Capitolo quattro
«Josh Trenton, ventun anni, un fuori corso nella sua scuola. A quanto pare ha passato più tempo nell'ufficio della preside che in classe. Era sempre in mezzo si guai, sia a scuola che fuori. Ha qualche precedente, ma robetta da poco, niente di speciale, errori di gioventù.» Spiegò Luis servendosi del grafico alle sue spalle.
«Non farti venire il cuore tenero proprio adesso.» Lo pungolò spiritosamente Dinah.
«Tranquilla, non è il mio tipo.» Ammiccò Luis nella sua direzione, riprendendo poi diligentemente la sua "lezione". «Pare che suo padre possedesse un poligono di tiro e che Josh lo abbia frequentato talvolta. Non ha fratelli né sorelle, nessuno legame con le ragazze a parte Lucy. Erano compagni di banco, ecco come si sono conosciuti. Condividevano la passione per la musica, e anche per l'anarchia.»
«Una normale serata intorno al falò, insomma.» Borbottò Camila, suscitando sorrisi contenuti sui volti di tutti.
«Beh, che fine ha fatto il nostro amico? Qualcosa mi dice che non abbia sfondato nel mondo della musica.» Schioccò la lingua contro il palato Christina.
«No, infatti. Ha lavorato come commesso per un po', ma era un perdigiorno, e veniva licenziato dovunque approdasse. Dopo aver perso l'ultimo lavoretto, è partito con una compagnia di amici per un viaggio psichedelico o come si chiama. Pare che il furgoncino si sia ribaltato in montagna e che due dei suoi amici abbiano perso la vita, mentre altro due sono stati dati per dispersi, e Josh è fra loro. Gli altri ne sono usciti incolumi.» Terminò compiaciuto Luis, sedendosi sul bordo della scrivania ad aspettare le reazioni dei presenti.
«A quanto tempo di distanza dalla scomparsa di Lucy avviene quella di Josh?» Fu Camila la prima a proferire parola.
«Sappiamo che Lucy scompare il 22 novembre novembre 2015, mentre Josh viene dato per disperso il 23 gennaio 2016. Circa a due mesi di distanza.» Tutti nella stanza stavano pensando la stessa cosa.
«Troppo poco tempo per considerarla una coincidenza.» Mormorò soprappensiero Dinah, e tutti le andarono dietro annuendo silenziosi.
Per qualche minuto nella stanza si udì solamente il ronzio dei pesanti sistemi operativi, poi Camila si alzò in piedi e prese sia il pennarello che la parola.
«Alla serata si sono alzate quattro palette, quindi ipotizziamo che la banda sia composto da questo numero. Abbiamo trovato due potenziali nomi, ma sugli altri due buio completo.» Occhieggiò assorta la lavagna, nessuno alle sue spalle mosse un dito. «Luis, voglio che attivi subito una ricerca sulla famiglia di Josh, voglio sapere tutto quello che c'è da sapere, anche che numero di scarpe portava. Christina, tu invece dovresti concentrarti sulla foto di pixellata di Lucy e confrontarla con quella che abbiamo trovato nella sua stanza. Intanto Dinah tieni d'occhio il mercato nero, assicurati che non ci siano annunci riguardo la chiavetta. Io mi concentrerò sui nomi della festa, se gentilmente Luis mi insegni le tecniche basilari posso confrontare i nomi con le facce e guadagnare tempo.» Tutti annuirono marzialmente, dirigendosi alacremente alle loro postazioni.
Luis si trattenne una mezz'oretta con Camila, insegnandole le skills basiche. Quando la donna fu abbastanza autonoma per poter continuare da sola, lui iniziò a svolgere il compito affidatogli.
