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Capitolo 16. Scorpius

16.
 
Mi ha lasciato lì, con la voglia di assaggiarla come lei ha preso me, con la voglia di baciarla ancora.
Non ci credo che gliel'ho permesso. Non ci credo che non l'ho allontanata. Non ci credo che ho amato ogni singolo momento e che sono tornato duro appena mi sono sdraiato a letto e ho dovuto toccarmi come un adolescente.
Non ci credo che mi ha fatto un pompino nel mio ufficio, ha ingoiato tutto, e se n'è andata.

Scuoto la testa e cerco di non pensarci mentre entro nella sala mensa. Questa mattina mi sono fatto una doccia congelata per calmare l'erezione che mi era venuta, per smettere di pensare alla sua bocca su di me, alla mia venuta che le macchiava il viso. Salazar! Devo smetterla di ricordarlo.

"Buongiorno, signore" Nat mi saluta gentilmente. Mi ha perdonato, suppongo, per averlo costretto a fare le flessioni di Rose.

"Buongiorno" dico facendo un cenno leggero con la testa.

"Ha visto Rose?" Chiede il moro fermandosi al mio fianco. "Ho bussato alla sua porta ma non mi ha risposto nessuno, era chiusa a chiave"

"Oh, ho sentito qualcuno alzarsi verso le cinque di mattina" Mal Tisor compare affianco a Nat, non l'avevo neanche visto, questo ragazzo è come uno spettro. Evita i miei occhi, come al solito, e parla piano. "Forse era lei"

Guardo i vari tavoli e di lei non c'è traccia. "Arriverà" dico. Almeno lo spero, non ho intenzione di andare a cercarla, non so neanche se posso guardarla senza arrossire. "Se non vi dispiace, vado a mangiare"

"Certo, scusi signore se l'abbiamo trattenuta" dice Nat tranquillo. Gli sorrido e li supero, vado verso il mio tavolo.

Rose arriva mezz'ora dopo, ha i capelli bagnati e un'aria allegra. Non mi guarda e va dritta a sedersi accanto a Nat, lui le da un bacio sulla guancia e lei gli sorride dolcemente. Non mi rivolge neanche un'occhiata mentre mangia, anche se le basterebbe alzare il viso per incontrare i miei occhi.

Sospiro e finisco di mangiare. Faccio comparire un fascicolo su un caso di magia oscura e cerco di passare il tempo prima di dover andare a lezione. Oggi dovrei insegnar loro a riconoscere un veleno e trovare l'antidoto ma non faccio altro che pensare a Rose, a sentire ancora il calore della sua gola attorno al mio cazzo, i gemiti che riverberavano in lei, poi dritti verso le mie palle. Stringo denti e bevo del succo, dimenticarmelo sarà difficile, soprattutto se la sua presenza in questa accademia è così ingombrante.

"Buongiorno" Alzo gli occhi di scatto quando sento la sua voce. Non l'ho vista arrivare, perso nei miei pensieri, e ora è piegata sul tavolo proprio di fronte a me, dando le spalle ai cadetti. In questo modo il suo seno, scoperto dalla canotta aderente, è in bella vista. Noto l'inchiostro nero di un tatuaggio correrle per l'incavo, l'ho visto anche ieri ma non sono riuscito a guardarlo bene.

"Giorno" borbotto fissandola negli occhi, non li abbasserò, so controllarmi e non sono un animale. "Ti sei svegliata presto?" Chiedo lanciando un'occhiata ai tavoli. Sono rimasti solo Nat, Mal, Lina e Catlin.

"Mi sono svegliata presto" afferma tranquilla. "Perché ho sognato una cosa così porca che dirtelo ti farebbe venire proprio qui" sussurra, la sua voce sensuale e provocatoria. Stringo i denti e divento di ghiaccio.

"Dobbiamo parlarne" le dico, freddo. Dentro di me, però, emozioni su emozioni mi fanno rabbrividire e confondere, mi incasina la testa.

