Sabato 4 Marzo 2017
Caro Diario,
Oggi è il 4 Marzo e mi è venuta voglia di crearti.
Ti chiedi cosa sei? Lo spiego subito: sei la mia raccolta di pensieri.
Caro Diario mi sto perdendo, sto scomparendo in me stessa.
La mia amica delle elementari crede ancora che io sia debole e fragile, la solita secchiona che piange se la chiami "quattr'occhi".
La mia amica delle medie crede che sia una persona solare, sincera, fine e normale.
La mia amica delle superiori crede che io sia un po' pazza, ma leale e sincera.
Eppure, più mi guardo e meno mi riconosco. Non sono nessuna di esse.
L'unica cosa che associo a me è la sincerità, ma il resto è da buttare.
Non sono fragile, non sono solare.
Sono chiusa, volgare, spigliata.
Mi guardo da fuori e mi vedo adattarmi a loro, al loro modo di vedermi. E penso sia giusto così, perché se fossi spogliata di tutto ciò non sarei altro che rabbia. Nera e cieca.
All'inizio non me ne preoccupavo, era solo un senso d'oppressione al petto che sentivo quando non ero ascoltata, ma ora, ora non più. Ora è un qualcosa che brucia l'animo, che fa evaporare le mie lacrime e sembra quietarsi solo con la violenza.
A volte mi guardo le nocche sbucciate dai pugni e mi chiedo se tagliarsi come fanno tutti non avrebbe miglior senso. Del resto un taglio è più facile da nascondere con un vestito, piuttosto che le nocche sfregiate.
Però poi ho realizzato che non è il dolore in sè a placarla, ma è la violenza.
Quando ha iniziato a prendere forma non me ne curavo più di tanto, ho sempre interiorizzato un qualcosa dai personaggi che amavo e quindi l'ho semplicemente catalogata come un lascito del "Re del Caos."
Anche se, a quanto pare, non è così.
Ora è qualcosa che guardo con rispetto e terrore.
È un essere cieco e scalpitante rinchiuso nelle profondità del mio essere. Tiene fuori un artiglio dal suo contenitore, pronto a uscire al minimo richiamo.
È terribile e perfetto.
È perfetto perché è l'unica cosa che può salvarmi.
È terribile perché ho il cieco terrore di perderne il controllo.
E me ne sono accorta questa settimana, quando una mia amica mi ha fatto incazzare per una sciocchezza. L'ho sentita bruciare, addormentare i sensi, la ragione, prendere il controllo.
L'ho sentita mentre la mano stretta a pugno colpiva il muro del bagno.
E l'ho sentita ribollire, l'artiglio che giocava pigramente con il bordo del suo contenitore.
La sento, anche adesso.
Fa quasi male.
Fa male la consapevolezza che se prendesse il controllo a scuola sarei in grado di fare del male a qualcuno, ma se scoppia a casa, non sarà sola.
A scuola è furia cieca, ma a casa no.
A casa è macabra follia. È logica sadica, calcolatrice.
A scuola è una pistola carica.
A casa è una pistola carica tenuta in mano da un cecchino folle.
Non c'è uscita a tutto questo, non c'è soluzione.
"Ho problemi a controllare la rabbia." La scusa detta ad un'amica quando spacchi una penna in faccia alla tua professoressa.
Non so nemmeno se voglio controllarla, a conti fatti. È la mia unica salvezza.
È la mia unica arma, è vero, ma non c'è via d'uscita a lei. Ci sarà solo una fine.
Cosa succederà dopo che avrò perso il controllo?
Dove lo perderò? Cosa farò?
Di cosa sono in grado e cosa la follia mi spingerà a fare?
E mentre io scrivo questa cosa Lei sorride e mi ricorda, con sadica precisione, che il controllo potrei perderlo anche in questo momento.
-04.03.17
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