Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo Ventitré


Tutti si erano addormentati dopo le sei. Camila aveva perso il sonno.

Era rimasta a fissare le onde sullo schermo come se potessero essere una sorta di macchina della verità.

Lauren parlava di Lucy? Falso.

Era con me l'altra notte? Vero.

Mi sta usando? Vero.. Falso.

Mi vuole uccidere? Si.. no. Falso..

Parlava di me? Falso..

Lauren ci tiene a Lucy? Vero.

Lauren ci tiene a me? Falso.. Vero.. Falso.. No.. Vero..

Poi le domande si erano accavallate, senza posa e senza senso. Le parole formulavano frasi scomposte.. Lauren ci tiene a... Era con... Lucy. Parlava di... Uccidere. Doveva andarsene. La sua tazzina del caffè era l'unica ancora ammezzata, nelle altre lo zucchero si era rappreso sul fondo. Beh, non aveva avuto bisogno di incentivi per restare sveglia. Eppure lo stomaco le bruciava come quando ingurgitva fino all'ultimo chicco macinato di quella stupida macchinetta. Incolpò la stanchezza, ma indossava il distintivo da troppo tempo per non fiutare una bugia; anche se era la sua stessa coscienza a fabbricarla, il sesto senso dentro di lei non si risparmiava comunque. Poteva sfuggire solo in due modi: dormendo o lavorando. Dato che aveva appena assolto i suoi doveri, andava ad ottemperare il bisogno biologico. Che in quel caso non era strettamente "biologico" quanto psicologico.

Si sdraiò pesantemente sul letto, ricordandosi troppo tardi del taglio al sopracciglio. L'attrito col cuscino le provocò lo stesso dolore che si ha quando si gratta una crosta ancora fresca. Prima di dormire disinfettò la ferita, evitando volontariamente di guardarsi negli occhi. Non sapeva se avesse più paura di scovarci rabbia o delusione. Si costrinse a dormire fino a sera inoltrata, agitandosi nel sonno, ma senza incubi. Verso le nove, Luis la chiamò per aggiornarla sui progressi.

«Stiamo analizzando il localizzatore, cercando di capire come riprodurlo. Forse stiamo procedendo nella direzione giusta, ma non è facile dirlo con esattezza. Intanto proviamo anche a capire come funziona, cosi da rintracciare la chiavetta. Comunque, dopo aver condotto dei test, ti posso assicurare che è quello giusto. Ora c'è solo bisogno di un po' di tempo.» Da come lo pronunciata si capiva che avrebbe fatto di tutto per abbreviare maggiormente le tempistiche.

«Grazie, Luis. Se ci sono novità...» Lui l'anticipò.

«Ti chiamo. Certo.»

«Grazie.» E agganciò.

Le lancette puntavano sulle nove e dieci. Non era abituata ad andare a letto senza cena, specialmente quando aveva dormito tutto il pomeriggio senza sgranocchiare. Scese al piano di sotto, la testa più vuota del frigorifero. Fortutamente teneva le scorte di scatolette nella dispensa. Osservare l'ordine irreprensibile che vigeva in quella scatola di legno non rilasciava più serotonina nel suo sistema nervoso, però di nervoso sì, ne spargeva in quantità. Quando non puoi più riordinare la vita, qualsiasi cosa che te lo rammenti è una spina nel fianco. Prima forse aveva una speranza, ma ora.. Ora aveva superato ogni limite. Anche se fosse tornata indietro, sarebbe rimasta l'orma sul terreno.

Riempì un piatto con un po' di tonno e mais, ma dopo la seconda forchettata si sentiva già sazia. Sbuffò sonoramente, poi conservò gli avanzi in frigo -almeno a qualcosa ora serviva- e si convinse che era meglio tornare a letto. Dentro di lei proseguiva un interrogatorio sfiancante. Voleva solo che le domande terminassero e le risposte si facessero da sole. Ma sapeva anche che tutti i quesiti erano leciti e tutti i silenzi comprensibili. Si stava dirigendo al piano superiore quando la porta sul retro sbatacchiò troppo irruente per credere che fosse soltanto vento. Non aveva con sé la pistola, così si avvicinò cautamente, tenendosi il più prossima al tavolo, dove conservava una Glok d'emergenza. Era un medicinale salvavita anche quello, quando invece della pressione arteriosa dovevi vedertela con la pressione minacciosa.

