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15. Ricordi dal passato

Non posso sottrarmi a questa loro richiesta, anzi non voglio, è giunta l'ora che si decidano a lasciare in pace me è la mia famiglia.

Guardo Ester e Genevieve preparare il tutto, e mentre le fisso non posso non chiedermi come sono arrivata a questo punto.

< Non puoi portarmela via, è mia figlia >

Urla mia madre verso Bill, che mi tiene per mano stringendola così forte da farmi male.

< E' anche figlia mia ed è giusto che passi un po' di tempo anche con me >

Gli risponde duro mentre mi stringe ancora più forte la mano come se avesse paura che da un momento all'altro qualcuno mi avrebbe portato via.

< La vuoi portare in una città non adatta a una ragazzina di dieci anni >

Gli risponde mentre cerca di prendermi l'altro braccio per tirarmi via. Mi sembra quasi di giocare al tiro alla fune, peccato che la corda sia io.

< La proteggerò! >

Gli risponde tirandomi verso di se, ma mia madre non molla, mi stringe il polso facendomi anche lei male.

< Non se ne parla, lei non verrà con te >

Non sopporto i loro battibecchi, non sopporto sentirli urlare per ogni minima cosa, cosi con tutta la forza che ho allontano le loro mani dai miei polsi e mi allontano da loro il giusto indispensabile per guardarli entrambi.

< SMETTETELA >

Urlo.

< Io voglio andare con papà >

Rispondo guardando mia madre negli occhi, che un po' alla volta gli si riempiono di lacrime.

< Caroline, sei troppo piccola, la città in cui vuole portarti tuo padre è pericolosa >

Mi risponde avvicinandosi a me, inginocchiandosi per guardami negli occhi

< So badare a me stessa mamma, tu mi hai insegnato come fare >

Lo vedo c'è orgoglio nei suoi occhi.

< Caroline! >

Esclama tenendomi stretta tra le sue braccia, prima di acconsentire a mio padre a portarmi via.

Il ritorno alla realtà è dura, avevo dimenticato quanto intenso fosse il legame con mia madre, avevo dimenticato quanto lei tenesse a me, è ora mi pento per tutti gli anni in cui avevo rotto quel legame, allontanandola dalla mia vita, allontanandola da me.

Le streghe sembrando troppo indaffarate a creare dei cerchi di sale nell'atrio, sotto lo sguardo attento dei vampiri di Klaus, cosi decido di andare in camera per riposarmi un po'.

E mentre attraverso il corridoio altri frammenti della mia vita mi attraversano la mente.

< Ora che entriamo stai sempre al mio fianco, ok! >

Si premura a precisare mio padre mentre entriamo nell'atrio di un enorme casa. Tutto fa comprendere che la casa deve essere veramente antica, le mura i mobili il soffitto, ma soprattutto un'enorme M impossibile da non notare.

Mentre superiamo l'entrata noto una serie di uomini che ci circondano, come se volessero attaccarci.

< A che cosa devo l'onore Bill >

La voce di un uomo dalla pelle scura mi arriva forte è chiara, mentre alzo la testa per ritrovarmi un affascinante uomo che fissa mio padre un sorriso smagliante.

< Lo sai perché sono qui, Marcel >

< No mio caro non lo so. >

Gli risponde l'uomo dalla pelle scura mentre scende le scale di legno in un modo molto affascinante.

< Sono qui perché è giunta l'ora di fare un patto o di morire >

Non posso credere che la parola morte sia potuto uscire dalle labbra di mio padre, lui che non ucciderebbe neanche una mosca.

< E lo faresti difronte a questa graziosa bambina? >

Sento chiedergli mentre gli occhi di tutti si posano su di me facendomi sentire esposta.

< Sono state le streghe a volerla qui >

< E tu metteresti la vita di tua figlia nelle mani delle streghe? >

< Sempre meglio che delle vostre >

Gli rispose con disprezzo, prima di sentirmi prendere in braccio ad una velocità non umana e portare dall'altra parte dell'atrio. Esattamente nel posto esatto dove prima c'era quell'uomo dalla pelle scura, com'è che lo aveva chiamato papa? Marcel.

Improvvisamente lo sguardo di tutti non era posato su di me ma su qualcuno alle mie spalle, cosi riluttante mi voltai vedendo due uomini che mi fissano come se io fossi la preda e loro i cacciatori.

< Non azzardatevi a..... >

< Altrimenti cosa ci farai Bill?>

Sento rispondere uno dei due vampiri. Solo ora mi sono concentrata a guardarli solo entrami molto belli, uno ha la pelle nera e l'altro bianca, come la mia, ma con due occhi cosi profondi da farmi sentire più piccola di quanto in realtà già non sia.

Senza preavviso l'uomo dagli intensi occhi mi prende in braccio con l'intento di mettermi sulla balaustra e buttarmi giù. Non piango, non sento paura, perché non provo paura? Dovrei essere terrorizzata ho solo dieci anni e sto per morire. E prima di vedere le mani dell'uomo prendermi per le spalle vedo il suo volto mutare in quello di un mostro, ma non urlo, ancora non ho paura, anzi il mio istinto mi dice di toccarlo e cosi faccio.

C'era stupore sull'volto dell'uomo straformato mentre mi avvicinavo al suo orecchio per sussurrargli una frase che mia madre mi ripeteva sempre quando qualcuno era cattivo con me.