Camila impiegò tre ore per confrontare nominativi e fisionomie, ma sfortunatamente il risultato fu quello che già aveva previsto. Nessuno di loro era passato davanti ad una telecamera. Se così fosse stato il sistema avrebbe individuato un'anomalia, invece erano tutti schedati nel database e l'unica seccatura che poteva evidenziare era inerente ai loro patrimoni. Camila decise allora di setacciare anche le riprese minuto per minuto, tentando di cogliere movimenti inusitati o fuori luogo. L'unica immagine più inconsueta riguardava una marchesa che continuava ad entrare ed uscire dal bagno; forse le ostriche non erano tanto fresche.
«Ho qualcosa.» Comunicò Dinah, interrompendo il lavoro di tutti gli altri che si radunarono alle sue spalle. «Le matrioske che ci siamo persi, sono state rimesse in vendita, ma il prezzo è troppo basso per credere che contengano ancora la chiavetta. Forse stanno ancora cercando di decifrarla.» Ipotizzò, ma tutti erano leggermente perplessi. Perché rivendere le matrioske quando avevano per le mani un affare da miliardi e miliardi di dollari? Non aveva senso.
«Non è possibile che siano una copia?» Domandò Camila, ma Luis smentì i suoi dubbi.
«No, ne esiste solo una di quella collezione, e farne una copia pirata costerebbe più di quanto potrebbero guadagnarci sopra... Ho controllato. Devono essere le nostre.» Chiarificò sicuro di sé.
«Va bene, riuscite a risalire dallo pseudonimo ad un indirizzo Ip?» Sperò Camila, ma sia Christina che Luis si scambiarono uno sguardo abbattuto.
«Possiamo provarci, ma è quasi certo che abbia deviato il segnale prima di esporsi a questo rischio. In più penetrare il deep web è doppiamente complicato, perciò ci vorranno un po' di giorni.» Spiegò Christina, mettendo al corrente due neofite come Camila e Dinah.
Intanto Luis aveva scalzato quest'ultima per visitare la pagina di ErikSal93. «Ha già fatto degli affari. Ha messo in vendita pistole, gioielli e addirittura attrezzatura militare.»
Mentre le immagini scorrevano sullo schermo, Camila ripensò ai precedenti della banda e una lampadina le si accese in testa. «Porca troia, ecco come si liberano delle prove.» Attirò l'attenzione di tutti, che la rimirarono confusi e interessati. «Pistole, attrezzatura militare... Questa roba l'hanno utilizzata per entrare nei caveau o per rapinare le banche. La rimettano online così da sbarazzarsi delle prove. I gioielli invece sono venduti leggermente sotto prezzo per guadagnare senza dare nell'occhio.»
Gli sguardi dei presenti si spostarono lentamente sullo schermo. Effettivamente la tesi di Camila poteva essere più che attendibile. Così, oltre a fare soldi sul bottino, si liberavano anche delle prove in tempi brevi.
«Okay, ma se si liberano delle armi e dell'attrezzatura...» Cominciò Dinah.
«...Devono poi acquistarne di nuove.» Terminò la frase Christina, dando il cinque alla compagna.
«Potete risalire alla tracciabilità delle loro operazioni?» Si rivolse ai due cervelloni Camila, ma anche stavolta le loro espressioni non furono ben auspicanti.
«Ci si affida al dark web proprio per non essere rintracciabili, però possiamo fare un tentativo.» Accennò Luis, ma era chiaro come il sole che nemmeno lui credeva di poter arrivare a tanto.
«Se comprassimo una di queste pistole? Forse siamo fortunati e sopra sono rimaste delle impronte. Potrebbe essere?» Suggerì Camila, raggranellando assensi.
«Già che ci siamo direi di metterci in lizza anche per le matrioske, giusto per non lasciare niente di intentato.» Propose Dinah, incassando anche stavolta il consenso di tutti i presenti.
«Okay, creo un profilo falso e mi prenoto per la prima vendita. Luis, pensi tu alla pistola?» Christina e Luis stavano già tamburellando sulle proprie tastiere, coordinati come non mai.
Dinah e Camila condivisero un sorriso buon augurante, poi quest'ultima le strinse la mano sulla spalla fiduciosa ed uscì dalla stanza cinque minuti per bersi un caffè.
