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Capitolo cinque. - "È il caso di farlo."

Guardai attentamente la figura di Lauren che mi teneva stretta tra le sue braccia. Gli occhi verdi che tanto mi piacevano, erano chiusi. Aspettava sicuramente una risposta alla sua domanda.

Era stata una domanda strana, perché essere il suo giocattolo sessuale? Non capivo cosa le stesse frullando in quella dannata testa.

Con lei non riuscivo ad associare il pericolo al bene.

Mi grattai il capo, lei aprì gli occhi notando la mia azione con la coda dell'occhio. Rivolsi gli occhi verso i suoi. La guardai attentamente e per poco non mi persi al loro interno.

«Sinceramente, non lo so.» dissi piano e lei alzò le sopracciglia mentre mi guardava, intanto si alzò e si mise le mutande pulite per stare più comoda. Lei si avvicinò di nuovo e si stese al mio fianco.

Ero ancora nuda. «Cosa non sai?» mi guardò e sentii come la sua voce stesse mancando.
«Se essere il tuo "giocattolo sessuale".» dissi. Lei sospirò e avvicinò la mano alla mia guancia, rimasi ferma, avevo paura che mi picchiasse. Non appena poggiò il palmo su essa, chiusi gli occhi al suo tocco.

«Capisco.» disse lei piano. «Pensaci.»

«Non capisco perché tu voglia scopare con me, come non mai.» dissi e la vidi irrigidirsi.
«Perché è bello.»

«Non mi sembra una risposta ovvia.» dissi e la vidi sbuffare.
«Perché appena ti vedo me la sento esplodere.» disse fissandomi e io socchiusi gli occhi sospirando.
«E quindi dovrei essere io il tuo passatempo di merda?» la guardai.

«Sì, cazzo.» mi guardò lei e io negai.
«Preferisco di no.»

«Però, quando ti fottevo con le mie dita, non dicevi così, o sbaglio?» si mise seduta, ammirai un po' la sua spina dorsale ben evidente.
«No, non lo dicevo, anzi.»

«E allora, cosa ti costa una scopata?» mi guardò e io spostai lo sguardo posandolo sulle lenzuola.
«E se ti innamorassi di me?»

«Non mi innamoro su ciò che ammazzo.» sussurrò lei.
«Sicura di volermi ammazzare?»

«No, non sono sicura.» mi guardò. «Non ammazzo ciò che mi interessa.» disse con tono gelido e io alzai lo sguardo verso di lei.
«Ti interesso?»

Lauren roteò gli occhi. «Come modo di sfogo, sì.»

«Allora preferisco morire.» dissi alzando la voce. «Non sarò il tuo sfogo, ammazzami.»

Lauren mi guardava e sospirò. «No, non ti ammazzo.» sospirò. «Ora smettila di confondermi le idee, sembri solo una bambina che ha paura di ricevere un...»

«Basta.» dissi io. «Smettila.» strinsi i pugni e la guardai con rabbia. «Tu hai solo paura di volermi.»

«Io non voglio nessuno, non amo nessuno.» mi guardò e io mi appoggiai a lei, come se la sua spalla la conoscessi da anni.
«Pensaci.»

«Non credo che ci penserò.» disse lei mentre poggiava leggermente la mano sulla mia schiena nuda. Le sue lunghe dita passavano sulle mie costole, le unghie lunghe dal colore bianco scorrevano pressate sulla mia carne.

Sentii un brivido, mi sentivo come se la pelle si stesse aprendo in una grande ferita. Sentivo il suo respiro, io sospirai.

Era una sensazione indescrivibile, bellissima.

«Vorrei qualcosa in cambio.» sussurrai sul suo petto ancora nudo, senza nessuna traccia di intimo. «Ti prego.»

«Okay, dimmi.» disse lei respirando profondamente.
«Non uccidere nessuno, te lo chiedo in ginocchio.» la guardai.

«Non posso.» disse lei sbuffando. «Sapevo che da quella cazzo di bocca ti uscisse un'affermazione simile.» ringhiò. «Non posso morire di fame per un vostro capriccio.»

«È assurdo! Dovresti.» dissi. «Non sai come si sentono, soffrono, ammazzi bambini di sette anni, aspetti che i vecchi muoiano di freddo solo perché non hai voglia di ammazzarli, sei solo malata!» urlai e lei mi attaccò al muro, mentre mi teneva saldamente per il collo.
«Non dire altro.»

Sudai freddo ma non decisi di abbassare lo sguardo. «Dico ciò che voglio, sono un essere umano, mi hanno dato la capacità di parlare.»

«Vedi di non sfidarmi!» mi diede uno schiaffo sul viso e io caddi. «Ora tu starai qui, in questo fottuto posto. Sarò io a decidere cosa fare, cosa dire.» disse Lauren prendendomi i capelli facendo si che il mio viso si scollasse da terra.

«Non farmi male.» dissi alzando una mano in segno di pietà.
«Non ti toccherò un'altra volta, non voglio rovinare il visino bello che hai.» disse lei con voce dura. «Ora devo andare, hai dieci minuti a disposizione per pensare un po' a ciò che fare.» disse e mi lasciò cadere.

Si mise una maglietta e dei pantaloni, Lauren uscì dalla stanza lasciandomi da sola mentre pensavo un po' a tutto.

A lei, ai miei genitori, a Dinah, alle carte... A tutto.

Ero veramente amareggiata, non sapevo quale decisione prendere se non quella di prendermi la testa e di sbatterla al muro.

Dopo una decina di minuti decisi di vestirmi, rimasi con la mia maglietta attillata ma senza reggiseno, i miei jeans larghi riuscivano a non rendere tutto più scomodo.

Rimasi senza mutande.

Una volta uscita dalla stanza, andai verso la sala da pranzo, dove Lauren stava parlando con Normani. «Lauren.»

Avevo tardato di un minuto.

«Mh,» la sentii dire. «Normani, scusami.» disse lei e la scura annuì spostandosi. «Spero che tu mi abbia interrotta per una buona causa, allora, hai deciso?»

«Sì, è il caso di farlo, Lauren.» dissi piano. «Sarò il tuo giocattolo sessuale.» incrociai le braccia sotto al mio seno. La vidi come si leccava le labbra e sorrideva come una fottuta bambina.

«Sai che non te ne pentirai, vero?» disse avvicinandosi a me, mettendo subito le mani nelle tasche posteriori dei miei jeans.
«Spero che tu soddisfi ogni mia aspettativa, Lauren.» dissi io e lei tolse le mani dalle mie tasche.

«Io non deludo mai a letto, Karla.» le mie gambe tremarono non appena sentii il mio primo nome uscire dalle sue labbra.

Le sue mani sta volta si infilarono dentro i miei pantaloni. Vidi come le sue labbra si schiusero e come il suo sguardo rimase stupito dopo aver realizzato che non avevo mutande.

«Vedi, Lauren.» dissi io guardandola. «Non sarai solo tu a prendere le redini della situazione,» ridacchiai. «Credo di essere molto più bestia io di te, su quel materasso.»

Vidi come le sue parole iniziassero a mancare. «So che hai bisogno di ciò che ho tra le gambe...» toccai la sua intimità, Lauren cambiò umore vista d'occhio.

Il suo respiro era pesante.

«Lauren, credo che tu abbia trovato pane per i tuoi denti.»

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