Sentì qualcuno respirare affannosamente e si rilassò prima che la corvina sbucasse sulla soglia. Riconosceva il suo respiro come i passi famigliari sul pavimento.

«Non sono potuta venire prima.» Esordì, sfilando il cappuccio imperlato dall'umidità.

«Non te l'ho chiesto.» La risposta raggelò l'ambiente. Nessuna delle due se l'aspettava. Camila avrebbe voluto farle mille domande, ma invece preferì rimanere a braccia conserte.

«Lo so,» era perplessa e titubante. «Volevo assicurarmi stessi bene.»

«Sto benissimo, grazie.» Anche un vulcano pare freddo prima di eruttare.

Lauren la rimirava di sottecchi, tentando di dare una spiegazione alle spalle ingessate, allo sguardo vitreo e alle labbra adamantine, ma non trovava altra ragione che rabbia. Forse non aveva ancora sbollito l'incontro con Lucy, come era andato a finire, e forse, in mancanza della diretta interessata, lei era la persona più vicina che potesse accusare di quel brutto taglio sulla fronte.

La corvina si approssimò lentamente. Aveva l'impressione che Camila la guardasse come se vedesse soltanto una criminale. Rimase immobile, però, anche quando le fu abbastanza vicina da sfiorarle la ferita con il respiro. «Cazzo.» Disegnò leggiadra il contorno bitorsoluto fino all'ultimo millimetro. «Non avresti dovuto colpirla.» Sussurrò, e le labbra di Camila ebbero uno spasmo quasi rivelatorio.

«Oh, scusa se ho toccato la tua ragazza.» Con un gesto rude le allontanò la mano, poi anche lei fece per allontanarsi, ma la mano di Lauren si chiuse sul suo polso.

«Non è la mia ragazza.» Proferì a denti stretti, fissando gli occhi impassibili della donna ad un passo da lei.

«Quel che è.» Glissò la cubana, dibattendosi una seconda volta dalla presa della corvina. Quest'ultima le guardava le spalle confusa. Non capiva cosa stesse succedendo, cosa fosse cambiato.

«Non è niente.» Mormorò la corvina, registrando il sussulto sulle spalle della donna.

«Qualcosa dovrà pur essere, dato che ci tieni tanto a proteggerla.» Sbottò, virando bruscamente verso di lei. Ora che la guardava negli occhi si chiedeva come aveva fatto a non accorgersene prima. Il taglio le stava sanguinando leggermente, ed era sicura che non fosse l'unica ferita aperta.

«Lo dicevo per te, Camila.» Stava iniziando ad innervosirsi, ma non era la solita collera che provava quando brandiva la pistola. Giungeva da una porzione del petto che non ricordava d'avere.

«Tu dici sempre un sacco di cose. Ma d'altronde, è proprio questo l'intento, o sbaglio?» Dal modo in cui sorrise sorniona la risposta se l'era già data da sola.

Lauren avanzò qualche passo nella stanza. La fronte aggrottata e le labbra schiuse seguivano il dondolare interdetto del capo. E quella oppressione al petto le doleva più di qualsiasi colpo avesse incassato in vita sua. I muscoli reggevano bene, ma non tutti.

«Camila, non sto capendo. Lo so che è una situazione surreale, ma pensavo che...»

«Ecco, sì. Dimmelo che cosa pensavi!» Si infervorò, accorciando il divario fra di loro con un balzo veemente.

Gli smeraldi di Lauren rilucevano persi dentro il pozzo arido che erano quelli della cubana. Avevano sete e non c'era acqua per lei lì. «Pensavo solo che.. Volevo sapere come stavi.» Portò una mano sulla ciocca di capelli ricaduta sul volto della cubana, gliela appuntò dietro l'orecchio. Nello sguardo di Camila non mutò nulla.

«Camila..» Tentò di sfiorarle il bacino, ma lei si ritrasse di scatto.

