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15.


La prima cosa che avvertii fu una fastidiosa sensazione al petto, come se stessi inalando più aria di quanta effettivamente mi servisse.

Storsi appena il naso, sembrava essere l'unica parte del corpo che riuscivo a muovere.

Sentivo la gola terribilmente secca, le labbra screpolate, gli occhi troppo pesanti per essere aperti.

Respirai a fondo, cercai di regolarizzare il battito del cuore che era schizzato all'improvviso in preda al panico ed iniziai a focalizzarmi su ogni angolo della mia pelle. Scivolai col pensiero lungo le mie spalle, le sentivo doloranti ma presenti, giù lungo il torace, le gambe, i piedi.

Arrivando alle mani mi fermai, riuscivo a sentire le dita di Deku accarezzare debolmente le mie e tanto bastò per costringermi ad aprire leggermente un occhio.

La luce bianca mi colpì in pieno.

Grugnii infastidito e nel farlo richiusi gli occhi e strinsi debolmente la presa delle dita su quelle di Deku.

Lo sentii muoversi talmente veloce che pensai avesse attivato il One For All.

«K-Kacchan?»

La sua voce tremava tanto da rendermi difficile capire davvero cosa avesse detto. Era terrorizzato, probabilmente all'idea che fosse tutto frutto della sua immaginazione.

Deglutii a vuoto, sentivo solo bruciore in gola ma mi sforzai enormemente per aprire nuovamente quei dannati occhi.

Sapevo che ne sarebbe valsa la pena.

Davanti a me non c'era la luce calda del paradiso, né quella bianca dei led dell'ospedale.

C'era la luce verde speranza delle iridi di Deku che non avevano mai abbandonato l'idea di stringermi ancora.

«E-ehi...»

Provai a dire qualcosa, ma dalle mie labbra uscì solo un flebile suono roco. Storsi di nuovo il naso ma Deku non aveva nessuna intenzione di farmi parlare.

Vidi i suoi occhi riempirsi di lacrime, sorrideva in un modo tanto intenso da illuminare ogni angolo della stanza nonostante avesse un aspetto oggettivamente terribile.

Da quanto tempo non dormi? Quanto hai pianto a causa mia?

«Shh... è tutto okay. Sapevo che saresti tornato da me», mormorò come se potesse sentire i miei pensieri, posando la fronte contro la mia. Singhiozzava in silenzio, avvertivo le lacrime salate cadere sulle mie labbra disidratate e scivolare lungo il mento.

Non avevo la forza di muovere un muscolo ma sorrisi anche io. Alzai la testa quel tanto che bastava per posare un bacio sul suo naso lentigginoso, poi tornai a fissare quelle pozze verdi che mi facevano sentire incredibilmente al sicuro.

«Ti amo anche io».

Lo biascicai a fatica, era più un sussurro che una vera e propria affermazione ma di sicuro lui smise di respirare.

Mi fissava incredulo, riuscivo quasi a sentire il suo cuore battere all'impazzata dentro la cassa toracica ma nessuno dei due ebbe tempo di fare altro.

Qualcuno stava bussando alla porta ed i tonfi mi fecero grugnire a causa del mal di testa che mi ero appena reso conto di avere.

«Deku, ho pensato che ti servisse...», riconobbi la voce di Kirishima e mi scappò un sorriso quando si interruppe. Non avevo bisogno di voltare la testa per immaginare la bocca schiusa in un'espressione di stupore e gli occhi che si illuminavano.

«Bakubro!»

Il suo urlo instaurò una catena di reazioni che non mi aspettavo. Denki entrò nemmeno due secondi dopo insieme a Mina, Sero e Todoroki.

Dovevano essere stati appollaiati lì fuori per chissà quanto tempo.

Mina iniziò a piangere a singhiozzi sulla spalla di Sero mentre Denki scriveva freneticamente al telefono.

Todoroki rimase in disparte, mi guardava e basta.

Non avevamo mai avuto un rapporto idilliaco ma il solo fatto che fosse rimasto fuori dalla mia stanza, anche se solo per supportare Deku, mi faceva pensare che se mi fosse successo qualcosa le sue sarebbero state le uniche mani in cui avrei voluto lasciare la persona che amavo.

«Che diavolo succede qui dentro?»

Aizawa si unì al gruppo facendosi spazio tra i pianti ed i sorrisi dei miei compagni ed io cercai nuovamente gli occhi di Deku.

Sorrise in risposta e posò debolmente la testa contro la mia.

Il suo modo per dirmi che non mi avrebbe lasciato solo, che andava tutto bene.

Deku's POV

Uno alla volta tutti i nostri compagni di classe entrarono nella stanza di Kacchan per salutarlo ed io non lasciai mai andare la sua mano.

Osservavo i suoi lineamenti stanchi, eppure non l'avevo mai visto così felice.

Non credo si fosse mai realmente reso conto di quanto i nostri amici gli volessero bene; li guardava con un'espressione incredibilmente grata e a tratti un po' sorpresa, quasi si aspettasse di risvegliarsi completamente solo ed ignorato.

Recovery Girl arrivò per metterci in riga.

Chiese a tutti di uscire, ma quando il suo sguardo si posò su di me le dita di Kacchan si strinsero maggiormente alle mie e scosse la testa in direzione della donna con aria decisa.

A lei non rimase che arrendersi all'imposizione di quel ragazzo che, anche in un letto d'ospedale, sapeva sempre come ottenere ciò che voleva.

Così rimasi al suo fianco mentre i medici controllavano le sue condizioni. Non smisi di guardarlo nemmeno per un secondo, mi resi conto di avere una paura incontrollata di aver solo sognato.

