Capitolo Quattordici
Aveva rimosso le manette e utilizzato un pezzo di corda scovato nella stanza per legare strette le mani di Lauren. Gli occhi della donna scottavano sul suo collo mentre raddoppiava i nodi.
«Adesso te lo posso dire anch'io. Ti stava meglio il rosso.» La tracotanza di Camila cantava vittoria.
«Almeno siamo in pendant.» Ammiccò la corvina, che tutto pareva fuorché sconfitta.
Camila stava terminando di sistemare i nodi, sicnerandosi fossero abbastanza resistenti.
«Lo sai, è una situazione nuova per me. Di solito sono io a mettere le manette, e non prima del terzo appuntamento. Ma sapevo non mi avresti deluso.» Commentò fastidiosamente salace Lauren, vincendo un nodo in più che Camila strinse come fosse stato un cappio.
«Sta' zitta.» Ringhiò a denti stretti ad un soffio dal suo volto.
I suoi occhi restarono sulla donna ancora per un po'. Era talmente vicina che Camila poteva sentire il suo stesso respiro greve frangersi sulle guance dell'altra e disperdersi definitivamente sulle sue. Si costrinse ad ammorbidire la linea delle labbra, quindi drizzò le spalle e prese a camminare su e giù per la stanza, senza mai sfiorare Lauren con l'ombra delle sue ciglia nemmeno per sbaglio.
«Non penso che siamo venute a giocare a strip poker, quindi...» Camila la fulminò con lo sguardo. Aveva il presentimento che anche se era Lauren quella legata, stesse perdendo lei.
«Hai tanta voglia di parlare? Allora smettila con le stronzate e inizia a vuotare il sacco.» Camila stazionò al suo cospetto. L'unica blanda vittoria che poteva gustare era essere guardata dal basso verso l'alto. «Voglio sapere che cosa volevi dirmi oggi al telefono.» Il suo sguardo altezzoso non ammetteva repliche, ma Lauren scosse comunque la testa.
«Chiedilo ad Ally. È lei il tuo capo, non io.» Scrollò le spalle, senza batter ciglio.
La mandibola di Camila si serrò marmorea. «Si, ma Ally non gioca con me.»
Una risatina sfuggì dalle labbra colorate della donna. «Ne sei sicura?» Arcuò il sopracciglio folto. «Intanto io so perché siamo qui e tu no.» Era quella la sua strategia. Seminare dubbi nella mete fertile della cubana per sfilacciare la sua fiducia. Camila lavorava da troppo tempo nell'ambiente per lasciare irretire.
«Anche io lo so. Perché sei stata meno furba di me.» Cambiò soggetto, rigirando l'argomento a suo vantaggio. Non c'era tallone d'Achille maggiore che l'ego per un criminale.
Camila aveva ripreso a camminare avanti e indietro, Lauren a fissarla senza scampoli di timore. Aveva il sentore che Camila avesse le mani più legate delle sue.
«Eri all'ospedale, ti ho riconosciuto.» La consapevolezza della cubana non smosse Lauren.
«Mi assicuravo non avessi la pressione alta.» Rispose diretta, senza batter ciglio.
«Perché sei venuta in hotel?»Incalzò. Le domande erano innumerevoli, e certamente ne custodiva di anche più prioritarie, ma la sua attenzione tornava sempre sulle stesse come una falena attratta dalla luce.
«Volevo un drink.» L'ennesima smargiassata azzerò la pazienza della cubana.
Con un passo annichilì il divario fra loro, tese le mani verso le spalline del vestito della donna e l'attirò più vicina. «Ora basta scherzare. Sono stufa dei tuoi giochetti, delle tue spacconate. Questo non è uno scherzo.» Il sibilio era più assordante di un urlo. Lauren la percepiva l'ira repressa galleggiare a pelo d'acqua sulle labbra della donna.
Rimase impassibile a rimirarla, finché i pugni saldi della cubana si allentarono di botto, assieme al l'intensità pericolosa del fondo dei suoi occhi. Camila sospirò e tornò a voltare le spalle. Si passò una mano sulla fronte che per qualche motivo era già imperlata.
«Voglio sapere che cosa c'è sotto. Voglio sapere cosa volete.» Ritentò, ma provare a catturare l'aria con una mano avrebbe stato più semplice.
«Vogliamo tutte e due la stessa cosa, Camila.» Suonò elusiva Lauren, che ancora si rifiutava di fornirle risposte mirate.
«E cos'è questa "cosa"?» Si stava innervosendo, poteva sentire i muscoli di collo tendersi, le spalle incoccarsi.
«La chiavetta.» Sorrise di tralice Lauren, mentre il volto di Camila cominciava a rannuvolarsi di cieca collera.
«E cosa contiene questa maledetta usb che ancora non hai in banca?!» Si impennò sia il volume che l'atmosfera. Più il cipiglio di Camila si infoltiva, più rarefatta l'aria diveniva.