«Non toccarmi.» Ingiunse a denti stretti ma con gli occhi chiusi. Lauren si chiese su cosa chiudesse le palpebre: era paura o rabbia? «Non devi toccarmi, cazzo.»

«Non sembrava ti dispiacesse tanto l'altra notte.» Sferzò la corvina, che aveva estinto la pazienza quando il palmo aveva carezzato solo l'aria.

Camila l'additò fremente, contranedo il viso in una smorfia piagata. «Era prima di sapere cosa sono per te.»

«Ma di che parli?» Alzò il tono, impossibilitata a difendersi da una colpa che non sapeva d'avere.

«L'hai detto tu! Hai detto che non ti frega un cazzo di nessuno, che tutto quello che fai è solo per la usb! Io sono solo un mezzo per i tuoi fini!» Mulinava le braccia nella sua direzione, ma raramente la colpiva davvero. Lauren le imprigionò i polsi contro il suo petto prima che potesse diventare pericolsa.

«E tu come fai a saperlo?» Sibilò contro le sue labbra.

Già, ecco l'impronta sul terreno. Anche distante chilometri, l'orma restava impressa. La cubana si divincolò sia dalle mani di Lauren sia dai sensi di colpa. Non le diede una risposta, ma i suoi occhi non avevano bisogno di delucidazioni.

«Questa è l'unica cosa che ti importa?» Nella sua mente Lauren aveva appena confermato i suoi dubbi. «Vattene.» Digrignò i denti. «Vattene, ho detto! Te ne devi andare!» La spinse con foga, ma la corvina contravvenì all'impeto della donna, stringendole stavolta le braccia al petto.

«Camila, calmati. Calmati, per favore... calmati.» La strinse a se, immergendo il viso nella sua chioma profumata, mentre i pugni ancora ferrei dell'altra si accapigliavano contro il suo torace. «Shh, va tutto bene. Tutto ok. Stai calma.» Le carezzò i capelli, cullandola finché il suo respiro si normalizzò e le mani si ammorbidirono giacendo inermi sul suo petto.

«Calma, Camz, stai calma.» Si distanziò cautamente. Gli occhi della cubana non zampillavano più di odio, erano velati di lacrime. Lauren passò una mano sulla sua guancia, troppa fredda per tutto ciò che si teneva dentro.

«Camila, non posso dire la verità, lo sai anche tu. Ma non significa che ciò che dico lo pensi sempre.» Precisò, ma ancora il suo sguardo brancolava altrove.

«E io come faccio a sapere quando sei sincera?» Pronunciò con voce rotta, deglutendo qualcosa come un fiume di lacrime.

«Guardami.» Le sollevò delicatamente il mento allacciando i loro sguardi assieme. «Quando non sai a cosa credere, guardami negli occhi. Ti pare che stiano mentendo?»

Camila impiegò qualche secondo, poi scosse la testa.

«No, infatti, non mentono. Non mentono.» Le labbra si posarono prima sulla tempia screziata, poi sulla guancia, sull'altra e sulla bocca salata. «Te lo giuro, non mentono.» Camila afferrò il suo viso e ricambiò il bacio, irrigidendo un'ultima volta i muscoli del collo prima di distendersi sull'epidermide calda della corvina.

«Scusa, io...» Iniziò.

«Non importa, sta' zitta.» Lauren la baciava come se avesse ancora timore fosse l'ultima volta. Camila la contraccambiava come se fosse la prima.

La cubana la trascinò in camera, liberandosi degli indumenti prima di varcare la soglia.

----

Ciao a tutti!

Capitolo di passaggio forse, ma necessario. Volevo fosse chiara l'ambiguità che sta vivendo Camila, divisa fra ciò che vuole e ciò che è. È un argomento importante, perché da qui in poi sarà sempre un po' più rimarcato... Vedrete...

Vi aspetto domani.

Spero vi sia piaciuto.

Sara.

P.S. so che la canzone di Lauren ha un ritmo troppo audace per questi capitolo, ma ce la dovevo piazzare perché non esiste che faccia una playlist senza la sua voce. Comunque il testo direi che ci stava, quindi 🤞🏻

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro