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20 CAPITOLO

20 Capitolo
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"Robert davvero non ho voglia di uscire." Sospirai. Ero steso sul comodo letto della mia camera con un'aria da ebete stampata in faccia dovuta alla ricevuta visita del mio ragazzo. Il rosso saltellava entusiasta sul bordo, facendomi venire il mal di mare. "Ti prego Harry." Mi supplicò cercando di dissuadermi facendo dei dolci occhi da cucciolo, che però procurarono solo la mia ilarità. Scoppiai a ridere e lui si buttò su di me a peso morto. "Usciamo.'' Impose schiacciandomi con il suo corpo. Respiravo a fatica. Cercai di parlare ma mi risulto difficile. Come se la situazione non fosse già di per sè orribile, il più piccolo comincio a farmi il solletico privandomi ancor di più del diritto all'ossigeno. "Basta." Annaspai dimenandomi, ma a causa del riso, la presa dell'altro risultava sin troppo stretta. "Basta cosa?" Chiese indispettito. "Mi arrendo. Usciamo." blaterai senza fiato spingendolo via. Rob mi sorrideva sornione.
"Quel Draco ti rende davvero molto idiota." Mi prese in giro guardando la mia faccia arrossata, ma luminosa. Io lo guardai storto. "Spero che tu non troverai una persona come lui, o il tuo tasso già molto alto di stupidità, sfiorerà livelli inauditi." Lo ripresi io. Non sentii la sua risposta coperta da un colpo di tosse, e alzandomi lo lasciai ai suoi borbottii e mi vestii.
Il biondo era andato via una decina di minuti prima, dopo essersi congedato con un bacio e con la promessa di sentirci tramite telefono. Doveva tornare a scuola per prendere le sue cose e per ssistemarne altre, compreso il mio rendimento scolastico. Avevo infatti deciso di finire lì la mia istruzione.
Draco al contrario di me, era in quella scuola soltanto per lavoro: in realtà non era uno sventurato diciottenne con la testa fra le nuvole, bensì un ventunenne con un lavoro e una carriera davanti. O almeno lo era fino a quando, qualche giorno prima non aveva deciso di licenziarsi per stare con me.
"Ehi, non ti ho ancora chiesto che scuola frequenti." Chiesi al ragazzo che spiava nel frattempo le cianfrusaglie che avevo lasciato in giro, alias i miei libri.
"Bhe, nessuna. Studio qui privatamente." Mormorò imbarazzato. Io non rimasi per nulla sorpreso. "Potresti frequentare anche tu Hogwarts. È una scuola davvero magnifica. E poi la frequenta anche Ginny." Proposi io finendo di allacciarmi le scarpe. Lui annuì pensieroso. "Andiamo."

