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18

«Devi compilare questi, catalogare quelli e riordinare questi altri, tutto chiaro?» domandò Lilith dopo aver posato sulla mia scrivania tre enormi portadocumenti.

Da quando il sr. Styles aveva deciso di darmi quella promozione il lavoro era magicamente triplicato, così come la paga, e non sapevo se esserne felice o meno.

«Vuoi anche un rene?» ironizzai tra mé e mé.

Mi lanciò un'occhiataccia di disapprovazione ma evitò di controbattere.

«A dopo» concluse uscendo dall'ufficio.

Concentrarmi sul lavoro era diventata un'impresa più che ardua ultimamente, avevo in mente sempre e solo le parole di Niall e non facevo altro che rileggere le nostre ultime conversazioni. Era sciocco lo sapevo ma mi mancava dovevo ammetterlo e non accettavo il fatto che fosse scomparso dall'oggi al domani senza spiegazioni. Non era da lui.
Mentre con Niall ero rimasta che lo avrei contattato nei giorni seguenti non appena avessi sistemato il caso che regnava nella mia testa. Fino ad allora avrei continuato le mie ricerche da sola.

Tu:

Isn't she lovely,
Isn't she wonderful,
Isn't she precious,
Less than one minute old...

Tu:

Steve Wonder, ricordi?


Fissai la schermata del telefono per minuti interminabili finché, con la consapevolezza che non avrebbe risposto, rinunciai. Era patetico da parte mia iniziare finalmente a giocare quando ormai la partita era ben che finita. Non avevo fatto praticamente nulla per cercarlo realmente e ora che tutto era concluso non riuscivo a darmi pace.

Vi siete mai sentiti tristi e con il cuore spezzato dopo aver perso qualcosa che, in realtà, non vi è mai appartenuto realmente? Beh, io mi sentivo esattamente allo stesso modo.
Incompleta e schifosamente sola.

Dopo circa tre ore di lavoro e un mal di testa atroce, decisi di staccare e concedermi il terzo caffè della giornata. Come sempre il silenzio e l'ordine regnavano sovrani  tranne che per un fastidioso ticchettio proveniente dai tacchi a spillo di Amanda, l'addetta alle vendite nel settore produzione.
Una donna senz'altro elegante e con lunghi capelli biondo platino. Aveva la vita stretta e lunghe gambe fasciate da tailleur raffinatissimi. In ufficio era molto rispettata e, da alcuni, persino temuta. Alcuni dicevano fosse stata la fidanzata di Edward alcuni anni prima ed era per questo che, secondo loro, era a capo di quel settore.


«Ciao emh...» fece segno con la mano  di comunicarle il mio nome nonostante glielo avessi ripetuto anche poche ore prima.

«Megan» risposi scocciata ma mantenendo un sorriso cordiale.

«Oh ma certo, comunque, avrei un piccolo favore da chiederti se non ti spiace» esordì sfoggiando un bianchissimo e falsissimo sorriso.

Annuii lisciando il tessuto della camicetta di seta che, fortunatamente, avevo deciso di indossare quella mattina e mi mossi da un piede all'altro.

«Dovresti farmi cinque fotocopie di questo foglio e tre di quest'altro, potresti farlo Margaret?»

«È  M e g a n!» scandii attentamente ogni lettera e, per incappare in discussi inutili, le strappai i due fogli dalle mani e andai a fotocopiarle.

Caricai un pacco di fogli nella macchina apposita e attesi che entrambe le copie fossero pronte; per svolgere un lavoro più professionale decisi infine di inserirle all'interno di fogli plastificati e di inserirli all'interno di una cartellina trasparente. Senza volerlo lo sguardo e, senz'altro la curiosità, mi caddero sui fogli e quando ne lessi il contenuto quasi caddi a terra.

TROIA CHE SE LA FA CON IL CAPO” 

D'istinto feci a brandelli tutti i fogli  presenti e li gettai con violenza nel cestino. Le mani mi prudevano e non riuscivo a smettere a camminare da una parte all'altra della piccola stanza.
Mi poggiai contro la parete e feci profondi respiri per evitare di collassare al pavimento. Non ero brava a gestire gli attacchi di panico ed ero certa che se la situazione si fosse aggravata non sarei riuscita a venirne fuori.

