Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo uno

Passate a leggere la nota autrice!
Buona lettura.

Camila non amava le docce fredde, i cornetti stantii, i caffè amari, le t-shirt attillate e la fondina della pistola vuota. Ma se bisognava decretare un capofila alla sua lista, allora quello era il trillo del campanello in ore antelucane.

Il trillo riecheggiava fra i muri di casa, irrompeva nella sua camera e la tirava giù dal letto con la stessa delicatezza che usava tempo fa sua madre quando era in ritardo per scuola.

Si trascinò, non senza proteste, giù dal letto, inveendo contro chiunque si trovasse dall'altra parte dell'uscio che, tenendo il conto delle ripetizioni sonore, aveva anche una certa fretta. Camila si massaggiò le tempie, ma niente avrebbe potuto cancellare la raggiera di segni del cuscino stampati sulla guancia.

«Si?» Biascicò, aprendo la porta senza rimuovere il chiavistello: era assonnata, ma non ubriaca.

Un uomo col cappotto nero più lungo dei suoi baffi alla messicana esibì sbrigativamente un distintivo, ma non si presentò. Camila fece mente locale. Nelle ultime settimane non aveva sparato a nessuno, no.

«Ho bisogno di parlare con lei.» Sveltì la situazione, notando l'indecisione sul viso della donna.

«È un po' presto, non crede?» A dire il vero non era sicura di che ora fosse, ma abbastanza buio per confondere la macchina parcheggiata in fondo al vialetto per un cespuglio.

«È urgente.» La decisione nel tono impaziente la convinse.

Lo fece accomodare, ebbe anche il garbo di offrirgli qualcosa da bere, ma fortunatamente l'uomo rifiutò: non aveva niente di decente in casa che valesse una conversazione notturna. Si sedettero al tavolo rotondo in cucina. Camila scelse la parte dove una pistola vi era nascosta al di sotto. Non si è mai troppo sicuri, specialmente quando uno sconosciuto si presenta durante la notte alla porta di casa tua. Già il fatto che sapesse il suo indirizzo mentre lei non conosceva neanche il suo nome la spronava a restare guardinga.

«Mi chiamo Tony Moore, spero che questo le eviti di usare la Beretta nascosta sotto al tavolo.» Un sorriso disinvolto gli sfiorò le labbra.

Camila iniziava a pensare di aver commesso un errore a lasciarlo passare senza perquisirlo, una dimenticanza dovuta al sonno pesante.

«È una Glock 22.» Corresse a sangue freddo la donna, sorridendo a sua volta.

«Spero comunque rimanga al suo posto.» Aprì le ali del suo cappotto, mostrando la penuria di armi che si portava appresso. Aveva un semplice coltello nella tasca destra, ma non avrebbe mai battuto in velocità il grilletto della donna.

Camila annuì impercettibilmente, mantenendo comunque occhi aperti e orecchie ben tese. Tony Moore, o almeno così aveva detto di chiamarsi, le presentò un fascicolo alto quanto un libro. Camila sfogliò le prime pagine. All'interno erano raccolti dettagliatamente eventi avvenuti recentemente in città. Già al secondo documento aveva intuito di cosa si stesse parlando, ma preferiva sentirselo dire.

«Questa banda sta operando in città da almeno due anni. Prima hanno iniziato con furti minori, robetta di poco conto, per non dare nell'occhio probabilmente. Hanno rapinato negozietti, bar in spiaggia, a volte qualche cliente dalle tasche generose, ma niente di più.» Fece un cenno con la testa verso Camila, esortandola a voltare pagina prima di proseguire. «Poi hanno agito su più ampia scala, spostandosi dalla periferia alla città. Hanno colpito i negozi di gioielli, e hanno incrementato il loro armamentario prendendo di mira prima le casse delle banche e poi i caveau.»

«Precedenti?» Commentò Camila. Nella sua mente si stava già delineando uno schema a grandi linee, solo che i punti rimanevano sconnessi e un po' sfocati.

«Non ne abbiamo idea. Non sappiamo i nomi dei componenti della banda, non sappiamo niente, nemmeno i loro volti. Sono bravi, molto bravi.» Si sporse sul tavolo e d'istinto Camila sfiorò il calcio della pistola sotto al tavolo, ma si rilassò quando la mano dell'uomo approdò sui documenti, mettendole davanti uno schizzo frammentario di idee incettate chissà da chi.