"Aspetta, non ho finito" dice mettendo un piccolo broncio. "Fammi finire" sospiro e mi appoggio allo schienale della sedia, incrocio le braccia al petto. Lei fa un mezzo sorriso, stronzo, che mi fa trattenere il respiro per qualche secondo. "E mi sono svegliata così eccitata che neanche venire due volte mi ha calmato" il suo tono è basso, in modo che possa sentire solo io. È sexy, e comincio ad avere caldo mentre il sangue affluisce verso le mie palle. "Quindi ho preso e ho deciso che magari dare pugni a qualcosa poteva aiutarmi a sfogare"

La fisso, cerco di non mostrarle la mia eccitazione ma non posso nascondere la lussuria per troppo tempo. Stringo i denti e i pugni sulle braccia. "Cosa vuoi che ti dica?" Chiedo, serio, almeno ci provo.

"E ieri sera, ero così eccitata che ho letteralmente dovuto usare un gioco. Non usavo un gioco per darmi piacere da secoli" dice. Ci riflette, come se non mi avesse detto che ha messo un sex toy dentro di se, ieri. "No, non è vero, sarà qualche mese"

"Rose" ringhio.

Lei ride, la sua risata fa alzare le teste di Nat e Lina. La ragazza ci guarda con gli occhi assottigliati, come se sapesse. Distolgo lo sguardo e lo poso su Rose. "Era per parlare. So che non vuoi. Infatti è stata solo una volta, no? L'hai detto tu prima che prendessi il tuo cazzo in bocca" afferma dolcemente. Mi sta manipolando, lo so, ma non posso fare a meno di arrossire. "Bene, comunque volevo solo dirti buongiorno, ci vediamo dopo, dolcezza" si rimette dritta, si sistema i capelli costantemente sciolti e allunga una mano per darmi un buffetto, mi colpisce le labbra ed io mi irrigidisco ancora di più. Poi sorride e mi da le spalle, scende dalla pedana con un balzo. La guardo mentre va a raggiungere Nat, Mal e Catlin, che si sono alzati e vanno via.

Chiudo gli occhi e prendo un bel respiro. "Credo che stiate facendo una grande cazzata" spalanco le palpebre quando la voce di Lina mi raggiunge.

Cazzo, ho dimenticato che c'era anche lei, qui.

"Scusami?" Chiedo fingendomi confuso. Non lo sono, so di cosa parla.

La ragazza è seduta ad un tavolo alla mia destra, mi guarda attenta. "Lei è una vipera" dice, semplicemente.

"Non so di cosa parli, e se lo sapessi non verrei certo a chiedere consiglio a te" affermo, serio. Lei alza le spalle.

"Era giusto ricordartelo, capo" dice tranquilla. Si mette in piedi.

Lo so. Lo so cazzo, non ho bisogno di un promemoria. È una vipera, dovrei ricordarlo.

Lo ripeto nella testa anche quando le afferro il braccio e la tiro dentro l'aula che usiamo per strategia militare, dopo il pranzo. L'ho intercettata mentre andava con Nat e Zelda nella sala ricreativa, non ha battuto ciglio e mi ha seguito.

Mi ha ignorato tutto il giorno, mi ha guardato solo per farmi un sorriso provocatorio durante l'allenamento mattutino, dove la mia mente è andata da tutt'altra parte ed io ho dovuto fermarmi un attimo, mentre aiutavo Lewa con il rinculo dello sparo, per scacciare quei pensieri invasivi. Se non sapessi di avere una barriera mentale solidissima, penserei che la rossa mi abbia stregato o maledetto con qualche incantesimo.

