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Capitolo 14. Scorpius

14.

Non riesco neanche a guardarla. Non riesco a mettere gli occhi su di lei senza ricordare le sue parole di ieri, il tono caldo e civettuolo, la pressione del suo seno sul mio petto.

Cerco di evitare questi pensieri mentre mi siedo per la colazione. Ieri non ho quasi cenato, dopo gli allenamenti. Non sono riuscito neanche a presentarmi alla sala mensa, e non solo per le sue parole, ma perché neanche una doccia fredda è riuscita a calmare i miei pensieri e ho dovuto toccarmi. Non c'è neanche bisogno di dire che ho immaginato lei, lei e la sua espressione peccaminosa. È umiliante. Non mi toccavo pensando a lei da anni, e sono tornato il diciassettenne innamorato perso, ieri sera, mentre pensavo a come sarebbe stato farla tacere, vederla piegata su qualcosa che mi prega di farla venire, il suo sapore in bocca.

Salazar. Butto giù il caffe quasi senza assaporarlo. Mi passo una mano sul viso mentre fisso il mio piatto.

La sedia accanto alla mia striscia.
No, ti prego, ti prego. Giro la testa velocemente per guardare Rose, mentre si accomoda al mio fianco. È allegra. "Buongiorno, signore" Lo so, lo so che sa che quella parola detta da lei mi fa provare un brivido dritto verso il mio cazzo. Lo so.

La guardo malissimo. "Vattene" le sibilo contro.

Lei fa un piccolo broncio, le sue labbra si arricciano. "Stronzo" si lamenta. Ma poi fa un sorriso, mi dà un buffetto sul braccio e si sistema sulla sedia. "Ma ti perdono" afferra una brioche dal cesto e un bicchiere vuoto, lo riempie di succo. "Come mai ieri non sei venuto a cena? Non avevi fame?" Chiede tranquilla mentre prende una cucchiaiata di cereali. Mi guarda curiosa e mi chiedo se non sappia il motivo e se mi abbia posto la domanda per mettermi in difficoltà. Sono sicuro di si.

Continuo a fissarla. "Rose, vai al tuo posto" le ordino.

Lei alza le spalle. "Ma sto bene qui" dice. Mette quegli occhi su di me e mi fa un sorriso, non capisco se recita o meno.

"Vuoi qualcosa. Cosa vuoi?" Chiedo esasperato. Mi passo una mano sul viso, ancora, sperando che questo mi tranquillizzi un attimo, se no la prendo e la butto giù dalla piattaforma a calci in culo. I suoi occhioni azzurri non fanno che fissarmi divertiti, gentili, e odio pensare che rimane bellissima, anche se è una vipera.

Rose fa un altro broncio. "Tu sei uno stronzo, smettila di credere che sono un mostro." Dice offesa. Sospiro. "Voglio solo essere amichevole"

"Come ieri? Le tue parole non erano amichevoli" Quasi sibilo. Lei ride, la risata sempre cristallina, bella come lei.

"Volevo vedere cosa avresti fatto" dice divertita. Beve un sorso di succo. "Non mentivo, comunque"

Il mio cuore smette di battere. Rimango a fissarla gelido ma non posso evitare ai miei pensieri di correre verso ciò che mi ha messo in testa, le sue dita su di lei e il mio nome sulle sue labbra. Non riesco a non arrossire.

Salazar aiutami.
"Taci" sibilo smettendo di guardarla.

Lei ride, sento la sua risata diffondersi per la sala e alcuni cadetti guardarci. "Adoro quando arrossisci" dice divertita. "Sei così carino quando lo fai" Stringo i denti e la guardo con la coda dell'occhio. Si sporge verso di me, il suo petto mi sfiora una spalla e un braccio. Sospiro profondamente ma lascio fare. "Non sei più un ragazzino Scorpius" è dolce, tentatrice. "Puoi prendere ciò che vuoi, se l'altra parte lo consente" Peccaminosa, è l'unica parola a cui riesco a pensare mentre lei si stacca, si mette in piedi, e si allontana, scende i due gradini della piattaforma rialzata senza guardarmi. Va verso Nat e il suo gruppo.

La fisso. I miei occhi percorrono la sua schiena, i capelli sciolti e lunghi che le sfiorano la spina dorsale, le gambe magre e veloci, cammina tranquilla, allegra. Non riesco a non far scivolare lo sguardo sul suo culo, fasciato perfettamente dai pantaloni della divisa, elasticizzati e stretti. È come se sentisse i miei occhi addosso perché gira il collo e mi fissa, alzo lo sguardo immediatamente, verso le sue iridi azzurre e lei ride come a dire beccato.

Mi osserva, si appoggia al tavolo e si sistema una ciocca dietro l'orecchio, mi fa un sorriso divertito, io la fulmino con lo sguardo. Ride ancora e permette a Nat di avvolgerle la vita con un braccio, da seduto. Continua a guardarmi mentre il moro le parla, messo a cavalcioni sulla panca, in modo da poterla includere.