«La verità.»
Camila emise un sonoro sospiro frustrato. «Maledizione, vuoi rispondermi?!» Fu contenta di trovarsi nel sottosuolo di una villa abbastanza rumorosa, perché le pareti insonorizzarono efficacemente il suo grido. Ciò che invece la parete non poté ovattare fu la durezza del pugno di Camila, scagliato sconsideratamente.
Una fitta di dolore le indebolì il polso. Emise un guaito che ben presto si trasformò in un gemito soffocato. La scossa si irradiò all'addome, ancora defatigato, e le accartocciò il muscolo leso in una contrazione lacerante.
Camila si appoggiò contro il muro, la testa reclinata all'indietro e la mano compressa sulla vita. Scivolò piano paino contro la superficie acquattandosi al suolo. Le orecchie le fischiavano e il sangue era tornato a martellare ai lati della testa. Sembrava il cuore si fosse spostato sul fianco, tanto sentiva pulsare l'area.
«Dovresti rimanere sveglia.» Consigliò Lauren, che per la prima volta diceva qualcosa di sensato ma immotivato.
«Dovresti restare zitta.» Sussurrò a denti stretti, strizzando gli occhi come se servisse per attenuare il dolore o il risentimento.
«Ho solo bisogno di un attimo. Sono stata troppo in piedi.» Era tangibile la fatica espressa anche solo per proferire una parola.
«Ti cedo volentieri il mio posto.» Motteggiò Lauren. Non la smetteva mai di essere fastidiosa.
Lo sguardo vacuo e madido della cubana non aveva perduto ostilità. Camila alzò il lembo del vestito ed estrssse la pistola, tenendola però abbassata al suo fianco. «Non pensarci nemmeno. Tu non uscirai da qui.»
«Già, e a quanto pare nemmeno tu.» Il suo sarcasmo incassò un'invettiva sommessa e dei mesto cenni della canna fumante verso di lei.
Lauren si leccò le labbra. Doveva sentirsi in trappola, invece si sentiva solamente dispiaciuta. Se Camila l'avesse conosciuta meglio avrebbe saputo che l'umorismo era il suo modo per difendersi da ciò che non voleva vedere.
«Posso aiutarti, ma prima tu devi aiutare me. Posso fare poco con le mani legate.» Notificò, ma come risposta ottenne solamente un lamento stridulo e un impercettibile diniego gestuale.
«Va bene.» Senza troppa difficoltà si mise in piedi e attraversò la stanza fino ad accostarsi a lei. Gli occhi di Camila faticavano a restare aperti, ma dalla fessura a mezz'asta colse la corda ammucchiata per terra e subito dopo il viso di Lauren era davanti a lei.
«Solo perché non sono mai stata ammanettata, non significava che non sappia come liberarmi.» Un sorriso insondabile si posò sulle sue labbra. Con delicatezza Lauren scostò una ciocca umida dal volto della cubana. Bisbigliò qualcosa di inafferrabile alle orecchie fischianti della cubana, che si limitò a voltare lo sguardo altrove.
Camila bofonchiò fra sé e sé parole intelleggibili, infine articolò un suono cavernoso distinguibile: «Io ti ucciderò.»
«Si e non vedo l'ora, ma devi rimanere viva per farlo.»
Inopinatamente il braccio della corvina le cinse la vita. Camila mosse la pistola con la stessa forza con cui una zanzara poteva muovere un sasso. La corvina la ripose nella giarrettiera della cubana, poi le afferrò il braccio e lo mise attorno alle sue spalle. La riluttanza della cubana svanì nel sollievo transitorio. Fece penzolare il capo esausto contro la spalla della donna, dimentica di chi fosse... O forse solo per metà. Lauren contrasse i muscoli quando il respiro greve della cubana le vellicò il collo, infine si ricompose rapidamente e trascinò Camila fino alla sedia dove prima albergava lei.
La depose cautamente su di essa, un po' sbilenca, ma meglio di niente. Camila stava riprendendo a respirare senza sudare. I suoi occhi vacui, o le fenditure che rimanevano, inchiodarono Lauren con un ultimo sforzo rabbioso. «Tu ..non puoi.. Andartene.» Balbettò, ma dopo poco la stanchezza prevalse e le palpebre della cubana si socchiusero una volta per tutte.
Quando boccheggiò in cerca d'aria non sapeva quanto tempo fosse trascorso, ma sicuramente abbastanza per permettere a Lauren di scappare. Ormai doveva essere già chissà dove, magari pure con il localizzatore! Ottimo lavoro, Camila. Indovina chi non sarà l'impiegato del mese.
«Oh, finalmente.» Una voce alle sue spalle le strappò un sussulto dal fondo della gola. Si ricordò di non fare movimenti bruschi prima di vanificare la ripresa.
