0. You didn't have to cut me off.
"Beh era ora, finalmente chiuderò un po' di conti in sospeso..." Riprese a mirare, con il suo orribile strumento di morte.
"Iniziando proprio da te, vola ochetta gialla, vola!" Partì il colpo ed io, istintivamente, mi rannicchiai, coprendo il volto e il busto con le braccia, come se potesse servire a ripararmi da un colpo di doppietta. Idiota.
Sono Will Solace e questa è la storia di come sono morto.
Come, io, Will Solace, mi sia cacciato in quell'assurda situazione è purtroppo chiaro, ma cerchiamo di andare comunque per ordine.
Descrivere me stesso è sempre più complicato.
Immaginate una caramella gommosa, una di quelle a forma di orsett- che palle.
Il 'sacchetto di caramelle' è in realtà una gigantesca cospirazione divina, un'amalgama di entità diverse, titani, muse, divinità nordiche, divinità greche, semidei e una cantante country texana.
L'idiota che crede di riuscire a proteggersi da un colpo di doppietta rannicchiandosi, Will Solace, è il tipico personaggio troppo perfetto per esistere e quindi quello che muore per primo. I saggi sopravvivono, i buoni e gli ingenui no.
La mia famiglia resta comunque la più strana del quartiere. Sicuramente meno pericolosa dei Di Angelo, che non se la passano proprio bene con un dio norreno in casa, ma indubbiamente la più strana.
Dopo la morte di mio fratello, Michael- tutto vero, non c'è bisogno di ripeterlo.
Ah giusto, quei cinque ingrati, combina guai, rompipalle, guastafeste, condivisori del mio patrimonio genetico -in parte- conosciuti come i miei fratelli.
Lee, il ragazzo con più talenti al mondo, non esiste cosa che lui non sappia fare. In effetti è una fottuta titanide che con uno schioccò di dita cancella e ricrea la memoria a suo piacimento.
Kayla il piccolo genio, probabilmente il suo QI è più alto di tutti quelli di casa sommati insieme (confermo).
Austin il bullo criminale, bello impossibile, la fotocopia di nostro padre (come ho osato, scusami).
Josh il bambino più iperattivo d'America e la piccola Cloe, luce dei miei occhi, entrambe delle cazzo di muse.
Poi c'è Apollo, ovvero il 50% del mio patrimonio genetico, cosa di cui non vado propriamente fiero (confermo). Passa la maggior parte del tempo in giro ad avere crisi esistenziali.
Con i miei fratelli condivido solo il lato di Apollo. Sono figlio di Apollo e Naomi Solace, Dorothy non esiste, l'aveva inventata Lee-Mnemosine per incasinarmi il cervello. Josh e Cloe sono figlie di Mnemosine.
Tornando a me, invece, non sono un ragazzo particolarmente sveglio (beh, altrimenti non ti saresti trovato in questa situazione, no?), né eccellente a scuola, non so suonare strumenti musicali (in realtà ci provo e, a volte, ci riesco), né disegnare, non sono forte, né portato per il combattimento (confermo).
Di tutti quelli che erano i pregi di mio padre ho ereditato la chioma bionda indomabile e gli occhi che non hanno un colore definito, le mani che brillano quando desidero profondamente guarire gli altri, io ogni tanto brillo, forse è un talento, e un pizzico di irresistibile fascino. L'asma non l'ho ereditata, mi è venuta perché fumo. E anche il 'dire sempre ciò che penso', spesso era la fattanza a parlare.
Un semidio comune, un umano nella media, senza particolari pregi né difetti. L'unica cosa in cui riesco bene è curare le persone (confermo). Questo l'ho ereditato dalla mamma infermier- quante stronzate- dagli anni passati ad esercitarmi nel rattoppare Michael (così va meglio).
Ehm, dicevamo?
Questa è la storia di come sono quasi morto.
Perdonatemi, a volte il mio culo drammatico esagera e produce spazzatura tragica non necessaria.
In ogni caso, mi sentii davvero di morire dallo spavento. Da ciò che riuscii a interpretare in quel marasma di esplosioni e urla (sì, le mie), Ade stava sparando a qualche metro dai piedi, detonando intere zolle di terra e polvere in tutte le direzioni. Le orecchie fischiavano, credetti di aver perso l'udito, riuscivo solo a sentire il battito del mio cuore impazzito rimbombare internamente. Alzai lo sguardo verso il nemico, che rideva di gusto, mentre ricaricava il fucile con due grossi proiettili.
Continuavo, stordito, a percepire i suoni in modo molle e lontano, la realtà sembrava distorta con l'auto-tune. Improvvisamente fui colpito da una potente spinta e mi ritrovai spiaccicato al suolo. Nico, apparso da chissà dove, correva come un toro verso suo padre.
Ade, vedendo il figlio arrivare in quel modo, si affrettò ad impugnare alla meglio l'arma e sparare in tutta fretta, questa volta verso il nuovo bersaglio. Un po' a causa del colpo disattento, un po' grazie ai riflessi pronti di Nico, non ci furono conseguenze, a parte il frastuono che rinnovò il ronzio fastidioso alle orecchie. Posai istintivamente la preziosa bottiglia nella mia borsa di tela, in cui conservavo l'ukulele e un kit medico, e provai a farmi forza, darmi una mossa per aiutare Nico.