Sospiro e distolgo lo sguardo. Fisso il mio caffè, non ho bisogno di caffeina, ma di alcol, se devo fare una lezione di strategia con quel diavolo provocatore, se devo passare quattro mesi con lei, così.

*

Mi ha guardato tutto il tempo. I suoi occhi non si staccavano da me neanche per guardare la cartina in mezzo alla stanza, usata per la lezione. Anche all'allenamento, dopo pranzo, ho sentito i suoi occhi addosso. Poi a cena. Non so cosa devo fare, con lei.

"Non sono sicuro di star facendo bene" Sam mi sta parlando. Questo ragazzo non mi permette neanche di andare a rilassarmi in pace e mi ha fermato in mezzo al corridoio verso il mio ufficio.

"Tu continua, poi in caso ti farò sapere cosa hai sbagliato" gli dico restituendogli le pergamene con gli appunti di strategia.

"Ma io-"

"Oh, Sam! Mi pare di aver sentito Erik cercarti." Non ho quasi neanche sentito Rose avvicinarsi. Giro il collo per guardarla, alle mie spalle. Si sporge oltre una mia spalla e sorride dolcemente a Sam, sento il calore del suo corpo e il suo seno premere leggermente sulla mia schiena, faccio finta di nulla e mantengo un'espressione gelida di fronte al cadetto. "Io mi affretterei, sembrava un po' incazzato" aggiunge Rose preoccupata.

Sam la guarda e annuisce velocemente. "Okay, grazie Rose. Grazie, signore" Borbotta mentre fa scomparire i suoi appunti. "Vado subito" E scappa.

Rose ride piano, la sua risata dritta nel mio orecchio. Mi tolgo da lei e mi giro per fronteggiarla. "Di nulla, signore" dice dolcemente, i suoi occhi luminosi di divertimento. Poi guarda oltre a me, sorride. "Nat" quasi urla. Si avvicina, appoggia una mano sulla mia spalla per mettersi in punta di piedi e farsi vedere dal moro. "Ci vediamo domani mattina, andate tranquillamente" Dice gentile. Si preme su di me stringendomi la spalla, il calore del suo corpo porta con se la fragranza dolce del suo profumo con la solita nota piccante.

Lo fa apposta, lo so.

"Sei seria?" Le chiedo appoggiando una mano alla sua vita, non voglio farla sbilanciare. Odio che nonostante ci stia provando con me in questo modo io mi preoccupi ancora per lei.

Lei torna con i piedi per terra e mi lancia un'occhiata. Continua a toccarmi, la sua mano scivola dalla mia spalla al mio braccio. Aggrotta le sopracciglia. "Cosa?" Chiede confusa. Finge.

Sospiro e stringo la mano sulla sua vita. Torno freddo, anche se sento il suo calore sotto le dita e il suo corpo è ancora troppo vicino al mio. "Dobbiamo passare quattro mesi insieme Rose, non ho intenzione di continuare così" Affermo gelido.

Lei ride e mi accarezza il braccio con il pollice. Mi ritrovo a voler togliermi la maglia della divisa per sentire la sua pelle contro la mia. "Allora non devo continuare. Dammi ciò che voglio" dice dolcemente. Le sue dita continuano a percorrere il mio braccio, giocherellano con la cinta vuota che ho al bicipite, e se non stessi tenendo a freno i miei sentimenti e i miei impulsi l'avrei già sollevata con forza e sbattuta contro al muro, se solo non fosse una tale stronza. "E, se ti stai chiedendo cosa voglio, ti rendo la cosa più semplice." Si sporge verso di me, ancora di più di prima, la voce così accomodante, manipolatoria. "Voglio te"

Tolgo la mia mano dalla sua vita come scottato e faccio due passi indietro. Non so come ma mi incazzo, la fisso gelido e stringo i pugni lungo i fianchi. Lei mi guarda come sorpresa, non capisco se è una delle sue recite e la cosa mi fa incazzare ancora di più.

"Non osare Rose. Questi giochetti del cazzo non li fare con me" le sibilo. Sorride dolce, fa un passo in avanti e alza una mano per toccarmi. Le dita lunghe e le unghie colorate di verde scuro, ha dei segni di anelli di pessima fattura ma non li indossa, con l'allenamento non potrebbe mai. Mi sfiora la mascella ed io scatto.

No. Assolutamente no.
Le afferro il polso, la giro con me e la premo al muro. I cadetti sono tutti a letto, ormai sono le dieci passate, quindi nessuno mi vede mentre le stringo i polsi con entrambe le mani, premute al muro ai lati della sua testa. La fisso gelido, la fulmino con lo sguardo e stringo di più le mani sui suoi polsi.

"Questo è così sexy, facciamolo ancora" Mi guarda con desiderio e non so proprio cosa le sta prendendo.

