11.
Deku's POV
Ho sempre creduto che ci fosse una correlazione molto forte tra l'allineamento dei pianeti e certi avvenimenti.
Non sono mai stato un grande esperto di astrologia, ma sin da quando ero bambino associavo determinate figure presenti nel cielo ad emozioni molto forti che provavo.
Il giorno in cui conobbi Kacchan, alzando la testa verso l'alto prima di dormire, avevo visto un gruppo di stelle che insieme formavano un'onda. Ne ero assolutamente certo, anche perché Kacchan si era scagliato nella mia vita con la stessa forza con cui il mare butta giù i castelli di sabbia.
Quella sera l'onda era tornata a stagliarsi nel cielo.
Lo sapevo, perché quando finalmente alzai lo sguardo dalla distesa erbosa che avevo fissato fino a quel momento la vidi riflessa nelle iridi scarlatte del ragazzo che mi stava di fronte e che di colpo sembrava essere tornato il bambino che mi baciava il ginocchio quando cadevo.
«C-cosa hai detto?»
Il tono della mia voce era più cauto di quanto non pensassi. Dentro di me era esploso il caos, ma la mia mente era ancora all'erta, pronta a difendermi nel caso in cui quello fosse solo l'ennesimo scherzo dell'unica persona in grado di mettermi in ginocchio con uno sguardo.
Per tutta risposta Kacchan abbassò le spalle; era quasi come se si fosse arreso a qualcosa contro cui aveva combattuto da solo per anni. Aveva smesso di fingere, aveva tolto la maschera ed aveva mostrato il lato più nudo e fragile di sé.
Mi guardò esitante, poi con estrema lentezza si spostò per posare la sua mano sul mio fianco. Una serie di scosse attraversarono il mio corpo da capo a piedi e mi chiesi da quanto tempo non mi toccava senza l'intenzione di allontanarmi da lui.
Non riuscivo a capire cosa stesse facendo; lo sentivo muovere le dita contro la stoffa della maglietta che indossavo senza un apparente senso, ma di colpo sgranai gli occhi quando mi resi conto che, senza vederla, stava ripercorrendo ogni piccola crepa della cicatrice che mi squarciava il fianco a memoria.
«Non ho mai perdonato me stesso per quello che ti ho fatto», mormorò senza alzare la testa, con le dita che continuavano a disegnare lentamente. «Quel giorno ho avuto l'impressione di essere l'unica cosa da cui non potevo proteggerti. Sei rimasto in quel letto d'ospedale per giorni, continuavi a sanguinare, ti hanno fatto un numero altissimo di trasfusioni».
Fece una pausa e lasciò ricadere la mano sul terreno, molto vicina alla mia.
«Ricordo che pregai i miei genitori di lasciarmi donare il sangue, ma ero troppo piccolo. Mi sentivo così inutile, Deku... Pensavo di impazzire. Non riuscivo a credere di essere la causa di tutto. Continuavo a ripensare a mia madre che diceva che prima o poi ti avrei ucciso.»
Si bloccò di colpo, la voce che tremava e le mani strette a pugno.
Mi resi conto che stavo piangendo solo quando sentii le lacrime accumularsi sotto il mento, ma non me ne curai. Avevo bisogno di toccarlo, di dirgli che non ero arrabbiato.
E così, un po' esitante, lasciai scivolare la mia mano sulla sua fino ad intrecciare le nostre dita.
Quasi fosse un interruttore vidi finalmente la sua testa alzarsi ed i suoi occhi tuffarsi nei miei impedendomi di respirare per qualche secondo.
Non avevo mai letto la sofferenza che nascondevano, né la colpa che lo aveva logorato dentro per tutto quel tempo.
Strinsi maggiormente la sua mano e mi avvicinai fino a posare la fronte contro la sua.
«È per questo che l'hai fatto? Avevi paura di farmi del male?»
Il mio cuore perse un battito quando ricambiò la stretta sulle mie dita.
Non disse niente, si limitò ad annuire piano causandomi nuove scariche lungo la schiena quando i nostri nasi si sfioravano.
«Serve a qualcosa dirti quanto tu sia stato stupido?», sussurrai con un leggero sorriso sulle labbra.
Non pensavo di essere tanto audace, ma ottenni quello che volevo: sul viso di Kacchan apparve una curva morbida che illuminò il rosso dei suoi occhi facendomi arrossire.
«Me lo ripeto tutti i giorni», commentò sollevando la mano libera per posarla cautamente tra i miei capelli.
Istintivamente inclinai la testa verso di lui. Mi sentivo un ex alcolista che beve vino dopo anni di astinenza, ne volevo sempre di più.
I miei muscoli lottavano contro il bisogno di abbracciarlo, volevo sentire le sue braccia avvolgermi fino a farmi sparire, ma prima volevo anche essere certo che fosse in grado di perdonare sé stesso.
«Non ho mai pensato che tu fossi un pericolo per me».
I suoi occhi, che si erano persi lungo il profilo del mio viso, tornarono a me attraversati da un bagliore opaco.
«Ti ho visto coprirti il viso, quella sera in cucina», rispose affranto. «Hai paura di me?»
Sospirai appena e scossi la testa avvicinandomi un po' a lui.
«Ascoltami bene».
Sollevai il suo viso con mano ferma ed intrappolai i suoi occhi ai miei per essere certo che non scappasse, neanche metaforicamente.
«L'unica cosa di cui ho avuto paura in questi anni è che tu mi odiassi al punto da non riuscire a sopportare la mia presenza. Ero abituato ai tuoi modi, reagivo per riflesso, ma non ho mai potuto credere che mi avresti fatto del male. Mai. Nemmeno una volta, perché non ho mai dimenticato la promessa che mi hai fatto. Ho sperato ogni giorno che ti accorgessi del fatto che non ho mai smesso di aspettarti.»