Continuavo a sentire nella testa quel sussurro che a me era sembrato un urlo.

Ti amo anche io.

Al solo pensiero mi scappò un piccolo singhiozzo e nascosi la testa contro le mani per non piangere di gioia in quel momento.

Non era solo l'idea di essere ricambiato a riempirmi il petto di emozioni quanto piuttosto l'improvvisa consapevolezza che in quel coma, qualsiasi cosa avesse visto, avesse sentito la mia voce.

Rimase in ospedale altre due settimane; non avevamo avuto modo di parlare molto, gli avevano vietato qualsiasi sforzo nonostante stesse decisamente meglio dopo soli due giorni. Non avevo idea di dove prendesse tutta quella forza, ma lo vedevo scalpitare ogni volta un po' di più e si calmava solo quando l'orario di lezioni finiva perché sapeva che sarei andato a trovarlo.

In genere lui mi guardava sereno ed io blateravo di Denki e Kirishima, della scuola, di Shoto che aveva dato fuoco ad un cartellone che raffigurava suo padre giustificandosi dicendo che riusciva ad usare il suo lato sinistro solo quando era davvero arrabbiato.

Quel giorno avevo deciso di portargli qualcosa di nuovo da leggere.

Era impossibile stare dietro ai suoi ritmi: divorava le parole con la stessa foga con cui Aoyama assaliva il formaggio e se avessi dovuto scommettere sulla sua cultura letteraria di certo avrei perso miseramente.

Sollevai la mano libera, l'altra teneva una copia de "l'Alchimista" di Paolo Coelho. Bussai un paio di volte ed aprii la porta, ma la scena che mi si parò davanti mi fece sgranare gli occhi ed il libro mi cadde di mano con un tonfo.

Kacchan era in piedi.

Sta bene.

Indossava una maglietta a maniche corte dei Linkin Park ed un paio di pantaloni della tuta grigi, ma i dettagli che mi fecero venire le lacrime agli occhi furono il borsone che teneva sulla spalla con una mano ed il foglio di dimissioni che stringeva nell'altra mano.

Alzò le iridi rosse ed incrociò il mio sguardo, esitò per un attimo e poi sorrise.

Con le labbra, con gli occhi, con il rossore accennato sulle guance.

A ben pensarci, quello non era un sorriso. Era ciò che accade quando una stella esplode e da vita ad un universo intero.

«Ehi, nerd. Vuoi uscire con me stasera?»

Non dissi niente, mi limitai a scoppiare in una risatina soffocata prima di iniziare a piangere come mio solito.

Feci sì con la testa, lui la scosse esasperato.

«Sei incredibile», commentò divertito.

«S-scusa», biascicai in risposta cercando di contenere i fiotti di acqua salata che non accennavano a rientrare. «S-sono tanto felice.»

Non disse niente per qualche secondo, poi buttò a terra il borsone e si avvicinò a me con una lentezza disarmante.

Inclinò appena la testa di lato e si avvicinò al mio viso; avvertii le sue labbra sulla pelle mentre baciava una ad una ogni lacrima che scorreva lungo le mie guance.

La mia testa iniziò a girare, avevo le vertigini, lui si fermò solo quando raggiunse l'angolo della mia bocca.

«Hai smesso», mormorò sorridendo contro la mia pelle.

Mi limitai a sorridere a mia volta annuendo piano. «Lo farai tutte le volte che piango?»

Alzò lo sguardo, i suoi occhi erano tanto vicini che riuscivo a distinguere le pagliuzze dorate nel fuoco rosso delle sue iridi.

«Sì, ma farò di tutto perché tu non pianga più a causa mia».

Non ebbi il tempo di formulare una risposta, né di dirgli che ne ero certo, perché le sue labbra si posarono finalmente sulle mie ed io capii all'improvviso cosa volesse dire essere tanto felice da toccare il cielo.

Con la differenza che il mio cielo, in quel momento, erano i capelli di Kacchan in cui avevo affondato le dita senza rendermene conto.

Mi strinse a sé con una dolcezza che non avrei mai immaginato potesse appartenergli, sfiorava i miei fianchi con la delicatezza di chi tiene tra le mani la cosa più preziosa al mondo ed avvertii tutto l'amore di quel ragazzo riversato in quel bacio che sapeva di caramello e parole mai dette.

«Kacchan, tu mi ami davvero», mormorai incredulo quando si fermò con la fronte contro la mia ed i nostri nasi che si sfioravano.

Mi rispose con un'espressione sorpresa, poi alzò gli occhi al cielo e scoppiò in una risata allegra.

«Ti amo da sempre».

Mi baciò di nuovo e questa volta lo tirai a me in preda all'euforia.

La sabbia della nostra clessidra rotta aveva ripreso a scorrere e capii che non avrebbe mai più smesso di farlo; aveva sfondato le pareti di vetro e si era riversata all'esterno perché nessuna clessidra al mondo era abbastanza grande da contenere l'amore che ci legava.


Angolino dell'autrice

Ciao cuoricini.

Inizio scusandomi per il ritardo. Oltre ad essere un capitolo difficile da scrivere, queste ultime settimane sono state particolarmente complesse per me. 

Ma eccoci qui, siamo arrivati alla fine di questo viaggio. Ci sarà un altro piccolo epilogo, poi saluterò questa mia prima storia che mi ha riempita di emozioni. 

Ci tengo a ringraziare enormemente tutti i nuovi lettori e soprattutto tutti i nuovi commentatori che mi hanno fatta sorridere tanto in momenti in cui avevo solo voglia di mettermi a letto e disperarmi. 

Spero che questo capitolo sia degno della vostra fiducia.

A presto!
Ella ♡

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