"Rose..." Ringhio stringendole i polsi ai lati della sua testa. Salazar, voglio darle un pugno e poi cedere a questa voglia che ho di lei e togliermi lo sfizio.

Lei ride e appoggia la testa al muro, mi guarda dal basso e schiude leggermente la labbra. "E ora?" Chiede. "Cosa vuoi fare, signore?" Il tono derisorio, divertito.

Racchiudo tutta la voglia di farla tacere baciandola nella parte più profonda del mio cuore. Continuo a mantenermi freddo, perché mostrare solo un'emozione a lei potrebbe far uscire tutte le altre, come una diga rotta. "Non ti basta Nat? Ti ho lasciato fare, perché devi venire da me?" Chiedo gelido.

Lei alza le spalle. Non prova a liberarsi dalle mie mani, mi lascia avere il controllo. "Ho cambiato idea. Non posso?" Chiede dolcemente. Allunga il collo verso di me ma non le permetto di avvicinarsi troppo al mio viso, continuo a tenerla ferma al muro, il mio corpo che copre il suo, il suo petto premuto sul mio e le nostre gambe intrecciate.

"Giusto. Perché per te è solo questo, scoparti qualcuno, annoiarti, lasciarli e andare con il prossimo" faccio un sorriso ironico.

"O la prossima" aggiunge divertita. "Dai Scorp, non dirmi che la sento solo io questa tensione" dice dolcemente. "Sono solita non ignorare l'attrazione che provo per qualcuno." Mi guarda, non prova a liberarsi, non prova ad avvicinarsi, rimane lì, ferma, davanti a me.

"E cosa farai? Mi scoperai poi mi lascerai? Come al solito?" Chiedo freddo.

Non ci credo che la pensa cosi, che per lei l'amore non è un'opzione.

"Eri un ragazzino Scorpius" dice tranquilla. Ricorda ciò che è accaduto anni fa. "E lo ero anche io. Mi dispiace di averti umiliato" è sincera, almeno da quello che mostra, ma non mi fido di lei, reciterebbe qualsiasi cosa per ottenere ciò che vuole, anche se in questo caso è una persona.

"Metti gli occhi addosso a qualcun altro" Le dico lanciandole i polsi e facendo qualche passo indietro. Lei abbassa le mani e ride.

"Ma io li ho messi su di te" Non si stacca dal muro, continua a fissarmi. "Immagino te, quando mi tocco la sera, quindi devo fare qualcosa a riguardo." Dice, il tono basso, come un sussurro.

Stringo i denti ed evito ai miei pensieri di vagare. Continuo a dimostrarmi gelido, anche se dentro di me sto morendo e sento una piacevole eccitazione correre verso sud. "Smettila" dico. "Non sai accettare un rifiuto?"

Lei ride e si appoggia meglio al muro. "Non se vorresti scoparmi quanto io voglio farmi te" afferma, come se stesse parlando del tempo.

Arrossisco. "Non parlarmi così" mormoro.

"Aw" dice dolcemente. Alza una mano e mi sfiora una guancia, per quanto riesce a raggiungere in questa posizione. "Sei adorabile quando arrossisci, giuro"

"Non ho intenzione di ricascarci, con te, quindi comincia a pensare a Nat quando ti tocchi, così siamo tutti apposto" Salazar, le ho appena detto a chi pensare mentre si tocca?

Lei ride e inclina leggermente la testa. "Dai Scorp, fammi contenta, lasciami cadere in ginocchio ai tuoi piedi" dice, il tono dolce e soave, come a spingermi a dirle di si. "Lasciami sentire il tuo sapore" E so che non si riferisce alla mia bocca.

Chiudo gli occhi e mi sforzo per non immaginarlo. Non ce la faccio, devo andarmene. Le do le spalle e comincio a camminare verso il mio ufficio, un paio di metri più in là. Non può vedere cosa mi ha provocato questa frase, soprattutto perché dovrei essere un uomo e non un ragazzino che si eccita per tutto.

Lei non mi segue ma io mi fermo quando parla. "Va bene Scorpius. La smetto, se te ne vai la smetto" è seria. Fisso la porta del mio ufficio, a qualche decina di centimetri da me, le do le spalle mentre continua a parlare. "Ma se torni qui... È solo sesso, sono certa che tu possa farcela a non innamorarti della sottoscritta, anche se, ammettiamolo, sono meravigliosa" Ride e il suo tono si fa mano a mano più divertito.

Chiudo gli occhi e prendo un bel respiro.
No.

Continuo a camminare. Apro la porta dell'ufficio, ci entro dentro, e la chiudo alle mie spalle con così tanta forza che il rumore fa eco nel corridoio.

Mi ci appoggio sopra e mi premo le mani sul viso mentre rilasso le spalle e cerco di pensare. No, per quanto io abbia voglia di tornare, baciarla, e vederla inginocchiarsi, no.

Uhh, ma a che punto arriviamo?🤭😏

Che ne pensate? Ditemi.

Baci
H

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