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12 CAPITOLO

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12 CAPITOLO

Non mi accorsi di essermi accasciato a terra e neppure di aver cominciato a piangere. Soltanto quando bussarono alla porta e mi guardai intorno capii di essere stato lì per ore. Il buio penetrava dalla finestra aperta e la sveglia illuminava di una strana luminescenza la stanza oscura. Mi alzai trovando a memoria la maniglia e aprendo. La luce al neon del corroio mi accecò e fui costretto a mettermi una mano di fronte agli occhi prima di focalizzare le due figure davanti ad essa. Erano Hermione e Ginny. Mi ritrovai nel loro abbraccio in meno di due secondi mentre i singhiozzi continuavano a scuotermi. Ricordai di aver sentito anche quelli della rossa quel pomeriggio in biblioteca così mi ritrovai a sussurrare un "mi dispiace"

I giorni cominciarono a passare oziosi mentre mi trascinavo privo di vita tra le aule affollate. Avevo più volte cercato di chiamare Draco, ma dopo parecchi squilli mi ricordai che quello era il numero del telefono andato perso. Chiesi a chiunque se aveva sue notizie, persino ad un Blaise Zabini il quale non mi aveva saputo rispondere.

Mi sentivo come Leopardi: che tornato a Racanati da Roma cadde in una profonda disperazione, causata dalla delusione sia dal lato umano che intelletuale che quel viaggio, da lui tanto atteso, gli aveva provocato. In quel periodo buio lui scrisse i primi Idilli.

Io vivevo la stessa situazione, ma la delusione era stata causata dalla persona che mi ero ritrovato -seppur contro voglia- ad amare, e al contrario di Giacomo Leopardi non avevo scritto nessuna opera degna di nota.

Le mattine occupate dalle lezioni scorrevano stanche, ma scorrevano. Il problema subentrava quando rimanevo solo. L'ansia mi attanagliava mentre aspettavo sul mio letto il momento in cui la notizia trapelata da quei dannati giornalisti arrivasse in ogni parte del mondo causando la mia intera disfatta. Ecco cosa succedeva quando finalmente ti decidevi a rischiare. Perdevi tutto, anche quello che non avevi mai avuto.

Non ci volle poi molto tempo.

La chiamata, o meglio la missiva, arrivò pochi pomeriggi dopo. Consegnatami dalla segretaria in persona.

Diletto Harry James,
ci è appena giunta voce di un funesto avvenimento che ti coinvogle.
Siamo costretti quindi a revocare il tuo permesso di soggiorno nell'Hogwarts college nella speranza del tuo imminente ritorno a casa.
Vostri, James Potter I Leggittimo Re di Francia

Ginny sedeva al mio fianco mentre la leggevo ad alta voce. La stanza pulita e le valigie già fatte.

"Vengo con te." Aveva detto la rossa. "Possiamo dire che tu ormai sei il mio fidanzato e che quelli erano solo fotomontaggi..." continuò in cerca di una soluzione. Io le sorrisi piegando la lettera e mettendola in tasca. "No. Mio padre lo verrà comunque a sapere." Constatai poi alzandomi e mettendole un braccio attorno alla vita.

"Okay. Niente scuse. Ma vengo con te." D'altronde la ragazza era arrivata all'istituto solo per fare la mia conoscenza, quindi non aveva senso per lei rimanere lì.

Alla fine anche la riccia si unì all'allegra combriccola, dicendo che una vacanza prima della fine dell'anno scolastico le avrebbe fatto bene e che comunque voleva vedere Ron.

Partimmo quella stessa sera.

Il viaggio in aereo fu sfiancante e quando cercavo di chiudere gli occhi, la visione di due occhioni grigi faceva la sua feroce comparsa.

Dove era andato Draco senza dirmi nulla? Mi sentivo enormemente in colpa. Avevo visto che era distante e spesso spento, ma non avevo fatto nulla. La frase standard dovrebbe essere "mi ha lasciato senza nemmeno un biglietto.", ma lui lo aveva lasciato eccome, e leggerlo non aveva colmato il vuoto della perdita.

Dopo un'oretta in volo perciò cominciai a guardare un film ridicolo sullo schermo di Ginny, un auricolare a testa e la mia chioma che le solleticava il collo. Era in francese perciò Hermione rinunciò all'impresa di traduzione e cominciò a leggere un romanzo trovato nel reparto proibito. Aveva una copertina antica rilegata in oro. Sembrava davvero di vivere nei secoli passati.

Ricordai che mia madre amava leggere, così come adorava raccontarmi le favole della buonanotte, e lo faceva ogni sera.