«Abbiamo solo questo indizio.»

Camila cercò di raccapezzarsi, ma dovette pungere il suo orgoglio e chiedere direttamente a Tony.

«È un nome. Lo abbiamo estratto da alcune impronte trovate su una delle scene, ma non siamo sicuri appartenga a qualcuno della banda. È solo un'ipotesi.»

«Dove avete preso l'impronta?» Si informò la corvina.

«Sulle porte girevoli. Lo so, ci hanno messo la mano più persone, ma siamo riusciti a contattare tutti i nomi venuti fuori...»

«Tranne lui.»

«Tranne lei.» Rettificò Moore, voltando la pagina dove il nome completo accompagnato da una foto pixellata.

«Lucy Vives. Uhm, sembra che in fondo qualcosa su cui lavorare ce lo abbiano lasciato.» Un sorriso complice affiorò sulle lebbra di entrambi.

Camila prese un bel respiro e richiuse di colpo il fascicolo, fissando i suoi occhi incupiti dal manto notturno in quelli di Tony.

«Se siete venuti a cercare me significa che si stanno preparando a qualcosa di più grosso.» La domanda era implicita. Moore esitò qualche istante.

«Se le rivelo queste informazioni dopo dovrò assumerla o ucciderla.» Dichiarò senza troppi giri di parole, ma Camila era abituata a ricatti del genere, e l'offerta le sembrava abbastanza allettante per sperare l'accordo non finisse a suon di pallottole.

Il suo silenzio fu il lasciapassare per Moore.

«C'è una chiavetta usb, una chiavetta che vale più di qualsiasi milione. Ci sono solo informazioni banali dentro, una copertura, si capisce. Ma se si cerca bene si può trovare un codice, un codice che apre una cartella nascosta nei database della CIA. Quei database sono stati hackerati una settimana fa. Crediamo che siano stati loro. Sono gli unici a possedere determinate attrezzature, lo abbiamo visto nel corso delle loro operazioni.» Fece una pausa, toccava nervosamente la pelle nera dei suoi guanti. «Vi sono informazioni ad alto rischio, informazioni che potrebbero scatenare un conflitto di interessi mondiale probabilmente.»

«Che informazioni?» Anticipò bruscamente Camila.

«Questo non è in mio potere.» Si schiarì la voce Tony. «Io sono solo un portavoce.»

Un sorriso beffardo incurvò le labbra della donna. «Ma certo, altrimenti non ti avrebbero mandato senza pistola.»

Tony incassò il colpo abbozzando un'inflessione labiale acerba. «Si vede che è questo spirito d'osservazione che tanto piace ai piani alti.» Si capiva che a lui, invece, non piaceva per niente. O almeno, ancora doveva capire se gli piacesse o meno.

«E cosa vogliono loro da me?» Assottigliò gli occhi, studiando la reazione composta dell'uomo.

«La vogliono a capo di una task force. Guiderà le operazioni, prenderà decisioni e si assumerà responsabilità. Vogliono che sia lei a sgominare questa minaccia.» Spiegò con un accento leggermente risentito. Probabilmente si stavano ponendo entrambi la stessa domanda, ma solo Camila la verbalizzò concretamente.

«Perché io? Perché non un agente interno, qualcuno di cui si fidano?» Raschiava delicatamente la copertina smerigliata del fascicolo, chiedendosi quando realmente fondo fosse quel pozzo.

«Come le dicevo, io sono solo un portavoce.» A questo punto si alzò in piedi, abbottonò il cappotto e la rimirò attentamente. Era arrivata l'ora di decidere, sempre che scelta la si potesse nominare.

«Ho il tempo di indossare un paio di jeans o ai piani alti mi preferiscono in déshabillé?» Inarcò un sopracciglio, registrando lo sguardo di Tony distogliersi verso un punto indefinito della stanza.

«L'aspetto in auto.» Si congedò formalmente, avviandosi a gamba tesa verso l'uscita.

                                         *****

La vasca era riempita al punto giusto, era il calice a non essere abbastanza colmo. Sorseggiò lentamente godendosi le gocce di vino rosso carezzarle il palato. Fuori dalla grande finestra si stendeva una vallata verdeggiante, quel giorno però assomigliava più al mare per le onde create dal vento impietoso. Era uno dei quei giorni in cui avrebbe volentieri messo da parte il lavoro per passare un pomeriggio immersa nella natura, ma il dovere impediva qualsiasi distrazione. Specialmente ora.

