9. Cool knife bro.
Nico mi stava aspettando, mi aveva chiamato di sua spontanea volontà, stava aspettando me. Il cuore mi batteva impazzito nel petto, volevo correre, saltare, cantare a squarciagola dall'emozione. Finalmente, da quando avevo aperto gli occhi quel giorno, mi sentivo vivo.
Arrivai di corsa, accaldato per lo sforzo fisico, con le mani tremanti nelle tasche della felpa. Quando lo vidi appoggiato disordinatamente al pilone di ferro che sorreggeva gli spalti del campo sportivo della scuola il mio cuore iniziò a fare le capriole. Non mi aspettavo di trovarlo già lì, forse avevo fatto tardi, forse avevo perso troppo tempo a cercare la felpa giusta o a sistemarmi i capelli, il panico iniziava a ripresentarsi. Mi fermai un attimo per fare un paio di respiri profondi e calmarmi. Ne approfittai per osservarlo e fotografare con la mente quel momento. Con l'oscurità che regnava sovrana, se non per i riflettori dall'altro lato del campo, Nico sembrava quasi evanescente, un fantasma. La luce alle sue spalle rimbalzava sui suoi capelli scuri generando un'aureola spettrale attorno alla sua testa, mentre il fumo della sigaretta contribuiva ad accrescere la sua aura regale. Il resto del suo corpo, busto escluso, sembrava fondersi con l'oscurità. Quella visione in altri casi mi avrebbe fatto rabbrividire, ma a quanto pare il mio cuore era troppo impegnato ad esplodermi nel petto per farmi provare qualunque altro sentimento o emozione.
"Ehi Re dei fantasmi. Non mi aspettavo di trovarti già qui." Entrai in scena spavaldo, non sapevo neanche io da dove avessi preso quell'intraprendenza. Uscii dall'ombra entrando in un cono di luce poco distante da lui, che ovviamente aveva già percepito la mia presenza e non si scompose minimamente. Avvicinandomi notai una confezione da sei lattine di birra ai suoi piedi.
"Come va la gamba?"
"Una meraviglia." Sbuffò sarcastico indicando una stampella lasciata a terra poco lontano da lui.
"A proposito, se trovo quel bastardo che mi ha ridotto così lo faccio a pezzi." Ringhiò cacciando il fumo della sigaretta dal naso.
"Al momento potresti competere con un nonnino con il bastone, solo in quel caso sarebbe una sfida alla pari." Ridacchiai insolente beccandomi un'occhiataccia. "E comunque vacci piano, è un mio amico e la mia migliore amica, la sua ragazza, è incinta." Nico fece una smorfia causata dalla confusione. "È una lunga storia."
"Un figlio? Quel frocio?" Mi guardò incredulo lanciando via il mozzicone ridotto a cenere.
"Idiota." Sbottai sedendomi poco lontano da lui su uno dei pilastri orizzontali.
"Quello ti scopa con gli occhi ogni volta che gli sei accanto." Esclamò rivolgendomi uno sguardo indecifrabile, era per caso geloso?
"Dovrò insegnarti molte cose sulla sessualità caro mio." Risi dandogli una pacca sulla spalla e lui roteò gli occhi infastidito.
"Ho saputo cosa hai fatto con Bianca oggi." Disse con una serietà inquietante. Nico si girò dal lato opposto al mio impedendomi di vedere il suo volto nascosto dalla massa di capelli scuri. Cercai di mandare giù un groppo alla gola, formatosi completamente a caso, facendo molto rumore.
"Spero che tu non abbia frainteso anche sta volta..." Biascicai stringendo i pugni nelle tasche pronto a reagire se ce ne fosse stato bisogno. "Non dirmi che ho fatto una corsa fin qui per essere pestato di nuovo da te." Cercai di ironizzare per allentare la tensione.
"Se non la smetti di fare il coglione non ti assicuro che mi tratterrò." Si voltò di scatto con un sorrisetto malvagio sul viso e mi lanciò una birra. Tirai un sospiro di sollievo, anche sta volta torno a casa intero. Nico si infilò una mano nella tasca dei pantaloni tirando fuori un coltello a serramanico nero.
Come non detto.
Ero confuso e teso, un conto era un pugno in faccia, un altro era una coltellata. Si avvicinò a me e bruscamente prese la lattina dalle mie mani.
"So del piccolo accordo tra di voi." Disse pugnalando la lattina. "Ne sei davvero sicuro?" Mi chiese guardandomi fisso negli occhi prima di estrarre il coltello rapidamente, strappare via la linguetta e portare la birra dalla parte dello squarcio alle labbra per iniziare a bere. Rigoli di birra scorrevano sul suo mento liscio per poi proseguire lungo il collo raggiungendo il pomo d'Adamo e poi scendendo ancora più giù infilandosi nella maglietta nera. Ciò che aveva appena fatto non aveva il minimo senso ma in ogni caso era bellissimo mentre lo faceva, non riuscivo a smettere di guardarlo e sorridere.
"Ehm... sì?" Ma di cosa diavolo parlava? Quale accordo? Probabilmente si riferiva al fatto che io e Bianca fingessimo di stare insieme. In ogni caso meglio non contraddirlo, l'argomento non sembrava affatto farlo sentire a suo agio. Mi schiarii la voce. "Volevo dire, certo che sì."
"Bene." Rispose secco accennando una smorfia simile ad un sorriso e avvicinando la lattina gocciolante al mio viso.
Fiuu, e anche questa me la sono scampata.
Accettai l'offerta, saltai in piedi e afferrai rapidamente la birra, iniziai a bere come aveva fatto lui un attimo prima.
"Ci serviva proprio un angioletto insospettabile come te." Cosa? In che senso? Per fare cosa? Non ricordavo assolutamente nulla di quel pomeriggio e la cosa iniziava ad infastidirmi. Cercai di finire la birra senza inzuppare la felpa, fallendo miseramente, e riflettendo sulla sua frase notai un particolare interessante.