Il ragazzo, infatti, si era già avventato sul padre beccandosi la grossa canna del fucile in faccia. La sua furia era così cieca, così perseverante, da non arrestare l'ira funesta sebbene stesse sputando sangue. Mi affrettai ad raggiungere il patio, ma camminare diventava sempre più difficile, come se mi trascinassi in centimetri di fango. Cosa che stavo davvero facendo a causa di Nico. I suoi poteri infernali erano fuori controllo, la terra s'era sciolta in una poltiglia vischiosa al suo passaggio e mi avvolgeva i piedi fino alle caviglie.
Sentivo ruggiti e grugniti indistinti, e immaginai che stessero in realtà gridando rabbiosamente, mentre si azzuffavano e si impegnavano ad usare quell'arsenale nel modo più improprio possibile. Nico, oltre a tirare pugni alla rinfusa, cercava di scalciare via dal portico ogni arma gli capitasse a tiro, come un flipper impazzito, mentre Ade usava il suo fucile scarico a mo' di clava. Le armi volarono gran parte oltre il pavimento di legno e una volta atterrate nel giardino, sparirono, assorbite dalla terra molle. Una rivoltella piombò sul mio ginocchio e io, fortunatamente, riuscii ad afferrarla prima che scomparisse nella melma. Forse dovevo uscirne anche io prima di scomparire?
Controllai il tamburo, era scarica, ma sempre meglio di una bottiglia di plastica e un ukulele. Distratto com'ero e menomato dell'udito, alzai la testa troppo tardi per accorgermi di Ade, a due passi da me. Nico era mezzo disteso sulle scale di legno, con una brutta ferita alla testa. Agonizzante e stordito, ebbe la forza di lanciarmi uno sguardo infuocato, come a dire con te faccio i conti dopo, se ne esci vivo ti ammazzo io.
Il fango rallentava sempre di più i miei movimenti, ma non sembrava infastidire Ade, che, con sguardo famelico, mi raggiunse in una sola, rapida falcata.
Stupidi poteri dell'oltretomba.
Provai ad indietreggiare, dimenando l'arma tenuta al contrario. Il calcio della pistola impugnata male impattò sulla tempia di Ade, ma ebbe come unico effetto farlo imbestialire ulteriormente. Mostrò i denti e strinse la sua mano gelida attorno al mio collo, lasciandomi senza fiato. Con uno scatto, si posizionò alle mie spalle e mi attirò a sé, immobilizandomi. A nulla servì dimenarmi o provare a colpirlo. La sua figura esile, e al contempo imponente, scansava agile ogni colpo. Ormai ero diventato il suo scudo umano e con un sorrisetto di sfida, urlò contro Nico.
"Che ne dici, lo appendo sotto il portico, lo sgozzo e ti faccio bere il suo sangue?" Questo lo sentii perfettamente, dato che stava urlando nel mio orecchio. Il metallo gelido, poggiato sotto il mento, mi fece smetere di respirare. Portai una mano al collo istintivamente, come per assicurarmi che fosse tutto intero e, magari, allentare la stretta ferrea che mi schiacciava la faringe. Sentivo il battito aumentare, le tempie e i bulbi oculari pulsare a causa della fatica con cui il sangue tentava di arrivare al cervello.
Nico scattò in piedi, barcollante, reggendosi al pilastro di legno più vicino, e sputò una poltiglia di sangue dritta nel terreno. Si sfilò l'anello, sfoderando così la sua inquietante spada nera. Non so dire chi dei due mi terrorizzasse di più. Se il dio degl'Inferi in persona che mi premeva un affilatissimo coltello alla gola, o suo figlio sanguinante con occhi di brace. Il ragazzo iniziò ad urlare, portando le mani in alto e Ade borbottò un ma che cazz- nel mio orecchio. Annuii stupidamente, come dargli torto, in risposta borbottai un te l'avevo detto.
Quando smise di urlare e puntò la spada contro Ade.
"Lascialo. Subito." Tuonò, mentre una frotta di scheletri strisciò in superficie dalla melma che ormai ricopriva il giardino. Avete capito bene. Una squadra di rugby, morta appena una cinquantina di anni prima, armata fino ai denti, era stata vomitata dal terreno, con tanto di uniforme.
Come un macabro direttore d'orchestra, mosse le mani in aria e in un paio di secondi ci ritrovammo circondati.
Tremavo. Quelle erano persone- persone morte- con l'arsenale bellico che Nico aveva lanciato poco prima.
Neanche Ade sembrava tranquillo, teso com'era aveva allentato la presa, mormorando ripetutamente no, no, non può essere.
"Avresti potuto bere e non sarebbe successo nulla di tutto questo." Bisbigliai spregevole, prima di colpire il suo naso adunco con il retro della mia testa. Quell'impatto, unito all'adrenalina di prendere a testate la persona che preme un coltello sulla tua gola, mi fece riprendere completamente da qualunque shock, come se avessi provato ad aggiustare un vecchio televisore con un paio di manate. Avevo finalmente smesso di tremare e ci sentivo di nuovo. Ade indietreggiò, dolorante e spaventato. Sembrava cercasse di fare mente locale, capire quale delle diverse droghe di cui era dipendente gli avesse causato danni al cervello tali da avere quelle allucinazioni. Gli scheletri, però, non sembravano avercela con lui, anzi, lo evitavano con una sottomessa riverenza.
