twenty-seven
Il pranzo con Yoongi era andato alla grande, Jimin si era divertito ed aveva apprezzato le battute che il suo hyung aveva fatto, felice che ormai si sentissero a proprio agio l'uno con l'altro. Dal canto suo, anche il maggiore aveva passato una bella giornata, nonostante fosse leggermente in pensiero per lo scarso appetito del grigio.
Jimin aveva ordinato a stento una porzione di bulgogi, senza voler prendere o assaggiare altro. Yoongi aveva persino provato a fare cambio con il suo piatto - pensando che magari a Jimin non era piaciuto il suo ordine - ma non c'era stato nulla da fare.
Yoongi aveva anche provato ad offrirgli un dolce in un bar vicino al ristorante ma, di nuovo, Jimin aveva rifiutato, buttandola sul fatto che si sentisse pieno - cosa assurda per Yoongi, considerando che appunto, non aveva mangiato quasi nulla. Il maggiore decise di lasciar correre per questa volta, promettendosi di tenere d'occhio l'altro.
Dopo aver fatto una passeggiata nel parco adiacente al quartiere in cui si trovavano, ripresero la loro strada verso la macchina di Yoongi e vi salirono. Ovviamente il maggiore si era offerto di accompagnare Jimin a lavoro, approfittandone ancora un po' per stare con lui quel giorno, dato che non sarebbe potuto rimanere al casinò per via del lavoro alla BigHit.
— Che ne pensi di Jin e Namjoon? — chiese ad un tratto Yoongi, portando una mano sul cambio per modificare la marcia.
— Sono carini insieme, a quanto pare la loro relazione procede alla grande. — rispose Jimin, lasciando uscire involontariamente un sospiro quando nella sua mente si infiltrò un'idea pericolosa. La sua, di relazione, come andava? Cos'erano lui e Yoongi? Cosa voleva veramente Yoongi da lui?
— Già... Jin è sempre lì a parlottare di quanto siano belli gli occhi di Namjoon e di quanto sia bravo a baciare. Ed io, ugh... Davvero, non voglio sapere questi dettagli. — Yoongi fece un verso disgustato ridacchiando subito dopo. Jimin però rimase impassibile, portando così Yoongi a rivolgergli un'occhiata incuriosita. — Tutto ok, piccolo? —
Jimin annuì lievemente, tirando un sorriso per non preoccupare o infastidire il suo hyung con le sue stupide paranoie. Ma i suoi sforzi non funzionarono.
— Jiminie, che hai? È da un po' che ti vedo giù? — questa volta il tono del verde era intriso di puro interesse verso il minore. Lasciò scivolare una delle sue mani sul ginocchio dell'altro, stringendolo leggermente nella speranza di confortarlo.
— Non è nulla, hyung. — mentì Jimin.
— È quello che mi hai già risposto l'ultima volta che te l'ho chiesto e questa scusa non me la bevo più. Quindi te lo chiederò per l'ultima volta: cosa c'è che non va? — salì con la mano lungo la coscia di Jimin, accarezzandogliela dolcemente, nonostante dalla sua voce trapelasse una punta di nervosismo.
— È solo che ho litigato con Hoseok Hyung. Non è più lo stesso fra di noi, è come se non fossimo mai stati migliori amici. — Yoongi si voltò per un attimo verso il minore, trovandolo con un adorabile broncio a decorargli le labbra carnose in un quadro colmo di tristezza.
— Ti ha fatto qualcosa? — chiese immediatamente il verde.
— No, il fatto è che non riesco a capire cosa sia successo. E lui, invece che ragionare, scarica tutta la colpa su di me... —
— E perché mai su di te? —
— Diciamo che non gli va bene che io esca con te. — ridacchiò una risata amara, alzando gli occhi al cielo.
— Io e te usciamo insieme? — ribatté Yoongi, spiazzando il minore le cui guance si colorarono di un rosso acceso.
— Beh... intendo dire che, comunque, non siamo semplicemente amici. O almeno, questo è quello che penso- —
— Stavo scherzando, pabo. — Yoongi ridacchiò, pizzicando con affetto una guancia arrossata di Jimin. — Non pensi che magari potrebbe essere innamorato di te? E che quindi sia geloso? —
— Cosa? — Jimin strabuzzò gli occhi, cercando di non urlare quella domanda, — Perché ti è venuta in mente una cosa del genere? —
Yoongi scrollò le spalle, — Non so, forse perché di solito, questo, è uno dei motivi per cui si litiga... E anche perché non trovo alcuna ragione per cui dovrebbe arrabbiarsi per il semplice fatto che ci vediamo. Nemmeno mi conosce. —
— È proprio questo il problema! — sbottò il minore, sbattendosi violentemente una mano sulla coscia, — Ha un'idea sbagliata di te e se n'è uscito con questo istinto protettivo all'improvviso e la cosa mi infastidisce. — si voltò verso Yoongi, — Molto. —
— Credo che devi aspettare semplicemente che le acque si calmino un po' e poi dovresti parlargli. Farlo ragionare in modo da mettere in chiaro le cose una volta per tutte. — consigliò il maggiore con un sorriso incoraggiante. Yoongi sapeva quanto Jimin tenesse all'amicizia che condivideva con Hoseok, e vederlo triste per questo motivo rendeva infelice anche lui. Nonostante sapesse tutto ciò, però, e volesse che i due facessero pace, non poteva permettere che quell'idea malsana di Hoseok si insinuasse nella mente di Jimin. Forse non era perfetto e non era ciò che Jimin meritava, ma lui voleva restare al suo
fianco, lo sapeva, e non se ne sarebbe andato finché Jimin non glielo avesse chiesto con decisione.