"Cazzo, fai piano" si lamenta quando colpisce una sedia mentre la tiro dentro e chiudo la porta. La sigillo con un incantesimo veloce, mi ci appoggio sopra e la fisso, gelido, l'unico modo che ho per non mostrarle quanto mi ecciti solo la sua vista. "Ahia, porco Merlino" si lamenta ancora. Alza la maglietta per guardarsi un fianco, osservo il ventre piatto e un livido violaceo poco sotto il costato e il tatuaggio. Riesco a vedere solo la parte inferiore, vari cerchi l'uno dentro l'altro e un sacco di frecce, quella più a sud è grossa e finisce sotto la linea dei pantaloni, passando sopra all'ombelico, le altre sono medie e piccole, nella metà inferiore riesco a vederne due medie e quattro molto piccole, una delle due medie ha un cazzo di teschio all'interno dello spuntone, l'altra è più sottile. "Merda, mi si creerà un livido per questo"

"Ti ha colpito una sedia Rose, non un missile" sospiro a guardarla.

Sempre così drammatica, sempre con le sue recite, con le sue bugie, con il suo veleno che sa di miele.

"Preferisco i lividi causati da altro" si raddrizza e mi guarda maliziosa. "È per questo che siamo qui no? Perché vuoi usare bene quel enorme tavolo" indica con il mento il piano rettangolare usato per tenere le cartine, le mappe e le pedine, e enfatizza bene sulla parola enorme, ovviamente.

Sospiro ancora e mi impongo di non portarmi le mani al viso, un gesto di nervosismo. "Sono qui per parlare, solo quello" affermo piano. "È stata una cazzata"

Lei alza le sopracciglia e ride dolcemente. Mi da le spalle e va verso il tavolo, arrotola l'ultima mappa che abbiamo usato e la mette silenziosamente via. La guardo. Libera il piano per salirci e mettersi seduta sul bordo. Mi osserva a lungo, in silenzio, prima di parlare. "Sai perché ti ho lasciato portarmi via dagli altri?" Chiede dolcemente.

"Ho la sensazione che stai per dirmelo" dico sospirando, sono esasperato, lei è esasperante.

Dondola i piedi in aria e si appoggia al piano anche con le mani, inarca leggermente la schiena e lascia che i suoi capelli ondeggino dietro di lei, così lunghi da sfiorarle il costato. Mi fa un sorriso malizioso, sistemandosi una ciocca rossa dietro un orecchio. "Sono qui, dolcezza" apre leggermente le gambe mentre si mette più comoda, non capisco. "Perchè è il mio turno" E con ciò... Salazar, allarga le cosce.

Il mio cazzo ha un immediato spasmo, come il mio corpo tra l'altro. Mantengo un'espressione gelida anche se non riesco a non arrossire. "No" dico, semplicemente.

Lei arriccia le labbra e stacca una mano dal piano di legno, la avvicina al suo petto e tira giù la zip della giacca aderente. "Sei egoista" dice dolcemente, fingendosi offesa, il labbro inferiore sporgente e gli occhi pieni di innocenza. "Io mi sono inginocchiata di fronte a te, voglio che tu lo faccia per me" mormora, il suono un sussurro soave e sensuale. Deglutisco ed evito di portarmi una mano alla patta dei pantaloni per quanto si stia facendo duro il mio cazzo, a ricordare ieri, a vederla così. "Voglio che prendi una sedia e ti accomodi proprio qui" lancia un'occhiata di fronte alle sue gambe aperte. "E fai di me il tuo banchetto personale" Scandisce molto bene le ultime parole.

Non posso controllare il mio corpo, non posso controllare il lamento che esce dalle mie labbra appena finisce di parlare. "Smettila"