Stupide anime dannate fedeli al proprio signore.
Quando mi voltai verso Nico, al posto suo c'era solo una densa macchia d'ombra. Riapparve, un battito di ciglia dopo, alle spalle di Ade, con un sorriso inquietante, lasciandolo senza via di fuga, se non rientrare in casa. Sentii alcuni versi di disapprovazione provenire dalla finestra del salotto. Io e Ade ci voltammo di scatto. Loki, dall'aspetto di Bianca, faceva capolino sul giardino, osservandoci divertita dall'alto.
"Cosa c'è, siete sorpresi? Stupidi greci primitivi, sono anche il dio delle serrature, sapete, noi le avevamo." Ci schernì annoiata e, in un certo senso, delusa.
"E poi, Nico, ma dai, sganci le bombe così presto? Abbiamo appena iniziato. Hel, mia cara, pensi tu a sistemare questo casino?" Chiese, guardandosi alle spalle.
Intravidi una bellissima donna dai capelli corvini e la pelle pallida, molto simile a Nico e Bianca, affiancare Loki alla finestra. Guardai meglio e no, non lo stavo immaginando, non stavo sovrapponendo i volti dei resuscitati che mi circondavano a lei, aveva davvero metà del corpo marcio, scheletrico e decadente. Con uno schiocco della sua mano morta fece cadere al suolo, in un mucchio di ossa, l'intera squadra appena evocata da Nico.
Tutto ciò, ovviamente, aumentò esponenzialmente il livello di rabbia del ragazzo infernale, così come il suo incontenibile fervore omicida. Si scagliò su suo padre a spada sguainata, spingendolo ad indietreggiare sempre di più. Ade fu abbastanza pronto da deviare il colpo con il coltello da cacciatore che, fino a qualche minuto prima, premeva contro il mio collo.
Come mi sentivo? Molto male ad essere onesto. Non-morti, combattimenti, sparatorie, padri omofobi, minacce di morte, magia infernale, demo di uno sgozzamento, dei mutaforma ingannatori e donne mezze putrescenti erano alcune delle cose che odiavo più al mondo. Ma andiamo avanti, non è il momento, non sempre interessa sapere come sto.
Torniamo a noi.
"Nico, fermo! L'hai spaventato abbastanza, berrà pur di uscire da questo incubo." Provai a farlo ragionare, ma sta volta sembrava lui ad essere diventato sordo. O forse, semplicemente, non voleva ascoltarmi. Continuava a sferrare fendenti, stringendo l'elsa con entrambe le mani. Mi avvicinai a lui con cautela, cercando di farmi coinvolgere il meno possibile in quell'adorabile attività padre-figlio.
L'ennesimo fendente poderoso fece capitombolare Ade sulle scale del portico e conficcare la lama nera tra le assi di legno. Il dio degl'Inferi era affannato, stremato e sempre più confuso e suo figlio sembrava solo il suo riflesso, rimpicciolito e ringiovanito. I loro respiri echeggiavano in coro e gli sguardi atterriti si specchiavano l'uno nell'altro, colmi di terrore, sete di vendetta e rabbia.
"Per una volta il biondo ha ragione, l'hai spaventato abbastanza, è ora di fare sul serio." Bianca, che intanto era arrivata alla porta, ci invitava ad entrare. Nessuno di noi tre aveva la minima intenzione di farlo, ma prima che potessimo in alcun modo fuggire venimmo invasi da milioni di minuscoli ragni zampa lunga, controllati da Loki.
Accorrevano numerosi verso di noi, sgorgando dal terreno, dalle assi del portico, dalla presa d'aria del seminterrato. Il dio norreno muoveva le sue dita sottili e smaltate di nero, diabolico. Inizialmente, si limitarono a scalare i nostri vestiti, diretti chissà dove. Poi s'infilarono ovunque, ogni singola piega dei pantaloni, della felpa o della maglietta.
Ade era quello messo peggio. Steso a terra, i ragni ebbero lavoro facile. Provammo in tutti i modi a toglierceli da dosso, il solletico causato da quelle minuscole zampette diventava sempre più insostenibile secondo dopo secondo. Ci contorcevamo come degli ossessi, dimenandoci nervosi, ma più li scacciavamo, più ricomparivano.
"Che banda di ingrati. Dovreste venerarmi. Non vi siete mai chiesti come mai non avete subito attacchi da mostri? Io e la mia squadra usiamo tutto ciò che è in nostro potere per tenervi al sicuro! Neanche i vostri genitori hanno mai fatto una cosa del genere e voi mi ripagate così." Ci canzonò Bianca, chiudendo improvvisamente i pugni. Ciò che inizialmente era un semplice solletico si trasformò in spinte e pizzichi, morsetti dei ragni, per nulla dolorosi, tic nervosi a parte. Le nostre gambe si mossero in modo discontinuo, senza controllo, verso la casa. Loki ci aveva trasformati in marionette. Con una gestualità molto simile a quella usata da Nico poco prima, ci attirò a sè.