Il caldo afoso rendeva la strada davvero terribile.
Prendemmo la moto di Robert per andarcene in giro, ma la scelta non risultò molto azzeccata mentre ci scioglievamo sotto il caldo torrido.
"Dove stiamo andando?" Gridai per sovrastare il rumore del vento che ci colpiva il volto. Percepii la risata del rosso sotto le mani abbracciate al suo petto.
"Ti voglio portare in un posto." Rispose con lo stesso volume di voce. Sbuffai. Non avevo mai amato le sorprese. L'ansia delle aspettative e la poca pazienza nell'aspettare.
Viaggiammo tranquillamente per qualche kilometro. Il panorama, anche se ad una cinquantina di km/h, risultava davvero magnifico. Il mare alla nostra destra rifletteva la luce che veniva dispersa nell'aria in mille luccichii.
Davanti a noi un'enorme montagna che pendeva nell'acqua. Una casa incastonata nella stessa rendeva il tutto più strano e suggestivo. "Deve essere mitico vivere lassù." Dissi quasi a me stesso. "Puoi dirlo forte!" Mi gridò di rimando Robert ridendo, anche se non capii il motivo per la sua stratosferica felicità, risi anche io. Quel ragazzino mi strasmetteva una gioia di vivere inimmaginabile. Era fantast-- .
Come un colpo al cuore mi ricordai di Ronald, era talmente simili a lui. La differenza era che quello che conoscevo da più tempo mi aveva abbandonato appena il padre era stato incoronato, dicendo che quest'ultimo gli aveva imposto di non avere contatti con me. Non si era neppure fatto vivo per quell'addio. Me lo aveva scritto in un breve e coinciso SMS. Costrinsi i miei occhi a non lacrimare mentre scuotevo la testa e mi accorgevo di stare rallentando. Il rosso parcheggiò la moto sotto uno dei tanti alberi della piccola pineta che era stranamente vuota così come il pezzo di spiaggia davanti a noi. Girandomi potevo notare una piccola strada che portava in pochi metri alla casa precedentemente vista. Rimasi a bocca aperta per lo spettacolo che mi stava donando.
"È davvero bellissimo." affermai con gli occhi luminosi guardando l'altro che gongolava soddisfatto. "Oh Harry, ma non è questo il posto." Forse ci rimasi un po' male per quell'affermazione. Avrei voluto rimanere lì ancora per molto, ma l'altro non volle sentire ragione. Inoltrandoci tra gli alberi raggiungemmi in fretta una specie di rifugio in legno. Davanti ad esso alcune macchine erano parcheggiate in uno spazio riservato. "Come mai non c'è nessuno da queste parti?" Chiesi guardandomi ancora intorno come a voler captare ogni singolo particolare. "Perchè è proprietà privata." Rispose logico. Mi bloccai in mezzo al nulla. "Non dirmi che tutto questo è di proprietà della tua famiglia." Chiesi scettico. Lui mi sorrise radioso. "Oh mio dio. Ma è magnifico!" Esclamai tentato di saltargli addosso ma lui mi bloccò ridendo. "Non siamo ancora arrivati." Si giustificò ricominciando a camminare in silenzio. Arrivammo dopo pochi minuti finalmente al fresco della tettoia. Ripresi fiato mentre Rob entrava nella struttura, lo seguii in cerca di aria fredda.
"Sorpresa!!" Sentii gridare. Alzai lo sguardo spaventato e curioso. Ginny, Draco e gli altri ragazzi che mi erano stati presentati, erano riuniti nella stanza enorme che doveva essere il salone.
Non riuscii a trattenermi, ed anche se era pochissimo il tempo passato senza il mio biondo, gli saltai addosso.
"Cosa ci fai qui?" Gli chiesi abbracciandolo e tenendo la testa sul suo petto. "Non ti avevo ancora fatto gli auguri per i tuoi diciotto anni." Si scusò dandomi un dolce bacio sulla testa e io seppi che quello era il posto dove sarei voluto rimanere per sempre.
"Ehi! Lasciaci il festeggiato!" Si lamentò scherzosa Ginny. Io le sorrisi raggiante.
"Non serviva.." mi lamentai guardando tutti gli striscioni e tutta la tavolata imbandita al ridosso del muro. Lei alzò le spalle e mi venne ad abbracciare, così come gli altri che si dilungarono in inutili convenevoli.
"Devo ammettere che l'idea è stata di Draco. Quando ha saputo che ti eri perso il compleanno, ha voluto organizzare tutto questo. Io ho messo a disposizione soltanto il ritrovo." Ammise la rossa imbarazzata quando con i piatti pieni ci sedemmo sui divani a mangiare. Non c'era posto per tutti, così mi sacrificai sedendomi sul Malfoy, che stranamente non ebbe nulla da ridire. Spiegai questa sua passività con la voglia di recuperare i torti resi, e lo apprezzai molto.
"Wow. Bhe, suppongo che ci siano anche dei regali..." buttai lì facendo finta di niente. Ma anche chi non aveva avuto il piacere di conoscermi, sapeva che non stavo nella pelle all'idea di aprire i pacchetti.
Neville e Luna si guardarono sorridendo furbamente e in effetti mi fecero non poca paura, ma non ci feci caso.
"Per i miei regali dovrai aspettare ancora un po'.." Draco bisbigliò nel mio orecchio con tono malizioso. Io mi girai guardandolo come una cavia da laboratorio. "Spero che valga il mio tempo idiota di un Malfoy." Brontolai scherzando, lui mi morse il lobo e sussurrò ancora. "Non ti deluderò mai." In un primo momento non diedi peso alle sue parole, ma poi ripensandoci, capii che non erano rivolte alla situazione in particolare. Ma era una promessa. La sua promessa. Sorrisi sghembo. Qualcuno comiciò a bussare insistentemente alla porta e Ginny sbuffando come un treno in corsa si alzò per vedere quale individuo fosse. "Avete fatto una festa e non ci avete invitato?" Gridarono i due in coro con la perfezione che caratterizzava quei gemelli così particolari. "No Fred e Georg..." comiciò uno. "...No party." Finì l'altro. La rossa non ebbe neppure il tempo di dire una parola che George si era già buttato sul cibo. Fred invece si avvicino al divano. "Auguri Harry." Disse con un occhiolino, io ringraziai con un cenno del capo. "Oh scfusha Harlhy, Aouhgurhi..." Annaspò con la bocca piena il primo, che mi porse una mano imbrattata di roba da mangiare. La rifiutai mormorando che non era necessario. "Questo è il nostro regalo." Il meno occupato ad ingurgitare cibi mi porse un pacco dalla superficie levigata. Impacchettato nella peggiore maniera, ma infondo, la carta doveva essere pur sempre strappata..
Nello scatolo, una marea di quelli che sembravano fuochi d'artificio di tutti i tipi. Reprimetti un brivido. Odiavo quei cosi. "Cosa c'è?" Chiese Fred preoccupato dalla mia espressione. "Te lo avevo detto che dovevamo fargli una torta!" Lo rimproverò George, il primo lo maledì con gli occhi. "No. Sono stupendi, ma avrete speso una marea di soldi..."cercai di giustificarmi. I due mi squadrarono felici. "Non è niente" fecero insieme prima di ritornare suk buffet.
"Avanti il prossimo!" Accavallai le gambe imitando uno dei giudici di qualche talent show. Tutti risero.

Angolino buio dell'autrice:
Brevissimo e orribile capitolo... non sto avendo molto tempo e mi dispiace pubblicare in modo così deplorevole.
Come avevo anticipato, avevo intenzione di scrivere una Het, e l'ho fatto. La potete trovare sul mio profilo o cercarla normalmente..(Beating Heart) Spero che anche se questo capitolo a me non piace affatto, a voi non dispiaccia. Aspetto i vostri giudizi qui sotto come sempre con un commento e/o accendendo la stellina. Un bacione enorme e grazie per il vostro supporto :')

P.S.
Chiedo scusa per gli errori sicuramente commessi, ma sto tipo dormendo ad occhi aperti ÇwÇ

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