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7 // Vuoto

T/N's POV



"R-Rin..." mormorai.

"Vedo che sei a tuo agio", commentò stizzito osservandomi dall'alto al basso dal bordo piscina.

"In realtà, io..."

"Perché Sosuke?" chiese lui inginocchiandosi 

"Uhm? A-Aspetta, non fraintendere, io non..."

"Perché sei riuscita ad entrare in acqua con lui e non con me?"

I miei muscoli si congelarono davanti a quella domanda più che lecita che mi riportò alla mente fin troppi ricordi, e fui rattristata dall'idea che Rin avesse assolutamente ragione: nei nostri tre anni di relazione, tutte le volte che tornava dall'Australia insisteva sempre nel volermi aiutare con il mio trauma. Mi aveva proposto infinite volte di andare a nuotare per poter affrontare il problema insieme, ma avevo sempre rifiutato categoricamente. Comprendevo bene ciò che potesse provare in quel momento e mi fece sentire parecchio in colpa.

"O-Ora è diverso..." ammisi. "Ai tempi non avevo ancora iniziato la terapia ed ero ancora molto incerta. N-Non voleva essere una mancanza di rispetto nei tuoi confronti."

Mentre gli occhi del ragazzo scorrevano lungo il mio viso, la sua espressione cambiò lentamente, passando da una forte rabbia ad un tipo di malessere che non riuscii a comprendere. Sembrava essere diventato tremendamente malinconico, ma rimaneva comunque bellissimo. Non potevo negare di sentire ancora un forte legame con lui, ma qualcosa mi impediva di tornare sui miei passi. Eppure, a conti fatti, sarebbe stato tutto molto più semplice.

"Ti aiuto ad uscire", sospirò porgendomi la mano. "Non vorrei che ti sentissi male a stare lì dentro."

"G-Grazie", dissi accettando il suo gesto.

Venni tirata su dal ragazzo ed il corpo mi parve immediatamente più pesante fuori dall'acqua mentre la t-shirt fradicia aderiva al mio fisico facendomi sentire parecchio vulnerabile. Quando mi inginocchiai finalmente sul bordo piscina, Rin fece qualcosa che non mi aspettavo. 

Con un gesto sicuro, tramite la mano che ancora stringeva la mia, mi tirò a sé e mi abbracciò con forza facendo aderire completamente i nostri corpi. Nonostante fossero legati in una piccola coda, i suoi morbidi e lunghi capelli tornarono davanti al mio viso accarezzandone la pelle e Rin mi cinse la vita in una forte stretta lasciando che il suo volto si incastrasse nell'incavo della mia spalla.

"R-Rin... Sono appena uscita dall'acqua e non vorrei..." cercai di parlare, ma venni subito interrotta.

La mano libera del ragazzo cinse il mio mento permettendogli di farmi voltare nella sua direzione e le sue labbra si posarono con forza sulle mie. Il mio cuore ebbe un sussulto e percepii lo stomaco serrarsi completamente. Sarei dovuta essere abituata ai suoi baci, ma vederlo una volta all'anno non mi aveva mai permesso di rendere quel semplice gesto un qualcosa di banale. Non so bene perché, ma non mi ritrassi affatto lasciando che le labbra del ragazzo andassero a ricordare ogni piega e contorno delle mie. Sentivo però che in quel momento qualcosa non andasse, come se ci fosse qualcosa fuori posto in procinto di cadere e schiantarsi al suolo. Non avevo mentito quando gli avevo detto che mi mancava, ma lui faceva parte di un passato che mi stavo trascinando dietro da fin troppo tempo. Quando aveva deciso di porre fine alla nostra relazione tramite una breve telefonata, era stato tremendamente aggressivo e mi aveva detto cose orrende; non riuscivo a dimenticare come mi aveva fatto sentire. 

Dentro di me si stava svolgendo una guerra su larga scala e la grande quantità di emozioni provate quella notte non aiutarono di certo a mantenere la mente lucida. Avevo nuovamente gli occhi sull'orlo del pianto e ringraziai di avere la piscina alle spalle o sarebbe stato addirittura peggio.

Mi allontanai dal ragazzo e mi alzai andando a recuperare le mie cose lasciate nell'angolo, sotto lo sguardo attento di Rin. Indossai i pantaloni e, con la coda dell'occhio, lo vidi rimettersi in piedi.

