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seven

— Hoseok, ho capito. Non voglio sapere cos'altro avete fatto in quel bagno. Non mi interessano i particolari. — borbottò Jimin, mentre accompagnava il suo migliore amico dall'uscita dell'università.

— No! Ma cosa hai capito? — Hoseok scoppiò a ridere, — Non abbiamo fatto niente di quello che pensi. Ci siamo solo baciati. — Jimin prese automaticamente un respiro profondo.

Voleva che il suo hyung si divertisse e svagasse un po', ma non che si concedesse al primo che capitava. Almeno era sicuro che avesse ancora del sale in zucca.

— E tu invece? Credi che non ti abbia visto fare quattro chiacchiere con il giocatore di biliardo? — Hoseok ammiccò spintonando giocosamente il minore, che non poté che arrossire.

— Non ci siamo detti nulla di particolare. — cercò di terminare il discorso con una scrollata di spalle. Ma sapeva che Hoseok non avrebbe mollato così facilmente.

Solo questo? Non ci credo. — Jimin sospirò. Sapeva che prima o poi gli avrebbe fatto confessare tutto.

— Va bene, non è vero. Mi ha fatto i complimenti per i miei cerchietti e po- — purtroppo venne interrotto bruscamente.

— Cosa?! — urlò il maggiore. Sapeva quanto fossero importanti quegli accessori per il suo migliore amico e nessuno lo complimentava mai per questo.

— Ehm, sì... Lo so, sono rimasto sorpreso anch'io. — fece un piccolo sorriso, prima di continuare. — Poi mi ha chiesto quanti anni avessi. — Jimin si passò una mano fra la chioma bionda, continuando con il racconto.

Quando arrivò al termine, Hoseok aveva la mascella che gli arrivava per terra. — Quella era una chiara provocazione. Oh cielo, qua le cose si fanno interessanti... —

— Mh, che intendi? — chiese Jimin ingenuamente. Hoseok gli passò un braccio attorno alle spalle, mentre si avvicinavano alla casa del maggiore.

— Ah Chimchim, sei troppo innocente. — lo punzecchiò con tono canzonatorio. Il piccolo mise su il suo tenero broncio.

— Non è vero. Non sono un bambino. — si scostò dall'amico velocizzando il passo.

— Avanti, Chim, stavo scherzando. — sospirò il maggiore, — Stavo solo dicendo che Yoongi ha sicuramente un certo interesse nei tuoi confronti. —

Jimin quasi frenò di colpo quando si ricordò all'istante del nomignolo che gli era stato affibbiato la sera precedente. Gattino. A quel pensiero non poté che arrossire.

— Aish, perché sei arrossito? A cosa hai pensato, eh? — gli chiese l'altro tra una risata e l'altra, provocando solo un ulteriore rossore sulle sue guance. 

Jimin non aveva pensato alla connotazione poco positiva che quel nome potesse avere. E, come sempre, si era sbagliato. Aveva ragione Hobi, era troppo ingenuo.

Mentre continuavano a camminare, incrociò lo sguardo di una coppia di ragazzi. Si tenevano per mano ed entrambi avevano i capelli sulle tonalità del rosa.

Avevano dei volti familiari, ma non riusciva a ricordare dove li avesse visti, cosa che gli dava alquanto fastidio. Odiava non ricordare i particolari di ciò che gli veniva a volte in mente.

— Hey, Jimin, ci sei? — Hoseok sventolò una mano davanti al suo volto e il minore sbatté le palpebre un paio di volte, risvegliandosi dai suoi pensieri.

— Sì, scusa. — balbettò, lanciando un'ultima occhiata ai due ragazzi che ridevano felici tra loro.

— Siamo arrivati. Entri, oggi? — gli chiese Hoseok. In quei giorni stava passando molto tempo a casa dei suoi, perché suo padre stava poco bene.

— No, Hobi hyung. Mi dispiace, ma comincio il turno prima. — Jimin si strinse nelle spalle, giocherellando con le sue piccole dita.

— Fa niente. Ci vediamo domani? — il piccolo annuì e restò leggermente sorpreso quando il suo hyung lo attirò a sé per un abbraccio.

Non lo faceva quasi mai e Jimin si chiese se non ci fosse qualcosa che non andasse. Decise però di non pensarci e ricambiò la stretta.

Quando si staccò fece un piccolo cenno all'altro e si allontanò, riprendendo la via principale; nel frattempo Hoseok lo guardava, mentre si allontanava da lui... In tutti i sensi.

Jimin in breve arrivò a casa e iniziò a prepararsi per andare a lavoro. Mentre si rilassava sotto il getto caldo della doccia si ritrovò a pensare a Yoongi.

Con quei suoi occhi dall'inusuale taglio felino e il suo fascino, proprio non riusciva a toglierselo dalla testa. E quelle sue parole continuavano a ripetersi nella sua mente come un mantra.

In un certo senso sperava che venisse anche quella sera, così da capirci qualcosa in tutta quella storia.

Quando finalmente si decise ad uscire dalla doccia e a finire di prepararsi, si accorse che era quasi in ritardo. Afferrò il cellulare, le chiavi di casa e un nuovo cerchietto comprato quella mattina, ed uscì.

Per fortuna arrivò a prendere l'autobus e a raggiungere il casinò in orario. Quando entrò nel locale non c'era molta gente e la musica era a basso volume.

Salutò i suoi colleghi e si mise subito al lavoro, iniziando a sistemare delle cose per la serata.

Nel frattempo, i suoi occhi non potevano che sollevarsi ogni pochi minuti per cercare quella persona.

n/a
ieri ho dimenticato di aggiornare, perdonatemi

p.s. non ho ancora superato giorno 26 e il film dei bts, sono emotivamente instabile

pps. grazie mille per le 500 visualizzazioni

-mic

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