Ade sembrava sull'orlo di un crollo psicotico. Prima gli scheletri, poi suo figlio impazzito, ora i ragni manipolatori. Urlava, di tanto in tanto, in preda al panico, metre strisciava verso il salotto. Nico, invece, non mi degnava di uno sguardo, sembrava ormai rassegnato a compiere il suo destino, mentre si scrollava i ragni dai capelli.
"Senti zia zampe lunghe, basta con i tuoi giochetti, ci hai stancati. Avete perso, i nostri amici libereranno Zeus e tutti i vostri piani crolleranno come un castello di carte." Finsi sicurezza, mentre, con tutte le mie forze, cercavo di restare aggrappato allo stipite della porta per non essere trascinato in quel luogo maledetto.
"Sei proprio come tuo padre. Approfitti del meglio che gli altri hanno da offrire e poi, quando non ti servono più, li scarichi e te ne lavi le mani delle promesse. Guarda come hai trattato quel povero Jake, o come hai tradito la fiducia di Nico, presentandoti qui al posto suo." Colpito al cuore, quella pezza di merda ci sapeva fare. Cedetti per un secondo e crollai a terra, trascinato per le gambe dai ragni. Provando a non mostrare quanto mi avesse ferito, mi rialzai con uno scatto rapido e simulai indifferenza, ma dentro di me mi sentivo piccolo, sembrava che il mondo e gli sguardi sprezzanti altrui fossero cresciuti a dismisura. Avevo voglia di chiudere la bocca e non parlare mai più.
"Beh le promesse fatte sotto manipolazione non valgono, lurida imbrogliona." Risposi aggressivo, innervosito dall'ondata di senso di colpa che le sue parole mi avevano causato. Corsi, per quanto possibile, da Ade. Volevo tenerlo vicino, proteggerlo come potevo e fargli bere l'acqua della memoria al più presto. Quel poverino ora aveva smesso anche di urlare, i ragni di Loki l'avevano zittito riempiendogli la faccia di ragnatele. Sperai che riuscisse a respirare, ma da come si dimenava e mugolava capii che aveva ancora tante energie.
Bianca-Loki rimase inizialmente interdetta dalla mia reazione e non rispose. Un brivido di gioia e soddisfazione mi percorse la schiena e finii per applaudire a me stesso. Cercai lo sguardo di Nico, fiero di aver zittito, per una volta, Loki, senza però ricevere attenzioni. Quell'azione così stupida e infantile, ebbe un effetto inaspettato. I ragni, stonati dal suono ritmico del mio applauso, caddero al suolo, liberandomi finalmente le mani.
"Non è colpa mia se sei così debole e hai una volontà così manipolabile, figlio di Apollo." Quando Bianca trovò la risposta giusta era così fiera di sé da ignorare ciò che era successo. Mi diede le spalle avvicinandosi a Nico, liberandolo, con un gesto della mano, da tutti i ragni. Il ragazzo fece un respiro profondo scrocchiando il collo e i polsi in modo terrificante.
"Will, non metterti in mezzo. Tra poco sarà tutto finito, vi lasceremo in pace. Mi serve solo lui." Nico fece roteare la spada, finendo per indicare suo padre. Deglutii. Il suo sguardo e i suoi gesti mi fecero tornare indietro di quasi un mese, mentre tutto stava iniziando e Nico mi inseguiva, urlando minacce di morte, per difendere l'onore di Bianca. L'unica differenza, ora, era il sottotono dolce nelle sue parole. Mi accontentai della sua compassione, era pursempre un progresso.
Fui distratto da una scia di persone fuori dalla finestra. Kayla, Lee, Apollo e una quarta persona, una donna, sfrecciarono sul marciapiedi, diretti verso l'ingresso del giardino. Rimbalzarono a terra, come dei birilli, uno dopo l'altro.
"Eccolo, parli dell'asino e spuntano le orecchie. Il rituale è iniziato, nessuno può più oltrepassare il cerchio di sale durante un Seiðr, mi dispiace." Bianca-Loki si accorse subito del mio sguardo preoccupato puntato all'esterno. Ci tenne ad affacciarsi e offrire il suo show anche agli altri. Non era per nulla dispiaciuta, un gigantesco sorriso maligno le illuminava il viso.
"Guardatelo, lui è il peggiore di tutti. Il Dorian Gray dei poveri, Apollo. Non sa neanche di cosa è dio. A volte della poesia, a volte del sole, a volte della medicina, a volte dell'arco. Come si sveglia al mattino. Crede di essere il centro di tutto, di essere capace di fare qualunque cosa. E invece l'unica impresa in cui è riuscito è stata benedire la freccia che ha ucciso Achille, un innamorato in cerca di vendetta. Non ti fai schifo? Sei un fallimento. Ti trascini dietro una scia di morti, tra relazioni finite male e figli dispersi, che manco Ade. Ogni cosa che fai è un fallimento."
Loki parlava, anzi urlava a meno di un metro da me, ma io non lo stavo davvero ascoltando. Ero come pietrificato.
