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1.




Katzuki's POV

«Kacchan, guarda!»

Un bagliore illuminò le iridi verdi di Deku. Solo abbassando lo sguardo mi resi conto che la luce proveniva dalle mie mani.

«Ma cosa...»

Avevamo quattro anni e per la prima volta il mio Quirk si era manifestato.

Mi sono chiesto spesso cosa l'avesse scatenato, ma non sono mai riuscito a darmi una spiegazione.

Ricordo solo le stelle sulle sue guance, le sue labbra schiuse in un'espressione di meraviglia e le mani che sudavano terribilmente mentre pensavo che mi sarebbe piaciuto passare ogni sera a contare le lentiggini sulla sua pelle.

«Sei fortissimo, Kacchan!»

Tirò un pugno in aria, ho sentito l'euforia corrermi nelle vene come adrenalina e finalmente saltai su anche io.

I bagliori divennero esplosioni. 

Portò le mani alle orecchie senza smettere di guardarmi mentre rompevo il silenzio con piccoli tonfi, ero al settimo cielo.

«Ora posso proteggerti da tutto, Deku!»

Strinsi il pugno fumante pieno di determinazione. Sentii le sue mani fresche posarsi sulle mie dita calde.

«Questo lo fai già».

Come potevo immaginare che non sarei riuscito a proteggerlo da me stesso?

Ci misi davvero poco a capire quanto fosse pericoloso, per lui, starmi intorno.

Controllare il mio Quirk, all'inizio, fu complicato.
Continuavo a mancare i bersagli, ad esplodere – letteralmente – quando qualcuno mi faceva arrabbiare.

Non aveva effetto su di me, ma lui tornava a casa ogni giorno con una bruciatura nuova, un taglio, un livido fatto nel tentativo di scalare le colline che io salivo semplicemente tendendo il palmo della mano.

«Finirai per ammazzarlo, brutto idiota», mi urlò una sera mia madre.

La risata imbarazzata di Deku mi arrivò appena mentre portava una mano dietro la nuca, io non dissi niente.

Non posso ammazzarlo, voglio proteggerlo.

«Kacchan, credi che avrò anche io un Quirk un giorno?»

Avevamo cinque anni, se ne stava seduto sul mio letto con un fumetto di All Might tra le mani e lo sguardo incerto di chi non sa più come aggrapparsi ai propri sogni.

«Anche se fosse, non sarà mai forte quanto il mio».

Anche se fosse, continuerò a proteggerti.

«Bakugo!»

Sentii a malapena la voce di Yuri sotto il frastuono delle esplosioni. Riuscii solo a vedere il corpo esile del mio migliore amico che veniva sbalzato in aria prima di ricadere, come a rallentatore, contro il terreno battuto del campo di atletica.

Trattenni il respiro per qualche secondo prima che la bambina iniziasse ad urlare.
«Non si muove! Non si muove!»
Io non avevo il coraggio di fare un passo, fissavo il suo petto in attesa di vederlo muoversi.

Ti prego, respira.

Intorno a noi esplose il caos.

La maestra mi spinse di lato per raggiungerlo ed io barcollai pericolosamente, ma non ci feci caso. Cercavo di evitare con tutto me stesso la pozza rosso scuro che si stava allargando sotto di lui.

Respira Izuku. Ti prego, respira.

La voce della maestra mi arrivava ovattata. Le orecchie fischiavano, le gambe tremavano.
«Sta arrivando un'ambulanza. Yuri, allontanati da...» si bloccò a metà della frase.
Non continuò ma avevo capito che intendeva me.

Da me. Allontanati da me.

E poi, all'improvviso, vidi il suo petto alzarsi.
Insieme a lui ripresi a respirare anche io.
Tutto ciò che venne dopo, lo ricordo appena.

Ricordo il corridoio freddo dell'ospedale, l'odore pungente di disinfettante, i passi veloci sul pavimento bianco.

Ricordo mia madre in ginocchio ai piedi della zia Inko a chiedere un perdono che la donna non voleva.

«Katsuki come sta?», chiese invece, dopo aver rassicurato i miei genitori che Deku stesse bene.

Tre paia di occhi si posarono su di me; mia madre non rispose, sgranò gli occhi come se mi vedesse per la prima volta. Forse non aveva realizzato, fino a quel momento, quanto la cosa potesse aver avuto effetto su di me.

Non è che mia madre non mi amasse; faceva semplicemente parte di quel gruppo di persone che fanno schifo con le emozioni, che si trattasse di dimostrarle o percepirle, esattamente come me.

Le dita delicate di Inko, invece, sfilarono tra i miei capelli quasi fossi io la vittima di tutta quella situazione, ed io sentii l'impellente bisogno di piangere.

Mi permisero di vedere Deku solo dopo ore, sotto la stretta sorveglianza di un'infermiera, come se fossi un assassino pronto ad infliggergli il colpo di grazia.

Ingoiai il rospo ed ignorai la donna avvicinandomi al letto.

Non fu una visita lunga.
Dormiva beatamente, drogato da chissà quante medicine, con le lunghe ciglia scure che accarezzavano pigramente la pelle delle guance.

Sembrava sereno, eppure c'era qualcosa di innaturale nel modo in cui teneva la spalla sotto le coperte. Decisi di spostarle ma me ne pentii subito mentre un urlo mi moriva in gola fino quasi a soffocarmi.

La pelle diafana del suo petto si interrompeva bruscamente sul fianco sinistro per lasciare spazio ad un ampio ovale rossiccio, ustionato, ricoperto di pomate ma lasciato scoperto nel tentativo di far seccare le piaghe. Ad attraversare l'ustione c'era una crepa spessa che dalla clavicola scendeva lungo il fianco per sparire alla base della schiena. Era una ferita profonda, ramificata, sembrava un'esplosione, uno squarcio che portava il mio nome.

«Ora posso proteggerti da tutto!»

«Sei fortissimo, Kacchan!»

«Finirai per ucciderlo, brutto idiota.»

«Allontanati da lui.»

Mi guardai le mani, feci un passo indietro e mi sentii un mostro.

Inciampai sul supporto che teneva la flebo infilata nel suo braccio e mi aggrappai saldamente alla sedia per non cadere.

L'infermiera tese un braccio come per aiutarmi ma la bloccai terrorizzato, quasi temessi di farle del male.

«Non ti avvicinare!», urlai scontroso.

Quel giorno ho quasi ucciso il mio migliore amico.

Quel giorno me ne sono andato e non sono più tornato indietro.

Quel giorno ho deciso che l'unico modo che avevo per proteggerlo, era che lui mi odiasse.


Angolino dell'autrice

Non ce l'ho fatta.
Pubblicare solo il prologo mi sembrava troppo scarno e visto che ho qualche capitolo già pronto ho pensato di pubblicare anche il primo.

Ella 0 - 1 Pazienza

Anche questo capitolo, in realtà, è una sorta di introduzione alla storia. Mi serviva per dare un'idea dell'impostazione che ho deciso di dare a Bakugou e spero di non aver reso il tutto troppo confuso.

Come sempre, consigli e commenti sono assolutamente bene accetti!

Ci terrei a ringraziare (tanto tantissimo) chi ha commentato o aggiunto la storia alle proprie liste. Siete dei cuori e spero che questo capitolo abbia confermato il vostro interesse ♡

A presto!
Ella

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