"Un giorno capirai. Non si riesce a scappare dal mondo. Ma almeno ci è permesso sognare." Continuava a ripetermi prima di rimboccarmi le coperte. All'inizio non capivo. Quale bambino potrebbe capire il dolore della vita quando non l'ha ancora vissuta?

Lily Evans... riuscivo ancora a sentire la voce lontana dei suoi racconti. Spesso per farmi addormentare sedeva accanto a me ed inventava una storia. La mia preferita era quella della principessa Lilian...

C'era una volta una piccola ragazza di nome Lilian.
Lilian non era ricca, ed era la più grande di molti fratelli e sorelle.
Lei veniva da una grande città chiamata Londra, ma per aiutare i suoi genitori cominciò a lavorare come serva in un grande castello, lontano giorni dalla sua casa.
Le piaceva vivere in quel luogo e sognava un giorno di poter siedere al trono insieme al suo principe azzurro.
Volteggiava attraverso le stanze con lo straccio alla mano portando la felicità in quel luogo spento. Le piaceva cantare e spesso pensava, mentre puliva la grande scalinata principale, che le sarebbe piaciuto scendere elegantemente dalla stessa, in abiti lussuosi... e cantava e cantava. Fu proprio su quella scalinata che una sera, diretta nella sua stanzetta nell'ala servile, incontrò il sovrano della grande residenza. Era un uomo alto e slanciato, più vecchio di lei:aveva degli occhi bellissimi e se ne innamorò al primo sguardo, erano di un grigio accecante.
Chiese alla fanciulla quale era il suo nome e lei rispose a testa alta, senza pensare alla sua posizione sociale o al suo vestiario.
Il re la volle con se per quella sera, che diventò poi tutta la vita. I due si amarono molto e anche se tutti erano contro quel matrimonio, di una serva con il re, si sposarono diventando così re e regina di quel meraviglioso regno, vivendo per sempre felici e contenti.

Solo quando fui più grande intuii che quella storia era la storia di mia madre, e che non sarebbe durata per sempre.

Lei si ammalò.

Man mano che la malattia progrediva, lei smetteva di fare le cose che aveva sempre fatto, smise persino di leggermi ed inventare favole, fino a che in una notte dei miei quattordici anni non si spense del tutto. Magari non sapeva neppure dove si stesse dirigendo, ma morì nel suo luogo preferito, la biblioteca.

Lily Potter, l'ultima e la più amata moglie di mio padre.Niente fu come in precedenza quando lei ci lasciò.

"Si prega i signori passeggeri di allacciare le cinture e spegnere gli apparecchi elettronici. Stiamo cominciando la discesa."

Una voce metallica ci distrasse ripetendo la frase in varie lingue, alcune delle quali non riuscii ad identificare. Seguii però gli ordini impartiti così come gli altri passeggeri. Dall'oblò al mio fianco riuscivo a scorgere le luci di Parigi avvicinarsi e rendersi più nitide dopo aver attraversato i densi cumuli di nuvole che coprivano il cielo buio.

In confronto al regno unito, Parigi era un'ora avanti, ma questo per me non era affatto un problema. Sorrisi a Ginny che stringeva irrequieta la mia mano in attesa che tutto finisse. "Spero che partorire non sarà così brutto." Annaspò in preda a qualche suo strano pensiero catastrofico. Dall'alto ero riuscito ad individuare il fiume Senna e la magnifica Tour Eiffel, ma adesso nella mia visuale c'erano solo i segnali luminosi che evidenziavano quello che era il profilo della pista.

"Sarà anche peggio, Ginny.." le rispose tranquilla la riccia, che non era affatto riccia, dato che aveva piastrato i capelli crespi in modo elegantemente semplice.

Ero arrivato.

Non avrei mai pensato di tornare a causa di una situazione simile.

Mi ero ripromesso di finire la scuola in modo impeccabile senza combinare nulla, ma alla fine mi ero cacciato nel guaio più grande.

Scossi la testa. Non capivo ancora il motivo per cui Draco era andato via, ma non era il momento giusto per pensare a lui. Avrei risolto tutto in un secondo momento. Quando il mio futuro sarebbe stato di nuovo nitido, come le luci fuori dall'aereo.

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Ohibò, visto che siamo appena entrati nelle favolose e meritate vacanze di Pasqua, pubblico il capitolo 12 sperando di riuscire a scrivere e pubblicare il prossimo entro la fine delle stesse.
Mi sono accorta che i commenti dello scorso capitolo sono stati molto brevi e coincisi, tranne quello ovviamente di Harrypottersaveme. Dovrei forse preoccuparmi?
Aspetto i vostri giudizi, quindi commentate, e/o accendetela stellina qui sotto. Un bacio e buone ferie *w* Xx

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