Virò lentamente il collo e con la coda dell.'occhio catturò Lauren, seduta in terra contro uno scaffale di sigari.
«Oh mio Dio.» Sussurrò coprendosi la faccia con le mani. Intanto l' altra si era alzata e si era stagliata davanti a lei. Foese il dolore le stava giocando una sorta di allucinazione.
«Guarda che sono passati solo tre minuti. Forse quattro.» Si difese ridicolamente Lauren.
«Ma cosa ti dice il cervello?!» Sbraitò incredula Camila, osservandola senza capire cosa stesse realmente guardando.
«Che c'è?! Mi hai detto tu che non potevo andarmene!» Suonò sarcastica, tanto per cambiare. «Preferivi che lo facessi? Non è nel mio stile vincere facile.»
Camila la scrutò domandandosi cosa doveva dedurne da quella mossa della corvina, ma rinunciò a dare senso ai suoi gesti inenarrabili. Borbottando e arrancando riassunse una postura eretta. Per un istante incespicò col piede, minacciando di cadere, al che Lauren balzò in avanti senza riflettere e tentò di afferarla prima che perdesse l'equilibrio. Ciò che le spettò fu la canna della pistola della cubana puntata contro il suo petto. «Già, quella potevo anche togliertela.» Ammise, ma senza traccia di paura nella sua voce.
La pistola tremava contro il suo torace tanto quanto le ciglia della cubana. Erano di nuovo vicine da farsi male con i loro respiri. Lauren sentiva il calore del proiettile emanato dal foro di metallo.
«Non mi sparerai.» Dichiarò sottovoce la corvina, sicura di sé ma ancor più sicura di Camila.
«Ah no? E cosa me lo vieta?» Non sembrava retorica, piuttosto si stava davvero ponendo la domanda.
Gli smeraldi di Lauren registravano ogni minimo dettaglio della cubana da così vicino. Nonostante il ghigno sulle sue labbra, la fronte corrcciata e gli occhi invisi quello che vedeva non era rabbia ma perplessità.
«Non spareresti ad una persona indifesa.» La similitudine fra ciò che una volta le aveva confessato lei stessa e l'indecisione attuale di Camila vibrò sulle gote imporporate della cubana come una carezza sulla guancia di un bambino capriccioso.
Il fremito febbrile del ferro si estinse in un sospiro amareggiato della cubana, che ripose in basso la pistola. Lauren prese un blando sospiro di sollievo.
«Vattene.» Mormorò Camila, ma la sua voce le parve tato estranea che poteva benissimo appartenere a qualcun altro. Lauren rimase immobile a fissarla, inespressiva e indecifrabile come sempre. «Ho detto vattene.» Rincarò la dose Camila, più perentoria e minacciosa stavolta.
Lauren ispirò profondamente. «Io non ho bisogno di far del male a nessuno e soprattutto non voglio farlo.» Puntualizzò seriosa. «Tantomeno a te.» Addusse con un filo di voce quasi impercettibile.
Gli occhi di Camila guizzarono nella sua direzione. Scosse appena la testa. «L'ho abbassata la pistola, non hai bisogno di bugie per uscirne indenne.» Allineò le labbra in un rellineo calcareo.
«Dovresti sapere che sono una pessima bugiarda.» Doveva smetterla di guardarla in quel modo. Come se salvarla fosse più importante che batterla.
«Adesso vattene.» Stringeva, quasi stritolava l'arma, ma si rifiutava di alzarla. Qualcosa dentro le faceva più male del livido sul fianco.
Lauren la fissò un'ultima volta e poi, con passo deciso, si avviò verso l'uscita.
«Non credere,» la voce frettolosa di Camila la fermò. «Non credere che ti stia facendo un favore. Tu sei l'unica che controllo là dentro. Mi servi per arrivare a tutti quanti.» Dichiarò, ma il tono era talmente ostentato che pareva un falsetto.
Un sorriso tiepido riscosse le labbra della corvina. «Adesso chi è che racconta bugie?» I loro sguardi si allacciarono troppo a lungo per illudersi che fosse l'ultima volta. Poi Lauren sparì dietro la porta.
Già, solo che io non ne uscirò indenne. Ponderò Camila, contemplando la pistola come se stesse osservando l'unica cosa che non poteva più aiutarla.
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Ciao a tutti!
Questo è uno dei capitoli che preferisco perché si percepisce la lotta di potere, eppure pare che nessuna delle due voglia macchiarsi le mani di sangue, il che è comprensibile per Camila, ma un po' meno per Lauren..
Detto ciò, nel prossimo, per chi aveva voglia di scavare nel passato di Lauren, mi addentrerò per quella strada attraverso però gli occhi di Camila...
Vi aspetto.
Grazie a tutti.
Sara.
P.S. È uscita una one shot collaborativa con @Hacake32 sulla raccolta del mio profilo, l'altra uscirà domani! Un abbraccio.
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