La macchinetta era più affollata del solito, il che era inspiegabile data la qualità della bevanda. Quando due agenti sfoltirono la coda, Camila inserì i centesimi e attese. Estrasse il bicchiere pronto all'uso, e lo sorseggiò di fianco alla macchinetta, rilassandosi per qualche minuto.
«Dobbiamo essere davvero disperati se ci riduciamo a bere questo caffè.» Una voce femminile attirò la sua attenzione.
Una donna più grande di lei, con i capelli castani raccolti in una coda di cavallo alta, la giacca leggermente più larga delle sue spalle e un viso asciutto dai lineamenti pronunciati, le stava sorridendo con cameratismo.
«Direi di sì.» Rispose impacciata Camila, che oltre i suoi colleghi non aveva una vita sociale attiva, e andava lentamente perdendo terreno comunicativo.
«Confesso,» asserì la donna portandosi il bicchiere alle labbra, «mi sacrifico solo per uscire cinque minuti da quella stanza.» Sospirò con aria stanca, ottenendo tutta la comprensione di Camila.
«Un pessimo caffè è meglio che una pessima giornata.» Annuì, strappando un sorriso flebile alla donna.
«Sei nuova da queste parti, vero?» Si appoggiò sull'altro lato della macchinetta, sfruttandola come fosse un tavolino o come se loro fossero al bar.
«Si nota tanto?» Contrasse il viso in una smorfia voluta Camila.
«Si, sei più simpatica di chiunque qua dentro, perciò non sei stata ancora influenzata.» Chiosò, instillando il dubbio nella donna se stesse scherzando o meno.
«E poi non mi hai chiesto il codice di permesso per parlare.» Scrollò le spalle.
Camila arrestò il bicchiere a mezz'aria e strabuzzò gli occhi allibita. «C'è un codice per parlare fra colleghi?»
«No.» Esplose in un sorriso che rinfocolò l'entusiasmo di Camila, anche se era stata appena presa per il naso. «Piacere, Maya.» Le allungò la mano. Camila l'afferrò amicale.
«Oh merda!» Sussurrò terrorizzata Camila, scaturendo una reazione altrettanto timorosa nell'altra. «Mi sono dimenticata di disinnescare la bomba a mano prima di stringertela.» Sperava il gioco di parole non fosse troppo banale per non farla sorridere, cosa che le succedeva spesso, ma Maya fu abbastanza colpita, o abbastanza compassionevole, per ridere di gusto alla sua battuta.
«Beh, ci vediamo presto, collega.» La salutò infine, strizzandole l'occhiolino. Camila era brava a interpretare i segnali, era il suo lavoro in fin dei conti, ma quando si trattava della sua vita privata era proprio una frana.
Rientrò nella stanza e si fece ragguagliare. Christina stava tenendo testa a tutti gli avventori, che comunque non erano più di tre o quattro, quindi era più che fattibile. Luis stava combattendo un po' più strenuamente per accaparrarsi le matrioske, ma avevano un budget ampiamente generoso per poter sperare di vincere. Camila ricontrollò nuovamente le riprese, ma con il medesimo esito. Verso la fine della giornata entrambi i suoi partner si erano assicurati la merce in vendita, tracciando forse una prima vittoria. Aveva come l'impressione che stessero per rimontare gli avversari.
Qualche giorno dopo, ovviamente Luis e Christina avevano utilizzato gli indirizzi di casa invece che quelli dell'edificio, ricevettero il materiale davanti alla porta e lo portarono direttamente sotto gli occhi del team, senza nemmeno scartarli.
Aprirono prima la pistola. Dinah la maneggiò con i guanti e la portò alla sua postazione per un confronto delle impronte. Poi fu la volta delle matrioske. Erano impacchettate cautamente nella paglia. Luis le espose al centro del tavolo e con estrema attenzione sollevò il primo strato. Vuoto. Passò al secondo, anch'esso spoglio. Sia il terzo che il quarto non nascondevano niente di diverso. Nell'ultimo strato, però, era ripiegato un bigliettino. Certamente non qualcosa che si aspettavano di scovare. Camila lo afferrò delicatamente e lo aprì.