"Oh che dolce, angioletto, lo preferisco di gran lunga a coglione, idiota o testa di cazzo, o-" Elencavo i diversi insulti contandoli sulle dita di una mano con tono ironico.
"Cazzone." Sollevò un sopracciglio in segno di sfida creando un intenso contatto visivo che mi fece perdere qualche battito, ogni volta che mi guardava in quel modo me lo sarei mangiato di baci quel piccolo, scheletrico, stronzo, spaventoso, crudele, cinico ragazzo.
"Sei riuscito a procurarmi quei sonniferi?" Chiese improvvisamente distogliendo lo sguardo.
"Ho deciso che non te li darò finché non mi dirai cosa devi farci." Affermai diretto, voleva sfidarmi? Bene, ero pronto.
"Mi stai ricattando? Stai ricattando me, un italiano?" Mi saltò addosso spingendomi contro uno dei pilastri di ferro, con l'avambraccio schiacciato tra collo e la mandibola e l'altra mano sul mio petto.
"Scusa, non intendevo fare appropriazione culturale." Respirai affannosamente, gonfiando i polmoni di proposito, volevo spingergli contro il più possibile il mio petto, magari inducendolo a rilassarsi, posare la sua testa dura su di me e lasciarsi avvolgere dalle mie braccia. Volevo fargli sentire il mio cuore impazzito che non riusciva a calmarsi, come il mio corpo fremeva sotto il suo tocco, come lo desideravo in quel momento.
"Comunque me lo devi, ti ho salvato la vita." Continuai a provocarlo. Lui ringhiò accigliato, contraendo la mandibola e guardandomi dritto negli occhi con sguardo infuriato. Mi sentivo andare a fuoco. D'impulso presi il suo viso tra le mani e lo avvicinai al mio chiudendo gli occhi. Riuscii appena a sentire il suo respiro freddo sulla mia pelle accaldata, le mie mani bollenti sul suo viso spigoloso e le nostre labbra sfiorarsi impercettibilmente, prima di sbattere di nuovo con la testa sul pilastro metallico spinto dal nanerottolo. Quel contatto, seppur lieve o, chissà, probabilmente immaginato dalla mia mente cotta di lui, mi fece sciogliere ed abbassare completamente le difese.
Bravo, complimenti, sottone del cazzo, cosa pensavi di fare?
Si staccò da me di fretta, veloce come un'ombra, zoppicando si allontanò di qualche passo dandomi le spalle. Lo sentii armeggiare con la cintura e la zip del pantalone. Non capivo se le luci, la nebbia o l'alcool stessero provocando quella visione ma la sagoma di Nico sembrava tremare come una foglia, sembrava spaventato, ma da chi? Da cosa? Ero io ad averlo spaventato?
Mi avvicinai verso di lui non appena realizzai, lo afferrai deciso per le spalle facendolo voltare, lasciando però una distanza tra di noi lunga quanto il mio braccio disteso. Non sembrava essere grande fan del contatto fisico quella sera, non che normalmente lo fosse. I suoi occhi erano sfuggenti, la testa bassa come se si vergognasse di qualcosa. Decisi, nonostante la curiosità, di lasciargli i suoi spazi. Continuava a provare a far scendere la zip, mentre io delicatamente afferrai le sue mani per spostarle e continuare io. Con pochi movimenti feci in modo che i pantaloni gli scendessero fino alle caviglie. Afferrai i suoi fianchi ossuti spingendolo delicatamente per condurlo ad indietreggiare verso l'incrocio di pali di ferro su cui mi ero seduto poco prima.
Dopo aver fatto in modo che si accomodasse mi inginocchiai ai suoi piedi, accarezzai lentamente le gambe nude fino ad arrivare alle bende. Notai una lieve macchia di sangue fresco nel punto della ferita e ciò mi convinse ancora di più a fare ciò che avevo in mente. Se non voleva baciarmi sulle labbra allora l'avrei baciato altrove, sicuro che non avrebbe opposto resistenza e soprattutto non si sarebbe sforzato. Si lasciò andare reclinando la testa all'indietro e affondò le sue mani sottili tra i miei capelli delicatamente facendo sciogliere qualunque tensione nel mio corpo, riuscivo a sentire imprecazioni confuse uscire dalla sua bocca mentre si mordeva le labbra. Procedevo lentamente, più gli davo piacere e più stringeva i miei capelli facendomi gemere.
Il fatto che le nostre labbra che si sfioravano lo sconvolgeva al punto da diventare violento e spaventato, ma poi si abbandonava a me così facilmente, mi destabilizzava ogni volta.
Ignorai qualunque sua richiesta di fermarmi per darci il cambio o di continuare diversamente, nonostante fossi dolorosamente eccitato, volevo avere il controllo su di lui almeno in quella situazione, dato che per il resto del tempo era lui a tenermi completamente in pugno. Conclusi il mio lavoro soddisfatto e lo osservai riprendere fiato lasciandomi cadere sulla ghiaia. Non riuscivo a smettere di pensare a quanto avrei voluto stringerlo a me in quel momento di vulnerabilità e dimostrargli tutto il mio amore. Dovevo distrarmi, dovevo smettere di essere così appiccicoso. Con un paio di spinte delle braccia raggiunsi la cassetta di birre recuperandone due e lanciandone verso Nico una che rotolò ai suoi piedi. Continuando a strisciare pigramente sulla ghiaia tornai accanto a lui, rimanendo scompostamente a terra mentre mi aprivo la birra. Nico intanto cercava di darsi una sistemata. Dopo l'orgasmo le sue guance erano diventate di un rosa acceso, colore che difficilmente si palesava sul suo viso, ed era la cosa più carina e dolce su cui avessi mai posato gli occhi. Quasi come se mi stesse leggendo nel pensiero, sistemati i pantaloni in fretta, si alzò il cappuccio della felpa coprendo gran parte del viso. Infilò una mano in tasca e mi lanciò un accendino e una canna. Dovevo distrarmi per fare in modo che l'erezione smettesse di pulsare nei pantaloni.