— Lo capisco, hyung, hai ragione. — sospirò Jimin. Yoongi aveva detto bene: avrebbe dovuto parlare con Hoseok, invece di evitarlo a sua volta. Jimin però aveva già un'idea di cosa fare, ne avrebbe approfittato di essere a lavoro per parlare con Namjoon e sentire cosa avesse da dire il maggiore sulla situazione.
— Andrà tutto bene. — lo assicurò il verde, prima di fermare la macchina davanti al casinò, — Buon lavoro. — gli augurò, sporgendosi verso l'altro finché i loro volti non erano a pochi centimetri di distanza. Posò delicatamente un bacio sulle labbra carnose di Jimin e, quando si staccò, non si allontanò del tutto, lasciando che entrambi sentissero sulla pelle il fiato l'uno dell'altro.
Nessuno dei due parlò a voce alta, ma entrambi provarono indubbiamente le stesse cose: un brivido che corse lungo la schiena non appena le loro labbra si avvicinarono, lo stomaco pieno delle cosiddette farfalle di cui si parla tanto nei romanzi d'amore.
— È meglio che vada, o si farà tardi. — mormorò Jimin, quasi a non voler rovinare l'atmosfera. Il maggiore mugugnò in risposta e, dopo un ultimo rapido saluto, lo lasciò andare. Con il cuore ancora tremante, il grigio corse all'interno del locale e a prepararsi, nonostante fosse ancora in perfetto orario.
Mentre Jimin era intento ad afferrare uno dei suoi cerchietti dall'armadietto, la porta dello spogliatoio di aprì, mostrando Namjoon, il loro capo e, dietro quest'ultimo, una ragazza dai lunghi capelli rosso fuoco.
— Buon pomeriggio, signor Park è signor Kim. Questa è la signorina Manoban. È una vostra nuova collega. È la prima volta che lavora come cameriera, ecco perché vi ho chiesto di venire con qualche ora d'anticipo, così potrete mostrarle come si lavora qui al casinò. — spiegò diplomaticamente il loro capo, alzando poi lo sguardo sulla ragazza che, tra uno stato di confusione e timidezza, tirò un sorriso e stese la mano verso i due ragazzi davanti a lei che la osservavano curiosi.
— Lisa Manoban, piacere. — entrambi Jimin e Namjoon si ritrovarono a pensare che la sua voce fosse meno acuta di quanto si aspettassero. Quando la ragazza vide che il suo gesto venne ricambiato, il suo sorriso si allargò, illuminando i suoi grandi occhi di una calda luce.
— Perfetto, spero vi troviate bene insieme, — si intromise il più anziano - ancora fermo davanti la porta -, schiarendosi la voce, — Adesso vi lascio al vostro lavoro. Buona continuazione, e se aveste bisogno di qualsiasi cosa, sapete dove potete trovarmi. — con uno dei suoi soliti sorrisi rugosi che gli facevano scomparire gli occhi in due fessure, si congedò e lasciò la stanza.
Per i primi secondi, la stanza fu immersa in un silenzio imbarazzante che aleggiava fra i tre ragazzi, parole che volevano essere dette ma che non trovavano abbastanza coraggio per poter lasciare le loro labbra. A rompere il ghiaccio fu, inaspettatamente, proprio la nuova arrivata che, con tono allegro, esclamò un, — Bene, ora che si fa? —
Il suo sguardo saettò da Namjoon a Jimin e viceversa, e quando finalmente i due ragazzi si misero su cosa cominciare a spiegarle, diedero inizio ad un lungo pomeriggio di lezioni, facendole fare pratica anche con qualche cliente.
Quando si fecero circa le otto di sera ed il locale iniziò a popolarsi come al solito ed arrivarono gli altri impiegati, Jimin e Namjoon presentarono Lisa a questi ultimi, allontanandosi da lei solo quando videro che si trovasse abbastanza a suo agio con Jisoo, l'altra loro collega. D'altronde, seppur dopo quel primo impatto imbarazzante, avevano passato un pomeriggio tutti e tre insieme e ovviamente Lisa vedeva nei due giovani camerieri un appoggio morale e un punto di riferimento in quel luogo così totalmente nuovo per lei.
La signorina Manoban era stata una piacevole compagnia, ma Jimin doveva ammettere che restare finalmente solo con il suo amico era un sollievo - soprattutto perché così avrebbe potuto parlargli di tutta la situazione di Hoseok, approfittando della pausa che il loro capo aveva loro concesso dopo quel pomeriggio di lavoro extra.
— Quindi cosa pensi che dovrei fare? — sospirò Jimin, sorseggiando una bevanda gassata in lattina che aveva - non così legalmente - preso da uno dei frigo del piano bar.
— Credo che dovresti parlargli e fargli capire bene come la pensi. D'altronde, la scelta sta a te. Se tu hai davvero voglia di stare con Yoongi e sai che potrà esserci qualcosa, devi farglielo capire. E se vuoi che anche lui faccia parte della tua vita, dovrà accettare la tua relazione. Altrimenti... — il maggiore respirò a fondo spostando lo sguardo sulla porta dello spogliatoio davanti a sé prima di riportarlo su Jimin — Altrimenti, dovrai rinunciare a uno dei due. —
n/a
domandina: qualcuno che stanna i got7?
il vostro bias?
-mic
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