, diciamo che aveva il suo caratterino, ma non tendeva ad esagerare a meno che non venisse provocato o avesse ragioni per farlo. Inoltre, aveva un modo tutto suo di essere gentile e di scherzare. Bisognava solamente far caso al suo tono di voce.
Per quanto riguarda le relazioni, invece, non era poi così bravo. Da quando lo conoscevo era stato solo con due ragazze, ma è durata ben poco perché loro non si sentivano mai davvero amate da lui. Non dava loro le giuste attenzioni, spesso era assente, e quando stavano insieme era come se non ci fossero. Non sapevo perché si fosse comportato così, o almeno, non me ne aveva mai voluto parlare per bene. Aveva sempre detto che erano loro a non capirlo, che se ne andavano prima ancora di conoscerlo. Non avevo idea di cosa volesse dire, però non avevo mai voluto approfondire perché, magari, avrebbe potuto dargli fastidio.
Restammo lì ancora per qualche minuto, e proprio quando stavamo per andarcene, un bellissimo ragazzo dai capelli biondi, alto, e con uno smagliante sorriso bianco, fa il suo arrivo.
<<Eccovi! Ma buongiorno! Vi stavate divertendo? Sono sicuro di si! Ecco Jake, tieni, riprenditi le cose hai lasciato in classe dopo avermi abbandonato!>> eccolo Nate, il più rompiscatole dei quattro, ma il più coccolato.
<<Oh scusami! Non mi ero accorto di essermi volutamente dimenticato l'orario di rientro!>> Jake era uscito dalla classe dicendo di dover andare in bagno, ma come tante altre volte, se ne fregava di rientrare. Così Nate, che era il suo compagno di classe, era costretto a riportargli la giacca e lo zaino ogni volta.
<<Erano venuti...>>
<<Certo si! Tranquilli! Fate come se non ci fossi! E ora ditemi, dov'è Ellie?>> continuò nervoso, sedendosi al tavolo.
<<Ellie è... Ellie!>> esclamai vedendola arrivare. Alta, capelli neri, lunghi e lisci, con il suo top corto verde e i suoi jeans larghi da tipica skater... Bellissima! Che dire, andavo fiera dei miei migliori amici.
<<Sam, dannazione! Perché non riesci a stare zitta una volta tanto? Quando sei uscita se l'è presa con me!>> gridò posando la sua borsa nera a tracolla sul tavolo.
<<Scusami! Non riesco a trattenermi! Mi farò perdonare, va bene?>> dissi mostrandole un grande sorriso. Così la ragazza si sciolse e si sedette sul divano acanto a me.
<<Abbiamo lezione tra cinque minuti, e stavolta potrei ucciderti se provi ad allontanarti dalla classe>> continuò Ellie puntandomi un dito contro.
<<Starò buona, te lo prometto>> lei sospirò guardandomi e prese il cellulare per vedere le ultime notizie inerenti ai ragazzi del campus sul giornalino scolastico.
<<Oh oh!>> tentennò.
<<Che c'è di nuovo?>>
<<Una festa! E noi ci andremo.>>
<<È la terza questa settimana, e siamo solo giovedì.>> si lamentò Jake alzando gli occhi al cielo sospirando.
Quando c'era una festa, la nostra partecipazione era praticamente certa, solo che a volte ne organizzavano un po' troppe e andare a tutte era difficile, soprattutto per quell'antipatico dagli verdi.
<<Ma non fai altro che lamentarti tu! Sta zitto e pensa a cosa indossare.>> lo rimproverò Ellie.
<<Come se avessi una vasta scelta.>> il suo stile era piuttosto semplice: si trattava del il tipico ragazzo da jeans larghi, felpe e cappelli scuri insomma.
<<Io dovrei chiedere a Michael, credo.>> disse Nate prendendo in mano il suo cellulare.
Michael era il ragazzo di Nate, stavano insieme da quasi un anno, ma la loro relazione era piuttosto complicata.