Tutta l'azienda rideva di me e sapeva dell'incontro avuto con Edward. Sapevo non sarebbe stata una buona idea ed infatti tutti i miei peggiori timori si erano tramutati in realtà.

Respirai a fondo e dopo essermi pulita gli ultimi residui di trucco presi l'unica copia intatta e mi fiondai con prepotenza contro la sua porta.

Bussai incessantemente e senza lasciargli il tempo di rispondere, entrai.

«Sei per caso impazzita? Potevo essere con un clien-...»

«Non me ne frega un cazzo» lo interruppi sbattendo sulla scrivania nera i fogli che tenevo in mano.

«Ti diverti a rovinare la vita delle persone, mh?» abbaiai del tutto fuori di me e con il viso in fiamme.

«Cosa...» lesse il contenuto dei fogli e lo vidi sgranare le pupille confuso.

«Non crederai sul serio che sia stato io a-...»

«Certo che si, chi diamine sapeva di quella cena, eh? Dimmelo!» e questa volta urlai senza pudore.

«Per favore abbassa la voce» tentò di calmarmi affiancandomi e posando i palmi sulle mie spalle.

Mi strattonai dalla sua presa e mi scossi la testa. Non volevo avere più niente a che fare con lui.

«Dimmi per quale motivo hai deciso di farmela pagare. Non sei solito accettare i rifiuti? Beh mi dispiace se non sono una delle puttane che sei abitato a frequentare» mi svuotai di tutto ciò che mi ero tenuta dentro per troppo tempo e finalmente mi sentii libera.

«Ora stai esagerato Megan, non ho detto nulla a nessuno e abbassa questi cazzo di toni» tuonò severo con sguardo cupo e forse colpevole allo stesso tempo.

Risi.
Risi di gusto.
Una risata sguaiata, isterica e malinconica prese vita dalle mie corde vocali inondano il silenzio dell'enorme stanza. Stavo perdendo il senso della ragione.

«Dimmi chi è stato, ora» ordinò facendo un passo nella mia direzione.

Scossi la testa e in risposta mi allontanai ancora di più da lui. Non avrei fatto la spia e, soprattutto, non  nella situazione precaria in cui già mi trovavo. Il problema non era Amanda, Cole, Lilith, Joline o qualsiasi altro singolo dipende, il vero problema era che TUTTI ora pensavano fossi una persona facile. Che non avessi guadagnato onestamente il lavoro come loro ma che usassi questi mezzi per arrivare alla vetta.

«Non è questione di chi è stato o non è stato...tutti pensano che sia...che sia una...» non riuscii a terminare la frase che un conato di vomito si fece largo prepotentemente nella mia gola. Feci un bel respiro ed incrociai le braccia al petto.

«...dimmi solo perché l'hai fatto» sussurrai con voce flebile e sull'orlo di un'ennesima crisi di pianto.

«Merda...pensi, pensi davvero invischierei la vita privata con quella lavorativa?» fissò i suoi smeraldi limpidi nei miei e capì che, forse probabilmente, non stesse del tutto mentendo. Teneva all'azienda e al guadagno più di qualunque altra cosa e non sarebbe stato vantaggioso creare scandali o chiacchiericci inutili.

Sospirai ed asciugai una lacrima vagante sfuggita al mio controllo mentre tutte le mie certezze crollavano mattone dopo mattone.

Inaspettatamente l'uomo di fronte a me balzò in avanti e prima che potessi reagire mi trovavo lì, stretta tra le sue braccia. Non avevo la forza necessaria per combattere e quindi mi limitainas abbandonare le braccia lungo i fianchi. Affondai il viso nella sua spalla e silenziosamente mi liberai.

«Ssshh» sussurrò contro i miei capelli accarezzando, di tanto in tanto, il retro della mia schiena.

In altre circostanze avrei certamente opposto resistenza e chissà, magari gli avrei sferrato un altro calcio nelle parti basse ma, per questa volta, mi beai del profumo familiare di un amico e mi lasciai coccolare.

«Scoprirò chi sono i responsabili e credimi, non vorrei essere al loro posto»

SPAZIO AUTRICE

Hello guys!
Mh allora? Chi sarà che avrà messo la voce in giro? Povera la mia Meg, non si meritava tutto questo.

A presto ❤️

Ig: redkhloewattpad/ _saradevincentiis

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