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5.


«Mi spieghi che cazzo guardi, nerd?».

Istintivamente portai le mani al viso, un bagliore strano illuminò gli occhi di Bakugou che mi lasciò andare come se avesse preso la scossa.

«S-scusa Kacchan. Ero solo sovrappensiero».

Odiavo me stesso.

Odiavo dargli ragione.

Ero debole, tanto da non riuscire nemmeno ad incazzarmi con lui per il modo in cui aveva deciso di trattarmi negli ultimi dieci anni della nostra vita.

Avrei dovuto urlargli addosso che mi faceva schifo, invece continuavo a scusarmi.

Lo giustificavo, perché in fondo una parte di me si rifiutava di credere che Kacchan quel giorno avesse volontariamente deciso di non volermi più come fossi un vecchio pupazzo usato.

«Tsk».

Non disse altro, mi diede le spalle per tornare ai fornelli. Eppure, lo vedevo dalla rigidità dei muscoli della sua schiena che era teso.

Sentivo di aver rovinato un momento di tranquillità che non si concedeva spesso.
Mi sentivo in colpa nei suoi confronti.
E mi sentivo in colpa pure nei miei, di confronti, perché li sentivo nei suoi.

Come potevo pretendere di diventare il nuovo simbolo della pace se non riuscivo a fare pace nemmeno col mio cervello?

«Perché mi odi?»

Le parole sfuggirono in modo talmente inaspettato che portai le mani alla bocca come se volessi fermarle e ricacciarle in gola.

Ma ormai era troppo tardi.

La mano che girava il contenuto della pentola si bloccò di colpo.

Sperai quasi non mi avesse sentito a causa della musica, ma mi resi conto che non sentivo più da un po' il ronzio di sottofondo provenire dalle cuffie.
L'aveva messa in pausa e non l'aveva mai riattivata, probabilmente nell'attesa che me ne andassi.

Si voltò con una lentezza disarmante, e con la stessa andatura sfilò una cuffia per essere sicuro di sentire bene.

«E tu perché non mi odi, Deku?»

Chiese con un tono di voce incredulo.
Non dissi niente, non ne avevo il coraggio. Avevo ancora le mani premute sulla bocca tanto forte che a momenti sarei stato in grado di infilare l'osso della mandibola al collo come una collana.

Si avvicinò di nuovo, non riuscivo a decifrare la sua espressione, ma proprio quando pensavo che mi avrebbe lasciato morto a terra sanguinante Mina e Tsuyu entrarono nella stanza saltellando.

«Ehi ragazzi!»

Mina alzò una mano con aria allegra, io volevo solo vomitare. Ricambiai frettolosamente il saluto e scappai da quella cucina con la vaga sensazione che One For All si fosse attivato a mia insaputa distruggendo ogni fibra del mio corpo.

* * *

Katsuki's POV

La chioma verde di Deku scomparve alla velocità della luce mentre Mina invadeva il mio campo visivo, oltre che il mio spazio vitale, con la solita irruenza.

Non distolsi lo sguardo dalla porta, non riuscivo a muovere un muscolo.

Era stato facile ignorarlo quando era un bambino spaventato dalla propria ombra e ancora di più quando era diventato la vittima del mio inferno personale alle medie.

Senza Quirk, aggrappato ad un sogno impossibile, niente riusciva a distogliermi dall'idea che tenerlo lontano da me fosse la cosa migliore.

Migliore per lui o migliore per te?

Strinsi i pugni e continuai ad incenerire lo spazio vuoto che separava la cucina dal dormitorio finché non sentii la voce di Kirishima parlottare con Sero.

«Io non glie lo dico che ha bruciato il riso».
«Scordatelo, a me è toccato il tostapane, ricordi?»
«Non vale, è diverso!»
«No che non lo è! E non... credo ci abbia già sentiti. Tutto tuo.»

Kirishima sospirò pesantemente ammettendo la sconfitta, poi mi si avvicinò posandomi una mano sulla spalla quasi si stesse annunciando per non essere bombardato sul posto.

«Ehi, Bakubro, tutto bene?»

Sentii chiaramente una vena pulsare sulla tempia.

No, non andava bene niente.

Erano circa dieci anni che non andava bene un cazzo di niente.

Mi girai con un ringhio e buttai la pentola nel lavandino senza grazia per poi uscire dalla cucina in silenzio in cerca di Deku.

Deku, Deku, Deku.

Sempre e solo lui.

Non riuscivo ad ignorare il tono con cui mi aveva posto quella domanda, né la luce in quegli occhi verdi che mi avevano sempre urlato addosso più di quanto non abbia mai fatto con la voce.

Gli stessi occhi che avevano sprizzato terrore non appena mi ero avvicinato.

Ha paura di te.

E come dargli torto?
Mi fermai al centro del corridoio, le labbra schiuse in un lamento silenzioso mentre quella terribile sensazione di impotenza prendeva possesso del mio corpo.

Ero di nuovo un ragazzino di cinque anni che si sentiva un mostro, eppure sentivo che questa volta la colpa era interamente mia.

L'avevo spaventato al punto da portarlo a coprirsi il viso con le braccia nonostante fosse in grado di affrontare un Villain grosso quattro volte lui completamente solo.

Nonostante si fosse buttato a capofitto tra le braccia di All For One per salvare me.

«Che stai facendo?»

Alzai lo sguardo verso la fonte della voce che aveva annullato i miei pensieri.
Il bastardo a metà ricambiò la mia occhiata con aria annoiata. Teneva la mano sulla maniglia della porta della camera di Deku come se stesse per entrare, eppure stava fermo a guardarmi.

«Fatti i cazzi tuoi».

Risposi riprendendo a camminare per superarlo.
Avvertii i suoi occhi addosso lungo tutto il tragitto e dovetti sforzarmi davvero tanto per non spaccare quella faccia sfregiata che si ritrovava.

Voltai la testa oltre la spalla per guardarlo sparire oltre l'uscio della porta che non avevo mai varcato.

Qualcosa dentro di me ribollì fino a bruciare, chiusi gli occhi e deglutii mentre mi allontanavo per rimandare giù la voglia di usare Todoroki come sacco da boxe fino a sfondarlo.


Angolino dell'autrice

Buongiornissimo!
Mi sono resa conto che potreste odiare un po' Shinso e Todoroki in questa storia, ma non perdonatemi vi prego!

Sappiate che li amo follemente e che mi servono solo come cavie per raggiungere le vette dello ship supremo :')

A presto!
Ella

PS: L'immagine (oltre a non essere mia come sempre) non c'entra niente col capitolo ma mi faceva troppo ridere!

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