"Voglio la tua bocca su di me" la sua mano scivola verso i suoi pantaloni. "Voglio che mi lecchi fino a farmi venire" Slaccia il primo bottone. "Voglio la tua lingua dentro di me" sussurra. Fa scivolare le dita sotto il tessuto dei pantaloni, e suppongo anche quello delle mutande. Mi controllo per non fare un passo avanti, per non andarle incontro mentre il mio cazzo diventa sempre più duro, sempre più doloroso. "Voglio le tue dita dentro di me" apre le gambe ancora. Vedo la sua mano prendere a coppa la sua figa, gemo, non lo controllo, supplico Salazar per aiutarmi a mantenere il mio autocontrollo mentre questa donna lo mina con così tanta semplicità. "Non hai idea di quanto io sia stata eccitata oggi, tutte le volte che i miei occhi cadevano su di te. Non hai idea di quanto io sia bagnata adesso" mette enfasi su ogni singola parola. La guardo mentre respira con forza, gioca un po' con se stessa ed io non riesco a distogliere gli occhi da lì, dal movimento della sua mano sotto i pantaloni. Fa un piccolo gemito e macina i fianchi sulle sue dita, gemo di nuovo e stringo i pugni per impedirmi di andarle incontro a toglierle tutto. Voglio vedere quelle piccole dita entrare ed uscire da lei.

Poi... poi toglie la sua mano e scende dal tavolo. Trattengo un gemito di lamento. "Ma se non vuoi... non obbligo nessuno a scoparmi" dice dolcemente. Si avvicina tranquilla e si sporge verso di me, la sua spalla che tocca la mia. Alza una mano ed io mi irrigidisco, non mi permetto di muovermi, mi controllo per non farlo. "Apri la bocca dolcezza" Non so perché, ma obbedisco e basta. Le sue dita bagnate della sua eccitazione mi infiammano i sensi quando le infila nelle mie labbra. "Succhia" ordina ancora. Obbedisco, di nuovo. Succhio il suo sapore, lecco le sue dita e le strappo un piccolo gemito, è meraviglioso.

Lei... Salazar, il suo sapore è divino, dolce come finge di essere ma deciso come è realmente. Voglio averne di più.

Quando ogni goccia dei suoi umori è stata pulita e assaporata da me le tolgo le dita dalla mia bocca dolcemente. Lei mi fissa, attende una mia mossa, i suoi occhi sono pieni di desiderio mentre mi guardano, e il suo viso è disteso in un'espressione di pura lussuria.

Non riesco a pensare. Voglio solo averla ancora. Voglio sentire di nuovo il suo sapore, voglio il suo orgasmo, leccarlo fino a quando non riuscirò a sentire solo quello per settimane.

Non penso. Non penso quando le afferro la vita e la tiro a me. La bacio, lei sorride sulle mie labbra e schiude le sue, permettendomi di leccargliele, di infilare la lingua nella sua bocca e farle sentire se stessa su questa. Geme e mi artiglia le braccia mentre la afferro dal culo e la costringo a salirmi in braccio.

È distruttivo, questo bacio. Sia io che lei cerchiamo di avere la meglio in un modo aggressivo e arrogante, non ho mai baciato nessuno così, mai, e mi chiedo per quale assurda ragione io non l'abbia mai fatto, è magnifico, ti prosciuga e ti riempie nello stesso momento. La sua lingua è decisa, i suoi denti mi mordono e mi leccano, mandano vibrazioni al mio cazzo. Il suo sapore... Merlino, potrei assaporarlo per il resto della mia vita e non averne abbastanza.

Voglio il suo corpo addosso, la sua lingua in  bocca, il suo sapore sulle labbra. Ancora e ancora.

Non mi rendo neanche conto mentre faccio i passi che ci separano dal tavolo e ce l'appoggio sopra. Geme e si struscia su di me, le sue mani salde sui miei bicipiti, ansimo nella sua bocca e lei agita il corpo contro il mio in un modo così mirato che so che l'ha già fatto tante volte. Ci stacchiamo solo per respirare, mi bruciano i polmoni ma ne voglio ancora, voglio sentirmi consumato e pieno in questo modo di nuovo.

La guardo negli occhi, sono lussuriosi, pieni di malizia e eccitazione. Le sue labbra sono arrossate dai miei morsi e si alzano in un ghigno crudele appena prende il primo respiro. Mi ritrovo a rabbrividire a quel sorriso cattivo e lei lo nota perchè amplia il sogghigno e inclina la testa per studiarmi come se fossi una preda e lei la predatrice.