"Vado a casa", annunciai portando la borsa sulle spalle. "Scusa per questa situazione imbarazzante, non accadrà più."

"Posso accompagnarti a casa?" chiese avvicinandosi.

"Non ce n'è bisogno. E poi a quest'ora ci sono gli ultimi treni, rischieresti di non riuscire più a tornare. Grazie e scusami ancora."

Iniziai a muovermi a passo lento in direzione della porta d'emergenza collocata nel corridoio quando venni bloccata da Rin che mi raggiunse afferrandomi una spalla.

"T/N, dico davvero. Lascia che ti..."

"No, sono a posto. Buonanotte, Rin." 

Mi liberai dalla sua presa e continuai il mio percorso finché non uscii dal complesso dirigendomi all'uscita della Samezuka da cui ero entrata con Sosuke. Camminai per i successivi minuti in direzione della stazione mentre pensieri di ogni forma e colore vorticavano senza sosta nella mia mente. 

Quella sera, grazie a Sosuke avevo fatto un passo davvero importante, un qualcosa che non avrei mai creduto di essere in grado di compiere fino a qualche mese prima, e gli ero davvero grata dell'opportunità e dell'aiuto che mi aveva concesso. Sentivo un particolare tipo di legame con lui, e avrei mentito a me stessa dicendo che non provavo una certa attrazione nei suoi confronti. Mi venne poi in mente Rin, ma non potevo ammettere che la nostra fosse stata una relazione completamente positiva. In quel periodo, lui era molto concentrato sui suoi obbiettivi e non aveva mai badato particolarmente a me o a come mi sentissi. Poche volte l'avevo visto davvero dolce e comprensivo nei miei confronti, ma nelle due occasioni in cui lo avevo incontrato dal suo ritorno definitivo, sembrava essere completamente un'altra persona. Qualcosa lo aveva cambiato, aprendo in lui quel lato empatico e dolce che tanto avevo sperato di vedere in quegli anni. Sentivo però che era ormai troppo tardi, soprattutto per via di quell'evento che non ero mai riuscita a perdonargli ma che mi ero forzata di accettare, data la profonda attrazione che ai tempi provavo per lui. 

Quando salii sull'ultimo treno in direzione di Iwatobi, decisi di non prendere posto per evitare di bagnare i sedili, e mi diedi un'occhiata intorno. Nessun altro a parte me si trovava su quel treno, e mi sentii come liberata ma allo stesso tempo soffocata dal vuoto che mi circondava. Nonostante avessi sempre avuto la fortuna di avere legami con persone che tenevano molto a me, finivo sempre per sentirmi terribilmente sola.

Circa un'ora dopo arrivai finalmente ad Iwatobi e mi diressi immediatamente verso casa data la stanchezza della lunga giornata. Quando aprii la porta d'ingresso, scoprii che Hayato non era ancora andato a dormire e sedeva al tavolo basso collocato al centro del salotto mentre fissava con occhi apatici la televisione, l'unico elemento di luce all'interno della stanza.

"Hai fatto tardi", borbottò senza nemmeno voltarsi.

"Come sei perspicace", commentai iniziando a salire le scale in direzione della mia stanza.

"Mi hanno ridotto le ore di lavoro, è ora che ti cerchi un part-time. E spero vivamente che a scuola tu non abbia segnato nessuna università nel questionario per la carriera futura."

"No, tranquillo. L'ho lasciato in bianco", risposi fermandomi sui gradini. 

"Meglio così."

"Per quanto riguarda il lavoro, cercherò qualcosa domani dopo scuola."

"Ottimo."

Ripresi a camminare e, quando giunsi finalmente in camera mia, indossai subito il pigiama e mi lasciai cadere sul letto prendendo in mano il telefono che avevo completamente ignorato fino a quel momento.

Circa una trentina di messaggi e due chiamate perse da parte di Gou apparirono sul display quando sbloccai il cellulare, ma in quel momento non volevo parlare con nessuno. Alle sue insistenze nel sapere come si erano svolte le cose, risposi con un breve messaggio dicendole che le avrei raccontato tutto il giorno seguente e posai il telefono sul comodino mettendolo in carica.

Non riuscivo a comprenderne il motivo ma, nonostante quella giornata avesse avuto moltissimi risvolti positivi, non potevo fare a meno di sentirmi parecchio malinconica. Come se percepissi la mancanza di un qualcosa che non riuscivo ad identificare, ma che purtroppo era terribilmente importante.


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