Venerdì 10 marzo 2017
Si dice che un giorno un giovane vendette l'anima al Diavolo in persona pur di dipingere un angelo.
L'essere infernale accettò e quella stessa sera, ai limiti di un lago bagnato dalla Luna, il giovane potè vedere un angelo.
L'angelo se ne stava lì, in mezzo al lago, con l'acqua che gli lembiva la vita e le mani che pettinavano i lunghi capelli del colore del manto della notte.
Era meraviglioso, indescrivibile a parole.
Il giovane rimase a fissarlo per un tempo indefinito, perdendosi nelle gocce d'acqua che scivolavano sulle lunghe ali candide che di tanto in tanto si libravano in aria, sbattendo pigramente.
Si riscosse tirando fuori un blocco per ritrarre quella meraviglia, consapevole che il disegno non sarebbe mai stato paragonabile alla creatura di schiena.
L'essere celestiale parve accorgersi del movimento frenetico del carboncino sul foglio e voltò il capo, rivelando all'umano gli occhi brillanti come pietre preziose circondati dalle lunghe ciglia. La creatura l'osservò, sorridendo dolcemente quando l'umano spalancò gli occhi a quella visione, totalmente senza fiato.
Eppure, il ragazzo quasi non ci credeva, l'angelo non scappò via e con un cenno del capo come a salutarlo si mise in posa, con il sorriso dolce rivolto al suo pittore e i capelli ad incorniciargli il viso.
Il carboncino scorreva frenetico disegnando i tratti gentili dell'angelo innanzi a sè. Correva fedele ora calcando le braccia esili, ora le gambe lunghe che sfioravano in pelo dell'acqua.
Con il passare degli giorni, dei mesi, degli anni il tratto si faceva meno esitante e la mano non tremava più davanti a quella dolce creatura.
Il giovane uomo lo guardava, totalmente rapito dai gesti e dalle parole pronunciate dell'angelo, sussurrate con una voce calma e rassicurante, al pari del sussurro del vento fra le fronde degli alberi.
È dal sorriso che addolciva perennemente il viso dell'angelo che si poteva capire che quell'umano aveva conquistato un posto speciale nel suo animo. Ed è da come l'umano gli posava il capo in grembo, lasciando che le lunghe dita gli accarezzassero i capelli che si poteva capire che l'umano era felice di poter ricambiare quell'amore.
E mentre i mesi di susseguivano rincorrendosi come bambini in un parco, i disegni del giovane non cambiavano mai soggetto.
C'era solo lui, nella sua mente, nel suo animo, nei suoi disegni.
Almeno, fino a quella notte.
Il giovane aveva portato il suo innamorato sulle rive dello stesso lago su cui si erano conosciuti, tenendolo per mano.
Sorridendo gli aveva detto di fidarsi e aveva continuato a camminare, lasciando che l'acqua accarezzasse le caviglie di entrambi.
Era quando l'acqua lembiva quasi le ginocchia che arrivò.
Si palesò innanzi a loro sorridendo, volgendo poi un inchino alla creatura celeste.
Porse la mano all'umano, 'ora, la mia anima', sembrava dire. Addolorato il giovane volse il capo verso l'amato, trovando gli occhi brillanti lucidi dalla disperazione e dalle lacrime che minacciavano di rigargli il volto.
Gli accarezzò una guancia, concedendosi di baciare quella candida pelle prima di sorridergli, un muto ringraziamento e una silenziosa promessa di ritrovarsi, forse in un'altra vita, per poter vivere il loro amore.
Ma l'angelo fu più veloce e con un solo battito delle candide ali si fermò innanzi al demone.
Egli sorrise, gli occhi brillavano come tizzoni ardenti mentre pregustava il pasto, rivelatosi assai migliore delle più rosee aspettative.
L'angelo trattene un grido acuto quando la lama del demone tagliò di netto le ali candide, il pittore non poteva vedere tale orrore senza fare nulla. Urlò, supplicando il demone di risparmiare l'angelo, ma l'altro alzò semplicemente le spalle, rispondendo che il patto si era concluso e lui aveva la sua anima.
L'ultima cosa che il pittore vide fu il sorriso dolce dell'amato, mentre quest'ultimo veniva circondato da fiamme apparse dal nulla, e nel nulla scomparvero portando con sé la creatura tanto amata.
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"Nonno cos'è per te l'amore?"
"Un giovane vendette la sua anima al Diavolo per dipingere un angelo, e l'angelo accettò di bruciare nelle fiamme eterne per salvare l'anima del pittore. Questo, per me, è l'amore".
-Racconti della Mezzanotte, "il pittore che vendette l'anima al Diavolo".
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Una sussurro di vento che chiedeva di esistere.
Chissà se il vento sussurrerà ancora, nel dubbio io continuo a scriverne i sussurri.
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