"Oh dolcezza" dice dolcemente. Si appoggia dietro di se e mi guarda da sotto le ciglia, respira profondamente ma sembra così controllata, non è confusa, non è devastata o sorpresa, è tranquilla, divertita, a suo agio. Compiaciuta come un gallo.

"Taci" sibilo fissandola, prendo dei grossi respiri cercando aria e mi porto una mano al collo mentre tento di capire cosa ho fatto.

Lei ride, dolce, è un suono così bello che non posso fare a meno di guardarla. "Cosa vuoi? Dimmelo" il suo tono è soffice, sexy, e mi fa contrarre il cazzo, questo mi fa paura perchè non ho mai perso il controllo in questo modo prima, mai.

Merda. Non posso, non posso permetterle di spezzarmi come ha fatto anni fa. Eppure... ora che ho cominciato non voglio più smettere, non voglio starle lontano. Voglio quella bocca crudele socchiusa mentre ansima e geme, quelle gambe spalancate. Voglio che preghi come mi ha costretto a fare ieri, che mi supplichi perchè io la faccia venire.

"Dobbiamo parlarne" la mia voce è roca, graffiante, come se uscisse con forza. Lotta contro l'eccitazione, contro la mia voglia di afferrarle le cosce e aprirla per me, succhiarle il clitoride in bocca e sentire il suo sapore per sempre, devastarla come ha devastato me ieri.

"Questa sera" mormora dolcemente. Agita i fianchi piano, come se i pantaloni le dessero fastidio, come se volesse sfregare contro qualcosa. "Ti prego. Ho bisogno" Amo il tono di preghiera su di lei, mi fa agitare lo stomaco e dolere l'erezione.

"Questa sera. Ne parliamo" dico serio. Lei annuisce velocemente ed io agisco.

Le apro le gambe con forza, mugugna ma mi lascia fare, e mi premo di più a lei. Geme e si struscia su di me. "Ti prego" mormora. Stringo i denti, tento di controllarmi mentre le tiro via la giacca.

"Ieri sei stata crudele" mormoro chinandomi su di lei. "Ad andartene prima che potessi ricambiare" infilo le mani sotto la maglietta e la canottiera, sento il rilievo del tatuaggio allo stomaco che ieri non mi sono permesso di osservare troppo. "Prima di aprirti in due e farti urlare il mio nome" Lei reagisce così bene alle mie parole, mugugna e agita i fianchi. "Perché voglio sentirti dire solo il mio nome, da ora fino a quando non finirai. Voglio sentire una nota di supplica mentre lo pronunci"

"Scorpius" geme, dandomi quello che voglio, e il mio corpo cerca ancora il suo. Mi struscio su di lei mentre la costringo a sdraiarsi.

"Metti i piedi sul tavolo" ordino. Lei esegue ed io faccio un sorriso divertito, mi guarda mentre mi metto dritto e faccio un piccolo passo indietro. "Toccati"

Lei aggrotta le sopracciglia ma non esita un secondo mentre fa scivolare la mano sotto i pantaloni, come ha fatto prima. "Merlino" sibila ondeggiando i fianchi.

Amo così tanto vederla obbedire, amo averla così abbandonata a me, per una volta sottomessa, che supplica e si lamenta per avere di più.

"Quante dita hai messo?" Chiedo calmo, una farsa, perché la guardo con occhi languidi e voglio sentire io stesso le sue pareti strette attorno alle mie dita, voglio sentire la sua umidità scivolare sulla mia mano, poi sulla mia faccia. Ho così tante fantasie in mente, adesso, che non so quale attuare.

"Due" dice dolcemente. Mi fissa negli occhi e geme, senza chiuderli, ma non è questo che mi fa fare un respiro spezzato, è la sua bocca, quella bocca peccaminosa è socchiusa e arrossata mentre fa uscire quegli adorabili miagolii, mi uccide.

