Capitolo 2. Scorpius
2.
"Signore" abbasso leggermente il capo mentre il signor Potter sospira e si passa una mano sul viso.
"Cosa ne pensi?" Chiede piano. Alzo gli occhi da terra e li incrocio con quelli verdi dell'uomo.
Rose. Mi sta affidando Rose e mi sta chiedendo di calmarla, di smussare il suo carattere. Rose.
"Non credo che mi sia permesso contestare una sua decisione" dico serio. Lui sorride dolcemente e si siede, io rimango in piedi.
"Dimmi solo cosa pensi Scorpius" È un ordine, anche se il suo tono è gentile e tranquillo.
Sospiro e mi rilasso leggermente. "Credo che lei sia... difficile" mormoro dopo aver cercato il termine corretto.
Difficile è un eufemismo.
Sento un formicolio fastidioso alla bocca dello stomaco, lo provo da quando l'ho vista, quando sono entrato in questa stanza, e lei mi ha fatto quel sorriso sorpreso e malizioso, è peggiorato quando mi ha toccato e ha sussurrato il mio nome, con quel suo solito modo di fare, il continuo flirtare e provocare, è sempre stata così.
Harry annuisce leggermente, i suoi occhi non si staccano da me. "Troppo difficile per te?" Chiede.
Stringo le labbra prima di parlare, l'offesa nelle sue parole è ovvia e la cosa non mi piace. "Difficile per chiunque" ribatto, sempre rispettoso.
Lo era da ragazzina e sono sicuro lo sia anche ora, a ventidue anni, e basta il modo in cui si è comportata prima per esserne certo. Ho seriamente avuto paura che attaccasse il signor Potter, ero pronto ad affatturarla per farla calmare.
"Lo so" dice tranquillo. "Ma ho bisogno di una persona paziente, non posso affidarla ad altri capitani, è..." Mi fa un sorriso complice. "Difficile"
"Devo addestrare dei cadetti signore, è la prima volta che faccio da capitano e stiamo andando bene, è un onore, ma..." Dico piano, attento ad ogni parola.
Non la voglio, non voglio che mi stia vicino, non voglio neanche vederla, perchè mi fa questo? Proprio quando andava tutto bene.
I miei cadetti non hanno bisogno di Rose Weasley, non hanno bisogno di una mina vagante, soprattutto non ora che stanno cominciando a fidarsi l'uno dell'altro, dopo due mesi di allenamento.
"Rifiuti l'ordine?" Chiede l'uomo di fronte a me. Abbasso la testa leggermente e stringo le mani dietro la schiena.
"No. No signore" Il fastidio allo stomaco cresce così tanto che vorrei premere una mano sul petto, ma lo ignoro.
"Puoi rifiutare, se è un problema per te. Daremo la squadra di cadetti e Rose ad un altro auror"
Ecco qua. O accetto Rose o mi declassano, quando ho appena assunto questo ruolo. Non è giusto, trattengo la rabbia e mi controllo.
Abbasso il capo ma guardo l'uomo. Non ho scelta, cazzo. "Non voglio rifiutare, signore. Mi dica cosa devo fare"
Lui sospira e mi passa un fascicolo, uno molto corposo. "È quello di Rose, ogni bravata prima di entrare in servizio, due anni fa, e ogni bravata come auror. Ogni singola cosa" dice. "Studialo" Afferro i fogli che mi tende e li guardo brevemente, la carta è ruvida sotto i miei polpastrelli. "Devi solo fare in modo di riuscire a farle capire che deve obbedire, che deve stare attenta a quello che fa e non generare risse tra i suoi compagni"
"Genera rissa?" Chiedo alzando le sopracciglia. Non ne sono sorpreso, è sempre stata provocatoria. Comunque ho sentito di lei, del caos che crea e di quanto sia difficile controllarla, in questi ultimi anni. Tutti gli auror esistenti la detestano, tutti tranne i suoi parenti, perchè è solo ed esclusivamente grazie a loro se non è stata cacciata per tutti questi mesi, solo grazie a loro, e a quanto pare ha superato il limite, perchè eccomi qui, a doverle fare da baby sitter.
"Molte" Il signor Potter è serio, risponde velocemente. "Dille cosa deve fare, stai attento a lei e a ciò che la circonda e, soprattutto, fatti obbedire, sempre, anche a costo di farle fare cento kilometri di corsa se non lo fa" annuisco una volta, un cenno del capo deciso ma breve. "Tutto qui, se hai dubbi mandami una lettera. Puoi andare, dalle le informazioni necessarie per l'accademia"
"Si, signore" dico abbassando il capo. Poi mi volto e supero le sedie.
"Aspetta" Mi giro verso l'uomo, lui sospira e si passa una mano sul viso. "Mi sono quasi dimenticato" afferra un paio di fascicoli da dentro un cassetto chiuso a chiave e me li passa. Li prendo confuso, ma non faccio trasparire l'emozione nel mio viso. "Hai il caso sui ribelli che era di Rose" Aggrotto le sopracciglia. "Studialo e cerca una soluzione. Non sei l'unico a studiarlo, ovviamente, ma più siamo e meglio è. Sono silenti da un mese e non sappiamo cosa faranno ora, ho bisogno di occhi nuovi per guardare la situazione" Sento la carta liscia sotto le dita "Non dirglielo, è gelosa dei suoi casi, questo in particolare" e mi lancia un'occhiata seria.
"Per..." Mormoro. Il signor Potter annuisce grave e appoggia la schiena allo schienale della sedia.
"È peggiorata, dalla sua morte, quindi evitiamo di ricordarglielo" dice il moro. Annuisco.
"Si signore"
"Puoi andare" Annuisco ancora ed esco dalla porta dopo aver fatto materializzare i fascicoli nel cassetto della mia scrivania all'accademia.
La rossa è appoggiata al muro alla destra della porta. La guardo mentre esco e cerco di evitare di notare la sua bellezza e il suo ricordo a Hogwarts. Il me diciassettenne era un coglione, un coglione che pensava che la ragazza più bella e popolare della scuola avrebbe smesso di spezzare cuori per stare con lui. Ero un ingenuo e il suo rifiuto, seguito dall'umiliazione che mi ha inflitto, mi hanno spezzato il cuore, all'epoca.
Ma ora sono passati cinque anni, ne ho ventidue e non ho intenzione di farmi distrarre e di agitarmi per lei, anche se la rossa ha spudoratamente flirtato con me prima, toccandomi e arrotolando il mio nome sulla lingua, seducente come pochi.
Chiudo la porta e lei si gira a guardarmi. Le labbra rosee si alzano in un sorriso. "Hey Scorpius" dice divertita. Il mio nome come una carezza, uscito da quella bocca.
Sposto lo sguardo e la supero. "Seguimi, e chiamami signore" dico gelido camminando nel corridoio. Sento i suoi passi dietro di me e mi auguro che mi stia seguendo. Ho notato che ha male ad una gamba nell'ufficio del signor Potter, non capisco perchè non si è curata, comunque zoppica leggermente, lo sento dai passi, non sono cadenzati come i miei, e mi chiedo se è a causa dell'ultima rissa.
"Come desidera" dice divertita. "Signore" aggiunge. "Ancora freddo come il ghiaccio, signore?" Chiede, il tono dolce che la caratterizza, ma so che è solo il suo modo per manipolare le persone, per far loro credere di essersi sottomessa prima di usare quella bocca per infliggere dolore. L'acido dentro di lei sotto forma di dolcezza, come stucchevole veleno.
Non le rispondo, continuo a camminare fino all'ufficio G, quello consigliato dal signor Potter, e le apro la porta. Lei entra, divertita, prima di me e mi lancia un'occhiata provocatoria.
"Siediti" le ordino mentre chiudo la porta ed entro nella stanza. C'è un enorme tavolo a forma di ovale in mezzo ad essa, le pareti sono bianche e una di questa è fatta a vetrata, si vede Londra dall'alto, ma so bene che è un'immagine finta, dato che siamo sotto terra.
"Si, signore" Fa un saluto militare scherzoso e si accomoda su una sedia. "Devo inchinarmi? O preferisci vedermi in ginocchio?" la voce illusoria. "Perchè io, per te, ci cado volentieri" I suoi occhi scivolano lungo il mio corpo in una maniera totalmente predatoria, uno sguardo che ha affinato con il tempo.
Combatto con me stesso per non chiudere gli occhi, per non cedere al suo tono sensuale e all'immagine che ora mi ha messo in testa: Lei inginocchiata di fronte a me, quella bocca crudele impegnata a ingoiare il mio cazzo, poi la mia venuta, i polsi legati dietro la schiena e i suoi gemiti che riempiono l'aria. Salazar, devo impegnarmi per non mostrare altro che fredda indifferenza.
Non riesco a non arrossire. Lei ride mentre mi guarda, tira su le gambe e appoggia le caviglie incrociate sul tavolo.
