Capitolo otto. - "Uscita."
La mattina seguente...
Camila Cabello's P.O.V.
Ammettevo che quel materasso disteso sul pavimento era piuttosto comodo. Potevo considerare fastidiosa ma anche piacevole la compagnia dei topolini che girovagavano per la stanza a rosicchiare qualcosa.
La cosa che mi angosciava di più erano le persone che chiedevano aiuto ogni due per tre. I vecchi tossivano, sputando saliva a destra e a manca. Odiavo questa poca igiene.
Mi chiesi mille volte perché Lauren non mi avesse fatto dormire con lei. Mi mancava la sua presenza. Davvero.
Tirai un sospiro, mi misi seduta e non appena vidi come Normani entrava dentro la stanza, mi vennero i brividi.
I suoi passi lenti si recarono verso la cella, presero un uomo e lo portarono via da lì. Era sicuro pronto alla morte.
Normani era una ragazza di poche parole. Mi sarebbe davvero piaciuto conoscerla prima di morire. Ebbene sì, ero convinta che non sarei durata molto qui.
Mi alzai e uscii fuori dalla stanza, andai verso la camera di Lauren e bussai. Non ricevetti nessuna risposta, quindi abbassai la maniglia ed entrai dentro vedendo come la ragazza stava dormendo profondamente. «Lauren?»
Mi avvicinai a lei, accarezzai la sua schiena scoperta e mi sdraiai completamente sopra il suo corpo dormiente. «Sveglia.»
Lei stava dormendo veramente profondamente e ovviamente, la sua forza era tanta anche quando dormiva. Non appena si girò riuscì a farmi rotolare tra le coperte. «Mmh...»
Misi il broncio e mi misi seduta sul letto. «Lauren!» dissi picchiettando la sua spalla. «Svegliati.» sbuffai. «Sai che oggi dovremo uscire.»
«Lo so.» disse ad un tratto per poi aprire lentamente gli occhi. «Ora che me l'hai detto, sei contenta?» mi cercò con lo sguardo e non appena mi vide, tirò fuori un sospiro. «Ciao, Camila.»
«Ciao, tutto bene?» le chiesi e lei sembrò felice della mia preoccupazione per la sua salute. «Tutto bene, grazie. Tu?»
Sinceramente non mi aspettavo che Lauren mi domandasse come stessi. Questo mi fece abbastanza strano.
Sospirai un po' e annuii. «Tutto bene, a parte i...»
«I...? Cosa?»
«I topini sono davvero simpatici ma... Non posso dormire con loro.» dissi e la feci ridere. Quella risata impastata dal sonno era la cosa più bella.
«Sei davvero simpatica.» rise di me. «Perché hai dormito lì?»
«Perché non sapevo se potessi dormire con te. Avrei accettato anche per dormire sul pavimento.»
Lauren rise forte, sicuro mi stava prendendo in giro riguardo la mia nottata. «Non meriti di stare sul pavimento. Oggi dormi con me dopo una bella scopata.»
«Sei sempre in calore, eh?»
«Non mettermi alla prova, puttana.» sorrise e si mise seduta per poi darmi un bacio sulle labbra. «Non credo ti convenga prendermi per culo.» disse e io alzai le spalle.
«So benissimo chi prende per culo chi.» dissi. «Con la tua agilità riusciresti a fottere tre puttane in contemporanea.» la provocai e lei rise forte.
Lauren dopo aver smesso di ridere, mi guardò seria, ma quel sorrisetto continuava a non mancare. «Credo che quelle puttane si chiamino tutte Camila.» disse lei guardandomi e io mi sentii bene, mi aveva appena dimostrato che non mi avrebbe sostituita con nessun'altra.
Ero la sua puttana.
Il suo fianco era coperto da un lenzuolo che tolsi dolcemente, mi misi sul suo corpo e la baciai con foga. «No.» mi fermò lei.
Quando i suoi occhi verdi mi guardarono con attenzione, potevo dire che mi perdevo nei suoi smeraldi.
«Perché?» misi il broncio e sentii le sue mani attorno a me.
«Perché lo dico io.» sorrise e io poggiai la fronte sulla sua.
«Dovresti soddisfare anche le mie voglie, Lauren.» dissi io. «Non posso farlo solo io.»
«Oh, cazzo! Stai zitta.»
«Perché?» la guardai.
«Perché lo dico io!»
👹👹👹
Lauren Jauregui's P.O.V.
Era sera e in quel momento mi sentii veramente in preda al nervoso. Ally sapeva che dovevo uscire. Preferii non dire niente a Keana per aventuali problemi.
Ero pronta, la mia camicia larga dai colori che sfumavano del colore blu ed indaco, la stampa era con dei semplici fiori tinti di grigio e marroncino, come il caffellatte. Come pantaloni ne indossavo un paio dal colore nero, aderenti. Ai piedi indossavo le mie classiche Vans nere.
Camila era vestita graziosamente. Una gonna corta nera e sopra un corsetto del medesimo colore. Sulle gambe indossava delle calze a rete. Sapevo che in quella serata avrei dato il massimo.
I suoi tacchi echeggiavano per tutto il corridoio. Stavamo andando giusto alla porta e quando vidi Keana davanti alla porta, il mio sguardo si incupii.
«Dove state andando?»
«Stiamo andando a fare un giro, ora spostati, Keana.»
Lei si spostò, sicuro aveva capito che non era il caso di fare tanto casino. Aprii la porta e feci uscire per prima Camila, Keana mi guardò. «Stai sbagliando.»
«No, voglio solo provare.» dissi io e una volta uscita, chiusi la porta.
Camila mi afferrò la mano, ma io decisi di non ricambiare la stretta. «Allora, dove andiamo?»
«Non so, sei tu quella che conosce bene il posto.» dissi io guardandola e Camila sembrò divertita. «Se stai pensando che io sia ignorante, non è così.»
Camila rise. «Capisco che tu esci sempre per ammazzare gente. Sono certa che non dai nemmeno tanta importanza al posto in cui ti trovi.»
Io sospirai. Camila stava iniziando a conoscermi davvero bene. Questa forse era la cosa che mi spaventava.
Non mi resi conto del tragitto percorso, eravamo dentro un locale notturno, al caldo. Lei mi guardava. «Vai a sederti lì.» disse lei indicando il tavolo all'angolo.
«Perché?»
«Perché così ordino qualcosa da bere.» disse e io annuì un po' turbata. Andai a prendere il posto a sedere.
Dopo un po', Camila arrivò con due bicchierini di tequila.
Si mise a sedere pure lei, mi prese la mano e dal bicchiere prese un piccolo sorso. I suoi occhi strizzarono sicuro per il bruciore alla gola. «Tutto bene?»
«Sì, è solo un po' forte.»
Ecco, avevo ragione.
Buttai giù un sorso, finendo il liquido trasparente. «Come hai fatto?»
«Camila, io ho doti che tu non hai, semplice.» sorrisi io e lei mise il broncio.
Le mie orecchie sentirono la forte musica proveniente da una sala. Ero curiosa, quindi guardai Camila e lei mi sorrise in segno di approvazione.
Dopo che la ragazza finì il bicchierino di tequila, si alzò e mi prese per mano, finalmente entrammo in quella sala che mi era tanto misteriosa.
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