"Mettine tre" le ordino. Lotto con me stesso per non abbassare una mano e toccarmi per quanto mi fa male, per quanto sono eccitato, ma è lei, ora, voglio che lei perda la ragione.

Rose ride divertita. "Si, signore" mormora. Alza leggermente i fianchi, appoggiando il peso sui piedi, e obbedisce, almeno credo. "Oh, Scorpius" geme. Salazar, il mio nome detto da lei in questo modo mi fa trattenere un ringhio. "Ti prego"

"Mi stai pregando per farti venire?" Chiedo divertito. Lei annuisce. "Tra dieci minuti inizia la lezione" le dico piano, controllato, anche se fingo. "Voglio che tu rimanga così, insoddisfatta, eccitata, fino a questa sera"

Lei geme con forza, quasi ringhia, ma toglie la sua mano da sè con un altro gemito. Amo che obbedisca, mi dà una scarica di potere che adoro. "E tu?" Chiede mentre si mette seduta. Fa una smorfia di dolore quando le sue labbra sicuramente gonfie si appoggiano al ripiano di legno.

"Vuoi fare qualcosa a riguardo?" Alzo le sopracciglia mentre lei scende dal tavolo e fa un passo avanti, abbastanza per permettere ai nostri corpi di toccarsi. Annuisce leggermente mentre mi guarda da sotto le ciglia, innocente, quell'espressione mi fa pulsare il cazzo. Le metto le mani sui fianchi. "Bene, allora, accomodati" Non so come sia possibile che io sia ancora così controllato perché vorrei solo girarla e piegarla sul tavolo e prenderla e prenderla così tante volte che alla fine sarà distrutta, devastata.

Lei sorride crudele e mi slaccia i pantaloni. Li tira giù il necessario per tirare fuori la mia eccitazione e abbassa lo sguardo, appoggiando la parte superiore della testa sul mio petto, i suoi capelli mi solleticano il mento quando chino la testa. Rabbrividisco mentre una sua mano si avvolge attorno alla base, è umida, fredda, mi fa spingere contro di lei. "Un modo per farti venire velocemente c'è?" Chiede dolcemente, senza guardarmi, ancora la sua testa sotto il collo e i suoi occhi rivolti verso il mio cazzo.

Preme la mano su di me con forza, mi piace da morire, e agito i fianchi leggermente, per accompagnare i suoi movimenti. "Parla" le ordino. "Odio e amo quella bocca sporca"

Lei ride e alza la testa, i suoi occhi incontrano i miei, mi fa un ghigno crudele, compiaciuto e arrogante. Si allunga leggermente, sfregando il corpo contro la punta del mio cazzo e facendomi irrigidire, e appoggia il mento ad una mia spalla. Soffia sul mio orecchio. Gemo con forza e scatto con i fianchi verso di lei, ridacchia. "Il tuo cazzo signore..." il suo tono è sognante, malizioso, voglioso. "È così grande che mi farà male" gemo a denti stretti e fisso la curva del suo collo. "Ed io lo adorerò. Ogni volta che lo guardo penso solo che voglio averlo dentro di me, non importa in quale modo" Sussurra. "Non importa veramente dolcezza. Ti permetterei di avermi in qualsiasi modo tu voglia e lo amerei tanto" La sua mano si stringe con più forza, l'altra mi afferra le palle ed io ringhio, grugnisco e affondo le dita nella sua vita, lei geme. "Voglio succhiarti ancora" Mormora. Non riesco più a pensare. "Ma senza che tu ti trattenga, ti voglio uno stronzo che si prende quello che vuole, ti voglio che spingi questa bellezza dentro la mia gola con più forza che riesci, fino a farmi piangere. Vorrei tanto piangere mentre mi usi per il tuo piacere" Questo è deviato ma io ci penso e lo immagino e non riesco a non grugnire.

Mi manca poco mentre serro gli occhi e immagino ogni cosa che dice. "Rose" Gemo.

Lei capisce e abbassa ancora di più la voce per renderla più roca e sensuale. "Ti sto toccando con la stessa mano che era dentro di me" mormora al mio orecchio. Ecco cosa era quel bagnato sulla mano che mi tocca. Salazar. "E so che lo adori dolcezza" sussurra. Gemo. "Sii un bravo ragazzo per me, vieni, macchiami le dita del tuo sperma e permettimi di succhiare e ingoiare ogni singola goccia" Si preme di più a me e lecca piano un lato del mio collo. "Lasciami sentire il tuo sapore" Sussurra al mio orecchio, il suo fiato caldo che mi solletica la pelle sensibile. La sua mano aumenta il ritmo, è forte, dura, mi fa male tanto quando mi provoca piacere. "Lasciami sentirti per il resto della giornata ed io, questa sera, alzerò il culo per te e ti permetterò di scopare la mia figa fino a quando non ne avrai abbastanza" Stringo i denti nello stesso momento in cui lei stringe le dita sul mio cazzo, mi fa male ma è un dolore così piacevole che agito i fianchi per averne di più. Ed io non ce la faccio più, grugnisco e vengo tra le sue mani. "Bravo ragazzo" mi loda ed io odio il gemito che esce dalle mie labbra per lei. Mi lascia e mi fa un sorriso malizioso, fa un passo indietro per riuscire ad alzare la mano, sporca dalla mia venuta. Se la porta alla bocca e lecca e succhia ogni dito, ingoiando il mio sperma con un gemito.

"Salazar, Rose" gemo guardandola. È completamente a suo agio, per niente imbarazzata mentre finisce.

Ride e si avvicina ancora, rimette il mio cazzo nei boxer, poi mi sistema i pantaloni, con più gentilezza di quanto pensavo che una come lei potesse dimostrare. "Ora però non so se posso resistere fino a questa sera" dice mentre si pulisce i pantaloni con un colpo di bacchetta.

La guardo, non so cosa fare. "Parliamo. Poi vediamo"

"Ti ho già fatto venire due volte. Hai due debiti" afferma divertita mentre sblocca la porta e la apre. Poi si gira verso di me, si avvicina ad una sedia e la colpisce con il piede. Fa un gran baccano mentre colpisce altre sedie. "Vaffanculo" urla. "Non sei il mio fottuto capo!"

"Rose...?" Non capisco.

Poi sento dei passi in corridoio e il viso di Sam spuntare dalla porta aperta. "Tutto bene? Ho sentito dei rumori strani" chiede mentre ci guarda. "Oddio ma chi è stato?" Fissa il casino che ha fatto Rose con le sedie.

Io mi raddrizzo e unisco le mani dietro la schiena. "Cento flessioni" sibilo fissando la rossa.

Lei accenna ad un sorriso, senza mostrarlo a Sam, e cade in ginocchio. So che non è una scelta casuale. Fa un ringhio e le sue flessioni.

"Scusate, se vi ho interrotto" mormora il moro. È sempre il primo ad arrivare in classe.

"Sistema la cartina numero dieci" gli ordino. Con un colpo di bacchetta sistemo le sedie. La rossa continua a fare le flessioni.

"Si, signore" dice Sam abbassando il viso. "Dovresti arrenderti e smetterla" sussurra a Rose, fingo di non averlo sentito mentre cammino verso il tavolo, quello dove la rossa si è toccata per me.

Evito di pensarci mentre lei finisce, senza affanno, e si accomoda su una delle sedie. Allarga le gambe, guardandomi, e immagino le sue labbra gonfie e in cerca di frizione, le sue mutande bagnate e il suo clitoride duro che prega per la mia bocca. Sorrido leggermente e sistemo delle pedine sulla mappa che Sam ha preparato.

Questi due si innamoreranno facendo così, o ho un piano diverso per loro?🤭

Questo capitolo è pura smut, ups

Nulla, spero vi piaccia.

Baci
H

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