La donna protetta dai miei fratelli era di una bellezza intensa. Mi ricordava le spighe di mais lasciate a seccare al sole, il profumo di fieno fresco appena sistemato nella stalla, la comodità di vecchi stivali di pelle, ormai diventati morbidi per l'usura, un rossetto rosso fuoco che contrastava in modo così drastico con la sua pelle lentigginosa e abbronzata. Un canto sepolto riecheggiò nella mia mente, un banjo forse, una grancassa.
Mi sentivo come se la mia identità fosse un messaggio in una bottiglia. Galleggiava, isolata, nel mare in tempesta dei miei ricordi, una boa invisibile, ma presente. Aspettava solo che la ripescassi per caso, annaspando tra le onde, in un maremoto di memorie.
E già, la riconobbi. La riconobbi immediatamente in realtà, ma era difficile far prevalere i veri ricordi, dopo anni di inganni e frullati di memorie prodotti da Mnemosine, cancellando e ricostruendo la mia identità.
Apollo che si illuminava e si spegneva ad intermittenza proiettava su di lei luci, come se si trovasse su un palcoscenico. Signori e signore, ecco a voi Naomi Solace. Ci mancava solo che saltasse a mo' di rodeo sulla schiena di Apollo e iniziasse a cantare.
Mamma.
Anche lei mi fissava senza parole. Aveva gli occhi lucidi e la bocca dischiusa dalla sorpresa, ma era felice. Incredibilmente felice di rivedere suo figlio, cresciuto e ancora in vita. Provò a scattare ancora una volta verso il giardino, ma Kayla la bloccò, bisbigliando qualcosa al suo orecchio.
Tutta quell'immobilità aveva dato via libera ai ragni di avvolgermi nelle loro ragnatele. Stavo lentamente diventando un burrito, con le gambe ormai immobili, legato fino alle ginocchia. Ade non se la passava molto meglio, con una camicia di forza abilmente tessuta da quelle minuscole insopportabili creaturine.
Ero arrabbiato, anzi infuriato, eppure non riuscivo ad agire, mi girava la testa a causa dello sforzo di far riemergere, da quella melma confusa di bugie, la verità su mia madre.
"Loki sei circondato, lo sai anche tu, hai perso. Falla finita e lascia andare mio fratello!" Urlò Kayla imbestialita. Non sapevo se stesse bluffando o fossimo davvero circondati, in ogni caso sembrava abbastanza convincente. Incrociai nuovamente lo sguardo di mia madre che mimò un ordine con il labiale, canta.
Giusto.
Il suono, il ritmo, aveva stordito i ragni. Come faceva a saperlo?
"Idioti, cosa credete di sapere? Ciò che ho sempre fatto è dire la verità, solo questo." Bianca-Loki iniziò a sembrare sempre di più solo Loki. Non solo dalla voce, dal tono, ma proprio dalla faccia, ai miei occhi distorta.
"Ma per gli dei le verità che rivelavo erano troppo scomode. È stato fin troppo facile accusarmi di essere un ingannatore, mentre loro, invece, si sono coalizzati per portare avanti la loro verità." Mi affrettai a recuperare l'ukulele dalla borsa e lo imbracciai, ignorando i milioni di ragni che cercavano di trasformarmi in un candido involtino. Suonai un paio di note casuali, cercando di farmi venire in mente qualcosa.
"Noi, che abbiamo sempre cercato di mostrarvi la strada giusta per liberarvi dalla tirannia divina, siamo stati ogni volta puniti. C'è bisogno che vi ricordi di Prometeo? Sisifo? Dioniso? Lucifero? Me? Sapete cosa mi hanno fatto gli dei buoni per aver detto la verità? Mi hanno catturato, hanno ucciso i miei figli e hanno usato le loro budella per legarmi nell'eterna dannazione, sotto il lento scorrere del veleno di un serpente che mi consuma la faccia." Il suo viso perse completamente i connotati di Bianca e si mostrò in tutta la sua terribile mostruosità. La pelle sciolta in un ammasso di cicatrici bianche come la neve.
Poi qualcosa mi venne in mente. Una canzone che, con Kayla e Austin, cantavamo sempre per far addormentare i piccol- le muse. Arrangiai qualche accordo, sperando che la mia famiglia fuori cogliesse il riferimento.
"Abbiamo pure il menestrello. Oh, i bei vecchi tempi di rituali, sacrifici umani e musica folk, non potete capire." Loki ridacchiò malinconico scuotendo la testa e iniziò a girare in tondo nella stanza. Controllava i glifi e le rune che apparivano al suo passaggio.
I morsi dei ragni mi causavano tic in grado di farmi stonare ogni santa nota, iniziava a diventare frustrante. Poi Kayla cantò e Austin si aggiunse subito dopo. Avevano indovinato. Il loro coro a cappella indebolì i ragni, che smisero per un attimo di mordermi.
"Bom-bom, bom-bom, piripiri-pí... bom-bom, bom-bom, piri-pí."
"You can get addicted to a certain kind of sadness
Like resignation to the end, always the end
So when we found that we could not make sense
Well you said that we would still be friends
But I'll admit that I was glad that it was over." Il coro composto dai miei fratelli, mia madre e mio padre aggiuntisi dopo il primo giro di accordi, era così bello che mi causò le lacrime. Ero io a fare pena.
Un vento gelido, proveniente dalla cucina, invase la stanza. Più che gelido, artico. Le rune blu apparse sul pavimento s'inspessirono, condensando un lucido strato di ghiaccio sul parquet. Formavano un cerchio perfetto che aveva come centro l'alone di sangue rappreso di Bianca, causato da Ade qualche settimana prima. Iniziò a cadere la neve, in salotto, a settembre. Lanciai un rapidissimo sguardo alle mie spalle, provando a non distrarmi dalla canzone. Hel, la dea mezza cadavere, aveva un piede in salotto e un altro in una distesa di ghiaccio e neve senza fine, al posto della cucina di casa Di Angelo.
"But you didn't have to cut me off
Make out like it never happened and that we were nothing
And I don't even need your love
But you treat me like a stranger and that feels so rough."
Guardai intensamente Nico e lasciai sfogare, parola dopo parola, tutti i miei sentimenti e il mio cuore infranto. Urlai questi versi, non con rabbia, ma con una profonda voglia di liberarmi da tutta quella negatività, dai pensieri assillanti della 'peggiore delle ipotesi'. Almeno i ragni avevano smesso di banchettare con il mio corpo e iniziavano lentamente a crollare al suolo.
Negli occhi di Nico sembrò vacillare qualcosa, la sua espressione mutò per un attimo, facendo trasparire lampi di tristezza e malinconia, dietro pareti di rabbia e determinazione. Poi scosse la testa e tirò dritto verso Hel. Le porse il braccio disarmato per aiutarla a passare oltre i due mondi senza scivolare.
Hel, dal lato putrescente, reggeva un grosso palo di legno affilato in una punta da entrambe le estremità, come un enorme pastello bicolore. Il legno era nero, sembrava bruciato tanto tempo fa, ora ricoperto di ghiaccio e brina. Doppia morte, doppia sofferenza.
"Che ne dici, è abbastanza grande per sorreggere il testone di Ade una volta decapitato?" Chiese Hel e Nico annuì, spento, senza espressioni, mentre Bianca-Loki applaudiva.
"No you didn't have to stoop so low
Have your friends collect your records and then change your number
I guess that I don't need that though
Now you're just somebody that I used to know."
Mi ignoravano, sarei potuto andare avanti a cantare tutta la mattinata, ma per loro restavo solo il sottofondo musicale del loro piano malefico parricida.
Ripetei il ritornello e il mio fantastico coro, sta volta, spinse ancora di più. Apollo era così fuori controllo che gli altri avevano dovuto mettere degli occhiali da sole, per non rimanere accecati da quanto stesse brillando.
"Tu, lurido vecchio, non ci provi neanche a mostrarti migliore di quello che sei e questo lo apprezzo, devo ammetterlo. Il dio più sottomesso dell'Olimpo. Il tuo fratellino elettrico ha deciso che devi vivere nelle caverne sotterranee come gli uomini primitivi? Va benissimo Zeus, ti bacio il culo. Sei così orribile che per trovare moglie hai dovuto rapirla, non sei disgustato dalla tua stessa esistenza?" Bianca-Loki continuò imperterrita il suo giro d'insulti, arrivando ad Ade e calpestandogli gli arti tenuti a terra dalle ragnatele.
"Now you're just somebody that I used to know
Somebody
I used to know
Somebody
Now you're just somebody that I used to know
Somebody."
Eravamo una sola voce, armonica, contro gli insulti di Loki. I ragni erano fuggiti via da me, ma le ragnatele restavano strette attorno alle mie gambe. Mi sentivo pronto a giocare alla corsa con i sacchi.
"Per non parlare di quell'altro, il dio pesce, il più idiota di tutti. Esattamente cosa sa fare? Un paio di onde? Sai quanto ce ne frega ora che nessuno più prende la nave. E i cavalli? Chi cazzo usa più i cavalli? Senza offesa Sleipnir, bambino mio." Per un attimo immaginai Poseidone su un cavalluccio marino, proprio perché non stavo davvero ascoltando Loki. Ero così concentrato sulla canzone da non sentire che un ronzio fastidioso.
"Now you're just somebody that I used to know
Now you're just somebody that I used to know." Continuavamo a cantare all'unisono il ritornello, come una cantilena. Sia loro da fuori che io da dentro emanavamo una luce e un calore così accecante che le ragnatele iniziarono a scoppiettare.
Lo strato di ghiaccio che ricopriva il pavimento era ridotto a una pozzanghera attorno ai miei piedi, perfino i cubi che rivestivano le rune sembravano perdere lentamente la loro forma dritta e spigolosa.
"E tu, razza di cespuglio giallo, fai silenzio! Dovresti ritenerti fortunato, ho scelto te come profeta della liberazione dalla schiavitù divina. Cosa ti è successo? Eppure eri d'accordo con me. Mi serviva una persona innocua, insospettabile, innocente e un tantino imbranata, non credevo che potessi dare così fastidio." Eccolo che ricominciava con gli insulti, provava a sminuirmi a farmi sentire piccolo, ma io brillavo, cazzo se brillavo.
