Capitolo 12 Parte 1
Benjamin arrivò al Bureau pronto per parlare con Eleanor. Dopo aver messaggiato la mattina prima, non si erano più sentiti. Lui aveva passato l'intera giornata a casa a giocare con la palystation. La sera, Jake ed Andrew, erano andati a trovarlo. Gli raccontarono di come Anya fosse stata irrequieta tutta la giornata.
Arrivò davanti alla sua postazione e fissò il monitor mentre si accendeva. Decise che avrebbe atteso l'arrivo di Eleanor. Non sapeva ancora cosa le avrebbe detto. Pensò di rimanere seduto ancora un po' per godersi il silenzio dell'ufficio ancora vuoto. Sfortunatamente, però, Anya fece il suo ingresso. Camminò trionfale lungo la navata tra una scrivania e l'altra e rallentò vicino la postazione di Benjamin. «Nel mio ufficio.»
Si rese conto che la pace e la tranquillità di poco prima erano state appena soppresse. Sapeva che varcata la soglia del suo ufficio sarebbe scoppiato il caos. Si legò i capelli in una piccola coda e la raggiunse.
Rimase fermo sulla soglia, lei era appoggiata davanti la scrivania e lo guardava con un mezzo sorriso.
Benjamin portò le mani nelle tasche del jeans nero e la fissò. Era pronto ad affrontare Eleanor, non Anya. Di lei si era completamente scordato. L'aveva cancellata.
«Benjamin... che sta succedendo?»
La guardò alzando un sopracciglio e si chiese cosa stesse architettando. «A che ti riferisci?»
Lei rise di gusto, infastidita. «Perché ieri non sei venuto? Non crederai sul serio che mi sia bevuta la storia della malattia.»
Se fosse stato debole, Benjamin, avrebbe pianto per l'esasperazione. Sentiva di nuovo il peso sulle spalle.
«Dio! Pensi solo a te stessa. Ieri sono stato davvero male e tu, invece, di essere preoccupata per me, metti in dubbio la mia parola.» Quelle parole uscirono dalla sua bocca violente. Contenevano astio e risentimento. Aveva la fronte corrugata e gli occhi erano diventati neri per la rabbia.
«Credevo fosse una scusa per non vedermi.»
Benjamin serrò la mascella prima di dire qualcosa di veramente cattivo. Serrò i pugni nelle tasche e la guardò disgustato.
«Ti chiedo scusa, Benny. Lo sai che il nostro rapporto, in quest'ultimo periodo, non è dei migliori.»
La voce dura di Benjamin venne fuori come un tuono. «Tu lo hai reso così.»
Ad Anya si riempirono gli occhi di lacrime. «Hai ragione. La mia gelosia per Eleanor mi ha offuscato...» Lasciò la frase a metà per cacciare via il nodo alla gola.
Benjamin si calmò vedendola così. Gli aveva dato ragione. Forse adesso aveva capito.
«Ho bisogno di qualche giorno per riflettere. Penso che sia meglio che ci vediamo solo come colleghi.» Quando disse queste parole, Benjamin, dovette tirarsi un pizzico. Non riusciva a credere a quello che aveva appena sentito.
Aveva ripetuto quella frase per giorni ed adesso, lei, lo aveva capito.
Se fosse stato debole avrebbe pianto, ma di gioia.
«Credo sia la decisione più giusta.» Disse Benjamin restando fermo ed impassibile.
Anya fece il giro della scrivania e si lasciò andare sulla sedia in pelle. Portò le mani sul viso cercando di trattenere il pianto, ma quando Benjamin uscì, le lacrime le lavarono tutto il trucco. Dentro di sé sentiva che qualcosa si era rotto e la colpa era solo di Eleanor. Di quella patetica e fredda Eleanor Shaw.
Mentre lei era in una valle di lacrime, Benjamin, era al settimo cielo. Si era appena liberato di Anya. Sorrideva al monitor del pc come un ebete.
Se prima era pronto per parlare con Eleanor adesso era carico. Salì all'undicesimo piano e la trovò alla sua postazione intenta a battere al computer. Di fronte aveva Jefferson che leggeva delle carte.
Si posizionò al centro tra le due scrivanie e diede il buongiorno ad entrambi.
«Ciao» rispose Eleanor sorridendogli. Jefferson, invece, si limitò ad alzare la mano. «Come stai?»
Benjamin si voltò verso di lei contagiato dal suo sorriso. «Molto meglio, grazie!» La guardò per qualche secondo con i suoi occhi, di nuovo, celesti. «Hai già preso il caffè?»
«Sì, qualche minuto fa.»
«Io no!» Esclamò Jefferson attirando lo sguardo di Benjamin su di sé.
«Credo lo stesse chiedendo a me.» Replicò Eleanor.
«Lo dico nel caso voglia offrirmelo.»
«Ti va se ci vediamo dopo cena?» Chiese Benjamin tornando su Eleanor.
«Non lo so. Mi ero già organizzato con Travis.» Jefferson s'intromise di nuovo fingendosi dispiaciuto.
«Non vorrei sembrarti egocentrica, ma lo stava chiedendo a me!»
«Ah!» Esclamò Jefferson.
«Comunque, sì. Dopo cena va benissimo.» Eleanor guardò Benjamin dritto negli occhi. Entrambi si sorridevano come se fosse la prima volta.
«Vengo anche io?» Chiese Jefferson serio. I due si girarono di nuovo verso di lui.
«Non ti eri organizzato con Travis?» Chiese Eleanor.
«Posso annullare tutto!»
«No, non puoi.»
«Ti passo a prendere.» Disse Benjamin guardando Eleanor. Era divertito da quel simpatico siparietto. Guardò Jefferson e gli chiese: «Ti va un caffè?»
Jefferson allargò le braccia in segno di vittoria. «Questa volta lo ha chiesto a me!» Esclamò alzandosi e facendo il dito medio alla sorella che lo guardò fingendosi sorpresa.
Benjamin rise divertito e continuò a sorridere anche quando le porte dell'ascensore si chiusero lasciandolo solo con Jefferson. Lui, invece, era diventato serio.
«Se la fai soffrire ridurrò il tuo corpo in pezzi così piccoli da sembrare mangime per i pesci!» Esclamò. I suoi occhi anche se avevano un colore caldo in quel momento erano simili al ghiaccio. Erano così freddi e seri da far venire la pelle d'oca.
«Farò il possibile per non farla soffrire.»
«Lo spero per te!»
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