"Ancora pudico, comunque" dice tranquilla. "Però c'è una cosa che è cambiata, da scuola"
Prendo un bel respiro e mi siedo di fronte a lei, lancio un'occhiataccia ai piedi sul tavolo ma lei mi ignora. "Illuminami"
"Sei decisamente più figo" afferma osservandomi. I suoi occhi scivolano ancora lungo tutto il mio corpo, decisi e maliziosi. Quelle iridi azzurre mi fanno quasi rabbrividire e arrossire, ancora. Trattengo il rossore e l'imbarazzo per guardarla gelido.
Con un gesto della mano faccio comparire di fronte a lei un plico di fogli. "Sei uguale a come ti ricordavo" dico freddo. "Civettuola e attaccabrighe"
"E ho dei difetti" Aggiunge divertita. Giocherella con le unghie sul bracciolo della sedia come l'ho vista fare prima, nell'ufficio di suo zio, e mi sforzo per non fare una smorfia, al rumore fastidioso che provoca.
"Obbedisci agli ordini, non attaccare briga con nessuno ed evita di provarci anche con le piante" dico serio.
"Ci provo con chi mi pare" afferma tranquilla. "O vuoi impedirmelo?" Alza le sopracciglia divertita.
"Se è necessario, si" Dico, serio. La guardo attentamente, i suoi occhi sono così divertiti che la cosa mi provoca fastidio, lo nascondo bene.
Mette giù i piedi e si sporge verso di me. "Io ti consiglio di legarmi da qualche parte, suggerisco il tuo letto" La sua voce si abbassa, diventa soffice e sensuale. Non mi scompongo, evito ancora di arrossire mentre la guardo.
"È il meglio che hai?" Chiedo gelido. Lei sorride e torna ad appoggiare il busto sullo schienale, rilassata.
"Sei divertente" afferma tranquilla. "Dimmi cosa devo fare e basta" ora i suoi occhi sono seri, nonostante il sorrisetto in viso. Incrocia le braccia al petto.
"La mia squadra si allena da due mesi" la informo sparpagliando dei fogli di fronte a lei. "Sono quattro ragazze e cinque ragazzi. Hanno dai diciotto ai ventiquattro anni"
"Così vecchi?" Chiede confusa, aggrotta le sopracciglia e si china verso i fogli sul tavolo.
"Alcuni di loro hanno intrapreso carriere che non gli sono piaciute, hanno cambiato. È normale, lo sapresti se ti fossi presa la briga di socializzare con i tuoi compagni quando eri cadetto"
"Non sono mai stata cadetto" afferma alzando le spalle. Aggrotto le sopracciglia guardandola. "Ho solo fatto un test prima di entrare a fare parte della squadra, due anni fa"
Due anni fa, a diciannove anni. Io ho più esperienza di lei, più anni da soldato. "Hai avuto due anni sabbatici" dico, non è una domanda ma lei annuisce tranquilla.
"Due e mezzo, piu o meno" mi corregge. Poi abbassa gli occhi sui fascicoli. "Continua"
"Sono i tuoi compagni" le indico i fogli e le foto appuntate. "Sono bravi ragazzi, non hanno nessun problema tra di loro, lavorano sodo e si impegnano per il test finale tra quattro mesi" le dico, una richiesta sotto intesa. Non disturbare il loro equilibrio.
"Non prometto nulla" afferma tranquilla. Giocherella con l'angolo di un foglio. "Io non provoco nessuno, sono loro a cominciare"
La guardo a lungo "Non farli incazzare. Obbedisci agli ordini e tra quattro mesi potrai tornare nella tua vecchia posizione" mi alzo in piedi. "Ti lascio i fascicoli, sono solo le generalità e le foto, non sei autorizzata a leggere la storia dei cadetti" dico. Unisco le mani dietro la schiena e la guardo attento. "Hai due giorni per rilassarti, calmarti e preparare una borsa con il necessario. Niente vestiti, solo le divise auror che hai ed eventuali necessità intime. Tutto il resto ti verrà fornito"
"C'è solo la tua squadra? In accademia intendo" Chiede piano. Mi guarda dal basso.
"Si" dico, secco. "Gli auror non prendono chiunque nella loro accademia. Devi essere bravo e gli studenti scarseggiano, con i ribelli" Rose si irrigidisce, ma poi si rilassa, come se nulla fosse. La guardo a lungo in silenzio, prima di riprendere a parlare. "Ci vediamo tra due giorni, verrò a prenderti"
Lei fa un sorriso malizioso e so bene quale battuta lascerà le sue labbra prima di sentirla. Mi smaterializzo velocemente, senza permetterle di provocarmi ancora.
Scorpiusss🥵🥵
Non ho nulla da dire, spero vi piaccia.
Avete ipotesi? Idee? Ditemi.
Baci
H
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