I ragni, già milioni su tutto il mio corpo, si moltiplicarono a vista d'occhio, le ragnatele si infittirono, rendendo sempre più difficile ogni movimento. Su mille creaturine che salivano, cinquecento morivano bruciate, ma ciò mi si ritorse contro. Iniziavo a scottarmi, stava diventando tutto estremamente incontrollabile.
Il calore e lo sfregamento eccessivo fece spezzare la prima corda dell'ukulele e trasformò Somebody that I used to know in Nella vecchia fattoria, ia ia oh.
Le sue parole e i suoi trucchetti, come al solito, riuscirono nel suo intento, facendomi perdere la concentrazione, finché non mi fermai per la frustrazione.
"Hai ragione, magari preso da solo avresti potuto anche manipolarmi fino alla fine, ma la mia forza sono loro. Sei stato stupido a sottovalutare noi semidei uniti." Indicai la mia famiglia, fiero e incazzato, con una voglia estrema di battere un piede a terra per ribadire il concetto. Dalla strada sentii applausi, urla e incoraggiamenti da stadio, che fecero guizzare un sorriso sul mio volto.
"L'unica mossa davvero stupida è stata scegliere te." Mi indicò sprezzante, mentre si avvicinava minacciosa.
"Avrei dovuto corrompere Nico, i figli di Ade mi hanno sempre dato grandissime soddisfazioni, d'altronde l'idea di usare le rune come simbolo per le SS è stata mia." Disgustosa. Dopo quella rivelazione mi era venuta un'incredibile voglia di ucciderla, aprirle il cranio a colpi di ukulele.
Quando si avvicinò abbastanza ci provai, con scarsi risultati: una grassa risata da parte di Bianca e uno spintone che, privo di equilibrio a causa delle gambe insaccate, mi catapultò con le chiappe a terra.
Hel, a quanto sembrava, aveva aperto le porte dell'inferno ghiacciato nordico, la versone invernale del nostro, probabilmente, proprio alle mie spalle. Per non farci mancare nulla, una leggera bufera, ricca di venti artici, era approdata in salotto. Più restavo fermo e più sentivo che il calore scatenato dal nostro canto stava svanendo, non riempiva più l'intera stanza e il ghiacchio si stava riformando sulle rune.
"È arrivato il momento di chiudere questo circo divino e farli fuori tutti, per un mondo senza autorità." Bianca-Loki prese a volteggiare in salotto, con le braccia larghe, estasiata, tra fiocchi di neve e chicchi di grandine.
"E far sprofondare il mondo nel caos?" Chiesi, seduto a terra, guardando intensamente Nico, che aiutava la sua compare dea dei morti mezza-morta a piantare quel grosso palo ghiacciato nel parquet.
"Come se ora fosse in ordine." Loki scoppiò in una risata fragorosa guardandosi intorno. "Allora sei veramente ingenuo Will Solace." Tentavo con tutte le mie forze di rialzarmi, ma le ragnatele si infittivano secondo dopo secondo, rendendomi impossibile ogni movimento. Era solo questione di minuti, i ragni avevano già raggiunto il torso, presto sarei diventato presto un bozzolo.
"Mi spiegate cosa cazzo in tutti i cazzo di inferi sta succedendo?!" Ade, non so come (probabilmente mangiandoli, che schifo), riuscì a liberarsi la bocca da ragni e ragnatele e finalmente parlò.
"Hai quasi ucciso tua figlia, mi hai mandato in galera per salvarti il culo!" Nico, sentendo la voce del padre, gli si avventò contro.
"Ok, sono un bastardo, ma non parlo con i porci." Rispose Ade, fermo, sicuro di sé, non interrompendo neanche per un secondo il contatto visivo con suo figlio. Non avrebbe mai collaborato con la polizia, era sincero.
"E se non sei stato tu allora chi è stato?" Nico, ancora più incazzato e confuso di prima, strinse le nocche attorno all'elsa fino a farle sbiancare. Si voltò verso Loki, sull'orlo dell'ennesimo flusso di rabbia.
"Beh, quell'idiota volante, il figlio del lanciafulmini barbuto, ha rovinato tutto. Mi serviva un modo per tenerti buono, per il tuo bene, avresti sofferto di meno chiuso in prigione. Volevo proteggerti Nico." Spiegò Bianca con occhi languidi fingendo innocenza, ma il sorriso che apparve sul suo volto sembrava tutto fuorché innocente.
"Avrei dovuto uccidere quel Jason prima ancora di renderlo mortale. Eppure ci ho sperato, credevo che per uno come lui fosse semplice disprezzare suo padre, tramare contro di lui, dato che è il peggiore di tutti." Nico, sta volta, cambiò il destinatario del suo più terribile sguardo omicida.
"Uccidere un ragazzino, incastrare tuo fratello... fai tanto la superiore, ma sei uguale a me. Siamo tutti uguali quando si tratta di ottenere ciò che si vuole, di sopravvivere." Si lasciò scappare Ade, con un sorriso amaro sul volto, sembrava fiero di sua figlia?