Il messaggio recitava:
Prova di nuovo.
Uno spasmo iroso contrasse le labbra della donna seguito da braccia e spalle. Erano stati ingannati e sbeffeggiati. Sapevano i loro nomi, la donna al telefono glielo aveva detto. Quindi non ci voleva molto a confrontare gli indirizzi di casa con i proprietari di casa. Diede il bigliettino a Christina e sbatté il pugno contro il muro, sospirando esasperata.
«Va bene, ci abbiamo provato. Continuiamo sulle strade che avevamo preso in precedenza e speriamo che facciano qualche passo falso.» Constatò Luis, prima di trasferire alcuni film sul suo computer portatile e spegnere le luci della stanza. Erano gli ultimi ad andarsene come sempre.
Quando Camila rientrò a casa, si stravaccò sul divano sfinita sia fisicamente che mentalmente. Continuava a pensare perché arrischiarsi a inviare il materiale se sapevano a chi sarebbe arrivato. Era un modo per intimorirli, per ribadire ancora una volta quanto in svantaggio fossero? O forse... Forse era un diversivo. Ma per... Il telefono della donna squillò. Lo sguardo guizzò in quella direzione. Era troppo tardi per una chiamata di cortesia.
«Pronto?» Rispose prudentemente, sapendo già chi avrebbe ascoltato dall'altra parte.
«Ti è piaciuto il regalo?» La voce metallizzata le graffiò il timpano, istigandola ad un raptus che contenne nel pugno della mano.
«Pensavo fossimo ancora alla presentazioni, invece siamo già passate ai regali.» Assecondò la mentalità della donna, sperando di carpirne il più possibile.
«Sono una persona che sa quel che vuole.» Ne sei sicura?
«E cosa vuoi da me?» Domandò Camila, tentando di smascherare la reale motivazione dietro tanto disturbo.
«Aiutarti, Camila, te l'ho già detto. Voglio sia una sfida alla pari.»
Camila stava ripensando alle sue ipotesi e quello era il momento propizio per indagare. «Per questo le matrioske? Per pareggiare i conti?»
«Oh no, quelle sono state un regalo da mettere sul comodino.» La canzonò, ma nemmeno la risata successiva riuscì a minare i dubbi ormai consolidati di Camila.
«No, le matrioske sono state un diversivo, non è vero? Pensavi che mi sarei impaurita di scoprire che foste già decifrando la chiavetta, ma invece...» Fece una pausa. Ma certo, tutto tornava. «Ma invece non avete niente in mano, e sapete che noi stiamo recuperando terreno.» Il silenzio dall'altra parte la indusse ad accreditare ancor di più la sua teoria. Così osò. «Josh e Lucy suonano ancora la chitarra?»
Poteva quasi sentire i battiti della donna accelerare, e lei era lì, sempre più vicina, qualche passo ancora e le avrebbe potuto toccare la spalla. Era sicura che anche lei ora sentisse il fiato sul collo.
«No, sono sicura che non abbiano tempo per gli accordi, dato che state ancora cercando la chiavetta, perché le matrioske erano vuote. Non avete trovato nulla, non è vero?»
Immaginava la sua faccia contrarsi, i suoi muscoli flettersi dalla rabbia. E un sorriso soave le sfiorò le labbra al solo pensiero. «Ti consiglio di regalarmi degli orecchini, la prossima volta.»
La donna dall'altra parte attaccò senza aggiungere parola.
«Beccata.»
———
Ciao a tutti!
Questo capitolo era un po' di passaggio, ma neanche troppo. Non sottovalutate niente perché gli indizi sono sempre dove meno ve li aspettereste ;)
Prossimo capitolo sarà invece più adrenalinico, perché ci stiamo inoltrando nella parte pericolosa...
Vi aspetto domani.
Grazie!
Sara.
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