Litigavano molto spesso e non erano d'accordo quasi mai su nulla, inoltre Nate tendeva sempre ad essergli sottomesso. Il ragazzo voleva essere sempre ascoltato, obbedito, voleva avere i suoi spazi e comandarlo a bacchetta, e se Nate provava a dire la sua, Michael scatenava l'inferno. E come se non bastasse, faceva quello che voleva con chi voleva. Uno stronzo, in poche parole.
<<Nate, dannazione! Lascialo perdere! Anzi, perché non lo mandi al diavolo? Vuoi che lo faccia io? Guarda che ci metto due secondi.>>
<<Sam, ti ringrazio, ma no. Vi faccio sapere a pranzo. Adesso andiamo.>> disse serio. Poi fece segno a Jake di seguirlo e andarono via dopo averci salutati. Era sempre così, ogni volta che si prendeva l'argomento "Michael" si innervosiva e scappava via dal problema. Avevamo cercato così tante volte di aiutarlo che avevo perso il conto, ma lui non voleva, quindi non potevamo fare poi molto. In realtà, era anche strano questo suo comportamento. Insomma, perché reagire così di fronte a qualcosa di ovvio? Noi cercavamo di aiutarlo e lui si ostinava a non mollarlo per qualche strana ragione. Però, questa storia non poteva andare avanti così, e prima o poi avrebbe dovuto darci delle spiegazioni.
<<Okay Sam, ora dobbiamo andare anche noi.>> mi disse Ellie mettendo lo zaino in spalla.
<<Sisi, andiamo.>> mi alzai definitivamente dal mio amato divano e la seguì verso l'uscita. A questo punto, proprio mentre stavamo mettendo piede fuori dalla porta, Ellie notò un cartello su di essa.
<<Cercano personale. Perché non provi tu?>> mi chiese.
<<Oh no ti prego! Non voglio pagare col mio stipendio il prezzo di tutti i bicchieri e piatti che potrei rompere di continuo!>> esclamai facendola ridere. In effetti non poteva che darmi ragione. Ero pur sempre Sam!
<<Però è strano. Starà andando via Mary?>> chiese ancora mentre camminavamo verso l'edificio in cui si sarebbe tenuta la lezione di scienze.
<<Impossibile! O almeno non credo. È qui da anni, nessuno conosce il locale e sa fare il suo lavoro meglio di lei.>>
<<Già. Chissà, mi stava anche simpatica.>> fece spallucce e si guardò attorno per accertarsi che sia la strada giusta. Ellie era il tipo di persona che avrebbe potuto perdersi persino a casa sua, infatti non era raro che arrivasse tardi a lezione o che sbagliasse addirittura la camera del dormitorio.
<<Peccato che non stesse simpatica a Jake.>>
<<Vuoi rifilargli la ragazza, Sam?>>
<<Non gli sto rifilano la ragazza. Dico solo che le piace Jake da così tanto tempo, e questa storia meritava una svolta particolare. Ma quel ragazzo è un'idiota, che possiamo farci.>> lasciai aperta la porta dell'edificio rosso e la chiusi alle mie dopo che anche Ellie fosse entrata.
<<Perché non pensi a te eh? Da quanto tempo è che non hai un ragazzo?>>
<<Ma io non ho bisogno di un ragazzo, sto bene con me stessa. E poi ho già te che mi stai addosso più di un fidanzato>> dissi ridacchiando mentre lei bloccò il passo.
<<Ah è così? Guarda, puoi anche cambiare stanza da stasera, cambierò anche la serratura. E non osare entrare dalla finestra come fai di solito o ti taglio le mani!>>
<<Agli ordini!>> esclamai guardandola con le sopracciglia corrugate in un'espressione buffa.
<<Cretina!>> scoppiò a ridere e prese a camminare più velocemente di prima. Di conseguenza la seguì ed entrammo insieme in classe, ovviamente, in ritardo.
Beh che dire, era una tradizione ormai.
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