Bianca-Loki non ci vide più. Corse verso Ade e gli diede un calcio, pregno di superforza divina, al punto da spostare il suo corpo supino di qualche metro, praticamente tra le mie braccia.
Il dio degl'Inferi strabuzzò gli occhi dal dolore e atterrò al mio fianco. Il mio calore sciolse la sottile patina di brina che ricopriva le sue ragnatele.
Approfittai del momento di panico per sfilarmi la bottiglia dalla borsa e allungarla, aperta, verso Ade. Gli intimai di bere, con il labiale, prima di alzarmi in modo più goffo e patetico che potessi, per attirare l'attenzione su di me.
"Nico ascoltami, manca poco, pochissimo, puoi farcela." Mi dimenai, urlandogli. Ormai eravamo nel pieno della bufera, stava diventando difficile vederci e sentirci, nonostante fossimo nella stessa stanza.
"Non ascoltarlo, tutto quello che ho promesso sarà tuo e anche di più." Tuonò Loki, più che convincente. Arrivò al centro del cerchio runico, posando una mano sulla spalla sana della figlia e l'altra su quella curva e tesa di Nico.
"Hel, il rito è pronto?"
"Certo padre, quando vuoi, manca solo la sua testa." Accennò ad Ade con la sua mano scheletrica. Tra il soffitto e la parete si aprì un altro squarcio che dava sull'inferno invernale scandinavo. si vedevano pareti di ghiaccio e roccia pallida, topi sparire tra le fessure gelate.
"Zitti! State zitti!" Il terreno si crepò sotto i suoi piedi. Ancora con la spada tra le mani, si tappò le orecchie allontanandosi da chiunque gli fosse attorno. Mi dava le spalle e osservava il passaggio intradimensionale sulla parete.
"Mamma..." Attraverso lo squarcio nella parete riuscii a scorgere una bellissima donna dai capelli corvini, vestita di nero, il volto coperto da un enorme cappello a tesa larga, in tono con il resto, aspettare alle spalle di Hel. che intanto si era frapposta tra i due.
"Nico, sii coraggioso un'ultima volta. Facciamolo insieme fratellino." Loki era appollaiato sulla spalla di Nico, non era mai sembrata così Bianca come in quel momento. Intrecciò la sua mano con quella del ragazzo, quella che stringeva la spada, spingendolo sempre più verso il corpo di Ade ad un passo da me. Io, immobile, avevo smesso di brillare, esausto e infreddolito, ridotto ad un burrito umano. Le ragnatele avevano bloccato ormai ogni movimento, non riuscivo neanche a muovere la mandibola. Nico, guidato dalla mano della finta sorella, alzò la spada sopra la sua testa, pronto a sferrare il colpo finale.
"Uh, ciao Nico, ciao-" Ade riaprì gli occhi, giusto in tempo per vedere suo figlio pronto a decapitarlo e sua figlia, in teoria morta, che incoraggiava il più piccolo a farlo. Negli occhi scuri di Ade doveva vedersi perfettamente il riflesso di tutta la scena.
"Bianca..." Nico si bloccò, voltandosi verso la sorella e finalmente riuscii a vederlo anche io, ostacolato da Bianca fino a quel momento.
Il suo viso era il ritratto del dolore, quel dolore così profondo e distruttivo che faresti di tutto per nasconderti e fuggire via, non mostrare il tuo viso deformato dalla sofferenza. Un'espressione che nella mia vita non avevo mai avuto il coraggio di guardare davvero. L'espressione che avevo visto solo sul viso di mio fratello in punto di morte.
"Bianca è morta. Non tornerà mai più, l'ha scelto lei." Conficcò la lama dritto nel petto nel corpo illusorio di sua sorella. Il sangue schizzò sul suo viso e iniziò a scorrere sul pavimento, seguendo il filo della sua lama. Sentii il suo cuore infrangersi in miliardi di pezzi, sgretolarsi come un castello di sabbia.
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Ebbene sì, siamo giunti alla fine follettini e follettine (e follettin). Che dire. Abbiamo assistito tutt'insieme al declino quasi decennale di questa fanfic, i vecchi fasti andati, il pubblico è fuggito inorridito.
È questo il prezzo della follia? Probabile.
In particolare l'ultimo capitolo decaduto, ignorato, scagato. Mi fa troppo ridere che più metto impegno nelle cose e più mi escono male, l'amara ironia dell'esistere.
In ogni caso è stato un viaggio meraviglioso, complesso, a tratti frustrante, quasi sempre catartico, intenso e liberatorio. Amo profondamente ognuno dei personaggi di cui ho scritto, e amo profondamente ogni persona che sia mai passata di qui, anche per leggere due frasi e cestinare il tutto con "che cagata" o "bah ma come ti viene in mente di scrivere ciò", vi amo perché avrei pensato lo stesso. Amo anche chi invece ha avuto il coraggio (lo stomaco) di continuare. Oltre ad amarlə, voglio porgere i miei ossequi, sei statə mattə abbastanza da arrivare fin qui, grazie.
Se ne avete voglia ci sarebbe un piccolo post scriptum, un ultimissimo capitolo, in cui Will ha la possibilità di salutarvi un'ultima volta, ma la storia in sé si conclude qui.
Hejdå
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