La porta del bagno cigolò sui cardini, ottenendo un lento sbattere di ciglia da parte della corvina adagiata nella vasca.

«Pensavo ne volessi un po'.» Lucy era nuda e brandiva una bottiglia di vino rosso. Non si poteva dire che non sapesse prenderla per la gola.

«Quale dei due?» Domandò maliziosamente la donna.

Lucy sorrise suadente: aveva già ottenuto quello per cui era venuta. Girò la chiave nella serratura e si approssimò alla vasca. L'altra le fece spazio. Appena si fu accomodata all'altra estremità, Lauren le allungò il calice e si rifocillò con un sorso più corposo.

«Passi diverse ore qua dentro. Non è che stai cambiando idea?» Forse sperava che una bella donna e del buon vino potessero smussare il caratteraccio di Lauren, ma nessuno dei due era abbastanza forte da annebbiarle il raziocinio.

Lauren la fulminò di scatto, serrando la mascella. «Mai.» I suoi occhi non avevano bisogno di ulteriori commenti. «Sto solo aspettando.»

«Potresti aspettare con noi.» Lucy smosse l'acqua, avvicinandosi alla donna. «Non è la stessa cosa senza di te.» Afferrò il calice e se ne servì un sorso sotto lo sguardo imperscrutabile della corvina, poi glielo rimise in mano e si avvicinò ancora di qualche centimetro, depositando prima un bacio sulla mandibola e poi un altro sul collo.

«Normani è troppo insofferente, Josh fa solo battute squallide e il trucco di Trisha mi ricorda il periodo emo. No, grazie.» Sbuffò, scuotendo appena la testa. Avrebbe dovuto chiedere un curriculum con tanto di foto prima di assoldare qualcuno. La prossima volta non sarebbe stata tanto sprovveduta.

Lucy afferrò delicatamente il mento della donna, portando i loro occhi ad incontrarsi di nuovo «Però ci sono anche io.» Lauren sembrava più interessata al paesaggio che alla donna, ma quando quest'ultima tolse il bicchiere di mezzo e dedicò le sue labbra solo a quelle dell'altra, un leggero brivido si riscosse in lei.

Lucy spinse il suo petto contro quello dell'altra e approfondì il bacio, ma poco dopo venne interrotta dal bussare insistente di Josh. «Trisha vuole tutti di sotto.» Avvertì senza cerimonie del caso, scendendo velocemente dabbasso.

«Lascialo perdere...» Provò a convincerla Lucy, ricreando nuovamente l'atmosfera, ma Lauren metteva sempre, sempre prima il dovere.

Le diede una pacca sulla spalla e un ultimo bacio casto sulle labbra prima di scrollarsi di dosso sia il peso della donna sia il peso dell'acqua e incamminarsi verso l'asciugamano. Quando ebbe terminato di asciugarsi e fu abbastanza presentabile per uscire dal bagno, ordinò anche a Lucy di  lavarsi via il bagno schiuma e riunirsi insieme agli altri, prima di sbattere l'uscio alle sue spalle.

Erano tutti radunati nel salotto. Una cappa di fumo aleggiava nell'ambiente, trafitta dalla luce blu del computer di Trisha. Normani le lanciò uno sguardo solidale, poi scosse appena la testa: non le piacevano le relazioni, di qualsiasi entità fossero, fra i suoi partner. Complicavano inutilmente le cose. Lei non parlava mai, ma si sapeva far intendere. Lauren la evitò e si andò a sedere nell'angolo del sofà. Quando anche Lucy lì raggiunse, Trisha cominciò il briefing.

«Ok, sappiamo che la chiavetta probabilmente sarà venduta all'asta fra qualche giorno. Nessuno conosce la realtà identità dell'usb tranne noi, pensano che contenga i segreti di qualche famiglia aristocratica al massimo, quindi non dovrebbero alzare troppo il prezzo.» Come inizio rassicurò tutti quanti, ma le brutte notizie arrivano sempre per ultime.