In quel momento, mentre mi guardava come fossi l'aurora boreale comparsa all'improvviso sui cieli del Giappone, decisi che avrei impresso quel momento dentro di me in modo indelebile.
Studiai alla perfezione le sfaccettature aranciate nelle iridi rosse, le labbra schiuse in un'espressione di stupore e la mano che stringeva la mia con forza.
I suoi muscoli si rilassarono e ricadde contro di me come se tutto il peso accumulato fosse evaporato.
Strinse le braccia attorno ai miei fianchi e finalmente, mentre affondavo il naso tra i suoi capelli, mi sentii cullato da quell'odore di caramello leggermente bruciato che mi aveva tenuto al sicuro così tante volte.
«Deku...»
Sollevò la testa e, di nuovo, mi mancò un battito. Era così vicino che riuscivo a contare le ciglia chiare e leggermente umide.
Muoveva la testa verso di me ed istintivamente socchiusi le palpebre col cuore a mille; il cielo sopra di me esplodeva di immagini che volevo fissare, ero pronto, ma di colpo il mio telefono prese a suonare.
Volevo ignorarlo, volevo che Kacchan lo ignorasse, ma pochi secondi dopo la voce di Kirishima squarciò l'aria costringendomi a riaprire gli occhi.
Mi sentivo infastidito, come quando mi svegliavano da un sogno particolarmente bello.
Kacchan aveva un'espressione imbronciata che mi fece sorridere, ma non ebbi tempo di godermela.
La voce di Kirishima si fece più vicina finché non lo vidi venirmi incontro, il mio telefono smise di suonare.
«Deku, dove diavolo eri? Hanno trovato Eri!»
Trattenni il respiro a quelle parole, Kacchan non lasciò andare la mia mano.
«Che succede?», chiese spostando lo sguardo da me al rosso che nel frattempo aveva fatto due calcoli mentali e fissava le nostre mani con un mezzo sorriso.
«Non ho tempo per spiegartelo», mormorai alzandomi e tirandolo su con me. Sapevo che non gli sarebbe piaciuta quella risposta, e infatti assunse un'espressione decisamente contrariata.
«Ti racconterò tutto appena torno, te lo prometto».
«Ci vediamo ai cancelli tra un quarto d'ora», urlò Kiri allontanandosi di corsa per lasciarci soli.
Gliene fui immensamente grato, Kacchan non aveva la minima intenzione di mollare la presa su di me.
«È pericoloso?»
«Ci sono tutti i pro.»
«Non hai risposto alla domanda.»
Sospirai appena, incapace di trattenere un sorriso, poi mi alzai sulle punte per lasciare un bacio sulla punta del suo naso.
«Ci vediamo domani.»
Sciolsi la presa dalla sua mano e feci per voltarmi ma lui mi prese nuovamente per il polso.
«Deku, non fare cazzate.»
Annuii felice e dopo un'ultima occhiata corsi in camera mia con la testa che esplodeva per le troppe emozioni.
Kaminari's POV
Credo che sia io che Kirishima avessimo capito il motivo per cui era finita la mia storia con Shinsou, eppure nessuno dei due aveva il coraggio di ammetterlo ad alta voce.
Come due idioti, a detta di Mina, ce ne stavamo tutte le sere accoccolati sul divano.
Generalmente io avevo la testa sulle sue gambe e giocavo alla play mentre lui mi accarezzava i capelli con una mano e studiava per il tirocinio con l'altra.
Mi sentivo totalmente in pace, non pensavo che qualcosa avrebbe potuto distruggere quella bolla di pace.
Almeno finché non gli era squillato il telefono.
Lo sentii imprecare sottovoce, spostò la mia testa con delicatezza e poi corse fuori a cercare Deku come una furia.
Tornò cinque minuti dopo solo per correre su per le scale. Lo seguii col cuore in gola fino alla sua camera dove lo trovai intento a buttare in un borsone il suo costume.
«Eijiro?»
Alzò la testa di scatto e sembrò mettermi a fuoco dopo qualche secondo.
«Scusa, devo andare. Il tirocinio», disse in modo frettoloso.
Avvertii un tuffo al cuore al pensiero. Erano giorni che lo vedevo tornare stanco ed incazzato, non poteva parlare con nessuno, nemmeno con me, eppure in quel momento sembrava su di giri e per qualche motivo la cosa mi mise in agitazione.
«È una missione?»
Annuì distrattamente, poi mi si avvicinò col borsone sulla spalla.
«Stai tranquillo», disse col suo solito sorriso sulle labbra.
Fece per superarmi ma lo fermai.
Lo guardai fisso negli occhi, lui sembrava confuso. Mi alzai sulle punte dei piedi, e senza che avesse tempo di capire posai le labbra sulle sue con estrema dolcezza.
«Torna», mormorai semplicemente senza spostare lo sguardo dai suoi occhi sgranati.
Lui sorrise stordito, si chinò verso di me e mi baciò di nuovo come per accertarsi che fosse vero.
«Ci vediamo domani.»
Angolino dell'autrice
Io lo so, lo so che sto capitolo rispetto agli altri è lungo quanto la Bibbia, ma vi giuro che non sono riuscita a tagliare niente.
L'ho scritto di getto, sono tre giorni che lo rileggo a ripetizione perché ovviamente io e la ricerca della perfezione (che comunque non è arrivata) siamo besties, ma non riesco a cambiarlo.
Questo è IL capitolo. Su questa immagine ho costruito l'intera storia ormai un paio di settimane fa, ci tenevo troppo.
Quindi niente, spero l'abbiate apprezzato tanto quanto io ho amato scriverlo.
Grazie come sempre a chi è arrivato fin qui ♡
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