Capitolo 10 Parte 2
Dopo la lunga discussione con il padre rimase finalmente solo. Aspettò che la cena fosse finita e scese per bere un bicchiere d'acqua. Sua nonna era in cucina intenta a prepararsi qualcosa di caldo prima di andare a dormire.
«Ho sempre pensato che fossi un ragazzo intelligente anche se delle volte ti sei lasciato trascinare dai tuoi amici.» Disse nonna Betty vendendolo entrare. «Stasera, però, hai dimostrato di essere un completo idiota!»
«Ti ringrazio.» Rispose Benjamin.
«Oh no, caro. Ringrazia te stesso.» Disse nonna Betty sorseggiando dalla tazza.
«Papà mi ha già fatto la ramanzina.» Disse acido Benjamin dopo aver bevuto l'acqua.
«Lavorare con quella Anya ti ha rincitrullito!» Esclamò nonna Betty. «Faresti meglio a tornare ad essere il mio dolce Benji.»
Benjamin la guardò sorpreso. Non era cambiato, era sempre il solito. Erano cambiati solo i suoi sentimenti per Eleanor.
«Nonna...» Iniziò a dire, ma Betty si avvicinò e gli diede un bacio sulla guancia. Ovviamente lui dovette abbassarsi per far sì che la nonna, alta un metro e sessanta, riuscisse a toccare il suo viso.
«Ti voglio bene, Benji.» Gli disse e se ne andò a dormire.
Tornato nella sua stanza vide il display del cellulare illuminarsi. Lo prese e lesse il messaggio di Eleanor.
Sbuffò rumorosamente. Lanciò il telefono sul letto che rimbalzò due volte e poi si sdraio accanto ad esso.
Rispondo o non rispondo? Si chiese più e più volte. Rispondo o non rispondo?
Passò buona parte della nottata a porsi quella domanda, a rileggere il messaggio e a leggere quelli vecchi. Quelli dove lei aveva risposto a monosillabi o aveva ignorato.
Il mattino seguente arrivò a lavoro con due occhiaie enormi da far invidia ad un panda. Prese il caffè al primo piano, andò alla sua postazione ed accese il computer. Attese qualche minuto prima di iniziare a cliccare le icone sul desktop e poi andò alla riunione mattutina con Anya. Passata un'ora abbondate decise di tornare al bar del primo piano per il terzo caffè. Entrando la prima cosa che vide fu Eleanor intenta a parlare con Dustin McMillan. Il ragazzo stava animatamente mimando dei movimenti strani, lei lo guardava con un mezzo sorriso sulle labbra.
Incredibile! Con quell'idiota parla e sorride e con me è una vera stronza! Pensò.
Benjamin si sentiva stanco per la notte in bianco che aveva trascorso, ma vedere quei due insieme lo riempì di energie.
Si sentiva pulsare il sangue nelle vene. Decise di avvicinarsi con il fumo che gli usciva dal naso. Ogni passo che faceva verso di loro pesava come un macigno. Il vociare degli agenti presenti al bar si spense. Sentiva riecheggiare solo i suoi piedi che calpestavano il pavimento.
Una volta raggiunti, Eleanor, si accorse di lui e si voltò per salutarlo con ancora un mezzo sorriso sulle labbra. Lui, invece, la ignorò. Se si fosse soffermato su di lei si sarebbe accorto che il sorriso le si era allargato e che il suo saluto aveva una nota dolce. Preso dalla rabbia notò solamente Dustin irrigidirsi.
«Sono le nove passate. Non dovreste essere a lavoro?» Disse Benjamin freddo come il ghiaccio. Quando si arrabbiava riusciva ad essere autoritario come il padre.
«S-sì. Io... s-s-stavo andand-do.» Rispose il ragazzo e lentamente si diresse verso l'uscita.
«Ben...» iniziò a dire Eleanor, ma Benjamin si era già voltato, aveva preso il suo caffè ed era andato via.
Mentre attendeva l'ascensore decise che avrebbe parlato con Eva. In quel momento era l'unica che avrebbe potuto aiutarlo. Aveva già chiesto consiglio ai suoi amici/colleghi, Jake ad Andrew, ma gli avevano detto di lasciar perdere.
Si fermò davanti la scrivania della Gibson ed attese che lei lo guardasse.
«Posso esserti utile?» Chiese lei guardandolo incerta.
«Sì!» Esclamò lui con le mani sui fianchi. «Ma non qui.»
Eva si alzò e camminò sino alla sala fumatori. Una grande stanza con qualche divanetto e dei posa cenere. Inutile aggiungere che un lato del muro era a finestra, sempre aperta, con un piccolo balconcino.
«Qualcosa non va con le indagini?» Chiese Eva.
«Qualcosa non va con Eleanor.» Rispose lui passandosi una mano sulla barba incolta. Benjamin le raccontò tutto quello che era successo. Eva adesso era a conoscenza di entrambi i punti di vista.
«Hai fatto bene a non risponderle subito al messaggio.» Disse Eva. «Non starle troppo con il fiato sul collo o finirai solo con l'allontanarla.»
«Devo comunque parlarle.» Disse lui.
«Sì, ma non puoi aspettare di aver cambiato squadra.» Eva notò la frustrazione di Benjamin. «Penso che dovresti rispondere al messaggio. Basterà anche un semplice "ok". Questo la farà arrabbiare.» Disse Eva divertita immaginando la scena.
«Come se non fosse già arrabbiata.» Commentò Benjamin.
«Sì, ma la spingerà a cercarti per chiarire.» Aggiunse Eva soddisfatta.
Tornati all'intero degli uffici incontrarono Eleanor.
«Che succede?» Chiese guardando entrambi.
«Nulla, mi chiedeva alcune cose sulle indagini.» Rispose prontamente Eva.
«Hai bisogno anche di me?» Chiese Eleanor guardandolo.
«No.» Rispose secco Benjamin e se ne andò all'ascensore.
«Mi sta evitando.» Disse Eleanor.
«Direi che è normale. Anche tu lo hai ignorato per molto tempo.» Disse Eva andando verso la propria scrivania.
«Sì, ma di recente l'ho anche trattato bene. Siamo usciti insieme ed è venuto a cena a casa mia.»
«Sì, è vero, ma il giorno dopo come lo hai trattato?»
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