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7.


Katsuki's POV

Non credo dimenticherò mai il giorno in cui Deku tornò dal tirocinio con le spalle curve e gli occhi persi in ricordi che nessuno poteva raggiungere.

Mi resi conto che qualcosa non andava appena lo vidi spostare pigramente di lato il piatto della cena, in religioso silenzio, al centro di un gruppo di persone che chiacchieravano eppure totalmente solo nei suoi pensieri.

Per qualche assurdo scherzo del destino mi ritrovai seduto di fronte a lui. Mi sarebbe bastato allungare le dita sul tavolo per sfiorare le sue, ma non mossi un muscolo.

Mi chiedevo come fosse possibile che Faccia Tonda e il Robot non si rendessero conto che stava male. Perché, loro che potevano, non erano al suo fianco a pressarlo per sapere perché cazzo sembrasse un'ameba da circa quattro ore?

Continuai a fissarlo in silenzio, lui nemmeno ci fece caso.

Non reagiva, si limitava a spostare le cose nel piatto senza la minima intenzione di ingerirle.

Fai qualcosa, qualsiasi cosa.

Deglutii a vuoto e mi chinai in avanti sul tavolo, lui continuò a rigirare pigramente le carote con le bacchette.

Schiusi le labbra, le richiusi subito dopo.

Cosa diamine avrei potuto dirgli, in ogni caso?
Non avrebbe avuto alcun motivo di confidarsi con me.

Mandai giù il rospo e mi ributtai indietro con un ringhio soffocato all'altezza della gola mentre gli altri iniziavano ad abbandonare il tavolo per spostarsi in cucina.

Lui rimase fermo, non potevo ignorarlo e basta.

Mossi la mano debolmente ma mi bloccai di colpo quando vidi il bastardo a metà apparire magicamente alle spalle di Deku.

Non guardava lui, fissava me oltre la sua spalla mentre si chinava a sussurrargli qualcosa all'orecchio e nel farlo posava inevitabilmente le labbra tra i suoi capelli.

Avvertii il bisogno di urlare; lo stomaco si strinse al punto da darmi l'impressione di voler implodere su sé stesso, le mani presero a sudare più di quanto non fosse necessario e sapevo che al primo movimento sbagliato sarei stato in grado di far esplodere l'intero edificio.

Deku alzò lo sguardo, non trasparivano emozioni sul suo viso ma quando voltò la testa per rispondere al bicolore si ritrovarono tanto vicini che potevo giurare di aver visto i loro nasi scontarsi.

Fu a quel punto che si sciolse in un sorriso imbarazzato, leggerissimo.

Le guance gli si tinsero di rosa mentre il mio mondo sbiadiva al bianco e al nero.

Mi alzai di colpo e nel farlo feci grattare rumorosamente la sedia a terra fino a farla cadere.

Le iridi verdi di Deku scattarono su di me e la sua espressione si illuminò come se mi vedesse per la prima volta dopo anni.

Todoroki continuava a fissarmi con una mano sul fianco di Deku e l'altra sul tavolo per tenere l'altezza del verdino.

«Kacchan, stai bene?»

Non feci in tempo a rispondere, né a chiedermi come fosse possibile che anche nella peggiore delle sue giornate lui fosse in grado di preoccuparsi per me, uno stronzo che non faceva altro se non rendergli la vita un inferno.

Non riuscii a dire niente perché il bastardo portò la mano dal suo fianco fino al suo viso. Non riuscivo a staccare lo sguardo dalle sue dita che risalivano lungo il corpo sottile di Deku e per qualche motivo mi sentii pervadere da un terribile senso di panico.

Smettila. Cristo, smettila.

Lo costrinse a voltarsi per guardarlo, gli accarezzò la guancia con lentezza e lasciò scivolare l'indice lungo la curva del suo collo fino a raggiungere il mento.

E senza che potessi metabolizzare la cosa, senza che potessi fare niente per chiudere gli occhi e scappare, posò le labbra sulle sue schiuse in un'espressione di totale stupore.

In quel momento capii che rumore faceva un cuore infranto.

Lo sapevo perché ebbi l'impressione di sentire il mio mentre si sgretolava in pezzi che presero a rotolarmi lungo il corpo dilaniandomi dall'interno.

Avevo la sensazione di sentire le schegge perforarmi gli organi, attraversare le arterie e conficcarsi nei muscoli, non c'era una parte di me che non stesse soffrendo.

Respirai a fondo e raccolsi tutte le mie forze per voltarmi e distogliere lo sguardo da quell'immagine soffocante.

Non riuscivo a muovere le gambe, tremavano al punto da impedirmi di camminare, eppure canalizzai ogni fibra di me stesso sulle dita dei piedi finché non le sentii finalmente staccarsi da terra una ad una.

Mi parve di tornare a respirare dopo essere stato sott'acqua per ore, e senza che quasi me ne rendessi conto scappai da quella cucina in cerca di qualcosa, qualsiasi cosa che mi svegliasse da quell'incubo.

Angolino dell'autrice

Hola people!
Dal prossimo capitolo ci sono leggeri spoiler sulla stagione 4 nel caso qualcuno non l'avesse vista.

Tanti baci!

Ella

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