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6 Ottobre

Caro diario,

oggi sono andata a scuola tutta trafelata, ero un po' in ritardo, su cinque giorni entro cinque giorni alla prima ora mentre c'è chi, tra noi prof, entra sempre alla seconda ora, chissà come mai!

Il preside era fuori dal cancello che controllava, pensavo che mi facesse una risciacquata, invece è andata bene, sono corsa in sala insegnati, ho preso il registro e in un attimo ero in classe, comunque a cinque alle 8:00 ero lì.

Il preside è un signore sui cinquanta anni, con i capelli castani, gli occhi color nocciola e gli occhiali scuri che gli danno una certa aria intellettuale, è alto e slanciato e questo lo rende imponente. Ha vinto il concorso un anno fa, non ha molta esperienza, ma è estremamente fiscale e rigido, soprattutto con noi insegnanti. Si deve essere sempre puntuali, firmare non so quanti fogli in modo che lui sii coperto in tutto. Per cui si firma quando si arriva a scuola, quando si esce anche se è per un' ora di interruzione, e si deve firmare anche le numerose circolari che lui invia puntualmente e nelle quali sottolinea che è del docente la responsabilità se manda un ragazzo al bagno, per cui occorre citofonare al custode perché sii lui a vigilare sull'alunno durante il tragitto nel corridoio, mentre è dell'insegnante la responsabilità nel momento dell'uscita degli alunni... ogni passo, ogni atto, all'interno della scuola, viene controllato, affinché tutto venga pianificato e in ogni caso non ci siano incidenti o omissioni di responsabilità di qualsiasi genere.

Appena sono arrivata Elisa, come al solito, mi ha accolta con il suo caloroso:

- BUONGIORNO PROF! – urlato a voce alta e accompagnato da un grande sorriso, come quando i giostranti urlano alla folla dei ragazzi in fila di salire sulla giostra " E vai...forza ragazzi, si parte...!".

Nel suo "Buongiorno Prof. " c' è un po' tutto questo, il divertimento, la voglia di partire, la gioia di iniziare un'altra giornata nella quale senz'altro, sia lei che i suoi compagni, si divertiranno molto perché, in fin dei conti, per chi sta al di là della cattedra la scuola è anche questo.

- Buongiorno a tutti !- rispondo sempre io, poi mi metto a sedere, apro il registro ed inizio a fare l'appello.

Ho visto che mancava Bianchi e l'ho messo assente, dentro di me tiravo un sospiro di sollievo, invece, dopo due minuti è arrivato tutto arrabbiato, ha aperto o meglio spalancato la porta con una botta, poi con il suo vecchio borsone di cuoio a tracolla, balbettando qualcosa, non so con chi ce l'aveva, ha dato qualche calcio passando alle gambe dei banchi che incontrava nel percorso ed è andato al suo posto, ha scaraventato la borsa per terra sbattendola, come al solito, nel muro vicino al suo banco e si è messo a sedere. Gli altri parlavano tra loro, si sono girati a guardarlo, lui ha detto qualcosa a qualcuno mentre io li richiamavo al silenzio e chiedevo chi doveva giustificare l'assenza di venerdì. Mentre faceva così lo guardavo, eppure sarebbe anche un bel ragazzo, ha un viso regolare, dove spiccano due grandi occhi neri; i capelli ricci e folti gli incorniciano il volto, anche questi sono scuri, sul viso iniziano ad essere presenti le prime forme di acne giovanile, l'abbigliamento è particolare, come la sua figura, porta sempre jeans con il cavallo basso che gli tocca quasi i ginocchi, più grandi della sua taglia tanto che sembra che stiano per cadere, gli si vede, infatti quasi sempre l'elastico delle mutande nere che fuoriesce dai pantaloni.

A volte i pantaloni hanno la cintura, ma spesso questa se la toglie ed inizia a giocarci, l'altro giorno la prof. di educazione fisica gliela sequestrò dandola a me perché ci dava le " frizzatine " alle compagne, oppure certe volte, se la gira intorno al collo o la lega ad un banco e lo fa muovere creando confusione... di tutto un po' ... a seconda di quello che gli passa per la mente!

Dopo il rapporto che gli ho dato l'altro giorno stamattina è stato un po' più tranquillo, ma sempre fino ad un certo punto, e poi c'è anche il problema dell'altro, Kebir che fa di tutto per imitarlo, per cui dice parolacce, tira le matite e si gira indietro per vedere come reagisce lui.

Ora ti devo salutare. Ciao.

Elisabetta

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