< Tu non sei cattivo, la vita di ha fatto diventare cosi >

E mi lasciai cadere, misi una mano sulla sua schiena e mi diedi la forza per tirarmi indietro e cadere dalla balaustra, ma non toccai mai terra, perché quell'uomo ora tornato con i suoi occhi intensi e profondi mi teneva tra le braccia, e avvicinando le sue labbra al mio orecchio mi rispose,

<Lo so >

< Thierry ma che fai >

Viene richiamata l'attenzione da Marcel, e mentre l'uomo mi fa toccare piedi atterra, risponde.

< Mi faccio cambiare dalla vita >

Come ho fatto a scordarlo? Come ho scordato il primo incontro con Thiery , Diego e Marcel? Inutile ricordare il modo intenso con cui mi unii con Diego, quando mi salvò dall'attacco di un lupo mannaro. Ed è inutile ricordami di come Marcel mi osservava come se fossi qualcosa di raro e prezioso. L'unico ricordo che mi obbligo a non far tornare alla mia mente è quando incontrai le streghe per la prima volta, soprattutto Bastiana. Ricordo che il primo giorno in cui la vidi cercavo in tutti i modi di non guardarla negli occhi mentre lei invece mi guardava come un gioiello raro.

Ma ciò che con piacere ricorderò sempre è la storia che mi raccontava sempre padre K prima di andare a dormire.

< Padre K mi racconti ancora quella storia, quella che le streghe continuano a raccontare a mio padre dicendo che riguarda me >

Era una strana storia che le streghe raccontavano a mio padre aggiungendoci sempre qualcosa di nuovo e insistendo che parlasse di me.

< Ok, ma poi dormirai? >

< Certo >

Gli rispondo sorridendogli mentre mi metto a sedere per ascoltarlo parlare.

< Un giorno molti secoli fa, una strega trasformo i suoi figli in vampiri, squilibrando la natura, ciò che fece arrabbiare gli spiriti non fu tanto la trasformazione di quei ragazzi in vampiri ma fu il fatto che uno di loro divenne un abominio metà vampiro è meta lupo. Pensavano che l'uomo sarebbe riuscito a trattenere la fame e la furia come i fratelli, ma non fu cosi, la sua parte da lupo era troppo forte cosi la strega la soppresse. >

< Ed ecco che ora entro in gioco io >

Intervenni felice di far parte di una storia antica e tramandata.

< Gli antenati volevano agire a modo loro, cosi sconvolsero nuovamente la natura, per fare del bene questa volta, fecero in modo che sulla terra a mille anni di distanza dalla creazione dei vampiri nascesse una bambina dai lunghi capelli biondi, una ragazza che avrebbe placato la sete del mostro e che lo avrebbe reso buono, portandolo dalla loro parte, in modo da utilizzare il potere dell'ibrido per portare la tranquillità nel mondo dell'soprannaturale.>

< Ma non fecero solo questo, vero? >

< Certo che no! Convocarono le streghe di New Orleans le avvisarono che la pace nella città sarebbe arrivata il giorno esatto in cui una bambina con un carattere duro e autoritario si sarebbe presentata difronte a loro. >

Quella storia, fu in realtà l'inizio di tutto. Non fu la mia trasformazione in ibrido o il mio arrivo a New Orleans, fu quella storia tramandata da generazione in generazione a mettermi nei guai e farmi arrivare a questo punto, penso stendendomi sull'enorme letto.

E mentre cerco di chiudere gli occhi per riposare un po', cerco di ricordare uno dei giorni più emozionanti della mia vita, il giorno in cui Marcel mi incoronò regina, il giorno in cui tutti coloro che mi conoscevano iniziarono a chiamarmi Maestà.

< Sai perché voglio incoronarti regina oggi, Caroline? >

Mi chiede Marcel tenendo in mano una corono tutta impreziosita di diamanti.

Guardai la folla intorno a me, cercando la risposta alla sua domanda nei loro sguardi.

< Per la storia che tramandano le streghe? >

Chiesi, prima di sentire la folla che ci circondava mettersi a ridere.

< No Caroline, oggi noi ti incoroniamo regina di New Orleans, perché tu sei riuscita a fare quello che noi in cento anni non siamo riusciti a fare. Portare la pace tra le nostre specie >

Non dimenticherà mai l'emozione che aveva Marcel negli occhi mentre pronunciava quelle parole.

Ed ecco altri ricordi che non ricordavo di avere.

< Che cosai fai Marcel? >

Chiedo entrando nell'enorme salone dove vedo Marcel seduto a capo tavola e una strega e un lupo mannaro seduti una alla sua destra e l'altro alla sua sinistra.

< Mi sto occupando di una cosa importante, ti dispiace se ci vediamo dopo Caroline. >

Mi risponde alzandosi e accompagnandomi alla porta con gentilezza. Ricordo di essere rimasta molto delusa dal suo comportamento perché io volevo parlare delle nostre nozze.

Sorrido ricordando che aveva intensione di portarmi all'altare appena sarei diventata abbastanza grande, e naturalmente io da brava maniaca stavo già organizzando tutto.

< Perché non la fai restare? Chissà potrebbe illuminarci, alla fine si parla di lei dalla notte dei tempi.

Interviene un uomo sulla cinquantina che mi fissa ammirato.

< E una ragazzina non voglio metterla in mezzo >

Risponde Marcel verso l'uomo che ora si avvicina a me e mi prende per mano portarmi vicino al tavolo dove noto un'enorme cartina scarabocchiata con segni neri.

< Vedi piccola Caroline, noi stiamo cercando di metterci d'accordo per portare la pace a New Orleans, ma non riusciamo ad accordarci. >

Fisso la cartina prima di concentrare la mia attenzione sulla donna difronte a me, sorpresa dallo sguardo da adulta che gli riservo.

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