"Oh." Esclamai sorpreso. "Grazie bro." Sorrisi dolcemente sorpreso dal gesto, quando ripensai al fatto che l'avessi chiamato bro subito dopo avergli fatto un pompino risi rumorosamente attirando lo sguardo confuso dello sfortunato protagonista dei miei pensieri. Fortunatamente la mia ossimorica psiche venne distratta da una scena di gran lunga migliore. Nico, aprendo la birra che aveva preso qualche brusco scossone poco prima, se l'era vista esplodere in piena faccia.
"Beh, chi la fa l'aspetti." Approfittai del fatto che fosse ancora stordito dall'orgasmo per prenderlo un po' in giro. Non riuscivo a smettere di ridere, scosso dalle risate, non riuscivo neanche ad accendere la canna. Nico si limitò a guardarmi torvo e maledirmi, per fortuna nessun calcio, pugno o scappellotto volò nella mia direzione, ero riuscito ad ammorbidirlo un po'. Bevemmo e fumammo in silenzio per un bel po', ci eravamo già messi in ridicolo abbastanza, ma come si può ben evincere non io ne avevo mai abbastanza.
"Non scherzavo prima riguardo i sonniferi." Sbottai di colpo, sperando di riuscire a parlarne questa volta. Nico sbuffò rumorosamente il fumo dal naso roteando gli occhi, era esasperato. Lo guardai con gli occhi pieni di speranza e un accenno di broncio.
"E va bene. Fanculo, sei proprio una lagna." Mi osservò per un secondo corrugando le sopracciglia scure e minacciose prima di iniziare a fissare un punto indefinito davanti a sé.
"Spero di riuscire a tenere Ade a bada, sai, in modo da non ucciderci a vicenda, voglio tenerlo inattivo il più possibile, è l'unico modo."
"Comprensibile." Annuii e provai a dargli una pacca sulla gamba con un sorriso triste appena accennato, cercando di guardare il suo viso e decifrare la sua espressione. Di tutta risposta lui allargò le braccia spingendo via la mia mano, permettendomi solo di sfiorarlo.
"Ti assicuro che entro domani sera paparino andrà in letargo." Gli feci un occhiolino e per un attimo sembrò accennarmi un sorriso, non sapevo se fosse per l'idea di avere il potere di rendere suo padre innocuo o per il supporto che cercavo di dargli. In ogni caso quel piccolo invisibile gesto mi ripagò di ogni cosa. Avrei fatto di tutto per tenerlo al sicuro e vederlo sereno. In quella luce fioca e nebbisoa era più bello che mai, la notte era proprio il suo habitat naturale. La sua pelle lattiginosa sembrava risplendere di luce propria in un contrasto degno di Caravaggio con l'oscurità dei suoi capelli, dei suoi vestiti e dell'ambiente. Lo stavo fissando troppo, diamine.
Nico era più silenzioso e riservato del solito, nonostante fossi riuscito a farlo parlare più del normale, sentivo come se stesse cercando di nascondermi qualcosa. Sapevo quanto gli fosse costato confidarsi con me riguardo il piano per Ade e per questo non chiesi altro, nonostante la curiosità e la voglia di sapere cosa gli stesse succedendo per cercare di aiutarlo al meglio.
"Non sono andato fino in fondo stasera, anche se mi sarebbe molto piaciuto, per non farti sforzare, potrebbero saltarti i punti e non te lo auguro." Affermai tranquillo, anche se con fatica ero appena riuscito a farmi passare l'erezione, ottima idea riportare in auge l'argomento, no?
"Un motivo in più per uccidere quel pezzo di merda." Anche se le sue parole mi lusingavano il fatto che per farmi un complimento doveva minacciare di uccidere un mio amico mi destabilizzava. Nico era davvero seccato, gli si leggeva in faccia, voleva fuggire via da me.
"Che senso avrebbe ucciderlo? Non farebbe sparire la ferita, continueresti ad essere mezzo zoppo." Sbottai serio, non capivo cosa ci trovasse la gente nel cercare così ardentemente vendetta.
"E poi ti prego, lascia perdere, Jake sta passando un pessimo periodo, generare altra violenza non servirà a nulla."
"È l'unico modo che conosco." Disse a denti stretti, quasi in un sussurro schiacciando in un pugno la lattina vuota di birra.
"Allora te ne insegnerò altri." Gli rivolsi uno sguardo dolce anche se velato di tristezza, ma lui non ricambiò. Ero irrequieto, vedere qualcuno, qualcuno per cui provavo sentimenti così forti e travolgenti, stare così male e non poterci fare nulla mi faceva diventare matto. Avrei voluto fare qualunque cosa, da un semplice abbraccio, a fuggire via con lui lontano da tutta la merda delle nostre vite disastrose. Eppure ero pietrificato dalla consapevolezza che nessuna delle mie azioni, per quanto mosse dalle migliori intenzioni, avrebbe potuto davvero guarirlo. Era palese che Nico non avesse vissuto una vita facile o tranquilla e quel tipo di sofferenza non ha mai veramente una cura. In ogni caso ci avrei provato con tutto me stesso, perché nulla riusciva a zittire le voci nella mia testa, i miei pensieri confusi e costanti che talvolta mi rendevano iperattivo e altre completamente inerme, come un suo banale e stupido sorriso.
Finito di fumare e bere, ancora seduto sulla ghiaia con la schiena appoggiata al palo metallico, mi stiracchiai facendo un rumoroso sbadiglio. Di tutta risposta Nico si alzò, si allontanò da me per recuperare la stampella e iniziò a camminare verso la strada. Mi alzai di colpo, in un salto ero in piedi. Cosa credeva di fare? Lasciarmi lì da solo al buio senza neanche salutarmi?