«Il reale problema non sono i nostri.. colleghi. Il reale problema sono i nostri avversari.» Scrisse rapidamente due nomi sulla lavagna bianca e affisse due foto. «Allyson Brooke, il comandante dell'unità OFA, un reparto speciale della CIA che si occupa di questioni internazionali di alto livello. È preparata, ha ereditato tutto da suo padre, e sicuramente ha scelto solo i migliori per recuperare ciò che appartiene ai suoi capi. La seconda: Dinah Jane Hansen. Collabora negli OFA da abbastanza tempo da saper riconoscere un colpevole da almeno cinque miglia di distanza. È lei che ha scelto il loro informatico...» Scrisse un altro nome e appiccicò un'altra foto. «Luis Torres. Ha lavorato nell'FBI e poi nella CIA, è stato trasferito negli OFA quando sono cadute le torri gemelle, ed è stato lui a coordinare le operazioni successive. È bravo, ma non abbastanza da impedirmi di violare il sistema.» Ci fu una risata generale, poi Trisha proseguì imperterrita.

«Christina Scherr, è un'altra informatica, solo che lei lavora più su coordinate geografiche, triangolazioni di segnali. Diciamo che è meglio evitare chiamate erotiche con lei nei paraggi.» Un'altra risata scosse la stanza. Lauren era l'unica ad accennare solo ad un sorriso, restando concentrata sulla lavagna.

«E per finire, lei.» La foto di una donna dalla carnagione caramellata, i boccoli castani e i lineamenti affusolati campeggiò sullo sfondo magnetico. «Camila Cabello. Ho poche certezze, a parte il suo luogo di nascita, Cuba, ma mi sto informando. Non so neanche perché abbiano scelto lei, onestamente. È nel campo da qualche anno, ma non ha sicuramente abbastanza esperienza per sovraintendere un team di questa portata. È brava, non c'è dubbio, ha già sbattuto al fresco diversi nomi importanti, ma questo? Questo è un po' troppo per una ragazzina.» Un ghigno soddisfatto e al contempo un po' invidioso fu il benvenuto di Normani. Evidentemente lei non era mai stata presa in considerazione per incarichi tanto significativi, e forse per quello aveva abbandonato la sezione  anni prima.

«Bene,» Annunciò Lauren, alzandosi in piedi; era il segnale che Trisha poteva tornarsene al suo posto, e così fece. La corvina rivolse uno sguardo generale si suoi partner, un sorriso tenue e appena accennato le increspò gli angoli rosei. «Mettiamoci a lavoro.»

Tutti avevano impegni precisi da svolgere. Sciamarono come formiche, andando a prendere le proprie postazioni. Lauren si voltò verso il pannello montato da Trisha. Passò in rassegna i volti platinati e il suo sorriso si allargò sempre di più. Tutti quegli occhi la guardavano senza vederla, e sarebbe stato così fino alla fine. Aveva programmato tutto.

Tutto tranne Camila.

-----

Ciao a tutti!

Come vi sarete accorti la storia differisce dal mio solito campo e si addentra in una terra inesplorata per me, ma l'idea mi è nata da un flash che poi leggerete più avanti (molto più avanti) e non ho più smesso di scrivere.

Non so quanto possa piacervi, è un nuovo "esperimento" anche per me, ma ovviamente spero che andando avanti la storia vi coinvolga tanto quanto ha coinvolto me. I primi capitoli ho dovuto trovare un equilibrio, ma andando avanti diventerà un'exploit di adrenalina e altro...

Fatemi sapere cosa ne pensate.

N.B!!
Faccio anche una piccola precisazione sul titolo della storia. British Bulldogs era un gioco in voga nei collage inglesi soprattutto che più o meno era un lontano antenato di guardie e ladri, solo molto più violento. Vinceva l'ultimo (o gli ultimi) giocatori rimasti in area. È un sunto molto rapido, internet sa essere più esplicativo di sicuro.

In più ho creato una playlist pubblica su Spotify per chi volesse un'anteprima delle canzoni che accompagneranno i capitoli, così potete farvi un'idea... ;)
Attualmente sono presente le prime sedici canzoni, ovvero quelle dei capitoli già scritti (più due o tre che so di inserire sicuramente), ma via via che scrivo aggiungerò le canzoni, quindi ogni 2/3 giorni potrete trovare una nuova canzone. La playlist è pubblica e la troverete sotto il nome British Bulldogs.

Come sempre, vi aspetto STASERA per il nuovo capitolo.

Grazie a chi ha avuto la pazienza di aspettare.

A presto,

Sara.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro