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Cosa ti ho fatto piccola Meredith?

Lei era una ragazza semplice, anonima.Una delle solite ragazze, con i capelli e gli occhi castani che si incontrano per strada e a cui non fai neanche troppo caso.Non era una di quelle bellezze fulminanti e sconvolgenti;era una ragazza carina,anche se con qualche piccola imperfezione. Eppure era bella nella sua semplicità e per niente anonima. I suoi occhietti castani leggermente a mandorla erano vispi e curiosi, pronti ad esplorare il mondo; i suoi anonimi capelli castani avevo sfumature tendente al rossiccio in alcuni punti. Aveva un viso semplice, acqua e sapone, con qualche lentiggine sul naso.Aveva il sogno di viaggiare per il mondo, per conoscerlo in tutte le sue sfaccettature. Il suo nome? Meredith. La ragazza dal carattere forte e incisivo, ma con un unico piccolo difetto.
Era troppo grassa.
Spesso a scuola la prendevano in giro per questo,ma lei continuava a sorridere e a fregarsene di ciò che diceva la gente. Finché aveva il suo migliore amico accanto, niente sarebbe potuto andare storto,perché lui l'avrebbe sempre sostenuta.O almeno questo era quello che pensava.

Dopo una lunga e burrascosa litigata con il suo unico migliore amico,il ragazzo terminò dicendole:
"Ma ti vedi quanto sei grassa?! Vedi come ti guardano le persone quando passi per strada? Provano pietà per te, perché non esiste un essere grasso e brutto come te!"
Lo urlò in faccia alla piccola Meredith, in modo così forte che lei si ammutolì. I suoi occhi, però, parlavano da soli: un dolore paragonabile a quello di mille lame le trafisse il petto, mentre dai suoi occhi le lacrime cominciarono a sgorgare incontrollate. I suoi occhi appannati erano fissi sul ragazzo che ansimava rumorosamente,senza però vederlo davvero.Nella sua mente le parole del ragazzo che fino a poco prima era stato il suo migliore amico si ripetevano all'infinito,accompagnati dagli insulti mai ascoltati dei suoi compagni.Forse tutti loro avevano ragione. Forse lei era davvero troppo grassa.

Un passo indietro, due, tre. Si allontanava sempre di più da quel ragazzo, finché, voltandogli le spalle, non si mise a correre lontano da lì. Alla fine, forse, quello non era il posto adatto a lei, forse sarebbe dovuta scomparire per rendere tutti più felici.

Il giorno dopo Meredith non si presentò a scuola, e nemmeno quello successivo. Passò una settimana e il ragazzo si stava seriamente preoccupando. Forse aveva esagerato, forse aveva passato il segno. Quello stesso pomeriggio la telefonò: gli rispose la sorellina più piccola, Judit. Quella bambina, pur avendo solo undici anni e mezzo, era molto sveglia. Judit gli disse che la sorella non si era sentita molto bene. Lui le chiese se poteva passargliela, ma la piccola Judit gli disse che ora stava riposando. A quel punto lui chiese se appena svegliata poteva richiamarlo e Judit gli disse che glielo avrebbe detto. Aspettò tutto il pomeriggio una sua chiamata, ma invano.

Il giorno dopo, in mensa, la vide. Indossava un largo maglione blu notte e dei jeans che dovevano essere almeno una taglia in più. I capelli sciolti, le creavano una barriera attorno al viso. Riempì il suo vassoio e camminando a testa bassa si diresse verso il tavolo più isolato della mensa. Lui si alzò e si diresse verso il tavolo dove si era seduta la ragazza: voleva e doveva chiarire al più presto questa faccenda. Prese una sedia e si sedette sopra; lei non alzò mai lo sguardo. Si schiarì la voce, ma lei continuò a giocherellare con la sua bottiglietta d'acqua.
"Meredith?"
Lei si ostinava a tenere uno sguardo basso.
"Io...scusami Mer, io seriamente non pensavo davvero quello che ho detto. Ho parlato senza collegare la bocca al cervello. Ti prego Mer perdonami, ti giuro, io non pensavo davvero tutte quelle cose orrende. Tu sei bellissima e non sei per niente grassa!"
Solo a quel punto lei alzò il viso e gli sorrise dicendo:
"Non preoccuparti, è acqua passata."
"Quindi siamo di nuovo amici?"
"Sì,certo."
C'era però qualcosa che non lo convinceva:i suoi occhi sempre vispi e accesi ora risultavano spenti e tristi, così come il suo sorriso che di solito le illumiva il volto così tanto da sembrare una stella. Ora quel sorriso era finto, troppo finto. La guardò meglio: aveva le occhiaie,il volto scavato e le labbra secche e screpolate. Era dimagrita e si vedeva. Forse riconquistare la sua fiducia e la sua amicizia sarebbe stato più difficile del previsto, ma lui voleva farlo.

Nei giorni successivi cercò di farla ridere, o perlomeno sorridere e di farle mangiare qualcosa in più, ma il massimo che otteneva era un mezzo sorrido, appena accennato che non arrivava a illuminare gli occhi. A pranzo si sedeva vicino a lei in mensa e le raccontava barzellette, offrendole spesso qualcosa dal suo vassoio, ma otteneva sempre un rifiuto, nonostante lei prendesse sempre solo una bottiglietta d'acqua naturale e talvolta una mela rossa. Non mangiava e la cosa lo stava preoccupando sempre di più.
Passarono due mesi; oramai si stava avvicinando l'estate e tutti cominciavano a vestirsi in maniera più fresca, con magliette scollate, a bretelle o a maniche corte, ma non lei.
Lei continuava a indossare le magliette a maniche lunghe e spesso tirava le maniche ancora più giù. Lui era sempre più preoccupato.
Spesso i pomeriggi in cui lui la invitava a uscire gli dava buca, così un giorno si presentò direttamente a casa sua.

Prese la copia delle chiavi da sotto lo zerbino, poiché sapeva che a quell'ora in casa non c'era nessuno oltre Mer. Entrò in casa e cominciò a cercarla. Non era in nessuna delle stanze, l'ultima alternativa era il bagno.
La porta era socchiusa e mentre si stava avvicinando udì dei singhiozzi trattenuti. Aprì la porta e quasi non si mise a piangere dal dolore per ciò che vide. Meredith con in mano una lametta e tanti graffi che le insanguinavano il braccio.
"Mer..."
Lei alzò il viso e il ragazzo vide i suoi occhi gonfi e arrossati di pianto. In un attimo Meredith si ritrovò stretta tra le braccia del ragazzo, con il viso premuto contro il suo petto.
"Oh Mer, cosa ti ho fatto? Cosa ti ho fatto piccola Mer?"
Le accarezzava i capelli mentre sussurrava queste parole così intrise di dolore.
"Scusami, non volevo che mi vedessi così. Sono solo un inutile, stupido peso. Forse sarebbe meglio per tutti se io sparissi dalla circolazione."
Disse Mer tra i singhiozzi, mentre cercava di trattenere le lacrime in ogni modo.
"No, Mer, no. Cosa stai dicendo? Tu non sei un peso inutile, tu sei una ragazza meravigliosa. Come te non ne esistono altre."
La strinse ancora di più tra le braccia, aveva paura di perderla da un momento all'altro. La lascio andare dopo qualche minuto, solo per farla sedere e medicarle i tagli.

Dopodiché la prese in braccio,la portò in camera e si stesero sul letto insieme, mentre lui le accarezzava i capelli.

Meredith che fino all'istante prima aveva cercato di trattenere le lacrime, scoppiò in un pianto disperato contro il petto del ragazzo, che la strinse ancora più forte sussurrandole parole di conforto. Si addormentò più tardi, dopo circa un'ora di pianto, tra le braccia forti del ragazzo che la stavano ancora stringendo saldamente, come se da un momento all'altro lei potesse sparire.
La guardò dormire beata, con un'espressione più serena sul suo viso da bambina.
"Che cosa ti ho fatto piccola Mer? Che cosa ti ho fatto..."

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