"Ehi, dove credi di andare Flash?" Urlai mentre cercavo di recuperare in fretta il resto della confezione di birre e gli correvo dietro. "Oh no, sarà impossibile raggiungerti ora." Finsi un tono drammatico e disperato a pochi passi da lui.
"Sei davvero fastidioso." Mormorò una volta arrivato al suo fianco. Continuava a camminare spedito, nonostante zoppicasse, dovevo impegnarmi a tenere il suo passo senza farmi venire il fiatone.
"Beh non mi sembrava pensassi questo di me poco fa." Gli diedi una gomitata leggera con il braccio libero dalle birre mostrandogli un sorrisetto malizioso. Nico mi rivolse una smorfia di disprezzo facendo roteare la testa fino a rivolgere lo sguardo lontano da me.
Questo distacco mi feriva e al contempo mi incuriosiva tremendamente. Era questione di tempo, entro pochi minuti ognuno sarebbe tornato a casa propria, io sarei tornato a casa mia, la fonte delle mie dannazioni quotidiane, il suo allontanamento anticipato divenne ancora più doloroso. Eppure ero convinto che il suo fare sfuggente volesse nascondermi qualcosa, qualcosa che riguardava me probabilmente e che lo spaventava tanto da farlo fuggire da una situazione voluta da lui stesso, dato che era stato lui a chiamarmi.
"Vuoi davvero sapere quello che penso di te?" Dopo un bel po' di silenzio imbarazzante in cui mi persi nel groviglio di pensieri e caos portato da quel piccolo freddo e asociale ragazzo, si decise a rivolgermi la parola con questa domanda ambigua.
"Certo che voglio saperlo." Gli sorrisi ottimista, avevo bisogno di chiarezza da parte sua. Riuschii a scorgere un sorriso ironico e amaro sul suo viso.
"Rappresenti tutto ciò che odio." Disse questa prima frase ancora sorridendo e osservandomi con un sopracciglio sollevato.
"Odio tutti quei tuoi meh e bleh." Gesticolò scuotendo delicatamente la sua mano in modo molto poco eterosessuale.
"Tutto quel buon umore quel tuo sorrisetto innocente da ebete che nasconde invece un assillante rompicoglioni che sta sempre a dare ordini e insistere finché qualcosa non viene fatta o detta. Sempre a dire agli altri che fare, credendo di essere un dio benevolo, un eroe del cazzo, che vuole aiutare chiunque anche se a nessuno fotte un cazzo di te." Per l'ennesima volta quella sera non sapevo come sentirmi. Quelle parole volevano essere offensive eppure il suo sorrisetto ambiguo le rendeva così dolci alle mie orecchie.
"In realtà sei solo uno stupido adolescente frocio che si impiccia degli affari che non gli riguardano, che ha sempre voglia di andare in giro a sputare in faccia a tutti come si sente con quegli occhietti innocenti, sventolando i tuoi stupidi capelli biondi da fatina visibili pure al buio e tra la nebbia."
Gran bella descrizione del cazzo.
"Talmente stupido da mettersi in affari con quella pazza di mia sorella e quell'altra sciroccata di Miranda Gardiner." Man mano che parlava la sua voce si affievoliva sempre di più e il suo viso iniziava a perdere l'espressione divertita di poco prima. Eravamo quasi arrivati fuori casa mia.
"Talmente stupido da voler a tutti i costi essere mio amico." Disse quest'ultima frase quasi bisbigliando, ma la sentii perfettamente nel silenzio di quella notte. Passai qualche secondo cercando di ripensare a ciò che mi avesse appena detto, ma più ci pensavo e più diventavo confuso. Mi rifiutai di rifletterci più di tanto e lasciai la libertà alla mia mente di sostituire tutto ciò che aveva detto con una commovente dichiarazione d'amore nei miei confronti.
"Beh, amico, dai, dopo stasera potremmo definirci scopamici, no? In fin dei conti è per questo che mi hai chiamato." Sorrisi malizioso pensando a poco prima, avrei voluto passare tutta la notte con lui, in un letto vero, senza dover scappare o nasconderci da nessuno, senza pensare ai nostri problemi, invece l'avrei salutato dopo pochi istanti.
"Sei serio? Di tutto quello che ho detto..." Si bloccò per un attimo e scosse la testa, mi sembrò quasi fosse arrossito e quella fu senza dubbi la migliore dichiarazione d'amore che avesse mai potuto farmi.
"Bah, come ti pare, ci vediamo." Arrivati fuori casa mia non si fermò neanche, continuò a camminare lasciandomi impalato con la confezione di birre mezza vuota sotto il braccio.
"E queste?" Scossi le birre facendole tintinnare e lui alzò una mano mostrandomi il dito medio, cosa cazzo avrebbe dovuto significare?
Osservai per un attimo Nico allontanarsi nella notte, la sua figura ancora una volta si fondeva con l'oscurità. Fossi stato più disperato gli sarei corso dietro, l'avrei stretto a me sollevandolo e portato in braccio fino a casa sua come un vero eroe e magari come ringraziamento si sarebbe lasciato baciare e avremmo vissuto felici e contenti, ma purtroppo o per fortuna mi restava ancora un po' di dignità.
Mi voltai verso casa, feci un grande sospiro preparandomi a tornare in quella gabbia di matti.
Gran parte della famiglia era già a letto fortunatamente, ringraziai la pigrizia genetica che fece in modo che nessuno scendesse a verificare la mia presenza. Posai le birre gentilmente offerte da Nico in frigo, cercai una sigaretta in giro per casa e steso sul divano la fumai. Presi il telefono per controllare i messaggi e ne trovai alcuni di Lou.
