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Capitolo cinque. - "Pensieri."

Camila era sparita e io mi ritrovai con le mani in mano, pensare che sarebbe stata la fine e che quelle persone avessero trovato il mio punto debole, mi rendeva estremamente impaurita. Ally mi guardava e nel mentre caricava le cose nella macchina.

Qualcosa non mi tornava a genio.

Avevo perso completamente la ragione anche se, un pensiero fisso mi stava ronzando per la testa. Ovviamente, nulla di positivo.

La mia vita era diventata piuttosto drammatica da quando lei, Camila Cabello, insieme a mia figlia Meredith, sparirono nei meandri della terra.

Ormai ero a Miami e tra non molto sarei dovuta andare in direzione Manhattan.

Ally mi avvolse tra le sue braccia e mi confortò, dicendomi di stare tranquilla e che sarebbe andato tutto bene. Iniziai ad avere i miei dubbi.

Camila Cabello's P.O.V.

I miei occhi non riuscirono ad identificare il posto in cui il mio corpo era collocato. Mi mossi un po', alzai le braccia ma qualcosa, me le stava rendendo solo più pesanti del solito. Alzai leggermente la testa e vidi come delle catene erano allacciate attorno ai miei polsi.

Tirai un sospiro intenso e mi morsi il labbro inferiore, la stanza era colorata completamente di rosso. Tutti questi effetti mi stavano dando un certo fastidio visto che la luce era variata in blu.

Sentii altre catene muoversi e vidi come in piedi restava mia figlia. Era ferita e i suoi occhi sembravano persi nel vuoto. «Meredith! Mi senti?» cercai in qualche modo di avere la sua attenzione, anche sé, qualcosa mi disse che non ne avrei avuto nemmeno una.

Chiusi gli occhi e tirai un forte sospiro, cercavo solo di mantenere la calma, sarebbe tutto finito tra non molto. La distanza per chiudere gli occhi e riaprirli per trovarmi tra le braccia di Lauren.

Ma tutto questo, non accadde.

I miei occhi si aprirono e davanti al mio viso, si piazzò una ragazza dalla carnagione chiara e dal trucco colato fino alla mascella. Il suo sguardo era puntato sui miei occhi, sulle mie pupille ristrette dalla troppa paura di quel momento.

«Ciao e benvenuta nella mia cella.» disse lei allontanandosi. «Come puoi vedere, qui ci siete solo te e tua figlia. Ma questo non conta, vero?»

La sua voce e le sue risate da pazza maniaca mi stavano solo facendo il lavaggio del cervello. Iniziai ad avere un certo senso di nausea. Il mio corpo ragionò senza un controllo preciso. Vomitai, non avevo nulla nello stomaco.

Vomitai solo acidi. «Il mio nome è Melanie, piacere.» sorrise lei. «Melanie Martinez, per la precisione.» sinceramente, noi stavamo guardando un po' le vostre carte e ho visto che noi avevamo qualcosa in sospeso.»

«Ovvero?»
«Beh, insomma... Uccidere tutte le tue amiche: Lauren, Allyson, Keana e Normani.» iniziò. «Ma quando ho saputo che Keana e Normani son morte, mi sentii quasi sollevata.» disse facendo una capriola per terra.

«Come hai fatto a sapere...?»
«Beh, le carte si sono autodistrutte. Quindi ho capito.» si mise a fare la verticale.
«Perché mi hai presa? Che cazzo vi ho fatto?»

«Sinceramente, nulla... Però capito, volevamo fare un po' come nei film, volevo sapere se questo metodo funzionasse come accade lì.»
«Quale metodo?»
«Semplice, io ti rapisco, Lauren viene per salvarti, io l'ammazzo e di conseguenza muori tu con tua figlia.»

«È una cosa... Da pazzi! Smettila e lasciaci stare. Non vi abbiamo mai fatto nulla.»
«Vabbè questo non ha importanza ma comunque, farmi sapere che c'è una squadra forte – che non siamo noi –, mi fa una certa rabbia...» disse. «Nel mondo bisogna essere unici.»

Abbassai la testa, non riuscivo più a reggerla. La stanchezza si stava impossessando di me. «Lascia almeno mia figlia.»
«No, anche lei ci passa.» disse.

La porta si aprì e una figura gigantesca si avvicinò a noi e tirò fuori dalla tasca un coltello. «Che intenzione ha?»
«Nulla di che, porterà tua figlia a fare un giretto non tanto lontano da qua, poi chissà, lascio a te l'immaginazione.» mi sorrise e l'uomo con la testa da coniglio psicopatico prese con sé mia figlia e la portò via.

Dov'era Lauren in tutto questo?

Lauren Jauregui's P.O.V.

Ero in viaggio e la tensione stava devastando il mio stato d'animo. Ero tesa ma allo stesso tempo tranquilla perché avrei affrontato i miei nemici con tutta la tranquillità di questo mondo.

Dopotutto ero immortale e di conseguenza, sarei solo stata capace di ammazzare chiunque senza che gli altri facessero qualcosa a me.

Ally afferrò la mia mano e la strinse forte in modo che mi trasmettesse tanto amore e serenità.

Troy non parlò per il tragitto, anzi, era piuttosto serio e questo mi faceva sospettare di qualcosa a cui purtroppo, non riusciva a venirmi in mente.

Rimasi un po' incantata nel mentre che vedevo come le piante e le strutture si muovevano davanti ai miei occhi.

«Sei preoccupata?»
«Per niente.» dissi. «Sono sicura che appena vedrò quei tre pezzi di merda, lì frantumo.» dissi stringendo i pugni con rabbia. «Cristo, se li prendessi...»
«Dobbiamo fare con calma.»

Negai con rabbia e strinsi la mascella. «Non dobbiamo fare nulla con calma. La mia ragazza, mia figlia, sono state rapite da quattro persone di cui non sapevo l'esistenza. Come faccio ad essere tranquilla?» chiesi con rabbia.

«Hai ragione... Mi dispiace.» disse Ally. «Non volevo farti incazzare.»
«No, scusami tu... Sono incazzata e me la prendo con te, non devo.» dissi con una mano sul petto con fare distrutto.
«Tranquilla, lo capisco... Vedrai, andrà tutto bene.»

Il viaggio stava durando fin troppo e io continuai a pensare ciò che sarebbe successo non appena mi sarei presentata davanti. Me li sarei sbranati vivi, sicuramente.

Mi passai una mano sulla fronte e mi morsi il labbro, cercando di trattenermi dal poter impazzire.

Mi stavo sentendo divorata, volevo prendere e sfondare lo sportello della macchina. Respirai profondamente, cercando di star tranquilla.

«Ho bisogno.»

«Lauren, trattieniti.» disse Ally e io negai velocemente con la testa. «Smettila.»
«Non posso. Ho bisogno di divorare.» dissi io cercando di mantenermi. «Devo ammazzare...»

«Cosa?»

«Ho bisogno di ammazzare chiunque mi capiti sotto tiro.» dissi guardandola.

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