Raggio di sole che fine hai fatto? Mi manchi
Ah comunque sono riuscita a procurarti i sonniferi, domani te li porto se ci sei
Per la roba della trasfusione mi ci vuole ancora un po', non è così facile da trovare
Giornata un po' pesante, poi ti spiego.
Grazie baby, domani è perfetto, ti aspetto.
Buonanotte splendore
Buonanotte magica
Altro che buonanotte, appena posato il telefono e spenta la sigaretta iniziai a tirare a lucido la casa per tenermi occupato e non lasciare che la voglia di leggere quella lettera si impossessasse di me. Non sapevo perchè ma avevo la certezza che leggerla mi avrebbe distrutto ed ero deciso a seguire il mio intuito. Recuperai delle cuffie, misi una playlist a caso e pulii ogni stanza non occupata da persone che dormivano cercando di essere più silenzioso possibile. Quando finii il mio lavoro il sole iniziava a farsi strada nel cielo. Presi un'altra sigaretta dal pacchetto di Lee sul tavolo e andai in giardino a godermi l'ennesima alba della mia patetica vita ancora con la musica nelle orecchie, per poi rientrare, lasciare un biglietto di scuse per le sigarette scroccate e crollare esausto sul divano.
[•••]
"Un Solace che puzza di birra collassato sul divano, che déjà vu." La voce martellante di mia sorella mi svegliò dal sonno, aprii gli occhi e la vidi in piedi accanto a me che mi porgeva una tazza fumante di caffè. Mi stropicciai il viso e mi alzai a sedere lasciandole spazio prima di prendere la tazza e ringraziarla con un sorriso.
"Non credo che nel tuo déjà vu fosse compresa anche la completa pulizia di casa." Risposi insolente facendo spallucce.
"Eh già, finalmente ti sei dato da fare." Mi diede una pacca sulla spalla, mi sorrideva ma percepivo preoccupazione nella sua voce e nella sua espressione.
"Vorrei parlarti del contenuto della lettera." Per poco non mi strozzai con il caffè quando sentii le sue parole, non ero assolutamente dell'umore giusto per iniziare una giornata all'insegna della tristezza.
"Non ne ho tanta voglia a dir la verità." Risposi con le labbra a fior di tazza sperando mi ascoltasse.
"Non intendo ciò che c'è scritto, ma letteralmente il contenuto." Tirai un sospiro di sollievo e ascoltai più attentamente incuriosito mentre sorseggiavo il caffè. "Nella lettera c'erano un bel po' di soldi, circa trecento dollari." La guardai sbigottito, nostra madre che ci mandava dei soldi, questa sì che era una cosa insolita. "Ma sono convinta ce ne fossero di più. Quando ho trovato la lettera era già stata aperta, ho chiesto agli altri ma non ne sapevano nulla, l'unico a cui non ho chiesto è Apollo e se è stato lui ad aprire la lettera di certo dei soldi sono spariti."
"Aspetta, Apollo era qui quando ho letto la lettera."
"Appunto, era, ha approfittato del casino delle bollette per filarsela, ieri l'ho cercato ovunque, nessuno l'ha visto nè sentito."
"Ancora più sospetto. Ma perchè lasciarci dei soldi? Apollo li avrebbe presi tutti senza farsi scrupoli."
"Nella lettera Dorothy aveva scritto che c'erano dei soldi per noi-" Si fermò di colpo, stava per dire tre e il suo silenzio drammatico mi causò una fitta di dolore al petto. Mia sorella deglutì e chiuse gli occhi per un attimo poi tornò seria e lucida come se nulla fosse successo. "Forse pensava di poterci fregare lasciandoci qualcosa, pensava che non ci saremmo fatti altre domande."
"Lo troveremo e gli apriremo il culo, nessuno fotte i Solace."
"Wow tigre, da dove l'hai presa tutta questa audacia? Tu non eri quello che voleva curare il mondo con la gentilezza e l'amore e i fiorellini e bla bla bla." Forse era vero, forse Nico mi stava influenzando con la sua rabbia e sete di vendetta.
"Sai meglio di chiunque altro che non sono tutto sorrisi e arcobaleni." Tornai serio e chiudendomi in me stesso. Ricordai della sua voce tuonante del giorno prima, di come non riuscisse a gestire me in quello stato.
"Ehi scemo scherzavo." Allungò un braccio per accarezzarmi la spalla, non reagii in nessun modo, ormai avevo finito il caffè ed ero solo un bozzolo umano assonnato e rannicchiato come un gargoyle sul divano. "Lo sai, se vuoi parlarmi di qualcosa io ci sono." Con tutto il bene che provavo per mia sorella, considerato il suo livello di gestione della situazione Will depresso ed empatia, non sarebbe mai stata la prima persona da cui sarei andato per confidarmi.
"Ho bisogno di dormire Kay, sono stato sveglio tutta la notte a pulire, penso di meritarmelo." Mormorai senza lasciar trapelare alcun emozione diversa dalla stanchezza.
"Va bene, ma non farci l'abitudine e ricordati che più tardi dobbiamo cercare Apollo, conoscendolo, più tempo passa e più soldi spenderà." Sentenziò tranquilla, almeno sta volta senza addossarmi altre ansie.
Andai al piano di sopra, feci una doccia veloce per togliermi la puzza di birra e cambiarmi con qualcosa di più comodo. Quella mattina mi sentivo vuoto e confuso, annebbiato, né triste né felice, semplicemente grigio. Avrei dovuto fare un infinità di cose, più passava il tempo e più succedevano altre cose che allungavano la lista. Dovevo sicuramente procurare i sonniferi a Nico quindi prima vedermi con Lou, poi cercare Apollo, parlare con Bianca per farmi chiarire la questione "accordo" di cui Nico mi parlava, trovare un centro tossici anonimi per Jake, passare più tempo con la mia famiglia, trovare un lavoro... Avevo già cancellato questa cosa dalla lista, ma perché?
Pensare alle cose da fare mi aveva fatto venire ancora più sonno di quanto ne avessi già prima.
Finalmente arrivai in camera mia dove i miei fratelli erano in procinto di alzarsi e con grande soddisfazione mi stesi scompostamente sul mio adorato letto, entrando in un sonno profondo quasi immediatamente.
[•••]
"Alzati e splendi raggio di soooolee." La voce dolce ma acuta di Lou mi destò dal sonno, sognavo di prendermi cura di un bambino molto dispettoso. Non riuscii a formulare alcuna frase, mi limitai a mugugnare qualcosa e alzare la mano in gesto di saluto nella sua direzione. Lei si avvicinò dandomi un bacio tra i capelli e io provai a mettermi a sedere stiracchiandomi. Non avevo molta voglia di interagire con le persone, volevo dormire.
"Pensavo di portare il pranzo per mangiare tutti insieme ma Jake non ha voluto, che stupido." La ragazza fece spallucce e recuperò il flaconcino arancione con i sonniferi, scuotendolo come se fosse una maracas. Quel suono riecheggió dolorosamente nella mia testa provocandomi una certa ansia. La guardai mentre lo poggiava sul mio comodino e ringraziai gli dei che finalmente quell'affare infernale restasse lontano dalle mani della mia amica.
"Meglio così. I sonniferi sono per Nico, deve venire a prenderli il prima possibile." Il mio discorso fu interrotto da un rumoroso sbadiglio, anche il mio corpo si rifiutava di parlare. "Non voglio neanche immaginare un ipotetico incontro tra i due." Continuai a biascicare stropicciandomi il viso per cercare di svegliarmi.
"Conoscendoti era da escludere il fatto che fossero per te." Disse Lou sedendosi a terra appoggiata con la schiena al mio letto. Tra poltrone, cuscino, letti vari e superfici comode sparse per la stanza aveva scelto di sedersi a terra. L'aura caotica di quella donna riusciva sempre a risollevare, almeno di un po', il mio umore. "In ogni caso pericolo scampato. Chiamalo dai, digli di venire qui, così lo conosco anche io." Aprì la sua borsa e tirò fuori un mazzo di tarocchi, lo sfilò dalla scatola e iniziò a mischiarlo.
"Ehm ok." Presi il cellulare e cliccai sulla cornetta, l'ultima chiamata era proprio la sua. Mi scappò un sorriso pensando alla serata insieme, prima di essere invaso da un'improvvisa sensazione di tristezza. Rimasi a fissare il suo numero finchè lo schermo del cellulare non si rabbuiò.
"Ehi Will tutto bene?" La voce di Lou mi riportò alla realtà e prima che lo schermo si spegnesse toccai il numero senza far partire la telefonata.
"Sì, scusami, lo chiamo subito." Biascicai distrattamente rimanendo immobile.
Pronto? Abilità sociali di Will Solace? Non pervenute.
Dovevo chiamarlo, ok, e cosa avrei dovuto dire? Come lo avrei salutato? 'Ciao luce dei miei occhi mi sei mancato' non sarebbe stato adatto ma era l'unica frase che riuscissi a formare nella mia testa. 'Ehilà stronzo, stavi pensando a me?' Wow, se ne avessi avuto le palle sarebbe stata davvero una bella battuta d'ingresso. Oppure 'Ehi, sono Will, passi da me? Ho qualcosa da darti', nah, abbastanza ambiguo. Per quanto ci riflettessi ero sicuro che non appena avessi sentito la sua voce nella mia testa sarebbe scoppiato il panico e mi sarebbe uscito qualcosa del tipo 'Cialve Wico, sono Nill, ehm Will, ho la mia camera per te se vuoi venire nei sonniferi, ehm volevo dire ho i sonniferi per te in camera mia.'
"Dà a me." La mia amica, senza neanche guardarmi, allungò di colpo il braccio muovendo la mano a scatti. Senza pensarci due volte le passai il telefono e lei procedette a chiamarlo. I secondi sembravano interminabili, ma finalmente rispose. Per quanto mi sforzassi purtroppo non riuscivo a sentire cosa dicesse dall'altro capo del telefono.
"Ciao ragazzo misterioso, ti ho portato quello che ti serve, vieni a casa Solace, al piano superiore, sali le scale d'emergenza ti troverai davanti una tettoia, sali lì e poi troverai una finestra, entra da lì." Silenzio. "Ti aspettiamo."
"Che ha detto?" Le chiesi impaziente non appena allontanò il telefono dall'orecchio, non mi interessava mantenere alcuna dignità con la mia migliore amica. Lentamente iniziai a realizzare della possibilità che Nico probabilmente sarebbe stato nella mia camera e io ero in quelle condizioni, la mia camera era in quelle condizioni.
"Ha risposto alla telefonata con 'cazzo vuoi', vi volete bene eh?" Ridacchiò Lou ancora con il mio cellulare in mano.
"Parecchio." Sbottai, non capivo cosa stessi provando. Da un lato ero felice di vederlo, dall'altro mi sentivo già uno schifo non avrei retto altra negatività. Ma poi in quello stato, in pigiama, appena sveglio, assonnato, completamente privo di voglia di interagire con gli altri. Avrei voluto davvero nascondermi sotto le coperte e rimanerci per le successive ventiquattro ore.
"Ha detto che tra massimo mezz'ora è qu- OH aspetta un'attimo, una chiamata alle 11.45 p.m., cosa hai dovuto spacciare stanotte, eh?" Lou era entusiasta della scoperta, ridacchiava e ammiccava maliziosa mentre con una mano faceva sventolare il lenzuolo e con l'altra mi mostrava il mio stesso telefono. Arrossii di colpo alla sua domanda. Cosa mi prendeva? Scherzavo sempre sull'argomento anche in situazioni in cui c'era poco da scherzare eppure sta volta mi pesava davvero. Forse a causa del bacio negato, del fatto che sembrasse quasi avessi fatto il bagno in un repellente naturale per Nico Di Angelo.
Probabilmente devo smetterla di provarci così tanto e lasciarlo in pace una volta per tutte. Pensai. Ha detto chiaramente che mi odia. Cosa ti serve sapere più di questo stupido idiota?
O forse a causa dei suoi momenti di tristezza e rabbia nei confronti del padre, ancora non riuscivo a eliminare quella sensazione di completa impotenza. La parentesi di contatto fisico tra noi, per quanto meravigliosa e sempre ben accetta, sembrava nulla in confronto a ciò che avevo provato durante il resto della serata.
"Ci siamo visti, siamo stati insieme, niente di che." Cercai di spiegare senza entusiasmo, ma Lou era troppo esaltata per ascoltarmi. "Tu invece come stai?"
"Per il momento non sento nulla, il peggio arriverà dopo." Fece spallucce calmandosi gradualmente.
"Non intendevo solo fisicamente." La guardai intensamente ma la sua mente e il suo sguardo erano sfuggenti, ero saturo di queste persone che non si facevano aiutare da me.
"Anche io." Annuì per poi riprendere il mazzo di tarocchi e ricominciare a mischiarlo.
"Jake?" Chiesi con un po' di timore, ma se fosse successo qualcosa in qualche modo l'avrei saputo.
"Un po' strano ultimamente, ma nulla di pericoloso." Beh, violenze multiple e tentato omicidio in un paio di giorni, niente di grave avvocato.
"Sei pronto?" Lou mi stese un ventaglio di carte ben ordinato davanti. "Pesca tre carte, la prima è il passato, tutto ciò che ti ha portato qui ora." Senza neanche aspettare una mia risposta iniziò. Avevo già fatto quel rituale decine e decine di volte eppure continuava a ripetere puntualmente le istruzioni. Passai le mani sul ventaglio di carte e quando sentii il braccio cedere percorso da un brivido mi fermai raccogliendone una. Ormai Lou aveva iniziato e io ero come ipnotizzato, non riuscivo a dirle di no. "Bravo dalla a me, dicevo, tutto ciò che ti ha portato al presente, ovvero la seconda carta, prenditi il tuo tempo." Feci un respiro profondo ripetendo l'azione, altro brivido, altra carta.
"Bravo ora quella del futuro, dove arriverai se resterai su questo tuo cammino." Passai per l'ultima con la mano rilassata sul ventaglio di carte e involontariamente ne toccai una. Il brivido fu talmente forte che dovetti chiudere gli occhi. La afferrai subito passandola a Lou. In fin dei conti cosa avevo da perdere? Di certo non credevo di poter conoscere il mio futuro attraverso delle carte logore, ma ogni volta che lo facevo con Lou trovavo sempre ottimi spunti di riflessione sui casini che stavo vivendo e su me stesso, e in quel momento avevo bisogno di un'enorme faro che chiarisse cosa diamine stesse succedendo nella mia vita.
"Ricordati che puoi sempre cambiare il tuo futuro, basta cambiare strada."
Lentamente girò le tre carte poggiate sul mio letto, mentre era ancora seduta a terra a gambe incrociate, da quello che vedevo quasi quasi il mio futuro mi piaceva.
"Conosciamo entrambi il tuo passato, sono successe tante cose in questi quasi 18 anni di vita, ma questa è la carta del cuore spezzato e delle separazioni dolorose." Indicò la carta, aveva un grande cuore rosso al centro pugnalato da tre diverse spade quasi a formare un asterisco. Era un'immagine macabra e poetica allo stesso tempo, il tre di spade. "Il tuo cuore e stato trapassato molte volte, non c'è da stupirsi che la tua emotività sia fragile e delicata. Per guarire è necessario tempo, ma sicuramente il modo migliore e più rapido è immergersi nel dolore, sfilarsi una per una quelle spade dal cuore." Un brivido mi percorse la spina dorsale, quella stramboide dai capelli blu riusciva sempre a colpire nel segno. Toccò la carta del presente, con aria preoccupata. Una figura seduta su un letto si teneva la testa tra le mani circondata da spade. Somigliava in modo inquietante a me in quel momento, spade escluse.
"Da come ci mostra la carta del presente sei tutt'altro che guarito amico mio, hai scelto di girare la testa dall'altra parte e ora i tuoi tormenti sono diventanti ingombranti. Stai avendo incubi? Ti senti angosciato, depresso, preoccupato?" Annuii in silenzio, avevo completamente perso le parole per quanto quella descrizione fosse corretta.
"Punto uno, perché cazzo non me ne hai parlato prima?" Prima ancora che riuscissi a rispondere Lou partì con la seconda. "Punto due: sei un idiota drama queen." Ah beh grazie amica, anche io ti voglio bene e ti supporto sempre. "Non lo dico io, lo dice la carta." Lou doveva aver notato la mia espressione non proprio allegra dopo le sue parole. "Hai così tanti problemi e pensieri ossessivi che ti assillano da non riuscire più ad essere positivo, ti senti esausto e pieno." Fissò i suoi occhi nocciola scintillante nei miei mentre cercavo di trattenere le lacrime. "Forse dovresti provare a fermarti, chiedere aiuto, analizzare la situazione da un punto di vista oggettivo, cercare di risolvere una cosa alla volta e mantenerti attivo, perché sono i momenti di apatia e stasi che alimentano i fantasmi e le paure." Man mano che parlava le lacrime iniziarono a scorrere sul mio viso senza controllo. Sentivo che quella lettura mi stava rovistando dentro in cerca dell'ultimo francobollo di sanità mentale per poi calpestarlo e gettarlo nel wc definitivamente. Queste carte di spade erano il male, contai quante spade fossero disegnate attorno alla figura, erano nove. Maledetto nove di spade.
Non mi sforzai neanche di asciugarmi le lacrime, volevo allontanare la mia mente da quegli orribili pensieri, quindi mi concentrai sul futuro. Due figure nude e stilizzate si trovavano in un giardino, un albero alle loro spalle, un serpente, delle mele, un altro albero in fiamme. Sembrava proprio la rappresentazione biblica del giardino dell'Eden. Un Angelo, con le ali e le braccia allargate, grande praticamente mezza carta copriva quasi tutto il cielo, tranne il sole splendente, alle spalle dei due vegliando su di loro. Non mi era mai piaciuta la roba presa dalla Bibbia, mi metteva angoscia, ma quella carta mi trasmetteva invece un senso di pace idilliaca e tranquillità.
"Sei curioso, eh? Ti piacerà, ne sono sicura." Lou passò da stare a gambe incrociate a sedersi sulle ginocchia mentre mi sorrideva sporgendosi verso di me. "Questo è uno degli arcani maggiori più potenti, il numero VI, Gli Amanti. Rappresenta l'amore, l'unione, l'affinità, la scelta, la sintesi. La forza dell'amore esige la nostra nudità, bisogna donarsi completamente, essere sinceri e autentici, solo così emergerà la parte migliore di noi e potremmo arrivare all'Angelo." Lou mi sorrise entusiasta, sembrava quasi più contenta di me per quella carta al futuro.
"Al tempo stesso, la decisione di abbandonarci all'amore richiede sempre il coraggio di non cedere alla paura, seguire ciò che il nostro cuore realmente desidera per arrivare all'unione. Ma penso che è proprio ciò di cui hai bisogno per liberarti di questo." Lou indicò la carta del passato, il tre di spade. "La scelta coraggiosa è quella di sfilarsi le spade dal cuore e soffrire se necessario, per liberarti da questa situazione di stasi, consapevole che il futuro ti ricompenserà. Fatti guidare dall'Amore, portalo ovunque, nel lavoro, nei rapporti con gli altri, decidi in base a ciò che ami fare, e non a quello che dovresti fare, agisci in unione con altri, segui la tua vocazione. Lasciati andare alla passione." La mia amica, completamente galvanizzata dalla sua stessa lettura mi afferrò una gamba scuotendola di tanto in tanto. Pronunciò quell'ultima frase quasi come se volesse sedurmi, ma conoscendola si era solo fatta trasportare un po' troppo.
Improvvisamente qualcosa alle mie spalle la distrasse. Lou lanciò un urlo ipersonico guardando fuori la finestra, la figura di Nico incappucciato era diventata per me riconoscibile tra mille altre. Non sapevo da quanto tempo fosse lì alle mie spalle ad ascoltare le arti divinatorie di quella pazza di Lou. Lui spinse il vetro per cercare di aprire la finestra e mentre la mia amica si alzò di scatto facendo alcuni segni di scongiuro e bisbigliò qualcosa di incomprensibile guardando prima il cielo e poi la terra. La finestra si aprì scricchiolando rumorosamente.
"Prego accomodati. Eravamo proprio nel bel mezzo di una sessione di tarocchi, ti interessa conoscere la tua strada?" Con portamento quasi da lacchè Lou invitó Nico, dopo essersi intrufolato dalla finestra pesantemente, ad accomodarsi accanto a me ma lui rifiutò scuotendo la testa e facendo cadere il cappuccio nero.
"Qualunque sia la mia strada spero porti il mio culo fuori da qui al più presto."
"Non ti piacciono i tarocchi?" Chiese la mia amica quasi offesa.
"Ho cazzi più importanti da sbrigare se permetti." Nico andava palesemente di fretta, tamburellava con il piede sul parquet della mia camera, le mani nelle tasche e si guardava attorno agitato. Mi chiesi cosa stesse pensando di me e della mia stanza in quel momento, cosa stava succedendo nella sua vita, perché aveva così tanta fretta.
"Ok, ok tranquillo Rico." Lou si arrese alzando le mani in segno di sconfitta e tornando a sedere a terra.
"Nico." La corresse lui, ancora più infastidito.
"Giusto scusami." Disse la ragazza senza interesse. Nico mi guardo quasi disperato, voleva essere salvato da Lou e io ero completamente immobilizzato. Un leggero sadismo mi faceva apprezzare in minima parte quella scena, ma poi subentrava la realtà, Nico aveva bisogno in fretta dei sonniferi ciò significava che la situazione Ade non era buona, e tornava l'ansia di voler fare qualcosa, aiutare i miei amici a liberarsi e cercare di tenere il più lontano possibile quel peso tossico di loro padre. E con l'ansia arrivava anche la consapevolezza di non poter fare più di quanto già stessi facendo. Notai però che il suo sguardo indugiava particolarmente su di me, non in modo malizioso né arrabbiato come il suo solito. Sembrava quasi preoccupato. Ma probabilmente era una mia impressione.
"Scegline una, solo una, cosa ti costa?" Lou ritornó all'attacco allungando davanti a sé il ventaglio di carte rimanenti.
"Preferisco non conoscere il mio futuro, queste cose mi mandano in paranoia." Nico rispose in maniera incredibilmente calma e paziente, stava succedendo qualcosa di veramente grave.
"Le carte non parlano per forza del tuo futuro o del futuro in generale. Prendine una." Ancora una volta la folle cartomante gli avvicinò il ventaglio di carte finché il ragazzo non cedette.
Nico, ormai arreso, allungò la mano e fece per sfilare una carta dal mazzo, ma la carta accanto cadde mentre cercava di prendere la sua. Dopo qualche piroetta in aria si spiaccicò a faccia in su direttamente sulla mia carta del futuro. C'era solo un numero come sulle altre carte. XIII, tredici, nonostante i miei ricordi sbiaditi ero abbastanza sicuro di conoscere quella carta, La Morte. E non credo fosse un buon segno il fatto che fosse caduta proprio sul mio futuro.
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